Costi apertura Partita IVA, tasse e contributi: 3 esempi pratici

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Oggi vogliamo fare un’analisi approfondita dei costi di apertura di una Partita IVA e di quelli necessari per il suo mantenimento, tenendo conto delle oscillazioni che sussistono tra le singole categorie di lavoratori, ovvero commercianti, artigiani e liberi professionisti (con Cassa, oppure iscritti alla Gestione Separata INPS).

Di quali cifre stiamo parlando? Scopriamolo insieme!

Oggigiorno, purtroppo, c’è molta gente che tende a “dare i numeri” sia a proposito dei costi di apertura della Partita IVA, sia riguardo alla sua futura gestione. È opinione comune, infatti, che “mettersi in proprio” sia una pessima decisione a livello economico, in quanto le spese da sostenere, specialmente nel primo periodo, supererebbero di gran lunga gli incassi ottenuti. È veramente così o si tratta dell’ennesima falsa notizia?

Le cose, in realtà, stanno in maniera ben diversa. Difatti – come vedremo nel dettaglio più avanti – i costi di apertura della Partita IVA sono molto bassi, se non addirittura inesistenti. Per di più, è possibile ottenere un ampio margine di risparmio anche sulle imposte e sui contributi previdenziali senza infrangere alcuna legge, ma semplicemente scegliendo un regime fiscale adatto alle attività nascenti, come il nuovo regime forfettario.

Dunque, non perdiamo ulteriormente tempo e partiamo subito con la nostra serie di esempi!

#1 Elisa, 31 anni, fisioterapista

Il primo caso che vogliamo trattare è quello di Elisa, che vorrebbe aprire Partita IVA come fisioterapista per esercitare da libera professionista. La legislazione, infatti, pone questa figura tra le cosiddette “professioni sanitarie”, categoria piuttosto vasta, alla quale appartengono anche gli infermieri, gli operatori socio-sanitari, i logopedisti, gli specialisti della nutrizione, ecc.. Diversamente dalle figure qui elencate, però, i fisioterapisti utilizzano un Codice ATECO non generico, che è appunto il seguente: “86.90.21 – Fisioterapia”.

Tale codice prevede un coefficiente di redditività pari al 78%, per cui il restante 22% si deduce dall’incasso complessivo lordo, insieme all’importo dei contributi previdenziali relativi all’anno precedente (versati, in assenza di una Cassa Professionale apposita, alla Gestione Separata INPS), ossia all’unica voce sottratta per via analitica.

Quanto spenderà Elisa per avviare e mantenere la sua attività?

Essendo fiscalmente inquadrata come libera professionista, per lei i costi di apertura della Partita IVA sono pari a zero: la procedura, infatti, si può svolgere interamente per via telematica ed è gratuita al 100%.

Cosa dire, invece, a proposito di previdenza e tassazione? Facciamo insieme due conti, ipotizzando un fatturato lordo di 20.000 euro ed una spesa di 3.000 euro per i contributi previdenziali dello scorso anno:

  • Fatturato lordo: 20.000 €
  • Reddito imponibile (coeff. 78%): 15.600 – 3.000 = 12.600 €
  • Imposta sostitutiva (15%): 1.890 €
  • Contributi previdenziali (25,72%): 4.012 €

#2 Daniele, 28 anni, psicologo

Il secondo caso che vogliamo proporti ha come protagonista Daniele, psicologo fresco di abilitazione, che ha in mente di aprire Partita IVA per collaborare con scuole, comunità terapeutiche ed associazioni di zona.

Sebbene Daniele rientri, pure lui, nella categoria dei liberi professionisti, la sua situazione presenta alcune differenze rispetto a quella analizzata nel paragrafo precedente. È accertato che psicologi e psicoterapeuti non devono preoccuparsi dei costi di apertura della Partita IVA, gratuita anche per loro, e che, a livello fiscale, possono assoggettarsi al regime forfettario (sempre nel rispetto dei limiti e requisiti vigenti).

Tuttavia, sono obbligati ad iscriversi al proprio Albo ed a versare i contributi ad ENPAP, ossia all’ente che si occupa di gestire la previdenza sociale per loro conto, nel rispetto delle norme contenute nel regolamento.

Ad ogni modo, il Codice ATECO per lo psicologo è “86.90.30 – Attività svolta da psicologi” e prevede, per i contribuenti forfettari, un coefficiente dì redditività al 78% ed una deduzione del 22% per le spese professionali.

Facciamo una rapida previsione e calcoliamo insieme l’importo dell’imposta sostitutiva, presupponendo un incasso annuo di 30.000 euro e 4.000 euro versati lo scorso anno ad ENPAP ai fini previdenziali:

  • Fatturato lordo: 30.000 €
  • Reddito imponibile (coeff. 78%): 19.500 – 4.000 = 15.500 €
  • Imposta sostitutiva (15%): 2.325 €

Mancano, all’interno di questo conteggio, i contributi ENPAP, che generalmente comprendono una quota fissa – ossia i contributi minimi, che ad oggi corrispondono a circa 850 euro l’anno – ed una seconda quota che varia in proporzione al reddito (ed in base alle aliquote stabilite, di anno in anno, dall’ente stesso).

#3 Giusy, 34 anni, estetista

Il terzo ed ultimo caso che trattiamo è: Giusy, aspirante estetista e nail artist, interessata . A differenza delle due precedenti, questa figura non viene classificata tra i liberi professionisti, bensì tra gli artigiani.

Cosa deriva da tutto ciò?

In primo luogo, in qualità di artigiana, Giusy sarà fiscalmente inquadrata come ditta individuale, motivo per cui dovrà seguire una diversa procedura – chiamata ComUnica ed anch’essa da effettuare in forma telematica – che le consentirà di assolvere contemporaneamente ai vari oneri legati all’avvio di questa attività, ovvero:

  • Iscrizione al Registro delle Imprese e all’Albo degli Artigiani
  • Apertura Partita IVA, definizione Codice ATECO e scelta del regime fiscale
  • Iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti presso l’INPS
  • Apertura posizione INAIL

Inoltre, contestualmente alla ComUnica, dovrà presentare la SCIA presso gli sportelli SUAP del suo Comune.

Le differenze tra professionisti e ditte individuali, comunque, non sussistono soltanto a livello di procedura, quanto anche di costi per l’apertura della Partita IVA e, in generale, per l’avvio dell’attività.

Anche in tal caso, comunque, parliamo di spese assolutamente gestibili, ben lontane dalle cifre esorbitanti che, talvolta, si sentono in giro. Basti pensare che, per inserire un’impresa artigianale nell’apposito Registro della Camera di Commercio (sezione speciale), occorre pagare 44 € per il diritto camerale annuale (unico costo che si ripete ogni anno), più una somma compresa tra 30 e 35 € per i diritti di segreteria e l’imposta di bollo.

Passando, invece, alle spese che Giusy dovrà affrontare negli anni successivi al primo, prendiamo come esempio un incasso lordo di 15.000 euro e facciamo insieme una rapida previsione delle imposte e dei contributi INPS:

  • Fatturato lordo: 15.000 €
  • Reddito imponibile (coeff. 67%): 15.600 – 3.836,16 (*) = 6.213,84 €
  • Imposta sostitutiva (15%): 932 €
  • Contributi previdenziali: 3.836,16 € (*)

(*) L’importo indicato – 3.836,16 € – corrisponde al contributo minimo che ciascun artigiano deve versare alla Gestione Artigiani, a prescindere dagli incassi realmente ottenuti nel corso dell’anno. Dunque, anche qualora il reddito prodotto risulti inferiore a quello fissato come “minimale” (ossia 15.953 €), come nel caso di Giusy.

Gli artigiani che, invece, hanno sforato questa soglia sono tenuti a versare, in aggiunta al contributo minimo di cui sopra, anche un secondo contributo calcolato con aliquota al 24% (o al 21,09% per gli under 21) ed applicato unicamente sulla parte che eccede il reddito minimale. Se, perciò, Giusy avesse prodotto non 15.000 €, ma ad esempio 20.000 €, avrebbe dovuto pagare sia i consueti 3.836,16 €, sia il 24% di 4.047 € – ossia della differenza tra reddito effettivo e reddito minimale – vale a dire un importo pari a 971 €, per un totale di 4.807 €!

Ricordiamo, per altro, che gli artigiani (e i commercianti) che non hanno ancora compiuto 35 anni e che si avvalgono del regime forfettario possono richiedere uno “sconto” – pari al 35% – su tutti i contributi. Di conseguenza, la “nostra” Giusy pagherebbe circa 2.493 € nel primo caso, oppure 3.124 € nel secondo.

Conclusioni

Come abbiamo visto, molto spesso il timore dei costi di apertura della Partita IVA è completamente infondato, in quanto generato dalle tante opinioni errate diffuse dalla gente, da possibili fraintendimenti o dalla scarsa conoscenza della materia. Ecco perché, se davvero hai intenzione di creare un nuovo business, invece di ascoltare i pareri del primo che capita, faresti bene a richiedere direttamente una consulenza ad un esperto!

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