calcolo tasse e guadagno netto

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Calcolo tasse e guadagno netto con la Partita IVA – [GUIDA 2022]

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Leggendo questo articolo imparerai come fare il calcolo delle tasse e il guadagno netto sul tuo fatturato a quanto ti rimarrà in tasca per ogni fattura. 

Nel corso dell’articolo ti forniremo gli elementi necessari e alla fine saprai quanto dovrai pagare di contributi e tasse considerando il tuo fatturato. Partiamo!

Sei in Regime Forfettario o in Regime Ordinario?

La scelta del regime fiscale è un’operazione fondamentale in quanto questa decisione andrà ad influenzare tutto ciò che riguarda la tassazione, gli adempimenti e i costi relativi alla tua Partita IVA.

Il regime Forfettario e quello Ordinario rappresentano le due facce della stessa medaglia del sistema fiscale Italiano. 

Il regime ordinario è il regime fiscale “standard” caratterizzato da tassazione IRPEF (imposta redditi persone fisiche), un’imposta progressiva la cui aliquota percentuale varia in base al reddito percepito. In particolare la tassazione IRPEF si calcola sulla base di scaglioni di reddito strutturati come segue:

  • fino a 15.000 euro: 23%
  • oltre 15.000 euro e fino a 28.000 euro: 25%
  • oltre 28.000 euro e fino a 50.000 euro: 35%
  • oltre 50.000 euro: 43%

Il regime ordinario prevede anche che vengano escluse dal calcolo delle tasse le spese legate allo svolgimento dell’attività di lavoro autonomo. Infatti in regime Ordinario è possibile “scaricare” tutte quelle spese documentate che sono correlate con la propria attività di lavoro autonomo. Ad esempio l’acquisto di una macchina fotografica per un fotografo o dei materiali di consumo come shampoo e tinte per una parrucchiera.

Inoltre il regime Ordinario prevede l’applicazione dell’IVA in fattura e il relativo versamento trimestrale dell’imposta.

Il regime forfettario è stato introdotto per agevolare l’apertura delle attività di lavoro autonomo e supportare le Partite IVA già esistenti con guadagno ridotto. 

Questo regime fiscale è caratterizzato da aliquote di imposta ridotte, costi determinati forfettariamente e per non dover applicare l’IVA. 

La scelta dell’uno o dell’altro regime può essere dovuta ad un percorso obbligato in quanto non si posseggono i requisiti per accedere al regime Forfettario  oppure può essere dettata da motivazioni di convenienza economica legate alla propria attività.

Fiscozen grazie al suo team di consulenti è in grado di consigliarti e supportarti al meglio per tutte le scelte relative alla tua attività.

Fatturato, Incassato e determinazione del Guadagno Netto 

Nella gestione della partita IVA è importante avere chiaro alcuni concetti fondamentali per poter capire effettivamente quanto ti resta in tasca dei soldi che riesci a guadagnare dalla tua attività. 

Primo fra tutti è importante fare distinzione tra il fatturato e l’incassato. L’errore da non commettere è confondere questi due semplici concetti. Il fatturato rappresenta la somma totale degli importi delle fatture emesse nell’anno mentre l’incassato è la somma dei pagamenti effettivamente ricevuti dai clienti. 

Queste 2 cifre in alcuni casi possono corrispondere ma spesso non è così. Insistiamo così tanto sulla differenza di questi due concetti in quanto la loro corretta individuazione influenza il calcolo delle tasse e, parlando di regime forfettario è determinante anche nella verifica dei requisiti per accedere e mantenere il regime.

Le tasse infatti vengono calcolate solo sugli importi effettivamente incassati e non sul totale degli importi fatturati. Una fattura emessa durante l’anno ma non ancora incassata al 31 dicembre dello stesso anno non verrà quindi conteggiata nel calcolo delle tasse relative a quel determinato periodo. 

La stessa cosa vale per i requisiti di reddito per accedere e mantenere il Regime Forfettario, il fatidico limite di 65.000€ riguarda solo l’incassato quindi nel caso tu abbia incassato 64.000€ ma fatturato per 70.000€ potrai rimanere nel Regime Forfettario.    

Passiamo ora a parlare del guadagno netto, ovvero la risposta alla domanda: quanto mi rimane in tasca effettivamente di quello che incasso? 

Quando emetti una fattura devi tenere ben presente che solo una parte di ciò che incasserai è effettivamente tuo, la restante parte dovrai versarla allo stato sotto forma di tasse e agli enti previdenziali sotto forma di contributi, ovvero i soldi che serviranno per creare la tua pensione. Nei prossimi paragrafi ti spiegheremo come fare a determinarlo sulla base del regime adottato.

Guadagno netto in Regime Forfettario

Sono 4 i principali elementi che determinano quanto effettivamente rimarrà nelle tue tasche di quello che hai incassato dalla tua attività.

Il primo elemento è il codice ATECO (come ad esempio il 47.91.10) che identifica l’attività economica svolta dal lavoratore autonomo con la sua Partita IVA. La scelta del codice ATECO è molto importante poiché identifica gli obblighi amministrativi e contributivi dell’attività che hai deciso di svolgere. In caso di adesione al Regime Forfettario la scelta del codice ATECO determina quale sia il Coefficiente di Redditività da applicare e ciò influenza in modo determinante il calcolo delle tasse da pagare.

Il  Coefficiente di Redditività è strettamente correlato al Regime Forfettario che prevede la definizione forfettaria dei costi per ogni tipologia di attività. Il Coefficiente di Redditività è una percentuale fissa per ogni tipologia di attività che va a determinare quale parte dell’incassato sia da sottoporre a tassazione e quale invece da considerare come costo correlato all’attività.  

Ad esempio al codice ATECO 86.90.30, che identifica l’attività di Psicologo, corrisponde un coefficiente di redditività del 78%. Svolgendo questa attività in regime forfettario pagherai le tasse solo sul 78% dell’incassato e i restanti 22% saranno considerati come costi.

Il terzo elemento  è l’aliquota percentuale dell’imposta sostitutiva da applicare per il calcolo delle tasse. Questa può variare a seconda che si tratti di una nuova attività o una già esistente. Le nuove attività che aderiscono al Regime Forfettario possono adottare l’aliquota del 5% per un massimo di 5 anni  mentre gli altri soggetti che già avevano una Partita IVA  dovranno applicare l’aliquota d’imposta del 15%.

Ulteriore elemento è quello legato ai contributi previdenziali che a sua volta è correlato al tipo di attività svolta. Infatti a seconda che si svolga un’attività che prevede l’apertura di una ditta individuale o la libera professione, i contributi previdenziali variano nella metodologia di calcolo e nelle modalità di versamento.

Guadagno netto in Regime Ordinario 

Nel regime ordinario i meccanismi di determinazione delle tasse e di conseguenza del guadagno netto sono diversi e più articolati rispetto al Regime Forfettario. 

La base di calcolo per la determinazione dell’imposta è data dalla differenza tra ricavi e costi. I ricavi vengono identificati come la somma degli importi incassati durante l’anno mentre i costi sono identificati analiticamente tra le spese correlate alla propria attività. 

E’ proprio questa la prima componente che differisce rispetto a quanto previsto dal Regime Forfettario in quanto i costi vengono considerati sulla base delle spese effettivamente sostenute per portare avanti la propria attività. Tali spese devono essere documentate tramite fattura intestata alla propria Partita IVA. Ad esempio le spese di pubblicità, le spese per l’acquisto di beni strumentali come materiale informatico, software, stampanti o materiali di consumo.

Anche il calcolo delle tasse in regime ordinario è profondamente diverso rispetto a come viene effettuato nel regime forfettario. Il calcolo delle tasse si basa su un sistema di calcolo a scaglioni di reddito che nella pratica rappresentano un intervallo di redditi costituito da un minimo e da un massimo oltre il quale si passa allo scaglione successivo. Ad ogni scaglione corrisponde un’aliquota percentuale da applicare per determinare la tassazione che va da un minimo di 23% ad un massimo di 43%.

In ultimo anche i contributi influiscono sulla determinazione del guadagno netto in maniera diversa a seconda delle modalità di determinazione.

Nel prossimo paragrafo vedremo più nello specifico gli aspetti legati a questo elemento.   

Contributi Previdenziali: come si calcolano e come influiscono sul calcolo delle tasse 

La differenza di come influiscono i contributi previdenziali sul guadagno è principalmente definita da quale tipologia di contribuzione viene applicata. I diversi sistemi contributivi cambiano a seconda dell’attività che viene esercitata. In particolare possiamo distinguere tra Liberi professionisti con cassa previdenziale privata, liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS e ditte individuali iscritte alla Gestione INPS Artigiani e Commercianti.

Le casse previdenziali private sono istituti che si occupano di raccogliere i contributi dei propri iscritti ed erogare le relative prestazioni previdenziali e assistenziali improntando tutto sulla tipologia di professione a cui fanno riferimento.

Ogni cassa ha un suo regolamento dove vengono indicate le modalità di iscrizione, i tempi e i modi in cui devono essere effettuate le dichiarazioni contributive, le aliquote percentuali da applicare e le eventuali riduzioni per determinate categorie di iscritti. 

Ci sono molte caratteristiche che accomunano le principali casse previdenziali private negli elementi appena elencati. In particolare è comune l’adozione di un sistema contributivo basato sia su una componente fissa che variabile. 

Coloro che svolgono una professione per la quale non è previsto un albo e una cassa previdenziale specifica devono iscriversi alla Gestione Separata INPS. 

La gestione separata prevede una percentuale contributiva del 26,23% per il 2022. Per calcolare i contributi da pagare è necessario moltiplicare il reddito lordo (che si ottiene moltiplicando l’incassato per il coefficiente di redditività)  per la percentuale contributiva.

La cassa artigiani e commercianti prevede dei contributi fissi annuali che devono essere versati trimestralmente con scadenza a Maggio, Agosto, Novembre e ultima rata a Febbraio dell’anno successivo. Inoltre sulle somme incassate in eccedenza rispetto alla soglia minima di 15.953€ viene applicata la percentuale contributiva del 24% per gli artigiani e 24,48% per i commercianti.

L’importo dei contributi influisce su calcolo tasse e guadagno netto in quanto questo importo viene considerato come costo scaricabile e quindi non viene sottoposto al calcolo delle imposte.

Esempio in regime forfettario: calcolo tasse e guadagno netto

Dopo aver visto gli aspetti teorici passiamo a vedere un esempio pratico di calcolo tasse e  guadagno netto con la Partita IVA Forfettaria.

Nella pratica dobbiamo prendere in considerazione tutti gli elementi citati fino ad ora per determinare il reddito imponibile, le tasse e per differenza il guadagno netto.

Reddito Imponibile = (Importo incassato * coefficiente di redditività)-contributi versati anno precedente

Sul reddito imponibile viene applicata l’aliquota dell’imposta sostitutiva per determinare l’importo delle tasse  da pagare 

Il guadagno netto sarà determinato come segue:

Guadagno Netto = Importo incassato – tasse da pagare – contributi previdenziali da versare

Esempio con Marco, Web Designer, ha iniziato la sua attività nel 2022. Consideriamo che in tutto il 2022 ha incassato un totale di 10.000€ il suo guadagno netto si ottiene come segue:

Incassato: 10.000€

Codice ATECO: 74.10.21

Coefficiente di redditività: 78%

Spese forfettarie (100%-78%): 22% 

Reddito Lordo: 10.000€*78%= 7.800€

Tasse da pagare (imposta sostitutiva): 7.800€*5%= 390€

Contributi previdenziali: 7.800€*26,23%= 2.046€

Guadagno netto: 10.000€-390€-2.046€= 7.564 €

Il guadagno netto di Marco sarà quindi pari a 7.564€

Esempio in regime ordinario: calcolo tasse e guadagno netto

Ora vediamo come si determina il Guadagno netto in caso di adesione al regime ordinario.

In questo caso, come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, bisogna considerare nel calcolo le spese documentate correlate con l’attività svolta e gli scaglioni di reddito per il calcolo dell’IRPEF.

Prendiamo come esempio sempre il nostro web designer che questa volta ha scelto il regime ordinario. Vediamo come vengono determinate le tasse e  di conseguenza il guadagno netto.

Esempio Gestione Separata INPS:

Marco è un Web Designer, che ha iniziato la sua attività nel 2022. Consideriamo che in tutto il 2022 incassa un totale di 10.000€ (esclusa IVA) il suo guadagno netto si ottiene come segue:

Incassato: 10.000€

Codice ATECO: 74.10.21

Spese “scaricabili” documentate correlate all’attività: 3.000€ 

Reddito Imponibile: 10.000€-3.000= 7.000€

Tasse da pagare : 7.000*23%= 1.610€

Contributi previdenziali: 7.000€*26,23%= 1.836€

Guadagno netto: 10.000-1.610-1.836= 6.554€

Esempio Gestione Commercianti INPS

Sara ha aperto un ecommerce nel gennaio 2022. Considerando che in tutto il 2022 incassa 10.000€ (esclusa IVA), il suo guadagno netto si ottiene come segue:

Incassato: 10.000€

Codice ATECO: 47.91.10

Spese “scaricabili” documentate correlate all’attività: 3.000€ 

Reddito imponibile: 10.000€-3.000= 10.000€

Tasse da pagare : 7.000€*23%= 1.610€

Contributi previdenziali (importo contributi fissi): 3.983,73€ 

Guadagno netto: 10.000€-1.610€-3.983,73€ = 4.406,27€

Esempio Cassa privata 

Elisa svolge la professione di Psicologa. Considerando che in tutto il 2022 incassa 10.000€ (escluso contributo integrativo ), il suo guadagno netto si calcola come segue

Incassato 10.000€

Codice ATECO: 86.90.30

Spese “scaricabili” documentate correlate all’attività: 3.000€

Incassato: 10.000€

Reddito imponibile: 10.000€-3000€=7.000€

Tasse da pagare: 7.000*23%=1.610€

Contributi previdenziali: 7.000€*10%=700€

Contributo fisso maternità= 105€

Guadagno netto: 10.000€-1.610€-700€-150€=7.540€

Come hai potuto vedere dagli esempi esistono diverse casistiche e molti elementi da valutare. Per analizzare al meglio il tuo caso specifico per il calcolo delle tasse e il guadagno netto ti consigliamo di affidarti all’esperienza di un professionista. Fiscozen ti mette a disposizione un consulente dedicato per supportarti nelle scelte e per risolvere i tuoi dubbi in modo che tu possa vivere la partita IVA senza stress. 

Quando e come pagare le tasse 

La scadenza per il versamento delle tasse è determinata con cadenza annuale in corrispondenza dell’elaborazione della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche.

Attraverso l’elaborazione della dichiarazione dei redditi viene determinato l’importo delle imposte da pagare e, in caso della Gestione Separata anche l’importo dei contributi da versare.

I relativi importi così determinati devono essere versati utilizzando i modelli F24 nei quali saranno indicati i relativi codici identificativi dei diversi pagamenti. E’ possibile rateizzare gli importi da versare fino a 5 rate da pagare nel periodo intercorrente tra giugno e settembre. 

Nello specifico, senza considerare le date della rateizzazione: 

  • 30 giugno versamento saldo e primo acconto 
  • 30 di novembre secondo acconto

Nel caso di iscrizione alla Gestione Artigiani e Commercianti, in occasione della dichiarazione dei redditi verranno calcolati e versati solo i contributi eccedenti il minimale. I contributi fissi invece dovranno essere versati trimestralmente alle seguenti date:

  • 16 maggio 
  • 20 agosto 
  • 16 novembre 
  • 16 febbraio dell’anno successivo 

Gli iscritti alle casse private dovranno rispettare il calendario dei versamenti di acconti e saldi dei contributi che sono diversi per ogni istituto. 

Acconto tasse per l’anno successivo: calcolo tasse e guadagno netto

In fase di dichiarazione dei redditi, oltre al versamento del saldo delle tasse e dei contributi previdenziali INPS è necessario calcolare e versare anche gli acconti relativi a questi due elementi.

Lo Stato infatti richiede annualmente il versamento di un anticipo di tasse e contributi relativo all’anno successivo. 

L’acconto delle tasse consiste nel versamento dello stesso importo versato a saldo. 

Quindi, il primo anno di Partita IVA, è come se pagassi il doppio delle tasse. Considera però che l’anticipo verrà sottratto dalle tasse che dovrai pagare l’anno successivo. 

L’acconto contributivo varia a seconda che tu sia iscritto alla Gestione Separata o alla Gestione Artigiani e Commercianti. 

Per quanto riguarda i contributi in Gestione Separata INPS l’ammontare dell’acconto corrisponde all’ 80% dei contributi calcolati sull’imponibile dell’anno per il quale si sta elaborando la dichiarazione.

Ad esempio se l’imponibile per l’anno 2021 è di 10.000€, l’acconto dei contributi da pagare per il 2022 sarà calcolato come segue: 

Imponibile: 10.000€

Percentuale contributiva 2022: 26,23%

10.000€*26,23%=2.623€

2.623€*80%= 2.098,40€ totale acconto da versare 

Dovrai quindi versare il 50% dell’acconto entro il 30 giugno e il restante 50% entro il 30 novembre. 

Per quanto riguarda i contributi in Gestione Artigiani e Commercianti INPS gli acconti vengono pagati solo in caso di eccedenza rispetto al minimale. 

In pratica è come se venisse versato 2 volte l’acconto sull’eccedenza del minimale.

Ad esempio: 

Imponibile lordo: 26.073€

Minimale contributivo 2021: 15.953€

Eccedenza sul minimale: 26.073€-15.953€= 10.120€

Calcolo contributi sull’eccedenza: 10.120*24%= 2.428,80€

Dovrai pagare: 

A giugno dovrai pagare:

saldo pari a 2428,80€

Primo acconto: 1.214,40€

A novembre: 1214,40€

Esistono anche casi in cui è possibile riproporzionare gli acconti da versare, per approfondire questo argomento ti consigliamo di contattare un consulente Fiscozen che sarà in grado di supportarti nella determinazione delle tasse, degli acconti e nella gestione ottimale e senza stress della tua Partita IVA.

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