Aprire la Partita IVA: come fare e quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: marzo 2026

Per aprire la Partita IVA nel 2026 devi: 1) capire se operi come libero professionista o ditta individuale, 2) scegliere il codice ATECO corretto e il regime fiscale, 3) inviare la pratica giusta (AA9/12 o ComUnica) e iscriverti a INPS o alla tua cassa. Per molti freelance l’apertura è gratuita; i costi aumentano se servono Camera di Commercio e SCIA.

Aprire la Partita IVA (il numero identificativo IVA assegnato dall’Agenzia delle Entrate) è un passaggio importante: le scelte iniziali influenzano contributi INPS, adempimenti e costi ricorrenti. In questa guida trovi un flusso pratico in 3 step, con tabelle “pronte da citare” e tempi realistici per iniziare a fatturare nel 2026.

Chi può aprire una Partita IVA e come capire se sei libero professionista o ditta individuale?

La differenza pratica è questa: un libero professionista (attività “intellettuale” basata su competenze) di solito apre la Partita IVA direttamente con l’Agenzia delle Entrate; una ditta individuale (impresa “artigianale” o “commerciale”) spesso richiede anche adempimenti verso Camera di Commercio e, in alcuni casi, SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) con SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Questa scelta incide anche sulla gestione contributiva INPS (Gestione Separata vs Artigiani/Commercianti).

Opzione Quando si usa Iscrizioni tipiche Costi iniziali/ricorrenti Esempi
Libero professionista Prestazioni intellettuali Agenzia Entrate + INPS/Cassa Spesso 0€ apertura designer, consulente marketing
Ditta individuale Attività artigianali/commerciali ComUnica + Registro Imprese + INPS Diritti CCIAA + PEC/firma + eventuale SCIA idraulico, e-commerce

Regola in 60 secondi: se vendi beni, hai un negozio/e-commerce o un laboratorio con organizzazione e “scambio” commerciale, sei più vicino alla ditta individuale; se vendi soprattutto ore/competenze (consulenza, progettazione, creatività), sei più vicino al libero professionista. Approfondimento: differenze tra libero professionista e ditta individuale.

Come scegliere il codice ATECO giusto quando apri la Partita IVA?

Il Codice ATECO (classificazione ISTAT delle attività economiche) serve a descrivere in modo univoco cosa fai e orienta adempimenti, inquadramento contributivo e, nel forfettario, il coefficiente di redditività. Il Codice ATECO non “decide” da solo l’aliquota: la tassazione dipende soprattutto da regime forfettario o ordinario e dai requisiti personali/economici. La scelta va coerente con l’attività reale dichiarata all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12) e, se impresa, con la pratica ComUnica.

Attività (esempio) ATECO (esempio) Nota pratica
Architetto 71.11.09 Professione tecnica
Muratore 43.91.00 Artigiano
Copywriter 74.99.99 Servizi professionali
Campagne marketing/adv 73.11.02 Codice usato spesso nel digitale
E-commerce (varia per prodotto) Verifica merceologia

Se il codice è troppo generico o sbagliato, rischi incoerenze su inquadramento e adempimenti; si può comunque variare il Codice ATECO se l’attività cambia. Per orientarti: scelta del codice ATECO per attività di consulenza. Riferimenti: classificazione ISTAT (ATECO) e indicazioni operative riportate in guide 2026 su invio AA9/12 all’Agenzia delle Entrate.

Quanti contributi INPS paghi con la Partita IVA?

Con la Partita IVA devi versare contributi previdenziali obbligatori: l’importo dipende dalla gestione di iscrizione (Gestione Separata INPS, contributi percentuali sul reddito; oppure Gestione Artigiani e Commercianti, contributi fissi + variabili). I contributi servono a maturare prestazioni come pensione e maternità: più contributi versati (a parità di regole), più contributi utili alla posizione previdenziale.

I contributi sono una quantità di denaro che devi versare al tuo ente previdenziale di riferimento e, in cambio, ottieni prestazioni previdenziali come la pensione di vecchiaia o il sussidio di maternità.

Se sei un libero professionista iscritto ad un albo o ordine professionale che ha creato una cassa previdenziale privata, dovrai iscriverti alla tua cassa di riferimento

Ad esempio gli avvocati devono iscriversi alla cassa forense, i medici e gli odontoiatri devono iscriversi ad ENPAM, i giornalisti devono iscriversi ad INPGI.

Dovrai versare i contributi secondo le regole della tua cassa. Per ognuna sono diverse ma in genere dovrai versare tre tipi di contributi: oggettivo, che serve per la tua pensione, integrativo, che serve per finanziare la cassa, di maternità, che serve per sostenere le colleghe che scelgono di avere un figlio.

Se sei un libero professionista e per la tua attività non esiste una cassa professionale privata o non hai i requisiti per accedere, devi iscriverti alla gestione separata INPS

Dovrai versare i contributi in proporzione a quanto guadagni. La quota da versare cambia ogni anno e per il 2025 è il 26,07% della differenza tra incassi e spese. (Dato 2025 riportato nella guida; per conferma annuale fare riferimento alle circolari INPS.)

Se sei un artigiano o un commerciante devi iscriverti alla gestione artigiani o commercianti INPS

Dovrai versare due tipi di contributi: fissi e variabili. Le quote variano ogni anno. Per il 2025 i contributi fissi da pagare sono circa 4.500€. Dovrai versarli in quattro rate trimestrali di pari importo, indipendente da quanto incasserai.

I contributi variabili sono invece da pagare se la differenza tra incassi e spese supera i 18.555€. Sulla parte che avanza questa quota, detta minimale (soglia oltre cui scattano i contributi percentuali), dovrai pagare circa il 24%. Sulla partev che supera anche i 55.448€ la percentuale sale a circa il 25%. Dovrai effettuare il pagamento entro il 30 giugno dell’anno successivo.

Nella tabella vediamo le quote precise:

Gestione INPS Contributi fissi Quota minimale Contributi variabili Seconda quota minimale Contributi variabili
Artigiani 4.460,64 18.555€ 24% 55.448€ 25%
Commercianti 4.549,70€ 18.555€ 24,48% 55.448€ 25,48%

Se apri la Partita IVA in regime forfettario, puoi anche chiedere una riduzione del 35% dei contributi sia fissi che variabili. In questo caso, le quote diventano:

Gestione INPS Contributi fissi ridotti Quota minimale Contributi variabili Seconda quota minimale Contributi variabili
Artigiani 2.899,42 18.555€ 15,6% 55.448€ 16,35%
Commercianti 2.957,30€ 18.555€ 15,91% 55.448€ 16,56%

Se ti interessa un approfondimento specifico per chi vende online o in negozio: contributi INPS per commercianti con Partita IVA.

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Regime forfettario o ordinario: quando paghi il 5%, il 15% o le aliquote IRPEF?

Nel 2026 paghi il 5% (imposta sostitutiva) se rientri nelle condizioni “start” del regime forfettario nei primi 5 anni; paghi il 15% se sei forfettario ma non hai l’agevolazione start; paghi le aliquote IRPEF se sei in regime ordinario. La scelta del regime fiscale (insieme di regole su imposte e IVA) cambia anche la gestione delle spese e l’applicazione dell’IVA in fattura.

Voce Regime forfettario Regime ordinario
Tassazione 5% o 15% su reddito forfettario IRPEF a scaglioni
IVA in fattura No
Spese deducibili No (vale coefficiente ATECO) Sì (spese + contributi)
Quando conviene spesso Costi bassi, ricavi regolari Costi alti, investimenti

Con il regime ordinario pagherai l’IRPEF con il metodo degli scaglioni progressivi di reddito

Devi calcolare il tuo imponibile fiscale che corrisponde alla differenza tra gli incassi totali, le spese che hai sostenuto per la tua attività e i contributi che hai versato.

L’imponibile viene poi diviso in blocchi, detti scaglioni, e per ognuno paghi una percentuale sempre più alta di tasse, come in tabella:

Scaglione di reddito % IRPEF
fino a 28.000€ 23%
da 28.000,01€ a 50.000€ 35%
oltre 50.000,01€ 43%

Ad esempio se hai un imponibile di 30.000€ paghi 6.440€ di IRPEF per il primo scaglione, ovvero il 23% di 28.000€. I restanti 2.000€ per raggiungere i 30.000€ di imponibile appartengono al secondo scaglione, quindi pagherai altri 700€, ovvero il 35% di 2.000€.

In totale pagherai 7.140€ di IRPEF, la somma di 6.440€ e 700€.

Con questo regime fiscale devi anche aggiungere l’IVA ai tuoi prezzi.

Con il regime forfettario paghi una flat tax che si chiama imposta sostitutiva

Questo regime fiscale ti permette di pagare il 15% di tasse o il 5% per i primi 5 anni se hai aperto una nuova Partita IVA.

Per trovare l’importo su cui calcolare le tasse devi moltiplicare i tuoi incassi per un coefficiente, detto di redditività, diverso in base al tuo codice ATECO.

Ad esempio, se hai incassato 20.000€ e il tuo coefficiente è 78%, pagherai le tasse su 15.600€, quindi il 78% di 20.000€.

Con questo regime fiscale non dovrai neanche applicare l’IVA sui tuoi prezzi.

Per accedere al regime forfettario devi avere 3 requisiti personali e 3 requisiti economici

Il primo di quelli personali è essere residente in Italia. Inoltre non devi essere socio di una società di persone o possedere quote di maggioranza in una società di capitali che opera nello stesso settore dell’attività che aprirai.

Per quanto riguarda quelli economici, nell’anno precedente devi avere incassato meno di 85.000€ con un’attività autonoma e devi aver pagato eventuali compensi a collaboratori per un importo inferiore a 20.000€. Se sei anche un lavoratore dipendente, la tua RAL deve essere inferiore a 30.000€.

Approfondisci qui: regime fiscale forfettario e aliquote IRPEF.

Quali pratiche servono per aprire la Partita IVA e quanto costa davvero iniziare?

Aprire la Partita IVA può essere gratis se sei una persona fisica (freelance) e invii correttamente il modello all’Agenzia delle Entrate; il costo reale “di partenza” dipende da attività, iscrizioni (Registro Imprese, INPS, INAIL) e dall’eventuale supporto di un commercialista. Per persone fisiche si usa di norma il modello AA9/12; per soggetti diversi (es. società) esiste anche il modello AA7/10 (da non confondere con l’apertura di una SRL, che è un’altra cosa e richiede atto costitutivo e notaio).

Step Chi Cosa fai Tempo tipico Fonte (2026)
1 Freelance Invio AA9/12 Poche ore/giorni Agenzia delle Entrate
2 Impresa ComUnica + Registro Imprese Alcuni giorni Agenzia delle Entrate
3 Impresa SCIA al SUAP (se richiesta) Variabile per Comune Prassi SUAP
4 Tutti Iscrizione INPS/Cassa In parallelo INPS
Scenario Pratiche tipiche Costi “hard” iniziali Costi ricorrenti tipici
Libero professionista AA9/12 + INPS/Cassa 0€ se fai da solo Contributi + gestione contabile
Ditta individuale commerciante ComUnica + Registro Imprese + INPS Diritti CCIAA + PEC/firma + eventuale SCIA Diritto annuale CCIAA + contributi fissi
Artigiano ComUnica + INPS + possibile INAIL Diritti CCIAA + PEC/firma + eventuale SCIA Contributi fissi + adempimenti
SRL (solo confronto) Costituzione società Non è “apertura P.IVA” semplice Obblighi societari

PEC (Posta Elettronica Certificata) e firma digitale servono spesso per ComUnica: i prezzi dipendono dal provider e in genere partono da circa 35€/anno (stima di mercato riportata in molte guide 2026). Per numeri e casi pratici: costi reali per aprire una Partita IVA.

In quanto tempo si apre la Partita IVA e quali documenti devi preparare?

In media, un libero professionista può ottenere la Partita IVA in poche ore o pochi giorni se l’invio del modello all’Agenzia delle Entrate è completo; se servono Camera di Commercio (Registro Imprese) e SUAP con SCIA, i tempi diventano di solito alcuni giorni o di più, perché entrano in gioco verifiche e protocolli locali.

  1. Documento e codice fiscale (dati anagrafici completi).
  2. Descrizione attività (cosa fai, a chi vendi, come lavori).
  3. Codice ATECO (scelto e verificato).
  4. Indirizzo sede (anche domicilio, se previsto).
  5. Regime fiscale (forfettario o ordinario).
  6. PEC e firma digitale (spesso necessarie per ComUnica).
  7. Eventuali autorizzazioni comunali/settoriali (se l’attività lo richiede).

Cosa rallenta di più: ATECO non coerente, dati incompleti, dubbi su iscrizione INPS o necessità di SCIA. Se vuoi un approfondimento dedicato: tempistiche per aprire la Partita IVA.

Errori da evitare quando apri la Partita IVA e quando serve un commercialista

Gli errori più comuni all’apertura nascono da classificazione attività errata, iscrizioni fatte tardi e scelta del regime fiscale senza simulare contributi e imposte. Un commercialista non è obbligatorio per inviare l’AA9/12, ma diventa molto utile quando ci sono più attività, adempimenti Camera di Commercio/SUAP o dubbi su INPS e forfettario.

  • Codice ATECO sbagliato: può portare a inquadramenti e adempimenti non coerenti.
  • Regime fiscale scelto “a sensazione”: il 5% non è automatico per tutti.
  • INPS sottovalutata: Artigiani/Commercianti hanno contributi fissi annuali.
  • Passaggi impresa mancati: Registro Imprese, SCIA/SUAP, PEC e firma digitale.
  • Costi ricorrenti ignorati: diritto annuale CCIAA, gestione contabile, acconti.

Checklist per scegliere supporto: esperienza su forfettario/ordinario, trasparenza su tariffa fissa, tempi di risposta, strumenti digitali, assistenza su apertura e INPS. Modelli digitali come Fiscozen (tax compliance SaaS con commercialista dedicato) possono affiancare chi vuole gestire tutto online. Approfondisci: quando serve un commercialista e i suoi costi.

FAQ su apertura Partita IVA, costi e regime forfettario

Aprire la Partita IVA è gratis?

Sì: per molti liberi professionisti l’apertura può costare 0€ se invii il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate senza intermediari. I costi arrivano quando servono ComUnica, Registro Imprese, PEC/firma digitale o SCIA al SUAP. Se ti affidi a un professionista, paghi anche la sua assistenza.

Quanto costa all’anno mantenere una Partita IVA?

Dipende da regime fiscale e gestione previdenziale: i costi ricorrenti tipici sono contributi INPS o cassa professionale, eventuale diritto annuale Camera di Commercio (per imprese), e il costo della gestione contabile. Nel forfettario paghi imposta sostitutiva (5% o 15%) sul reddito forfettario, oltre ai contributi.

Posso aprire la Partita IVA senza commercialista?

Sì, è possibile aprire la Partita IVA in autonomia, soprattutto come libero professionista, compilando e inviando il modello corretto. Un commercialista diventa consigliabile se hai più attività, dubbi su ATECO/INPS, o se apri una ditta individuale con adempimenti Camera di Commercio e pratiche SUAP/SCIA.

Chi può avere il 5% nel regime forfettario?

Il 5% è l’aliquota agevolata “start” del regime forfettario e vale per i primi 5 anni se rispetti i requisiti previsti. Se non li rispetti, l’aliquota ordinaria del forfettario è 15%. Per restare nel forfettario devi anche rispettare il limite di fatturato annuo di 85.000€ .

Quanto tempo serve per iniziare a fatturare?

Puoi iniziare a fatturare appena la Partita IVA risulta attiva. In molti casi da libero professionista l’assegnazione avviene in poche ore o pochi giorni; quando entrano ComUnica, Registro Imprese e SCIA/SUAP, i tempi tendono ad allungarsi a diversi giorni.

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