Marca da bollo su fatture: in quali casi è obbligatoria?

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marca da bollo su fatture

L’uso della marca da bollo su fatture o ricevute fiscali – per chi ha deciso di aprire la Partita IVA ed è entrato da poco tempo nel mondo della libera professione o dell’imprenditoria – può creare parecchia confusione.

In quali casi vige l’obbligo? Quando, invece, non è necessario apporre la marca da bollo da 2 euro sui documenti fiscali, come appunto fatture e ricevute?

È arrivato il momento di chiarire tutti gli eventuali dubbi sull’utilizzo della marca da bollo, in modo tale che possiate produrre fatture e ricevute fiscali in maniera corretta ed evitare di incappare in sanzioni future!

A cosa serve la marca da bollo?

La marca da bollo – o imposta di bollo – dal valore di 2 euro è un contrassegno adesivo che si compra dal tabaccaio e che si applica sui documenti (fatture, ricevute fiscali, note, ecc.) relativi ad operazioni superiori a 77,47 euro, per le quali non è previsto il versamento dell’IVA. Stiamo parlando, dunque, dei casi di franchigia IVA, come avviene ad esempio per le fatture nel regime forfettario, o delle ricevute con ritenuta d’acconto.

Di conseguenza, non è assolutamente vero che soltanto i titolari di Partita IVA devono utilizzare la marca da bollo: se ti capita di effettuare prestazioni occasionali per importi superiori a 77,47 euro, dovrai provvedere ad acquistare e apporre l’imposta di bollo da 2 euro su tutte le ricevute che superano la cifra sopra indicata.

Infatti, la marca da bollo da 2 euro ha la funzione di assolvere in maniera “alternativa” al versamento dell’IVA.

Di conseguenza, le fatture con indicata l’Imposta sul Valore Aggiunto non necessitano dell’imposta di bollo.

In quali casi è obbligatoria la marca da bollo?

Come abbiamo accennato, la marca da bollo da 2 euro è obbligatoria per le operazioni superiori a 77,47 euro non soggette al calcolo e al versamento dell’IVA. Vediamo, adesso, nel dettaglio quali sono questi casi:

  • operazioni esenti IVA ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. 633/1972 (come le spese mediche o le attività culturali);
  • operazioni escluse da base imponibile IVA ai sensi dell’art. 15 del D.P.R. 633/1972 (interessi di mora, ecc.);
  • operazioni non imponibili ai sensi degli art. 8 c), 8 bis e 9 (es. esportazioni dirette e indirette, ecc.).

L’uso più frequente della marca da bollo da 2 euro riguarda, tuttavia, le operazioni fuori campo IVA, ovvero:

  • ricevute per prestazioni occasionali (Art. 2, 3, 4, 5, 7);
  • operazioni in franchigia da IVA (es. fatture nel regime forfettario – Art. 1 commi 54-89 L. 190/2014 e s.m);
  • operazioni non soggette ad IVA (es. regime di vantaggio o dei minimi – Art. 27 commi 1 e 2 D.L. 98/2011).

In quali casi NON si applica la marca da bollo?

I casi nei quali non si applica la marca da bollo su fatture sono:

  • operazioni imponibili IVA (es. fatture per prestazione servizi/cessione di beni nel regime ordinario);
  • operazioni inferiori a 77,47 euro.

Vi sono, poi, altri documenti che non richiedono l’uso dell’imposta di bollo, come le bollette doganali.

Come utilizzare correttamente la marca da bollo?

Partiamo da un presupposto: è soggetto all’acquisto della marca da bollo colui che emette fattura.

L’applicazione deve avvenire nel momento in cui il documento viene consegnato al cliente: di conseguenza, la data riportata nel contrassegno adesivo dev’essere pari o precedente al giorno di emissione della fattura.

Ricordiamo, però, che, nonostante l’obbligo di apporre la marca da bollo su fatture e ricevute riguardi il prestatore, l’art. 22 del D.P.R. 642/1972 stabilisce che la responsabilità del pagamento, così come le eventuali sanzioni, gravano su entrambe le parti, dunque anche su chi accetta o sottoscrive documenti non in regola.

L’utilizzo della marca da bollo da 2 euro segue, inoltre, due modalità differenti, a seconda che si tratti di una fattura elettronica, ovvero compilata in formato XML e inviata tramite il sistema di interscambio dell’Agenzia delle Entrate, oppure di una fattura (o ricevuta) cartacea. Ricordiamo, comunque, che coloro che si avvalgono del regime forfettario sono esonerati, per l’anno in corso, dall’obbligo di adoperare la fatturazione elettronica.

Vediamo come funziona l’acquisto e l’apposizione della marca da bollo da 2 euro in entrambi i casi.

1. Marca da bollo nelle fatture elettroniche

Le fatture elettroniche, divenute obbligatorie dal 1 gennaio 2019 per i titolari di Partita IVA assoggettati al regime ordinario semplificato, devono riportare la marca da bollo, proprio come accade per i documenti cartacei.

In questo caso, però, il versamento dell’imposta di bollo avviene per via telematica, per cui non occorre comprare alcun contrassegno. Il pagamento viene effettuato in un’unica soluzione, per mezzo del modello unico F24 e deve avvenire entro 120 giorni dalla chiusura dell’annualità (ovvero, entro il 30 aprile dell’anno successivo).

2. Marca da bollo nelle fatture cartacee

Per le fatture cartacee (così come per le ricevute per prestazioni occasionali), occorre, invece, dotarsi dell’apposito contrassegno. Acquistare una marca da bollo da 2 euro è semplice: basta recarsi dal tabaccaio più vicino. Ad ogni modo, dato che la data di rilascio del contrassegno dev’essere pari o precedente a quella di emissione del documento, è bene dotarsi di un numero adeguato di marche da bollo da tenere come “riserva”.

La marca da bollo va, dunque, apposta sulla fattura, incollando il contrassegno in modo tale che risulti integro e ben visibile in caso di controllo. Occorre, poi, affrancarla nella copia originale (da consegnare al cliente), mentre le altre copie della fattura o ricevuta devono riportare la seguente dicitura: imposta di bollo assolta sull’originale, specificando il numero identificativo (in modo tale che il ricevente possa verificarne l’effettiva applicazione).

Fatture inviate in PDF: come apporre la marca da bollo?

Prendiamo, adesso, in esame un terzo caso, molto frequente tra chi svolge attività innovative / area web.

Se, infatti, il medico e l’architetto possono consegnare di presenza la fattura al cliente, per chi lavora online tutto ciò non è possibile. Prendiamo, ad esempio, il caso del copywriter, dello sviluppatore di applicazioni, del social media manager, del web designer o di altre figure che collaborano “da remoto” con una o più agenzie.

Le loro fatture, il più delle volte, vengono spedite via posta elettronica in formato digitale (ovvero, come un documento Word o un file in formato PDF) ma, nonostante ciò, non possono essere considerate fatture elettroniche, poiché non rispondono ai medesimi requisiti di queste ultime (integrità, immodificabilità, autenticità e leggibilità).

Di conseguenza, occorre seguire le stesse regole previste per le tradizionali fatture cartacee.

Come utilizzare correttamente la marca da bollo su fatture e ricevute inviate via e-mail?

  • acquistando il contrassegno in tabaccheria;
  • applicando il contrassegno sulla fattura stampata (e conservata dal prestatore);
  • indicando la dicitura “imposta di bollo assolta sull’originale” e il numero identificativo sul documento PDF.

Marca da bollo: come assolvere per via telematica?

L’art. 15 del D.P.R. 642 del 1972, e successivi decreti attuativi (7 giugno 1973, 25 luglio 1975, 31 ottobre 1981, 10 febbraio 1988 e 24 maggio 2012), stabilisce che, per le fatture (e per altri documenti), l’imposta di bollo può essere assolta anche per via telematica. La procedura prevede l’invio preventivo della domanda di autorizzazione bollata all’Agenzia delle Entrate di competenza, nella quale bisogna specificare il numero stimato dei documenti e delle fatture ricevuti/emessi durante l’anno, per i quali si intende richiedere l’assolvimento virtuale.

Ricordiamo, inoltre, che dal 2018 la richiesta di autorizzazione può essere inoltrata per via telematica.

Il pagamento avverrà, in seguito all’autorizzazione da parte dell’Agenzia delle Entrate, suddividendo l’importo stimato in rate uguali con cadenza bimestrale. Facciamo un esempio per chiarire come funziona:

  • Numero fatture (stimato) per l’anno 2019: 100
  • Importo da versare: 200 euro
  • Pagamento tramite 6 rate da 33,33 euro

Il contribuente, poi, dovrà presentare, entro il 31 gennaio, la Dichiarazione annuale dell’imposta di bollo assolta in modo virtuale. Eventuali discordanze tra numero stimato ed effettivo andranno parificate nella prima o seconda rata dell’anno successivo. Questa modalità è valida solo per le fatture cartacee (a prescindere dalla modalità con cui il professionista o imprenditore sceglie di consegnarle al cliente), ma non per quelle elettroniche (per la cui assoluzione, vi rimandiamo a quanto detto qui sopra).

E se dimentico la marca da bollo?

La sanzione per la mancata applicazione della marca da bollo su fatture o ricevute prevede il versamento di un importo variabile – da 1 a 5 volte l’imposta di bollo da 2 euro – per ogni documento privo di contrassegno.

Conclusioni

Per chi svolge un’attività di lavoro autonomo, provvedere a tutti gli adempimenti (inclusa l’apposizione della marca da bollo su fatture e documenti che la richiedono) può essere molto complicato.

Per facilitare la gestione e non rischiare di dimenticare qualcosa di importante (e pagare multe salate!), è bene affidarsi ad un servizio come Fiscozen, una piattaforma digitale tramite la quale potrai emettere fatture illimitate, sia tradizionali che elettroniche, controllare la contabilità, archiviare i dati dei clienti e controllare l’andamento dell’attività, le scadenze in arrivo e le previsioni delle tasse e dei contributi.

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