Prestazione occasionale: può davvero sostituire la Partita IVA?

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prestazione occasionale

In questo articolo vogliamo approfondire lo strumento della prestazione occasionale, tenendo conto delle novità introdotte nel 2017 e dei chiarimenti forniti dall’Inps.

Probabilmente hai già sentito parlare di questo strumento, ma in una maniera assai distorta. Spesso, infatti, la prestazione occasionale viene presentata come una sorta di “alternativa” alla Partita IVA: un modo facile e conveniente per lavorare in proprio a basso costo, senza adempimenti fiscali, né emissione di fatture.

È davvero così? Assolutamente no.

Ed oggi ti spiegheremo per quali motivi, facendo finalmente chiarezza sul funzionamento delle prestazioni occasionali, sulle diverse tipologie di lavoro occasionale e, soprattutto, sui fattori che ne limitano l’utilizzo.

Prestazione occasionale: cos’è?

La Legge n.96 del 2017 ha sancito importanti cambiamenti: abrogazione del lavoro accessorio ed eliminazione dei Voucher, sostituiti da una differente disciplina sul lavoro occasionale, che entra ufficialmente in vigore a decorrere dal 24 giugno 2017.

In seguito, con la circolare n°107 del 5 luglio 2017, l’Inps definisce ulteriormente le caratteristiche di quella che, da molti, viene chiamata “nuova prestazione occasionale”, delineando tre tipologie di prestazioni occasionali: due con vincolo di subordinazione ed una in forma “autonoma” – il lavoro autonomo occasionale o prestazione professionale occasionale – che ci riguarda particolarmente da vicino.

Lavoro occasionale: PrestO e Libretto di Famiglia

La disciplina vigente descrive due forme di lavoro occasionale, che si differenziano a seconda del datore di lavoro: la prima – PrestO – è pensata per le piccole aziende e per i professionisti che necessitano di personale extra per brevi periodi. La seconda – il Libretto di Famiglia – è dedicata, invece, alle famiglie e ai privati.

Facciamo, quindi, due esempi pratici per comprendere le rispettive applicazioni:

  1. Se un’azienda – ad esempio un negozio di abbigliamento – ricerca un addetto al volantinaggio per una speciale promozione, può ricorrere a PrestO.
  2. Se una famiglia ha temporaneamente bisogno di una persona di fiducia che si prenda cura di un anziano ammalato, può utilizzare il Libretto di Famiglia.

Il lavoro autonomo occasionale

A questi due strumenti, nei quali è insito il rapporto di subordinazione tra il lavoratore occasionale e il datore di lavoro (sia che si tratti di un’azienda, sia di un soggetto privato), se ne aggiunge un terzo, ovvero il lavoro autonomo occasionale.

Come puoi intuire, in quest’ultimo caso non è previsto alcun vincolo di subordinazione: il prestatore, infatti, opera in maniera simile ad un professionista, e cioè auto-organizzando il proprio lavoro e proponendo un compenso idoneo.

L’articolo 2222 del Codice Civile definisce contratto d’opera: “quando una persona si obbliga a compiere dietro un corrispettivo un’opera o un servizio, con lavoro prevalentemente proprio e senza vincolo di subordinazione nei confronti del committente”. Ciò che caratterizza questa tipologia di collaborazione è che il lavoratore autonomo assume un obbligo di risultato, ma non di subordinazione.

Può, infatti, scegliere i tempi, il luogo e le modalità di svolgimento del lavoro, nonché la propria tariffa, senza rispettare altri orari, turnazioni o tempistiche, se non quelli riguardanti la consegna del lavoro stesso (concordati con il cliente).

La prestazione professionale occasionale

Il lavoro autonomo occasionale, in certi casi, prende la forma di una prestazione professionale occasionale: ciò avviene quando il prestatore svolge un’attività che, per legge, è riservata a soggetti in possesso di abilitazione e/o iscritti ad un Ordine/Albo, nelle modalità descritte in questo post.

Dunque, se ad effettuare una collaborazione occasionale è, ad esempio, un architetto o uno psicologo, per mansioni che richiedono specifici requisiti professionali (e non generiche, come la redazione di un articolo tematico), si può parlare di prestazione professionale occasionale.

Pertanto, tale collaborazione può svolgersi nelle forme tipiche del lavoro autonomo occasionale – ovvero senza obbligo di apertura della Partita IVA, né emissione di fattura – purché si rispettino i limiti stabiliti dalla normativa in questione.

Contratto per prestazione occasionale

Sia PrestO che il Libretto di Famiglia – come abbiamo detto – sono strumenti che si basano sulla subordinazione, seppure temporanea, tra prestatore e datore di lavoro.

In particolare, PrestO prevede la sottoscrizione del contratto di prestazione occasionale, che può essere utilizzato soltanto in casi specifici: da microimprese con numero di dipendenti a tempo indeterminato inferiore a cinque (per le aziende alberghiere e le strutture ricettive turistiche, il numero sale a otto) e dalle pubbliche amministrazioni (per particolari esigenze, come progetti speciali per categorie di soggetti in stato di povertà, disabilità, detenzione, tossicodipendenza, di fruizione di ammortizzatori sociali, lavori di emergenza correlati a calamità o eventi naturali improvvisi, attività di solidarietà, organizzazione di manifestazioni).

Il compenso orario minimo è di 9 euro netti (12,37 euro lordi) e non può essere inferiore a 36 euro per prestazioni di durata non superiore a 4 ore continuative nell’arco della giornata. Inoltre, l’attivazione del contratto di prestazione occasionale deve avvenire unicamente per via telematica, attraverso la piattaforma Inps.

Per evitare l’abuso delle prestazioni occasionali, la normativa contiene le seguenti restrizioni, che si riferiscono all’anno civile, e cioè al periodo compreso tra 01 gennaio e 31 dicembre:

  • Il prestatore può svolgere prestazioni fino ad un compenso massimo di 2.500 euro per singolo committente, la cui somma non deve superare i 5.000 euro.
  • Il datore di lavoro può attivare uno o più contratti di prestazione occasionale, fino al raggiungimento della soglia massima complessiva di 5.000 euro.

Invece, il Libretto di Famiglia è valido per piccoli lavori domestici (giardinaggio, pulizia, manutenzione), assistenza domiciliare ai bambini e alle persone anziane, ammalate o con disabilità ed insegnamento privato supplementare. Il Libretto disponibile tramite la piattaforma INPS e contiene titoli di pagamento del valore di 10 euro lordi (8 euro netti), comprensivi di contributi, assicurazione e oneri vari.

Contratto di lavoro autonomo occasionale

Anche il lavoro autonomo occasionale può essere regolarizzato tramite un contratto, nel quale, però, non si fa riferimento ad orari e modalità di svolgimento del lavoro, bensì esclusivamente alla sua consegna ed al compenso destinato al prestatore. Lavoratore e committente possono, quindi, fissare liberamente una cifra che rispecchi le esigenze di entrambe le parti, senza limiti da rispettare. Diversamente da quanto accade nei casi visti in precedenza, infatti, al lavoro autonomo occasionale non si applica un tetto massimo per i compensi.

Tuttavia, su questo punto, vi è ancora parecchia confusione: capita spesso di leggere o sentire che, una volta sforata la soglia dei 5.000 euro, il lavoratore sia “costretto” ad aprire la Partita IVA. Nella normativa del 2017, però, non vi è nulla di tutto ciò: a far da discrimine tra lavoro autonomo occasionale ed attività professionale, difatti, sono elementi come la durata nel tempo e l’eventuale abitualità della prestazione.

I limiti del lavoro autonomo occasionale

Il lavoro autonomo occasionale, per dirsi tale, non deve escludere solo il vincolo di subordinazione tra lavoratore e committente, bensì anche ogni forma di continuità. I criteri su cui esso poggia sono i seguenti:

  • breve durata (massimo 30 giorni per anno solare per ciascun committente);
  • occasionalità ed episodicità;
  • compenso di lieve entità.

Per meglio distinguere tra lavoro autonomo occasionale ed esercizio abituale di una professione, abbiamo pensato a questo esempio: se a Fabio, che ha terminato di recente gli studi da web designer, viene commissionata la creazione di un nuovo sito, dietro un compenso di 2.000 euro per tre settimane di lavoro, il caso ricade tra quelli consentiti. Se, però, l’agenzia richiede la disponibilità per un tot di progetti da realizzare ogni mese, Fabio deve aprire la Partita IVA, a prescindere dal volume d’affari effettivamente prodotto. Viene meno, infatti, il requisito di “episodicità”, poiché la prestazione si configura come una collaborazione continuativa che si ripete regolarmente.

Ritenuta d’acconto per prestazione occasionale

Vi è un altro aspetto che vogliamo evidenziare a proposito di questo tipo di prestazione occasionale: la cosiddetta ritenuta d’acconto. Di che si tratta?

Se il committente è un’azienda o un professionista con sede in Italia, il lavoratore vede decurtato il proprio compenso mediante una ritenuta pari al 20% dell’importo, che funge da “anticipo” per le tasse (Irpef e Ires): su 1.000 euro, pertanto, l’incasso reale corrisponde soltanto ad 800 euro.

I 200 euro della ritenuta d’acconto, invece, vengono trattenuti direttamente dal committente, cui spetta l’onere di versarli al fisco (utilizzando il modello F24) entro il 15 del mese successivo a quello indicato nella ricevuta rilasciata dal prestatore.

Ricevuta per prestazione occasionale

Il prestatore, infatti, è sempre tenuto a rilasciare una ricevuta non fiscale – indicando il compenso lordo, la ritenuta d’acconto (se applicata) ed il compenso netto o il solo compenso (se il cliente è privato o ha sede all’estero) – e ad apporre sull’originale una marca da bollo dal valore di 2 euro, al superamento di 77,47 euro.

Come dichiarare le prestazioni occasionali?

Uno degli errori più comuni, a proposito della prestazione occasionale, consiste nel pensare che essa non comporti alcun obbligo di natura fiscale, a differenza della Partita IVA che, secondo alcuni, richiederebbe innumerevoli costi e adempimenti. Tutto ciò – ribadiamo – è falso: anche i redditi derivanti dalle prestazioni occasionali, se superiori a 4.800 euro, vanno obbligatoriamente dichiarati al fisco.

Quanto ai costi, se si sforano i 5.000 euro, oltre alla ritenuta d’acconto vanno versati i contributi previdenziali (calcolati solo sull’eccedente e ripartiti tra lavoratore e committente/i). Vi è, quindi, l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata Inps, proprio come previsto per chi esercita la libera professione.

Dunque, alla luce di tutto ciò, l’uso delle prestazioni occasionali è davvero conveniente? Ebbene, per chi ha già superato la fase iniziale, la risposta è spesso negativa. Vediamo per quali motivi!

Prestazione occasionale o Partita IVA?

L’apertura della Partita IVA è necessaria per tutti coloro che non si limitano a collaborare occasionalmente con un cliente, ma svolgono abitualmente un’attività in proprio. Oltre al limite di 30 giorni, però, non vi sono criteri fissi che ci consentono di distinguere tra prestazione occasionale e libera professione, per cui l’unico modo per evitare abusi consisterebbe nella valutazione, di volta in volta, dei singoli casi.

Nonostante ciò, crediamo che ciascun lavoratore sappia riconoscere il momento giusto per aprire Partita IVA: quando da un semplice lavoretto si passa ad un impegno giornaliero, quando la clientela si fa fissa, quando gli incassi non sono più “una tantum”, e via così. Pertanto, se la tua intenzione non è, soltanto, quella di mettere da parte qualcosina per i tuoi “capricci” o di arrotondare rispetto al tuo primo impiego, ma ambisci a costruire una carriera solida ed un business che ti renda indipendente al 100%, trova il coraggio e… prova a gettarti!

I vantaggi? Dire “addio” alla ritenuta d’acconto e spendere molto meno per le imposte (per i forfettari, ad esempio, corrispondono al 15% o, in certi casi, al 5% del solo reddito imponibile). Collaborare senza limiti di tempo, né altre preoccupazioni. Promuovere come preferisci i tuoi prodotti e/o servizi e trovare nuovi clienti.

Sappi, inoltre, che aprire Partita IVA è meno dispendioso di quanto si dica in giro. Non è vero che “le tasse sono il 50, il 60 o addirittura l’80% di ciò che incassi”, né che servono cifre esagerate per iniziare. Ti basti pensare che, con l’aiuto di Fiscozen, puoi svolgere tutti i passaggi online a costo zero e cominciare a fatturare in 24 ore!

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