Aprire Partita IVA: COSTI REALI vs opinione comune

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Se stai pensando di aprire Partita IVA, i costi sono, probabilmente, la tua prima preoccupazione. A giudicare da quel che si sente in giro, lavorare in proprio equivarrebbe a dover sborsare cifre esorbitanti al fisco: secondo i più, infatti, ogni anno le tasse ammonterebbero ad un’importante percentuale degli incassi ottenuti.

Questa è l’opinione comune e, se qualcuno prova a smontarla con esempi pratici, è facile che gli animi si surriscaldino e che il discorso degeneri in fretta. Tuttavia, ciò che molti non sanno – o non dicono – è che esistono delle soluzioni perfettamente legali per aprire Partita IVA a costi bassissimi o, in alcuni casi, addirittura nulli.

Non ti fidi? Allora scopri con noi quanto costa aprire e gestire una Partita IVA!

Opinioni, bugie e verità

Scommettiamo che anche tu, almeno una volta negli ultimi anni, hai assistito alla scena di un parente, di un amico di famiglia o, magari, del titolare del negozio sotto casa che si lamentava a causa delle troppe tasse da pagare.

Ciò che, però, raramente viene detto in giro è che le imposte non vengono assegnate a caso, bensì dipendono dal reddito prodotto dal contribuente. In pratica, dunque, più fatturi con la tua attività, maggiori saranno le tasse.

In aggiunta a questo principio di base, ti ricordiamo che:

  1. per aprire Partita IVA, i costi sono minimi;
  2. grazie ad alcune scelte oculate, è possibile risparmiare sulla spesa generale.

Quali sono i COSTI REALI?

Entriamo, quindi, nel dettaglio e vediamo, per aprire Partita IVA, quali costi è necessario sostenere.

La risposta dipende dal tipo di attività che intendi avviare: le imprese in forma societaria richiedono un budget di partenza maggiore, mentre le cosiddette “Partite Iva individuali” – ovvero quelle dei professionisti, degli artigiani e dei piccoli commercianti – sono ben più abbordabili sotto vari punti di vista.

In particolare, aprire Partita Iva da libero professionista non prevede costi iniziali (ad eccezione della tariffa di un eventuale intermediario) ed anche i tempi burocratici sono ridotti al minimo: si parla, infatti, di un’attesa di 24 ore prima di poter emettere fattura.

Per le attività inquadrate come ditte individuali, invece, occorre preventivare una spesa compresa tra 100 e 150 euro per l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, che può aumentare ache più del doppio / triplo se si considera l’assistenza di un professionista per la predisposizione della ComUnica (e, ove occorre, della SCIA). 

Diversamente, rivolgendoti a Fiscozen, paghi solo una tariffa fissa di 200 euro + IVA, nella quale sono inclusi i costi vivi e per il supporto tecnico.

Come fare un bilancio dei costi?

“Ok, aprire Partita IVA ha costi bassissimi, ma quanto spenderò per il suo mantenimento?”.

Se questa è la tua seconda maggiore preoccupazione, sappi che, anche in tal caso, le cifre in questione non sono esagerate come spesso si vorrebbe.

Le “piccole Partite Iva” – ovvero professionisti ed imprese individuali che non superano i 65 mila euro di ricavi e compensi e rientrano nei criteri della normativa – possono avvalersi del regime forfettario e ridurre il carico delle imposte fino al 15% o al 5%.

I cosiddetti “forfettari”, infatti, non pagano l’Irpef, né le imposte addizionali, ma solo un’unica imposta sostitutiva con aliquota fissa al 15% o, nei casi consentiti, con aliquota start-up al 5% (per il primo quinquennio), entrambe calcolate sul reddito imponibile .

Il reddito imponibile, a sua volta, è il risultato di un calcolo divisibile in due fasi, ovvero:

  1. Fatturato incassato per coefficiente di redditività = reddito lordo
  2. Reddito lordo meno contributi versati nello stesso anno = reddito imponibile

Ad esempio, nel caso di un medico, un avvocato o un ingegnere libero professionista, la percentuale di reddito – chiamata, appunto, coefficiente di redditività – equivale al 78%. Per un parrucchiere o un’estetista, è del 67%. Per il titolare di un e-commerce, del 40%. 

Di contro, la parte rimanente (22%, 33%, 60%, ecc.) si sottrae per via dei costi deducibili, come previsto anche per i contributi previdenziali, versati alla Cassa di riferimento durante lo stesso periodo preso in esame nella dichiarazione dei redditi. 

Troppo complicato?

Di seguito ecco alcuni casi esplicativi:

  • Nicola, psicoterapeuta

Fatturato incassato: 30.000 euro

Reddito lordo (coeff. 78%): 23.400 euro

Reddito imponibile (es. contributi deducibili = 2.400 euro): 21.000 euro

Imposta sostitutiva (15%): 3.150 euro

  • Stefano, docente privato

Fatturato incassato: 30.000 euro

Reddito lordo (coeff. 67%): 16.750 euro

Reddito imponibile (es. contributi deducibili = 2.000 euro): 14.750 euro

Imposta sostitutiva (15%): 2.212 euro

  • Piero, titolare di e-commerce

Fatturato incassato: 40.000 euro

Reddito lordo (coeff. 40%): 16.000 euro

Reddito imponibile (es. contributi deducibili = 4.000 euro): 12.000 euro

Imposta sostitutiva (15%): 1.800 euro

Come gestire le spese di mantenimento?

Effettuare calcoli su calcoli, gestire entrate e uscite, tenere regolarmente d’occhio i siti specializzati, in cerca delle aliquote da applicare o delle prossime scadenze: tutto ciò può risultare abbastanza complicato, soprattutto se vi sono già numerosi impegni lavorativi da tenere a mente nella quotidianità.

Delegare le responsabilità fiscali ad un consulente è una necessità: rispetto al passato, fortunatamente, non occorre spendere grosse cifre per ricevere l’assistenza desiderata.

Un modo innovativo per risparmiare si chiama Fiscozen: una comoda piattaforma digitale che offre aiuto a 360 gradi, permettendoti di aprire Partita IVA senza costi eccessivi (o addirittura gratis se sei un freelance) e monitorare i dettagli dal tuo PC.

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