Aspettativa: per quali motivi può essere richiesta?

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aspettativa

A partire dal secolo scorso, i lavoratori dipendenti italiani hanno acquisito una serie di diritti: dai permessi per malattia alle ferie pagate, dalla maternità obbligatoria all’indennità di disoccupazione in caso di licenziamento involontario, fino alla possibilità di richiedere dei periodi di aspettativa per le più diverse motivazioni.

Cosa si intende precisamente con «aspettativa»? Quali categorie di lavoratori possono farne richiesta? Per quali motivi può essere concessa o, al contrario, negata dal datore di lavoro? In quali casi si ha diritto all’aspettativa retribuita? E infine: è possibile utilizzare questi periodi di «pausa» per dedicarsi ad un’attività autonoma?

Se sei un lavoratore dipendente e vorresti metterti in proprio, ecco tutto ciò che devi sapere sull’aspettativa!

Cos’è l’aspettativa?

L’aspettativa, concessa ai lavoratori subordinati, consiste nella possibilità di assentarsi dal luogo di lavoro e, in generale, di astenersi da ogni servizio, anche per un periodo medio-lungo, con la garanzia di conservare il proprio impiego e, dunque, senza rischiare provvedimenti disciplinari o, addirittura, il licenziamento.

Le ragioni per cui i dipendenti pubblici e privati possono fare richiesta di aspettativa sono molteplici: per gravi motivi familiari, per problemi di salute, per esigenze formative (es. per conseguire un titolo di studio), per la maternità o, ancora, per motivi personali. Naturalmente, a seconda del motivo e della durata del periodo di aspettativa dal lavoro, questa può essere retribuita o, più frequentemente, non retribuita.

Analizziamo insieme i vari casi!

Aspettativa per lutto, infermità e gravi motivi familiari

Tra i motivi più comuni per richiedere un periodo di aspettativa, vi è certamente la scomparsa o la grave infermità di un familiare, del coniuge o di un parente stretto (entro il secondo grado).

L’aspettativa per gravi motivi familiari è disciplinata dalla Legge n.53/2000, che distingue tra:

  • Permesso per lutto o infermità di un familiare
  • Aspettativa per gravi motivi familiari

In cosa differiscono? Il permesso per lutto o infermità è retribuito e può essere richiesto, entro sette giorni dall’evento e con obbligo di presentare apposita documentazione al rientro, per un massimo di tre giorni nel corso dello stesso anno. L’aspettativa per gravi motivi familiari, al contrario, non è retribuita e può durare complessivamente fino a due anni, fruibili in maniera sia continuativa che frazionata. Per farne richiesta, il lavoratore dovrà dimostrare, presentando la documentazione medica, le gravi condizioni di salute del familiare.

Aspettativa per assistenza a familiari portatori di handicap (Legge 104)

La Legge 104 del 1992 prevede la possibilità, per i lavoratori dipendenti che assistono un familiare portatore di handicap, di usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di tre anni. Tutto ciò va sommato ai permessi retribuiti concessi per lo stesso motivo, pari a 1 o 2 ore giornaliere (a seconda che l’orario di lavoro sia part-time o full-time) e cumulabili in tre giorni al mese di “stop” per visite e/o assistenza medica.

Aspettativa per studio e formazione

L’Art. 5 della già citata Legge 53/2000 stabilisce che, per i dipendenti pubblici e privati che hanno già maturato un’anzianità di servizio di almeno cinque anni, vige la possibilità di beneficiare, per un periodo massimo di undici mesi (continui o frazionati), di un’aspettativa non pagata, finalizzata al conseguimento di un titolo di studio (es. Diploma di Scuola Superiore, Laurea Triennale o Specialistica, Master, ecc.) e/o all’ampliamento della propria formazione attraverso la partecipazione a corsi, seminari, laboratori ed altre attività.

Per quali altri motivi si può richiedere l’aspettativa?

Tra i motivi per cui può essere richiesto un periodo di aspettativa lavorativa, citiamo anche:

  • Svolgimento attività di volontariato (v. Art. 9 del D.P.R. n.194/2001)
  • Svolgimento cariche pubbliche, elettive e attività sindacali
  • Prolungamento periodo di malattia
  • Partecipazione a programmi terapeutici e riabilitativi (es. per il recupero dei lavoratori tossicodipendenti)

Talvolta si parla anche di aspettativa per motivi personali: un’espressione talmente vaga da generare confusione. Cosa si intende, con esattezza, per “motivi personali”? In secondo luogo, quali categorie di lavoratori dipendenti possono mettersi in aspettativa dal lavoro, utilizzando questa giustificazione?

Aspettativa per motivi personali: cos’è e come funziona?

L’aspettativa per motivi personali, chiaramente non retribuita, è un periodo durante il quale un lavoratore dipendente è autorizzato ad assentarsi dal lavoro, per ragioni che esulano da quelle comunemente consentite (es. malattia, ferie, maternità), nonché da quelle elencate in precedenza (ovvero: lutto, assistenza a familiari con handicap o affetti da gravi patologie, permessi per studio, ecc.).

Si tratta, dunque, di casi eccezionali, che non sono previsti da tutti i tipi di contratti e che devono essere esplicitamente autorizzati dal datore di lavoro, compatibilmente con le esigenze di servizio.

Ad esempio, rientrano tra i “motivi personali” le nozze di un parente stretto, la nascita di un nipotino o i lavori di ristrutturazione della casa, così come la volontà di dedicarsi ad una nuova esperienza lavorativa, senza rischiare, però, di dover interrompere bruscamente quella in corso e ritrovarsi in una spiacevole situazione.

Ad ogni modo, la scelta di usufruire di un periodo di aspettativa per motivi personali andrebbe sempre ponderata con attenzione, senza sottovalutare le ripercussioni a livello economico. Difatti, durante queste fasi di assenza dal lavoro, si ferma completamente l’erogazione dello stipendio, nonché il calcolo degli “scatti” di anzianità, il versamento dei contributi previdenziali e la maturazione dei ratei delle mensilità aggiuntive.

Eventuali dubbi e timori, comunque, vengono meno quando la motivazione è molto forte: basti pensare a chi sogna di mettersi in proprio con un’attività tutta sua, a chi vorrebbe aprire una Partita IVA per dedicarsi ad un nuovo business o a chi non vede l’ora di passare, da un impiego sicuro ma “noioso”, a qualcosa di più stimolante.

Aspettativa per altro lavoro: quando è possibile?

Come abbiamo anticipato, solo poche tipologie di contratti – singoli o collettivi – contemplano la possibilità di chiedere l’aspettativa per motivi personali, se non per periodi estremamente brevi.

Unica eccezione, rispetto alla maggioranza dei lavoratori subordinati, sono i dipendenti pubblici, che possono godere di un’aspettativa non retribuita per motivi personali per un massimo di 12 mesi, fruibili anche in forma non continuativa: tale periodo, tuttavia, non può essere utilizzato per l’avvio di un’attività secondaria, se non in rare e particolari situazioni ( es. gli impiegati delle scuole, sempre autorizzati dal provveditorato).

Di norma, infatti, i dipendenti pubblici non possono svolgere altre attività, a meno che non abbiano un orario:

  • part-time pari o inferiore al 50%
  • ridotto entro particolari finestre temporali durante l’anno

Come richiedere l’aspettativa per motivi personali?

Se il contratto che hai firmato prevede la possibilità di usufruire di un periodo di aspettativa anche per motivi personali, come accade ai dipendenti comunali, regionali, ma anche ad altre categorie, dovrai compilare una semplice domanda, inoltrarla all’ufficio del personale e attendere l’esito.

Se, però, la motivazione che ti spinge è il desiderio di cimentarti con un nuovo lavoro, aprire un negozio o un’impresa, ricorda che puoi farlo anche senza rinunciare completamente allo stipendio, né alla maturazione dell’anzianità di servizio e ad altri benefici: difatti, potrai semplicemente passare da un orario full-time a un orario part-time, richiedendo una riduzione pari ad almeno il 50% delle attuali ore settimanali.

A questo punto, puoi procedere con l’apertura della Partita IVA, valutando insieme ad un consulente di fiducia quale Codice ATECO utilizzare e quale regime fiscale si adatti al meglio alla tua attività. Se nutri dei dubbi riguardo a questi aspetti, ma non vuoi spendere grosse cifre per l’assistenza fiscale, la soluzione è Fiscozen: la prima consulenza telefonica, gratuita e senza impegno, ti aiuterà a scegliere in assoluta tranquillità.

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Cosa fare al termine dell’aspettativa?

Dodici mesi sono tanti, ma non sono un periodo illimitato. Pertanto, quando la tua aspettativa volge al termine, devi scegliere se rientrare al lavoro, ritenendo dunque conclusa l’esperienza, o se proseguire con il tuo business: optando per un orario part-time o dedicandoti esclusivamente ad esso. Una decisione, certamente, difficile, ma che può regalarti grandi soddisfazioni. Dunque, che andrebbe valutata insieme ad un professionista di fiducia.

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