Differenza tra regime dei minimi e regime forfettario: qual è?

Step Form (#73)

Richiedi una consulenza fiscale gratuita

Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Oggi non puoi entrare nel regime dei minimi. Se sei già dentro, puoi restarci finché non compi 35 anni o finché non scadono i 5 anni. In alternativa, valuta regime forfettario o ordinario.

  • Regime dei minimi: accesso chiuso dal 2016. Permanenza solo per chi già lo applica, fino a 5 anni o fino a 35 anni (art. 27, DL 98/2011).
  • Regime forfettario: soglia 85.000 euro. Uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno. Imposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni, poi 15% (L. 190/2014 e L. 197/2022).
  • Vincoli chiave forfettario: niente partecipazioni incompatibili, spese per collaboratori entro 20.000 euro, redditi da lavoro dipendente entro 30.000 euro salvo cessazione (fonti: Normattiva e Agenzia delle Entrate).

Quadro normativo e cosa vale nel 2026

La disciplina dei minimi nasce con l’art. 27 del DL 98/2011. Dal 1° gennaio 2016 non è più possibile entrarvi. Puoi solo mantenerlo se già in corso, entro i suoi limiti.

Il regime forfettario è regolato dall’art. 1, commi 54-89, della L. 190/2014. La Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) ha fissato soglia 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000.

E-fattura estesa ai forfettari dal 2024 (DL 36/2022). L’esonero IVA resta come regola, salvo casi particolari previsti dal DPR 633/1972.

Per i contributi valgono le regole INPS di gestione separata o artigiani/commercianti, con riduzione del 35% per questi ultimi su domanda. Fonti: Normattiva, Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero del Lavoro.

Cos’è il regime dei minimi nel 2026

È il “regime di vantaggio” con imposta sostitutiva al 5%. Lo applichi solo se già attivo in passato. Dura per l’anno di avvio e i 4 successivi, oppure fino ai 35 anni se successivo.

Limiti tipici: ricavi/compensi entro 30.000 euro. Beni strumentali acquistabili fino a 15.000 euro complessivi in tre anni. Niente lavoratori dipendenti o collaboratori.

Si applica il principio di cassa. Significa che contano gli incassi reali e non le fatture emesse. Non applichi IVA e non subisci ritenute se dichiari la norma in fattura.

Cos’è il regime forfettario

È il regime agevolato oggi accessibile. Non applichi IVA. Determini il reddito in modo forfettario, usando il coefficiente di redditività. È una percentuale che stima il margine medio del tuo settore.

Imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni “nuova attività” (nessuna partita IVA negli ultimi 3 anni, non mera prosecuzione, nessun rapporto con ex datore salvo limiti). Poi 15%.

Soglia ricavi/compensi: 85.000 euro. Se superi 100.000 euro, esci subito e applichi IVA da quel momento. Se stai tra 85.000 e 100.000, esci dall’anno successivo.

Vincoli chiave: niente partecipazioni in società di persone o srl “collegate” alla tua attività; spese per lavoro dipendente e collaboratori entro 20.000 euro; redditi da lavoro dipendente oltre 30.000 euro escludono salvo cessazione. Fonti: L. 190/2014 e successive modifiche, Agenzia delle Entrate.

E-fattura obbligatoria per tutti dal 2024. Si applica il principio di cassa. I costi reali non contano sul fisco, salvo contributi previdenziali che restano deducibili.

Il regime ordinario in sintesi

È il regime “tradizionale”. Applichi IVA, registri costi e ricavi in modo analitico. Tassi IRPEF per scaglioni, addizionali regionali e comunali.

Conviene se hai costi alti e investimenti importanti. Serve una contabilità più strutturata. Prevede più adempimenti mensili e trimestrali.

Confronto tecnico: minimi vs forfettario

Ricavi: minimi 30.000 euro; forfettario 85.000 euro. Il salto è netto. Se prevedi crescita, il forfettario regge meglio i volumi.

Costi: nei minimi deduci i costi reali. Nel forfettario usi il coefficiente. Esempio: professionisti 78%. Tassi: paghi l’imposta sul 78% dell’incassato.

Investimenti: nei minimi c’è un tetto di 15.000 euro ai beni strumentali. Nel forfettario nessun tetto, ma i beni non riducono la base fiscale (restano rilevanti solo per contributi e calcolo plusvalenze).

Collaboratori: nei minimi non ammessi. Nel forfettario sì, entro 20.000 euro lordi annui. Occhio a superamenti: portano fuori dal regime.

Fatturazione: in entrambi niente IVA e niente ritenuta d’acconto se riporti il riferimento normativo in fattura. Dal 2024 e-fattura obbligatoria anche per forfettari.

Regola decisionale rapida

Step 1: verifica i paletti oggettivi

  • Se non sei già nei minimi, non puoi entrarci. Devi scegliere tra forfettario e ordinario.
  • Se sei nei minimi ma superi 30.000 euro o devi assumere/collaborare, prepara l’uscita: il forfettario è il primo candidato.
  • Se prevedi ricavi entro 85.000 euro e spese dipendenti/collaboratori sotto 20.000 euro, il forfettario è ammissibile.
  • Se hai redditi da lavoro dipendente sopra 30.000 euro e il rapporto non è cessato, il forfettario non è applicabile.
  • Se hai partecipazioni incompatibili (società di persone o srl “collegate”), scioglile prima di entrare nel forfettario.

Step 2: fai una simulazione semplice

  • Forfettario: base imponibile = ricavi x coefficiente di redditività. Imposta = base imponibile x 5% (start-up) o 15% (ordinario).
  • Deduzione contributi: in entrambi i regimi, i contributi obbligatori si deducono dal reddito imponibile.
  • Contributi INPS: artigiani/commercianti hanno fissi + variabili. Puoi chiedere la riduzione del 35%. Gestione separata paga solo sul reddito effettivo.

Step 3: leggi gli scenari tipici

  • Ricavi bassi e pochi costi (es. 25.000 euro, servizi professionali): forfettario quasi sempre più leggero dei minimi e molto più semplice dell’ordinario.
  • Ricavi medi e costi alti (es. 55.000 euro con attrezzature e canoni importanti): valuta l’ordinario se i costi superano il margine forfettario.
  • Forte crescita prevista (verso 90-100.000 euro): forfettario finché reggi le soglie. Oltre 100.000, uscita immediata con IVA da quell’operazione.
  • Necessità di collaboratori: forfettario ok entro 20.000 euro. Se devi superare, meglio ordinario.
  • Grandi investimenti in beni: minimi limitano a 15.000 euro. Forfettario non limita, ma non deduci. Ordinario permette ammortamenti.

Quando conviene uscire dai minimi per il forfettario

Se l’attività cresce e supererai 30.000 euro, il forfettario offre margine fino a 85.000. Eviti salti bruschi.

Se vuoi attivare collaborazioni, il forfettario ti dà spazio fino a 20.000 euro l’anno. Nei minimi non puoi.

Se sei vicino ai 35 anni o hai esaurito i 5 anni, il passaggio al forfettario è naturale. Pianifica dal 1° gennaio.

Adempimenti e tempistiche per il passaggio

Da minimi a forfettario

Il passaggio avviene di norma dal 1° gennaio dell’anno successivo. Verifica i requisiti a fine anno e applica il nuovo regime dall’inizio dell’anno dopo.

Non serve una “domanda”. Usi il comportamento concludente: emetti fatture senza IVA con la corretta dicitura di esonero e annoti la norma applicata.

Indichi la scelta nel quadro appropriato della dichiarazione dei redditi. Conservi la documentazione dei requisiti in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate.

Uscita o opzione tra forfettario e ordinario

Superi 100.000 euro nell’anno: esci subito. Applichi IVA da quella operazione in poi. Comunichi la variazione in anagrafe tributaria nei termini.

Superi 85.000 ma resti sotto 100.000: resti forfettario fino a fine anno. Esci dall’anno successivo e passi al regime IVA ordinario.

Puoi optare volontariamente per l’ordinario. Lo fai con comportamento concludente e indichi l’opzione in dichiarazione. L’opzione vincola per almeno tre anni.

Contributi previdenziali: come gestirli

Professionisti senza cassa pagano la Gestione Separata INPS sul reddito imponibile. È proporzionale agli incassi forfettari, al netto dei contributi deducibili.

Artigiani e commercianti pagano fissi e variabili alla Gestione INPS. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% tramite portale INPS. Vale dall’anno di accoglimento e si rinnova salvo revoca.

Le casse professionali seguono i propri regolamenti. Verifica aliquote e minimi sul sito della tua Cassa.

Esempi numerici sintetici

Esempio A, professionista forfettario, ricavi 40.000 euro, coefficiente 78%: reddito imponibile 31.200 euro. Se start-up, imposta 5% = 1.560 euro. Contributi Gestione Separata, poniamo 26% su 31.200 = 8.112 euro. Totale oneri fiscali e contributivi circa 9.672 euro al lordo di eventuali deduzioni aggiuntive.

Esempio B, artigiano forfettario, ricavi 60.000 euro, coefficiente 67%: reddito 40.200 euro. Imposta 15% = 6.030 euro. Contributi INPS con riduzione 35% ipotizzati a 3.000 fissi + 4.000 variabili = 7.000 euro. Totale circa 13.030 euro.

Esempio C, minimi, ricavi 28.000 euro, costi reali 6.000 euro: reddito 22.000 euro. Imposta 5% = 1.100 euro. Contributi come da gestione. Se costi reali sono alti, i minimi possono risultare convenienti finché rispetti i limiti e la durata.

Fonti e riferimenti utili

Normativa principale: art. 27 del decreto-legge 98/2011 (regime dei minimi); art. 1, commi 54-89, della legge 190/2014 (regime forfettario); legge 197/2022 per soglie 85.000 e uscita a 100.000; decreto-legge 36/2022 per fatturazione elettronica; DPR 633/1972 sull’IVA. Consulta i testi su Normattiva, le circolari dell’Agenzia delle Entrate e i documenti INPS e del Ministero del Lavoro.

Scenario Requisiti chiave Vincoli/Esclusioni Entrata/Uscita e tempistiche
Mantenimento regime dei minimi Già aderente in passato; durata 5 anni o fino ai 35 anni; ricavi entro 30.000 euro No collaboratori; beni strumentali max 15.000 euro nel triennio; principio di cassa Si prosegue fino a scadenza; in caso di superamento limiti si esce dall’anno successivo
Ingresso in regime forfettario (nuova P. IVA) Ricavi previsti entro 85.000 euro; residenza compatibile; requisiti “nuova attività” per 5% Niente partecipazioni incompatibili; dipendenti/collaboratori entro 20.000 euro; lavoro dipendente entro 30.000 salvo cessazione Si applica da subito all’apertura; e-fattura obbligatoria; opzione 5% per 5 anni se spettante
Passaggio da minimi a forfettario Fine quinquennio o compimento 35 anni; oppure scelta per maggiori soglie Verifica cause di esclusione del forfettario prima del passaggio Dal 1° gennaio dell’anno successivo; comportamento concludente e indicazione in dichiarazione
Uscita dal forfettario per superamento soglie Ricavi tra 85.000 e 100.000 euro; oltre 100.000 euro IVA e adempimenti ordinari quando si esce Tra 85-100k: esci dall’anno successivo; oltre 100k: esci subito e applichi IVA dal superamento
Opzione per regime ordinario Scelta volontaria per dedurre costi analitici o gestire IVA Più adempimenti; gestione liquidazioni e registri Comportamento concludente; vincolo minimo triennale; comunicazione in dichiarazione

FAQ

Posso ancora accedere al regime dei minimi nel 2026?

No. L’accesso è chiuso dal 2016. Puoi solo mantenerlo se lo avevi già attivo. La durata copre l’anno di inizio e i 4 successivi, oppure fino al compimento dei 35 anni se successivo. Se non rientri più nei limiti (ricavi 30.000 euro, nessun collaboratore, beni strumentali entro 15.000 nel triennio), esci e valuti il forfettario o l’ordinario. La base normativa è l’art. 27 del DL 98/2011, consultabile su Normattiva, e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Quali sono i requisiti aggiornati del regime forfettario nel 2026?

I pilastri sono: ricavi/compensi non oltre 85.000 euro; assenza di partecipazioni in società di persone o srl “collegate” all’attività; spese per dipendenti e collaboratori non oltre 20.000 euro annui lordi; redditi di lavoro dipendente entro 30.000 euro, salvo cessazione del rapporto. Valgono il principio di cassa e l’esonero IVA. L’imposta sostitutiva è 5% per i primi 5 anni se ricorrono le condizioni di “nuova attività”, poi 15%. Se superi 100.000 euro, esci subito e applichi IVA dal superamento; tra 85.000 e 100.000, esci dall’anno successivo. Fonti: L. 190/2014, L. 197/2022, circolari dell’Agenzia delle Entrate, Normattiva.

Come decido tra forfettario e ordinario se esco dai minimi?

Parti dai numeri. Stima ricavi e costi veri. Se i costi sono bassi e prevedi ricavi sotto 85.000 euro, il forfettario è spesso più conveniente e semplice. Se hai investimenti importanti, costi ricorrenti elevati, o devi superare il tetto di 20.000 euro per collaboratori, l’ordinario può essere migliore grazie alla deduzione analitica e alla detrazione IVA. Valuta anche la prospettiva di crescita: se puoi superare 100.000 euro, considera di impostare da subito l’ordinario per continuità gestionale. Ricorda i contributi: con il forfettario gli artigiani/commercianti possono chiedere la riduzione del 35% all’INPS, utile nelle simulazioni.

Quando e come posso passare dal regime dei minimi al forfettario?

Il passaggio avviene normalmente dal 1° gennaio dell’anno successivo. A fine anno verifichi i requisiti del forfettario. Dal nuovo anno emetti fatture senza IVA con la dicitura prevista dalla legge e applichi l’imposta sostitutiva. Indichi in dichiarazione la scelta. Non serve una domanda formale all’Agenzia delle Entrate: basta il comportamento concludente. Se perdi i requisiti dei minimi durante l’anno, in genere resti nel regime fino a fine anno e poi transiti. Fanno fede le regole dell’art. 27 DL 98/2011 e i documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate.

È vero che il limite dei redditi da lavoro dipendente per il forfettario è salito a 35.000 euro?

Nel 2026 la soglia di riferimento resta 30.000 euro, salvo cessazione del rapporto di lavoro. Negli anni passati si sono discusse modifiche e soglie diverse, ma contano i testi vigenti. Verifica sempre l’art. 1, comma 57, della L. 190/2014 nella versione aggiornata su Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate. Se il tuo rapporto di lavoro è cessato e avvii una nuova attività autonoma, la causa di esclusione non si applica. In ogni caso, conserva documenti che provano la cessazione e la data di avvio della partita IVA per eventuali controlli.

Parla con un nostro consulente fiscale

Step Form (#73)

Richiedi una consulenza fiscale gratuita

Ottima scelta

Risposta chiara e rapida ai miei dubbi, precisa e dettagliata. Mi sto trovando benissimo e altamente raccomando Fiscozen!! La piattaforma è semplice da usare, e molto intuitiva. Sono felice...

Greta T.

Ottimo

Se sei come me al primo approccio con l'apertura della partita IVA... non puoi aspettarti di meglio. Assistenza rapida, chiara ed efficiente sotto tutti gli aspetti, guidato da una piattaforma...

Alex C.

Seguito e consigliato

Ho parlato con Enea che mi ha seguito in tutte le mie domande e consigliato la migliore soluzione per l'apertura della P.IVA. Super consigliato facile e intuitivo. Per chi è alle prime armi e giovane...

Giacomo Z.

Un servizio eccezionale

Fiscozen è un servizio eccezionale per chi ha bisogno di gestire la propria partita iva in modo efficace ed efficiente. Ciò che mi ha colpito maggiormente in Fiscozen è stata la...

Yuri B.

Assistenza sempre presente

L'assistenza sempre presente ha reso l'apertura del contratto con Fiscozen davvero una passeggiata. Consigliatissimo!

Claudia C.

Dritti al punto

Mi sono affidato a Fiscozen per l’apertura della partita Iva, sin da subito sono stato affidato ad un consulente e ho apprezzato molto che qualsiasi chiamata fosse stata preventivamente...

Francesco L.

Ottimo team

In Fiscozen, mi sto trovando benissimo, perché mi danno spiegazioni chiare, puntuali, precise, data anche la mia inesperienza nel settore.Gentilezza, supporto e umanità non mancano.

Luciana P.

Disponibilità e gentilezza

Come primo approccio ho trovato una grande disponibilità da parte di Riccardo! Ringrazio per la pazienza, sono nuova per quanto riguarda questo mondo!

Samantha L.

Ottima scelta

Risposta chiara e rapida ai miei dubbi, precisa e dettagliata. Mi sto trovando benissimo e altamente raccomando Fiscozen!! La piattaforma è semplice da usare, e molto intuitiva. Sono felice...

Greta T.

Ottimo

Se sei come me al primo approccio con l'apertura della partita IVA... non puoi aspettarti di meglio. Assistenza rapida, chiara ed efficiente sotto tutti gli aspetti, guidato da una piattaforma...

Alex C.

Seguito e consigliato

Ho parlato con Enea che mi ha seguito in tutte le mie domande e consigliato la migliore soluzione per l'apertura della P.IVA. Super consigliato facile e intuitivo. Per chi è alle prime armi e giovane...

Giacomo Z.

Assistenza sempre presente

L'assistenza sempre presente ha reso l'apertura del contratto con Fiscozen davvero una passeggiata. Consigliatissimo!

Claudia C.

Dritti al punto

Mi sono affidato a Fiscozen per l’apertura della partita Iva, sin da subito sono stato affidato ad un consulente e ho apprezzato molto che qualsiasi chiamata fosse stata preventivamente...

Francesco L.

Ottimo team

In Fiscozen, mi sto trovando benissimo, perché mi danno spiegazioni chiare, puntuali, precise, data anche la mia inesperienza nel settore.Gentilezza, supporto e umanità non mancano.

Giacomo Z.

Ottima scelta

Risposta chiara e rapida ai miei dubbi, precisa e dettagliata. Mi sto trovando benissimo e altamente raccomando Fiscozen!! La piattaforma è semplice da usare, e molto intuitiva. Sono felice...

Greta T.

Ottimo

Se sei come me al primo approccio con l'apertura della partita IVA... non puoi aspettarti di meglio. Assistenza rapida, chiara ed efficiente sotto tutti gli aspetti, guidato da una piattaforma...

Alex C.