Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per aprire Partita IVA servono maggiore età, capacità di agire e, se l’attività è regolamentata, titolo/abilitazione e iscrizione all’albo. Poi SCIA/ComUnica se impresa, scelta del regime fiscale e iscrizioni previdenziali.
- Dichiarazione di inizio attività IVA entro 30 giorni dall’avvio (fonte: DPR 633/1972, art. 35, consultabile su Normattiva).
- Titoli obbligatori per attività regolamentate: es. commercialista (D.Lgs. 139/2005), estetista/onicotecnica (Legge 1/1990 e norme regionali).
- Impresa? Obbligo Registro Imprese e SCIA al SUAP prima di iniziare (DPR 160/2010; art. 19 Legge 241/1990).
Cos’è la Partita IVA e quando serve
La Partita IVA identifica chi svolge in modo abituale un’attività economica autonoma. Vale per professionisti, ditte individuali e società. Se fatturi saltuariamente, può bastare una prestazione occasionale. Se l’attività diventa stabile, serve la Partita IVA.
La legge fissa il perimetro. L’obbligo nasce quando l’attività è abituale e organizzata, anche senza sede fisica. La base è nel DPR 633/1972, che disciplina l’IVA. L’articolo 35 impone la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni.
Requisiti soggettivi minimi
Maggiore età e capacità di agire
Devi essere maggiorenne. Il Codice Civile (art. 2) definisce la maggiore età a 18 anni. Devi anche avere la capacità di intendere e volere. In caso di interdizione o inabilitazione (articoli 414 e seguenti c.c.), serve un rappresentante legale.
Eccezione rara: il minore emancipato può esercitare impresa con autorizzazione del giudice tutelare (art. 397 c.c.). È un percorso eccezionale e tutelato. In pratica, per quasi tutti vale la regola dei 18 anni compiuti.
Residenza, domicilio fiscale e non residenti
Se risiedi in Italia, indichi domicilio fiscale e sede dell’attività in Italia (art. 58 DPR 600/1973). Se non risiedi, puoi comunque aprire una posizione IVA italiana in due modi.
Primo: fissi una stabile organizzazione in Italia. Secondo: nomini un rappresentante fiscale o opti per l’identificazione diretta, se ammessa (articoli 35 e 35-ter DPR 633/1972). È frequente per soggetti UE. Valuta caso per caso.
Titoli, abilitazioni e iscrizioni: quando servono davvero
Professioni ordinistiche
Alcune attività richiedono un esame di Stato e l’iscrizione a un Ordine. Esempio: dottori commercialisti ed esperti contabili (D.Lgs. 139/2005). L’abilitazione si ottiene dopo tirocinio, laurea coerente ed esame. Solo dopo l’iscrizione puoi esercitare.
Regola simile per avvocati, ingegneri, architetti e altre professioni regolamentate (DPR 328/2001 e DPR 137/2012 per l’ordinamento delle professioni). Spesso serve anche una polizza RC professionale obbligatoria (art. 5 DPR 137/2012).
Attività artigiane, estetista e onicotecnica
Le attività artigiane richiedono iscrizione all’Albo Artigiani presso la Camera di Commercio (Legge 443/1985 e normativa regionale). In molti casi servono requisiti tecnico-professionali. Esempi: autoriparazione, impiantistica, acconciatore.
Per l’estetista la base normativa è la Legge 1/1990. Richiede una qualifica professionale riconosciuta dalla Regione. Si ottiene con un percorso formativo e un periodo di pratica. L’onicotecnica, in molte Regioni, rientra nelle attività di estetista o sua specializzazione.
Verifica sempre presso il SUAP del Comune e la normativa regionale. Le Regioni definiscono programmi, ore e tirocini. La prassi varia. La fonte nazionale resta la Legge 1/1990, ma l’operatività è regionale. Per un’attività affine, vedi come aprire uno studio di tatuatori e quanto costa.
Commercio e somministrazione: requisiti morali e, in alcuni casi, professionali
Chi apre un negozio o somministra alimenti e bevande deve avere requisiti morali. Significa assenza di specifiche condanne e misure di prevenzione (art. 71 D.Lgs. 59/2010). Il Comune verifica con autocertificazione.
Per il settore alimentare serve anche un requisito professionale. Può essere un corso SAB, esperienza lavorativa o un titolo di studio idoneo (D.Lgs. 59/2010). La SCIA al SUAP si presenta prima di aprire.
Procedure operative: come si apre davvero
Scelta del codice ATECO e sede
Il codice ATECO descrive la tua attività. Incide su contributi, studi statistici e a volte su requisiti tecnici. Sceglilo con cura. Indica la sede operativa o domicilio professionale. Se ricevi pubblico, servono requisiti dei locali.
Modello AA9/12 e termini
Per persone fisiche si usa il modello AA9/12. Va presentato all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio effettivo dell’attività (art. 35 DPR 633/1972). Puoi farlo online o tramite intermediario abilitato.
Se sei impresa (artigiano o commerciante), usi la Comunicazione Unica. Con un invio solo mandi dati a Registro Imprese, INPS, INAIL e Agenzia Entrate (fonte: D.L. 7/2007 convertito in L. 40/2007; DPCM 6 maggio 2009).
SCIA e SUAP
Molte attività produttive richiedono la SCIA prima dell’inizio. La base è l’art. 19 della Legge 241/1990. Si deposita al SUAP del Comune. La SCIA ha effetto immediato, ma il Comune può controllare dopo.
Per commercio, artigianato e somministrazione la SCIA è la regola. Controlla gli allegati richiesti: planimetrie, asseverazioni tecniche, attestati.
INPS, INAIL e casse professionali
I professionisti senza cassa si iscrivono alla Gestione Separata INPS (L. 335/1995). Artigiani e commercianti si iscrivono alle gestioni speciali INPS (L. 662/1996). Le aliquote e i minimali variano ogni anno con circolari INPS.
Chi appartiene a un Ordine spesso ha una Cassa dedicata (es. Cassa Dottori Commercialisti). Iscriviti secondo il regolamento della Cassa. Se assumi dipendenti o hai rischio infortuni, valuta l’iscrizione INAIL.
PEC, firma digitale e fatturazione elettronica
Imprese e professionisti iscritti ad Albi devono avere un domicilio digitale, cioè una PEC attiva e comunicata (fonte: normativa sul domicilio digitale, tra cui D.L. 76/2020). Le imprese individuali devono anche depositarla al Registro Imprese.
La fatturazione elettronica è obbligatoria tramite Sistema di Interscambio. Dal 2024 è estesa a tutti i forfettari, senza soglie. La base normativa è nel D.L. 36/2022, convertito in legge, e nelle regole tecniche dell’Agenzia delle Entrate.
Regimi fiscali: scegliere con criterio
Regime forfettario
È il regime agevolato per le persone fisiche con ricavi contenuti. La base è la Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, con modifiche successive. Soglia di accesso/ permanenza a 85.000 euro annui. Oltre 100.000 euro scatta l’uscita immediata nell’anno di superamento.
Si tassa il reddito calcolato a forfait. Si applica un coefficiente di redditività al fatturato. Poi si paga un’imposta sostitutiva, in genere al 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up.
Definizione semplice: “coefficiente di redditività” è la percentuale del fatturato che si considera reddito. Cambia per codice ATECO. “Principio di cassa” significa che contano gli incassi, non l’emissione della fattura.
Cause tipiche di esclusione: partecipazioni in società di persone, controllo diretto o indiretto di srl con attività riconducibile, lavoro dipendente prevalente senza cessazione, operazioni verso datori attuali o recenti (vedi commi 57 e seguenti della Legge 190/2014).
Regime semplificato o ordinario
Se non rientri nel forfettario, valuti semplificato o ordinario. Nel semplificato usi prima nota e registri IVA. Nel regime ordinario tieni la contabilità completa. In entrambi versi l’IVA all’Erario, con liquidazioni periodiche.
Nel semplificato puoi restare a “cassa per cassa” per alcuni componenti. Nell’ordinario segui il principio di competenza economica. La scelta incide su imposte, gestione e costi di consulenza.
Altri adempimenti fiscali ricorrenti
Fatture elettroniche entro termini di legge. Liquidazioni IVA periodiche se non sei forfettario. Imposte dirette con acconti e saldi. Versamenti con F24. Conservazione digitale a norma delle fatture e dei registri.
Se operi con l’estero, invii i documenti transfrontalieri tramite SDI con i codici tipo documento previsti. Le regole derivano dal D.Lgs. 127/2015 e successive modifiche, oltre alle specifiche tecniche dell’Agenzia.
Regola decisionale rapida
– La tua attività è occasionale? Se sì, valuta prestazione occasionale. Se diventa abituale, passa a Partita IVA.
– L’attività è regolamentata? Se sì, verifica titolo/abilitazione e iscrizione ad Albo o elenco. Se no, passa allo step successivo.
– Sei impresa (artigiano/commerciante)? Se sì, prepara Comunicazione Unica, iscrizione Registro Imprese, SCIA al SUAP e INPS art/com.
– Sei professionista senza Albo? Se sì, presenta AA9/12 e iscriviti alla Gestione Separata INPS. Se hai Albo, segui regole della Cassa e dell’Ordine.
– Ricavi attesi sotto 85.000 euro e nessuna causa di esclusione? Se sì, valuta il regime forfettario. Se no, scegli semplificato o ordinario.
– Operi in locali aperti al pubblico o nel food? Se sì, verifica requisiti dei locali, HACCP/SAB e presenta SCIA prima dell’avvio.
Errori comuni e come evitarli
Non controllare i titoli richiesti. Rischi sanzioni e chiusure. Soluzione: consulta SUAP e normativa regionale prima di annunciare l’apertura.
Sbagliare codice ATECO. Può farti perdere agevolazioni o alterare contributi. Soluzione: scegli un ATECO principale preciso e, se serve, aggiungi secondari.
Aprire IVA e dimenticare INPS o Cassa. Il ritardo costa. Soluzione: fai la Comunicazione Unica o inserisci in agenda l’iscrizione immediata.
Ignorare la fatturazione elettronica. Le sanzioni partono subito. Soluzione: attiva un canale SDI e testalo prima del primo cliente.
Costi e tempi
Aprire la Partita IVA da persona fisica non costa all’Agenzia. Per l’impresa individuale paghi bolli e diritti camerali. Aggiungi l’eventuale costo della SCIA e delle asseverazioni tecniche.
I tempi variano. La posizione IVA si apre in 1-2 giorni. La SCIA è immediata, ma richiede dossier pronto. La ComUnica registra l’impresa in pochi giorni lavorativi.
Considera i costi ricorrenti: contributi INPS o Cassa, imposte, software di fatturazione elettronica, PEC, consulenza. Pianifica un cuscinetto di cassa per il primo trimestre.
Fonti normative utili da consultare
– DPR 633/1972, art. 35: dichiarazione di inizio attività IVA (consultabile su Normattiva).
– D.Lgs. 139/2005: ordinamento della professione di dottore commercialista ed esperto contabile.
– DPR 328/2001 e DPR 137/2012: ordinamento e accesso alle professioni regolamentate e RC professionale.
– Legge 1/1990: disciplina dell’attività di estetista; normativa regionale per qualifiche.
– Legge 443/1985: quadro dell’artigianato; regolamenti regionali attuativi.
– D.Lgs. 59/2010, art. 71: requisiti morali e professionali per il commercio e somministrazione.
– DPR 160/2010 e art. 19 Legge 241/1990: SUAP e SCIA.
– L. 335/1995 e L. 662/1996: inquadramento previdenziale INPS.
– Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89 e successive modifiche: regime forfettario.
– Regole tecniche fatturazione elettronica: provvedimenti e specifiche dell’Agenzia delle Entrate.
| Scenario | Requisiti soggettivi | Adempimenti e titoli | Tempistiche |
|---|---|---|---|
| Professionista ordinistico (es. commercialista) | Maggiorenne, capacità di agire, domicilio fiscale | Laurea, tirocinio, esame di Stato, iscrizione Albo (D.Lgs. 139/2005); polizza RC; AA9/12; Cassa professionale; PEC; FE | Iscrizione Albo: settimane/mesi; apertura IVA: 1-2 giorni; PEC/FE: immediato |
| Estetista/onicotecnica | Maggiorenne, requisiti morali | Qualifica regionale (Legge 1/1990); SCIA SUAP; iscrizione Albo Artigiani; ComUnica; INPS artigiani; PEC; FE | Corso/qualifica: mesi; SCIA: immediata; impresa/INPS: 3-7 giorni |
| Commerciante al dettaglio (no alimentare) | Maggiorenne, requisiti morali (art. 71 D.Lgs. 59/2010) | SCIA SUAP; ComUnica; Registro Imprese; INPS commercianti; AA9/12 automatico; PEC; FE | SCIA: immediata; iscrizioni: 3-7 giorni |
| Bar/ristorante | Maggiorenne, requisiti morali e professionali | Requisito SAB o equivalente; HACCP; SCIA sanitaria; SCIA SUAP; ComUnica; INPS commercianti; PEC; FE | Formazione: giorni/settimane; SCIA: immediata; apertura: 1-2 settimane |
| Professionista senza Albo (es. consulente marketing) | Maggiorenne, capacità di agire | AA9/12; INPS Gestione Separata; nessun Albo; PEC; FE; eventuali contratti con ritenuta se richiesto dal committente | Apertura IVA: 1-2 giorni; INPS: 1-3 giorni |
| Non residente UE con attività in Italia | Identificazione fiscale in Italia | Rappresentante fiscale o stabile organizzazione (art. 35 e 35-ter DPR 633/1972); eventuale SCIA/ComUnica | Nomina rappresentante: giorni; apertura IVA: 1-2 giorni |
FAQ
Serve sempre un titolo di studio per aprire la Partita IVA?
No. Il titolo di studio serve solo quando l’attività è regolamentata o richiede una qualifica specifica. Esempi: commercialista (D.Lgs. 139/2005) e estetista (Legge 1/1990 e normativa regionale). Se fai il consulente marketing, il copywriter o il programmatore freelance, non esiste un Albo e non devi presentare un titolo. Ti basta rispettare i requisiti generali, scegliere il codice ATECO corretto e presentare il modello AA9/12. Attenzione, però: alcune attività non ordinistiche hanno comunque standard tecnici o corsi obbligatori locali. Verifica sempre presso il SUAP del Comune e, se lavori in sicurezza o con alimenti, applica anche le regole specifiche (HACCP, D.Lgs. 81/2008).
Posso aprire la Partita IVA se lavoro come dipendente?
Sì. La legge non vieta di essere dipendente e autonomo insieme. Devi rispettare il contratto di lavoro e l’eventuale patto di non concorrenza. Per il regime forfettario, però, ci sono paletti. La Legge 190/2014 esclude chi fattura prevalentemente al proprio datore di lavoro attuale o recente, salvo cessazione del rapporto. Se superi 85.000 euro di ricavi, esci dal forfettario l’anno dopo. Se superi 100.000 euro, esci subito nell’anno del superamento. Per l’INPS, di solito paghi i contributi sulla Partita IVA in aggiunta a quelli da lavoro dipendente. Esistono coordinamenti e, in certi casi, riduzioni. Valuta con attenzione l’impatto fiscale complessivo.
Come scelgo tra regime forfettario e semplificato/ordinario?
Parti dai numeri. Se i ricavi annui attesi sono sotto 85.000 euro e non hai cause di esclusione, il forfettario è spesso la scelta più semplice. Hai imposta sostitutiva, niente IVA e contabilità leggera. Verifica anche il coefficiente di redditività: alcune attività hanno coefficienti alti e il vantaggio si riduce. Se acquisti molto, recuperare l’IVA può convenire. In quel caso il semplificato o l’ordinario possono essere migliori. Nel semplificato riduci gli oneri contabili, nell’ordinario hai il massimo controllo ma costi di tenuta più alti. Considera poi i contributi: per artigiani e commercianti esistono minimali fissi; nel forfettario il vantaggio fiscale non elimina i contributi. Fai un business plan di tre scenari (prudente, realistico, ottimistico) e confronta il carico complessivo.
Quali sono i tempi e i documenti per aprire una ditta individuale con negozio?
Prepara documento di identità e codice fiscale, scelta del codice ATECO, recapiti PEC e firma digitale. Se il negozio è aperto al pubblico, verifica i requisiti dei locali. Se vendi alimenti, aggiungi requisiti professionali e HACCP. Procedi così: 1) SCIA al SUAP prima dell’apertura, con allegati tecnici e, se serve, asseverazioni. 2) Comunicazione Unica per l’iscrizione al Registro Imprese, l’apertura della Partita IVA, l’INPS commercianti e l’INAIL se necessario. 3) Attiva PEC e canale di fatturazione elettronica. La SCIA ha effetto immediato, ma il Comune può fare controlli successivi (art. 19 Legge 241/1990). In media, in una settimana sei operativo, se la documentazione è corretta e i locali sono conformi.
Non risiedo in Italia: posso avere una Partita IVA italiana?
Sì. Se sei cittadino UE o extra UE puoi ottenere un numero IVA italiano se hai una stabile organizzazione in Italia o se nomini un rappresentante fiscale, come previsto dagli articoli 35 e 35-ter del DPR 633/1972. In alternativa, in alcuni casi, è possibile l’identificazione diretta. Se svolgi anche attività soggette a SCIA o iscrizione al Registro Imprese, devi seguire le stesse regole delle imprese italiane (DPR 160/2010 per il SUAP e Legge 241/1990 per la SCIA). Valuta anche gli aspetti convenzionali sul reddito e l’IVA intracomunitaria. In questi casi la pianificazione fiscale internazionale è decisiva per evitare doppie imposizioni o errate applicazioni dell’IVA.
