Codice ATECO commercio elettronico: inquadramento e tassazione

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In questo articolo approfondiremo nel dettaglio l’attività di commercio elettronico dal codice ATECO da scegliere, come aprire un ecommerce fino al trattamento fiscale.

Codice ATECO commercio elettronico: quale scegliere

L’individuazione del codice ATECO è una delle operazioni più importanti effettuare quando si decide di aprire un’attività di lavoro autonomo. Questo codice, di 6 cifre, serve ad identificare l’attività che verrà svolta, gli adempimenti amministrativi da effettuare e, nel caso dell’adozione del regime forfettario, influirà nella determinazione dell’importo sul quale verranno calcolate le tasse che dovrai pagare.

Il codice ATECO da scegliere in caso di commercio elettronico è il 47.91.10: commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet. 

Utilizzando questo codice con la tua Partita IVA, potrai vendere ogni genere di articoli fisici e digitali come ad esempio: abbigliamento, tecnologia, brani musicali o video lezioni, ad eccezione di prodotti usati.

Differenza tra codice ATECO commercio elettronico e dropshipping

Al fine di identificare al meglio l’attività che si andrà a svolgere nell’ambito delle vendite online, è necessario fare una distinzione tra commercio elettronico (comunemente chiamato ecommerce) e dropshipping.

  • per e-commerce si intende la vendita di prodotti tramite il proprio sito web o attraverso l’utilizzo di portali o piattaforme digitali che mettono a disposizione una vetrina virtuale
  • per dropshipping si intende la vendita di prodotti tramite l’utilizzo di siti web specializzati come Aliexpress, che si occupano direttamente della spedizione del bene al cliente finale in cambio di una commissione sulle vendite. Utilizzando questo metodo si evitano i costi di acquisto e di stoccaggio dei prodotti. 

Il dropshipping viene classificato con il codice ATECO 73.11.02, conduzione di campagne pubblicitarie, in quanto si differenzia dalla vendita vera e propria dei prodotti, che in questo caso, viene gestita in toto dalla piattaforma di riferimento.

Differenza tra commercio elettronico diretto e indiretto

A seconda di che tipo di prodotti vengono venduti e di come avviene la consegna al cliente finale, il commercio elettronico si distingue in: 

  • Diretto: prevede la vendita di beni e servizi digitali trasmissibili attraverso internet. Nell’e-commerce diretto tutte le fasi della transazione, avvengono online, così come tutti i contatti tra il fornitore di beni o servizi ed il consumatore
  • Indiretto: si intende la vendita di beni materiali che prevede la consegna fisica del prodotto. Nell’e-commerce indiretto l’ordine ed eventualmente anche il pagamento vengono effettuati online, ma il bene viene poi recapitato o ritirato fisicamente dal cliente

Come aprire un’attività di commercio elettronico 

L’apertura di un’attività di commercio elettronico comporta una serie di passaggi che devi affrontare prima di poter iniziare a vendere online:

Presentazione della pratica comunica, che prevede:

  • apertura della Partita IVA
  • iscrizione alla camera di commercio 
  • apertura posizione previdenziale INPS nella gestione commercianti

Presentazione SCIA comunale, ovvero la segnalazione certificata di Inizio attività indirizzata al SUAP (Sportello Unico Attività produttive) del proprio comune.

Tra le informazioni che ti verranno richieste per effettuare queste comunicazioni, sarà necessario indicare:

  • l’indirizzo del sito internet tramite il quale intendi vendere i tuoi prodotti (nel caso del tuo sito ecommerce personale assicurati che sia online e funzionante)
  • l’indirizzo “fisico” in cui svolgerai la tua attività 
  • la tipologia di prodotti che andrai a vendere nel tuo ecommerce
  • un indirizzo PEC (posta elettronica certificata) al quale ti verranno inviate le comunicazioni ufficiali

Risparmiare sulle tasse con il regime forfettario 

Il modo migliore per pagare meno tasse consiste nella scelta del regime fiscale più adatto alla propria situazione.

L’apertura di una nuova Partita IVA per lo svolgimento di un’attività di commercio elettronico, trova nel regime forfettario, la migliore scelta in questo ambito.

Il regime forfettario è stato introdotto per agevolare l’apertura di nuove attività di lavoro autonomo e supportare quelle già esistenti che producono redditi inferiori a 65.000€.

Le agevolazioni in questione prevedono:

Tassazione Agevolata

Il regime forfettario prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva del 5%, per un massimo di 5 anni, in caso di nuove attività o del 15% per le attività già esistenti. 

Coefficiente di redditività

Il coefficiente di redditività è una percentuale che viene assegnata in base alla tipologia della tua attività (individuata tramite il codice ATECO) e determina la parte dei tuoi compensi sulla quale devono essere calcolate le tasse.

Nel caso del commercio elettronico, il coefficiente di redditività è del 40%. Ciò vuol dire che solo il 40% degli importi incassati con il tuo e-commerce verranno sottoposti a tassazione, mentre il 60% saranno considerati come costi, indipendentemente che tu li abbia sostenuti o meno

Esenzione applicazione IVA

Il regime forfettario non prevede l’applicazione dell’IVA in fattura e questo, oltre ad essere un vantaggio in termini gestionali, costituisce anche un vantaggio competitivo. 

Infatti, questo significa che i prezzi che hai deciso per i tuoi prodotti o i tuoi servizi non dovranno essere maggiorati dell’imposta sul valore aggiunto (IVA), che normalmente equivale al 22%.  

Ciò permette alle nuove attività di posizionarsi sul mercato con i propri prodotti, adottando prezzi convenienti senza importanti rinunce dal punto di vista dei ricavi.

Pagare meno contributi previdenziali con il regime forfettario

I lavoratori autonomi che si occupano di commercio elettronico, devono versare i contributi previdenziali alla gestione commercianti INPS

Questa gestione previdenziale prevede il versamento di una quota fissa annuale di 3.983,72€ da versare in 4 rate con cadenza trimestrale. 

Questa quota deve essere versata indipendentemente da quanto viene incassato. Ciò vuol dire che se incassi zero devi comunque versare l’intera quota fissa.

Inoltre l’importo viene riproporzionato in base ai mesi di effettiva attività, quindi se ad esempio, inizi la tua attività a giugno dovrai pagare la quota fissa solo per 6 mesi, ovvero (3.983,72/12)*6= 1.991,86€

Oltre alla quota fissa, superando i 16.243€ di incasso dovrai versare ulteriori contributi calcolati applicando la percentuale del 24,48% sugli importi eccedenti tale cifra.

Per i soggetti che adottano il regime forfettario è possibile richiedere la riduzione del 35% sia sulla parte fissa che sulla parte variabile dei contributi previdenziali.

La quota fissa quindi passerà quindi da 3.983,72€ a 2.589,41€. 

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