Codice ATECO in regime forfettario: cos’è e a cosa serve?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Nel regime forfettario il codice ATECO determina il coefficiente di redditività. Applichi quel coefficiente ai tuoi incassi, sottrai i contributi previdenziali pagati e calcoli l’imposta sostitutiva al 15% o al 5% startup.

  • Il coefficiente di redditività è fissato per gruppi ATECO nell’Allegato 4 alla Legge 190/2014, consultabile su Normattiva.
  • Si applica il principio di cassa: contano solo gli importi effettivamente incassati nell’anno.
  • Se svolgi più attività, usi il coefficiente dell’attività prevalente per l’intero reddito.

Che cos’è il coefficiente di redditività e perché dipende dall’ATECO

Il coefficiente di redditività è una percentuale che stima il tuo margine. In parole semplici, indica quanta parte degli incassi genera reddito tassabile. Il resto è trattato come costo forfettario.

Questa percentuale non la scegli tu. La stabilisce la legge per gruppi di attività ATECO. Il riferimento è l’Allegato 4 alla Legge 190/2014, che ha introdotto il regime forfettario. Puoi verificare il testo su Normattiva e le sintesi operative dell’Agenzia delle Entrate.

Per esempio, le attività professionali hanno un coefficiente più alto perché hanno in media costi bassi. Il commercio ha un coefficiente più basso perché ha costi d’acquisto elevati. La logica è dare un criterio semplice e uguale per tutti dello stesso settore.

Riferimenti normativi essenziali

La disciplina del regime forfettario si trova nell’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. Le modifiche principali sono arrivate con la Legge 208/2015, la Legge 145/2018 e la Legge 197/2022. Quest’ultima ha fissato il limite di ricavi a 85.000 euro e la fuoriuscita immediata oltre 100.000 euro.

Per i codici ATECO si usa la classificazione ATECO 2007 dell’ISTAT. Per gli adempimenti e le interpretazioni trovi circolari e risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate. Le regole previdenziali vengono illustrate ogni anno nelle circolari INPS. Tutte le basi normative sono consultabili su Normattiva e sui portali istituzionali.

Come trovare e verificare il tuo codice ATECO

Il codice ATECO è il codice che descrive la tua attività economica. Lo trovi sul certificato di attribuzione della partita IVA. Se hai una ditta individuale, è anche nella visura camerale. È visibile anche nel tuo cassetto fiscale sul portale dell’Agenzia delle Entrate.

Se non sei sicuro del codice, parti dalla descrizione dell’attività che svolgi davvero. Cerca il codice corrispondente nella classificazione ATECO 2007. Scegli il livello più specifico possibile. Evita di indicare un codice troppo generico o non coerente.

Se svolgi più attività, puoi indicare più codici. Devi però avere una sola attività prevalente. La prevalente è quella con cui produci più ricavi nell’anno. Nel forfettario userai il coefficiente della prevalente per tutto il reddito.

Errori frequenti nella scelta dell’ATECO

Scegliere un codice solo per avere un coefficiente più favorevole è rischioso. Il codice deve corrispondere all’attività effettiva. L’Agenzia delle Entrate può contestare l’incoerenza fra fatture, contratti e codice ATECO.

Attenzione alle attività nuove o ibride. Spesso servono due codici: uno prevalente e uno accessorio. Valuta le ricadute fiscali e previdenziali di ciascun codice. Per esempio, alcune attività entrano in Gestione Separata, altre in gestioni artigiani o commercianti.

Dal codice ATECO al coefficiente: come si calcola l’imponibile

Nel forfettario si applica il principio di cassa. Questo significa che contano gli importi incassati nell’anno. Non rilevano le fatture emesse ma non pagate. La regola evita complicazioni contabili.

Formula base. Incassi annui x coefficiente di redditività = reddito lordo. Poi sottrai i contributi previdenziali pagati nell’anno. Ottieni così la base imponibile su cui calcolare l’imposta sostitutiva.

Imposta sostitutiva. È pari al 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti start-up previsti dalla Legge 190/2014. Requisiti principali: non aver svolto la stessa attività nei tre anni precedenti, attività nuova e non mera prosecuzione di un lavoro dipendente, e altri dettagli indicati nella norma.

Esempio semplice. Sei un avvocato. Coefficiente 78%. Incassi 30.000 euro. Contributi versati nell’anno 3.000 euro. Reddito lordo 23.400 euro. Base imponibile 20.400 euro. Imposta al 5% 1.020 euro. L’esempio riflette l’impostazione normativa e i calcoli tipici.

Più attività con coefficienti diversi

Se eserciti più attività con differente coefficiente, applichi quello dell’attività prevalente. Lo dice la Legge 190/2014. Devi quindi individuare quale attività ha prodotto più ricavi nel periodo. È una verifica annuale.

Se a metà anno cambia la prevalenza, la verifica si fa a consuntivo. Non devi spezzare l’anno in due coefficienti. L’applicazione resta unica sul totale dei ricavi annui.

Contributi previdenziali e deduzione nel forfettario

I contributi previdenziali sono deducibili dal reddito lordo. Significa che li sottrai prima di calcolare l’imposta. Conta quanto versato nell’anno, non quanto maturato.

Quale gestione previdenziale si applica. I professionisti senza albo e senza cassa sono nella Gestione Separata INPS. Artigiani e commercianti sono nelle gestioni INPS di categoria con contributi fissi minimi e percentuali sull’eccedenza. Molti professionisti iscritti a ordini hanno casse private, con regole proprie.

Riduzione contributiva per artigiani e commercianti. La Legge 190/2014 consente una riduzione del 35% dei contributi per forfettari di queste gestioni, su domanda. Valuta pro e contro: la riduzione incide anche sulle prestazioni future.

Importi e aliquote cambiano ogni anno. Verifica sempre le circolari INPS dell’anno in corso per i minimali, massimali e aliquote aggiornate.

Requisiti di accesso e permanenza nel regime forfettario

Limite di ricavi o compensi. Puoi entrare o restare nel regime se nell’anno precedente hai incassato al massimo 85.000 euro. Se apri la partita IVA in corso d’anno, il limite è proporzionato ai mesi di attività.

Fuoriuscita immediata. Se durante l’anno superi 100.000 euro di incassi, esci subito dal regime. Applichi l’IVA dal mese successivo al superamento. La base normativa è la Legge 197/2022.

Altri requisiti ed esclusioni tipici della Legge 190/2014. Non devi avere partecipazioni in società di persone o in associazioni professionali. Non devi controllare, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibile alla tua. Se percepisci redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro, non puoi applicare il forfettario, salvo il caso in cui il rapporto sia cessato.

Clausola anti abuso con l’ex datore di lavoro. Non puoi applicare il regime se fatturi prevalentemente a chi è stato tuo datore di lavoro nell’anno in corso o nei due precedenti. La finalità è evitare la trasformazione fittizia di lavoro dipendente in autonomo.

Fatturazione, IVA e altri adempimenti

Nel forfettario non addebiti IVA in fattura e non detrai IVA sugli acquisti. Devi indicare in fattura che operi in regime forfettario con riferimento normativo. Applichi l’imposta di bollo, quando dovuta, secondo le regole vigenti.

La fatturazione elettronica è obbligatoria. L’estensione è stata completata con i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. In pratica, dal 2024 tutti i forfettari emettono e ricevono fatture elettroniche tramite Sistema di Interscambio.

Non presenti la dichiarazione IVA e le LIPE. Restano la dichiarazione dei redditi e il versamento dell’imposta sostitutiva e dei contributi. Per operazioni con l’estero si applicano comunicazioni specifiche secondo le regole in vigore.

Regola decisionale rapida

Decidi il regime e il coefficiente in 5 passaggi

Uno. Definisci l’attività effettiva e assegna il codice ATECO più preciso della classificazione ATECO 2007.

Due. Se hai più attività, individua quella con più ricavi attesi. È l’attività prevalente. Il suo coefficiente guiderà il tuo calcolo.

Tre. Verifica i requisiti di accesso della Legge 190/2014. Incassi attesi sotto 85.000 euro, assenza di partecipazioni vietate, redditi da dipendente non oltre 30.000 euro, nessuna prevalenza di fatture verso ex datore di lavoro.

Quattro. Stima gli incassi annui. Calcola reddito lordo con il coefficiente. Sottrai i contributi previdenziali stimati. Applica 15% o 5% se hai i requisiti start-up per cinque anni.

Cinque. Se durante l’anno prevedi di superare 100.000 euro, pianifica la gestione dell’IVA dal mese successivo. Se prevedi tra 85.000 e 100.000 euro, resta nel regime ma senza decadenza immediata.

Scenario Requisiti principali Coefficiente e base imponibile Tempistiche e adempimenti
Professionista in Gestione Separata ATECO professionale coerente, incassi anno precedente ≤ 85.000 euro, nessun rapporto dipendente oltre 30.000 euro Coefficiente tipico 78% per attività professionali. Base imponibile = incassi x coefficiente – contributi INPS Gestione Separata versati Fattura elettronica con marca da bollo quando dovuta. Versi acconti e saldo imposta sostitutiva e contributi secondo scadenze fiscali
Commerciante al dettaglio Iscrizione INPS commercianti, eventuale SCIA e iscrizione al Registro Imprese, incassi ≤ 85.000 euro Coefficiente tipico 40%. Base imponibile = incassi x 40% – contributi fissi e percentuali INPS commercianti Contributi INPS con minimali annuali. Possibile riduzione 35% su domanda. Fatturazione elettronica e gestione corrispettivi telematici
Multiattività con due ATECO Entrambe le attività descritte correttamente, rispetto requisiti generali, individuazione della prevalente a fine anno Si applica il coefficiente della prevalente a tutto il totale incassi. Base imponibile unica con deduzione dei contributi Nessun pro-rata tra coefficienti. Verifica periodica della prevalenza. Conserva documenti per dimostrare la ripartizione dei ricavi
Superamento 100.000 euro in corso d’anno Incassi cumulati oltre 100.000 euro. Scatta fuoriuscita immediata come da Legge 197/2022 Il reddito fino al superamento resta forfettario. Da dopo il superamento, obbligo IVA con regime ordinario Applichi IVA dal mese successivo all’evento. Aggiorni documenti e registri. Gestisci eventuale rettifica acconti e adempimenti IVA
Avvio a metà anno Limite 85.000 euro proporzionato ai mesi di attività. Requisiti generali invarati Coefficiente per l’ATECO scelto. Base imponibile costruita con incassi effettivi e contributi versati nell’anno Apri la partita IVA, imposta i codici ATECO corretti, attiva subito la fatturazione elettronica e la gestione contributiva

FAQ

Come scelgo il codice ATECO corretto se svolgo un’attività ibrida fra consulenza e sviluppo software?

Parti dalla descrizione precisa di ciò che vendi. Se fornisci soprattutto servizi di consulenza, l’ATECO dovrà riflettere la consulenza come attività prevalente. Se invece realizzi software su commissione, l’ATECO legato alla produzione o alla programmazione software può essere più aderente. Puoi inserire più codici per le attività accessorie. La prevalente è quella che genera più ricavi nell’anno. Nel forfettario, userai il coefficiente della prevalente per tutto il reddito. Evita di scegliere l’ATECO solo per ottenere un coefficiente più basso. La corrispondenza tra attività reale, contratti e fatture è decisiva. Verifica la classificazione ATECO 2007 dell’ISTAT e, se necessario, valuta un interpello all’Agenzia delle Entrate. La base giuridica resta la Legge 190/2014, consultabile su Normattiva.

Posso dedurre spese reali nel forfettario oltre ai contributi previdenziali?

No. Nel forfettario non deduci le spese reali, a prescindere che siano documentate. Fai eccezione solo per i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. Questi si sottraggono dal reddito determinato con il coefficiente di redditività. L’obiettivo del regime è semplificare. In cambio della semplicità, rinunci alla deduzione analitica dei costi. Se sostieni costi molto elevati e ricorrenti, valuta periodicamente la convenienza tra forfettario e ordinario. Considera IVA detraibile in ordinario, ammortamenti e deduzioni puntuali. Usa una simulazione su incassi, costi e contributi per l’anno corrente. La cornice è sempre quella dei commi 64 e seguenti della Legge 190/2014.

Cosa succede se cambio ATECO durante l’anno perché l’attività evolve?

Puoi aggiornare i codici ATECO quando cambia l’attività. La modifica vale da quel momento in avanti. Per il calcolo del reddito forfettario, la regola resta la stessa. Applicherai il coefficiente dell’attività prevalente dell’intero anno. Se la prevalenza passa dalla vecchia alla nuova attività, la verificherai a consuntivo. Non devi applicare due coefficienti in proporzione ai mesi. Aggiorna anche gli aspetti previdenziali se il cambio comporta un passaggio di gestione. Per esempio, da Gestione Separata a INPS commercianti. Le pratiche si presentano ai registri competenti e all’Agenzia delle Entrate. I riferimenti applicativi sono nelle istruzioni dell’Agenzia e nelle circolari INPS.

Come funziona l’uscita dal forfettario oltre 100.000 euro e cosa devo fare tecnicamente?

La Legge 197/2022 prevede la decadenza immediata se superi 100.000 euro di incassi in corso d’anno. L’effetto pratico è l’obbligo di applicare l’IVA dal mese successivo al superamento. Dovrai emettere fatture con IVA, registrare l’IVA a debito e gestire la detrazione dell’IVA sugli acquisti secondo le regole ordinarie. Il reddito maturato fino a quel momento resta forfettario per l’anno in corso. Organizzati per tempo. Tieni un monitoraggio serrato degli incassi cumulati. Prepara i codici IVA nel gestionale. Se vendi beni al dettaglio, aggiorna il registratore telematico e la gestione dei corrispettivi. Consulta le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per gli adempimenti transitori.

Quando conviene il regime forfettario rispetto a quello ordinario IVA e redditi?

Conviene se hai costi bassi e incassi stabili sotto 85.000 euro. Il coefficiente di redditività gioca a tuo favore se le tue spese reali sarebbero inferiori alla quota di costi forfettari implicita. Conviene anche per la semplicità contabile. Non presenti dichiarazioni IVA e non gestisci detrazioni complesse. Attenzione però a tre situazioni. Uno, se acquisti beni strumentali o servizi con molta IVA, in ordinario potresti recuperarla. Due, se hai personale o collaboratori significativi, in ordinario deduci il costo analitico. Tre, se operi all’estero con catene IVA complesse, l’ordinario può essere più lineare. La valutazione va fatta con dati alla mano. Simula il carico totale considerando imposta sostitutiva, contributi, IVA non detraibile e imposte locali se rilevanti. Le regole base sono nella Legge 190/2014 e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.

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