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Codice ATECO per ingegneri: inquadramento, tassazione e contributi

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Oggi vogliamo affrontare una questione che riguarda da vicino molti giovani aspiranti freelancer: qual è l’inquadramento fiscale connesso al Codice ATECO per gli ingegneri e cosa ne consegue sia in termini di costi e adempimenti iniziali, sia di imposte e contributi da versare negli anni a venire.

Vedremo, quindi, cosa significa realmente aprire Partita IVA come ingegneri liberi professionisti, qual è il budget necessario per “mettersi in proprio” e quali requisiti bisogna esibire per utilizzare il Codice ATECO degli studi di ingegneria e dedicarsi, infine, ad una brillante carriera nel settore.

Pertanto, se sogni di diventare un ingegnere freelance, avviare uno studio a tuo nome e collaborare con imprese ed enti pubblici, questo articolo ti permetterà di chiarire eventuali dubbi ed allontanare i tuoi timori – normalissimi, a nostro parere! – riguardanti l’apertura e la gestione di una Partita IVA.

Codice ATECO per gli ingegneri: requisiti professionali

Per un aspirante ingegnere libero professionista, la Laurea Magistrale in Ingegneria è solo il primo dei vari step che compongono il percorso verso il successo. Difatti, indipendentemente dal ramo scelto – civile, elettronica, ecc. – l’esercizio dell’attività è sempre legato ai seguenti requisiti professionali:

  1. Superamento Esame di Stato
  2. Abilitazione alla professione di ingegnere
  3. Apertura Partita IVA
  4. Iscrizione all’Albo degli Ingegneri e attivazione casella PEC
  5. Sottoscrizione polizza RC professionale

Contestualmente alla registrazione del proprio nominativo nell’apposito Albo, è necessario provvedere anche all’iscrizione ad Inarcassa, ossia la Cassa di Previdenza rivolta alla categoria degli ingegneri.

Per gli ingegneri con contratto di lavoro dipendente – con orario full time o part time, inclusi coloro che svolgono una doppia attività – e soggetti alla contribuzione INPS, vi è comunque l’obbligo di emettere il contributo integrativo in fattura (4%) per versarlo ad Inarcassa e di presentare la dichiarazione reddituale.

Prestazione occasionale o apertura della Partita IVA?

La scelta tra prestazione occasionale e apertura della Partita IVA è un altro “punto critico”.

La legislazione consente agli ingegneri non ancora abilitati, e quindi non iscritti all’Albo, di effettuare prestazioni occasionali per conto di imprese private, purché queste contemplino la sola attività tecnico-professionale, senza potere di firma dei progetti, né di direzione dei lavori.

Tali prestazioni, tuttavia, devono svolgersi entro i limiti previsti per il lavoro autonomo occasionale, ovvero:

  • Durata massima di 30 giorni/anno per ciascun committente
  • Collaborazioni di carattere episodico (non ripetute durante l’anno)
  • Divieto di promozione attraverso qualsiasi mezzo (inclusa pubblicità online)

Insomma, come puoi notare, abbiamo a che fare con uno strumento utile nel periodo post-laurea, o comunque nelle fasi iniziali, ma del tutto inadatto per chiunque voglia crescere professionalmente, crearsi una cerchia di clienti “affezionati”, farsi strada nel settore e dare vita ad un business remunerativo.

Aprire Partita IVA come ingegnere: costi e adempimenti

Se sei arrivato fino a questo punto, siamo certi che aprire uno studio di ingegneria, per te, è molto più di un semplice desiderio. Dunque, è giunto il momento di svelarti i passaggi burocratici che ti permetteranno di coronare il tuo sogno e iniziare a lavorare come ingegnere freelance, senza sottostare ai vincoli prima elencati.

Come prima cosa, sappi che, per aprire la Partita IVA da ingegnere, puoi ricorrere ad una comoda procedura telematica mediante il portale web dell’Agenzia delle Entrate o, ancora meglio, affidarti a Fiscozen per il disbrigo delle varie incombenze.

In questo modo ti aiuteremo noi a valutare le opzioni disponibili ed a scegliere correttamente sia il regime fiscale che il Codice ATECO più indicati per gli ingegneri liberi professionisti. Quanto ti costerà tutto ciò?

Con Fiscozen l’apertura della Partita IVA è gratuita per tutti i freelanceringegneri compresi.

Inoltre, al modico prezzo di 299 euro + IVA, potrai accedere ad un servizio di consulenza ed assistenza fiscale “all inclusive” e, soprattutto, ad una comoda piattaforma digitale pensata appositamente per le piccole Partite IVA.

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Codice ATECO per ingegneri

Abbiamo già introdotto la questione del Codice ATECO per gli ingegneri che lavorano freelance, ma adesso è giunto il momento di esaminare tutti i dettagli. Sappiamo, infatti, che ogni Partita IVA è associata ad un codice composto da sei cifre – detto, appunto, Codice ATECO – che serve ad identificare con chiarezza l’attività svolta.

Dunque, qual è il Codice ATECO utilizzato dagli ingegneri?

La risposta è: 71.12.10 (Attività degli studi di ingegneria).

Da questo codice possiamo rilevare due elementi chiave: il coefficiente di redditività – pari al 78% – e le spese deducibili – il restante 22% – nel regime forfettario, argomento di cui parleremo nella prossima sezione.

Regime forfettario per ingegneri

Giunti al momento di scegliere il Codice ATECO per gli ingegneri freelance (e per gli studi di ingegneria), non abbiamo incontrato grosse difficoltà, poiché questa professione, come altre (vedi ad es. medico, avvocato, psicologo, architetto, infermiere, dentista ecc.), è ben radicata nella nostra società e, quindi, presenta una classificazione ben riconoscibile.

Le cose cambiano, però, quando la scelta riguarda il regime fiscale. Qual è l’opzione migliore?

Per i professionisti che prevedono di fatturare meno di 65.000 euro/anno, la scelta non può che ricadere sul nuovo regime forfettario: l’unico che, allo stato attuale, può garantire un interessante margine di risparmio sulla tassazione, grazie ad un’aliquota vantaggiosa che varia dal 15% al 5% (per chi possiede i requisiti).

L’aliquota standard, infatti, è pari al 15% del reddito imponibile – corrispondente, a sua volta, al 78% del fatturato complessivo, meno l’importo versato per i contributi previdenziali nell’anno di riferimento – ma, in alcuni casi, è possibile beneficiare di un’ulteriore riduzione – dal 15% al 5% – per i primi cinque anni di attività.

Franchigia IVA, esonero dalla fatturazione elettronica, nessun obbligo di registrare le fatture (sia in entrata che in uscita) e i corrispettivi, no agli studi di settore, all’esterometro: sono questi i vantaggi che, insieme alla tassazione agevolata, rendono la Partita IVA forfettaria ben più gestibile da ogni punto di vista.

In qualità di ingegnere forfettario, infatti, dovrai solamente presentare la dichiarazione dei redditi e, con frequenza annuale, versare le imposte e i contributi con il Modello F24, il tutto senza muoverti da casa o dall’ufficio.

In più, per mantenerti all’interno dei parametri consentiti e scongiurare il rischio di fuoriuscita (con conseguente ritorno al regime ordinario/ordinario semplificato a partire dall’anno successivo), non dovrai superare:

  • 65.000 euro/anno di ricavi e compensi
  • 30.000 euro/anno di redditi da lavoro dipendente o assimilati
  • 20.000 euro/anno di spesa per il tuo staff (impiegati e collaboratori)

Oltre ai limiti succitati, la legislazione prevede una serie di cause ostative che, non appena si verificano, rendono impossibile l’applicazione del forfettario. Clicca qui per avere maggiori informazioni.

Previdenza e contributi per gli ingegneri

Il terzo punto che vogliamo esaminare riguarda l’inquadramento contributivo che deriva dall’uso del Codice ATECO per gli ingegneri. Questa categoria professionale – per chi non lo sapesse – condivide la Cassa di Previdenza con i “colleghi” architetti: l’ente in questione si chiama Inarcassa.

Per chi esercita la sola libera professione, l’iscrizione ad Inarcassa – come già anticipato – avviene in seguito al conseguimento dell’abilitazione ed alla registrazione all’Albo degli Ingegneri.

Al contrario, per chi ha già un contratto da dipendente – sia full time che part time – presso un’azienda privata e, quindi, è sottoposto alla previdenza INPS, l’iscrizione risulta impossibile per un semplice motivo: Inarcassa è una cassa esclusiva. Pertanto, se intendi svolgere una seconda attività come ingegnere freelance, dovrai iscriverti alla Gestione Separata INPS, ma sarai comunque tenuto a versare – esponendolo direttamente in fattura – il contributo integrativo.

Analogamente, i praticanti non ancora abilitati alla libera professione che vogliono aprire Partita IVA, pur utilizzando il medesimo Codice ATECO degli ingegneri, fanno inizialmente riferimento alla Gestione Separata INPS, per poi passare ad Inarcassa dopo il superamento dell’Esame di Stato.

Cosa accade, invece, agli ingegneri abilitati ed iscritti all’Albo che decidono di aprire Partita IVA ed esercitare come liberi professionisti? A quanto ammontano i loro contributi previdenziali? Scopriamolo insieme!

Per facilitare il calcolo, analizziamo separatamente le quattro tipologie di contributi previste da Inarcassa:

  1. Contributo soggettivo → Calcolato sul reddito professionale con aliquota al 14,5% (al di sotto di 125.000 euro), con un versamento minimo obbligatorio di 2.355 euro (frazionabile in 12 rate mensili), è dovuto da tutti gli ingegneri iscritti ad Inarcassa ed è deducibile per intero ai fini Irpef.
  2. Contributo facoltativo → Contributo opzionale con aliquota compresa tra l’1% e l’8,5% del reddito professionale, con un versamento minimo di 205 euro ed un massimo di 10.450,75 euro.
  3. Contributo integrativo → Calcolato sul volume d’affari IVA con aliquota al 4%, prevede un versamento minimo di 700 euro ed una quota – compresa, in base all’anzianità maturata, tra il 25% e il 50% – riconosciuta ai fini previdenziali. Dovuto sia dagli ingegneri liberi professionisti regolarmente iscritti, sia dai dipendenti part/full time non iscritti che svolgono contemporaneamente una seconda attività da freelancer.
  4. Contributo di paternità/maternità → Si divide in due rate, da corrispondere insieme ai contributi minimi soggettivo ed integrativo, rispettivamente entro il 30 giugno (acconto pari a 20 euro) ed il 30 settembre (saldo pari alla differenza tra acconto ed importo definitivo). Come la prima tipologia, è deducibile ai fini Irpef.

Infine, ricordiamo che gli ingegneri con meno di 35 anni e con fatturato inferiore a 47.050 euro/anno, per i primi cinque anni, godono di una riduzione di 2/3 dei contributi minimi soggettivo ed integrativo (che, quindi, ammontano rispettivamente 785 euro e 233,30 euro) e di 1/2 sull’aliquota di calcolo (dal 14,50% al 7,25%) del primo.

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