Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se hai aperto la Partita IVA dopo il 2016 non puoi entrare nel regime dei minimi; se l’hai aperta prima, verifica in dichiarazione e con i requisiti se puoi ancora restare oppure ti conviene il forfettario.
- Il regime dei minimi (detto anche regime di vantaggio) è chiuso ai nuovi ingressi dal 2016; possono restare solo i “vecchi” aventi diritto.
- Per restare: ricavi entro 30.000 euro, nessun dipendente/collaboratore, beni strumentali entro 15.000 euro nel triennio, durata max 5 anni o fino a 35 anni.
- Il forfettario 2026 si applica fino a 85.000 euro, con imposta sostitutiva 15% (5% start-up), uscita immediata oltre 100.000 euro.
Che cos’è davvero il “regime dei minimi” e chi può ancora usarlo nel 2026
Con “regime dei minimi” molti intendono il vecchio regime agevolato al 5%. Il nome tecnico è “regime di vantaggio”. È stato introdotto dal Decreto-Legge 98/2011, articolo 27, convertito in Legge 111/2011.
Dal 2015 il legislatore ha creato il regime forfettario con la Legge 190/2014, commi 54-89. Dal 2016 ha chiuso i nuovi ingressi nel regime dei minimi, lasciando una fase transitoria. La transizione è disciplinata dalla Legge 208/2015.
Tradotto: nel 2026 nessuno può entrare nei minimi. Vi restano solo i titolari di Partita IVA che vi erano già dentro, e finché durano i loro requisiti. La durata è limitata: in origine 5 anni dall’inizio attività oppure fino al compimento dei 35 anni, se più favorevole. Questa regola è scritta nell’articolo 27 del Decreto-Legge 98/2011.
La base normativa si reperisce sul portale Normattiva. Le interpretazioni ufficiali sono nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate dedicate ai regimi agevolati.
Come verificare subito se sei ancora nel regime dei minimi
1) Controlla il Modello Redditi degli anni precedenti
Cerca il quadro compilato nei Modelli Redditi Persone Fisiche:
- Quadro RG o RE: sei in regime ordinario (impresa o lavoro autonomo).
- Quadro LM: sei in un regime agevolato. Nello stesso quadro convivono sia minimi sia forfettario.
Nel quadro LM, le sezioni e i righi indicano se hai applicato l’imposta sostitutiva dei minimi o quella del forfettario. Le istruzioni ministeriali lo precisano ogni anno.
2) Verifica l’incassato dell’anno precedente (principio di cassa)
Sia i minimi sia il forfettario usano il principio di cassa. Significa che contano gli incassi effettivi, non le fatture emesse ma non incassate. Fai la somma degli incassi dell’anno. Se sei nei minimi, il tetto è 30.000 euro.
3) Confronta i requisiti oggettivi dei minimi
Per restare nei minimi devi rispettare requisiti precisi (fonte normativa: Decreto-Legge 98/2011 e rinvii alla Legge 244/2007 per le condizioni operative):
- Ricavi/compensi annui non oltre 30.000 euro (per cassa).
- Nessun dipendente o collaboratore. Non devi sostenere spese per lavoro dipendente o assimilato.
- Beni strumentali acquistati nel triennio non oltre 15.000 euro complessivi. “Beni strumentali” significa attrezzature, computer, macchinari dedicati all’attività.
- Durata massima: 5 anni dall’avvio oppure fino a 35 anni di età, se più favorevole.
Se manca uno di questi requisiti, esci dai minimi e passi al regime ordinario o, se ne hai i requisiti, al forfettario.
Requisiti e funzionamento: minimi vs forfettario 2026
Regime dei minimi (regime di vantaggio)
Imposta sostitutiva al 5% sul reddito. Il reddito si calcola in modo “analitico”: ricavi meno costi deducibili, meno contributi previdenziali. Non applichi l’IVA né ritenute d’acconto. Adotti semplificazioni contabili.
I vincoli principali, da ricordare in modo semplice:
- Limite ricavi: 30.000 euro annui. Se superi, perdi il regime. La disciplina originaria prevedeva anche casi di uscita immediata al superamento rilevante; verifica la tua casistica con le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
- Divieto di dipendenti/collaboratori e di spese per lavoro dipendente.
- Beni strumentali: massimo 15.000 euro nel triennio.
- Durata: 5 anni o fino ai 35 anni di età, secondo l’articolo 27 del Decreto-Legge 98/2011.
Regime forfettario 2026
È il regime naturale per chi ha ricavi contenuti. È disciplinato dalla Legge 190/2014, commi 54-89, aggiornata, tra l’altro, dalla Legge 197/2022.
- Soglia ricavi: fino a 85.000 euro annui (per cassa). Uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno, dal momento del superamento.
- Imposta sostitutiva: 15% sul reddito forfettario. 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni “start-up” (attività nuova, nessuna prosecuzione di attività già svolta, niente rapporto di lavoro dipendente continuativo verso lo stesso datore negli anni recenti).
- Reddito forfettario: ricavi per un coefficiente di redditività che dipende dal codice ATECO. Poi deduci solo i contributi previdenziali versati.
- Niente IVA e molte semplificazioni contabili.
- Casi di esclusione: partecipazioni in società di persone o S.r.l. “trasparenti”, controllo di S.r.l. con attività riconducibile, residenza fiscale non ammessa salvo eccezioni UE/SEE, e altre ipotesi dell’articolo 1, comma 57, della Legge 190/2014.
Quando conviene passare dal regime dei minimi al forfettario
Differenze fiscali chiave
Nei minimi paghi il 5% sul reddito “vero” (ricavi meno costi). Nel forfettario paghi il 15% sul reddito forfettario (ricavi per coefficiente), oppure il 5% per start-up. Se hai molti costi reali, i minimi possono essere più leggeri. Se hai pochi costi, spesso il forfettario è più efficiente, grazie al coefficiente e alla soglia alta di 85.000 euro.
Un’altra differenza: nei minimi hai paletti rigidi su beni strumentali e personale. Nel forfettario puoi avere dipendenti, se resti sotto gli 85.000 euro e non violi le cause di esclusione.
Esempio semplice
Professionista con ricavi 28.000 euro, costi reali 10.000 euro, contributi 3.000 euro.
- Minimi: reddito = 28.000 – 10.000 – 3.000 = 15.000. Imposta 5% = 750 euro.
- Forfettario (ipotesi coefficiente 78%): reddito = 28.000 x 78% = 21.840; – 3.000 contributi = 18.840. Imposta 15% = 2.826 euro. Se start-up 5% = 942 euro.
In questo esempio i minimi restano più convenienti rispetto al forfettario al 15%. Ma se i costi reali fossero bassi, il forfettario potrebbe vincere.
Passaggio e tempistiche
Puoi scegliere il forfettario dal 1° gennaio dell’anno successivo, se prevedi di non rispettare più i minimi o se ti conviene. La scelta si manifesta in dichiarazione IVA/Redditi e nei comportamenti con i clienti (fatture senza IVA con indicazioni forfettarie).
La normativa di riferimento è la Legge 190/2014. Le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate spiegano i codici e le note da inserire in fattura e in dichiarazione.
“Regola decisionale rapida”
Domande sì/no per scegliere in modo logico
- Hai aperto la Partita IVA dopo il 2016? Sì: i minimi non sono più accessibili. Valuta il forfettario. No: prosegui.
- Nel Modello Redditi compari nel quadro LM come “regime di vantaggio/minimi”? Sì: prosegui. No: probabilmente non sei nei minimi.
- Hai meno di 35 anni o non hai ancora superato i 5 anni di attività nel regime? Sì: potresti restare. No: uscirai per durata esaurita.
- Incassi annui entro 30.000 euro? Sì: requisito rispettato. No: perderai il regime.
- Hai zero dipendenti/collaboratori e beni strumentali nel triennio entro 15.000 euro? Sì: puoi restare. No: perdi il regime.
- Confronto imposte: calcola minimi (5% su reddito analitico) vs forfettario (15% o 5% start-up su reddito forfettario). Dove paghi meno e con meno vincoli? Scegli quello.
Riferimenti normativi e prassi da citare
Norme primarie
Decreto-Legge 98/2011, articolo 27, convertito in Legge 111/2011: istituisce il regime di vantaggio (detto minimi) e le regole su durata e requisiti. Legge 190/2014, commi 54-89: istituisce il regime forfettario. Legge 208/2015: disciplina la transizione dal 2016. Legge 197/2022: aggiorna il forfettario a 85.000 euro e prevede l’uscita immediata oltre 100.000 euro.
Prassi e istruzioni
Agenzia delle Entrate: circolari e risoluzioni sui regimi agevolati, istruzioni annuali del Modello Redditi Persone Fisiche e dei quadri LM/RG/RE. Portale Normattiva: testi consolidati delle leggi citate.
Attenzioni operative che evitano errori
Fatturazione e diciture
Nei minimi e nel forfettario non addebiti IVA. Indica la norma di esenzione in fattura. Conserva le ricevute di incasso, perché contano con il principio di cassa.
Contributi previdenziali
I contributi si pagano comunque (INPS gestione separata o casse professionali). Sono deducibili dal reddito sia nei minimi sia nel forfettario.
Uscita e rientro
Se perdi i requisiti dei minimi, esci. In seguito puoi valutare il forfettario se rispetti i suoi requisiti. Verifica sempre gli effetti IVA in caso di uscita in corso d’anno, secondo le regole vigenti e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
| Scenario (2026) | Regime applicabile | Requisiti/condizioni chiave | Tempistiche pratiche |
|---|---|---|---|
| Partita IVA aperta nel 2018 | Minimi non accessibili; valuta forfettario | Soglia ricavi 85.000 euro; esclusioni comma 57 Legge 190/2014 | Scelta dal 1° gennaio; uscita immediata se superi 100.000 euro |
| Partita IVA 2015, 29 anni, ricavi 27.000 euro, nessun dipendente | Puoi restare nei minimi | Durata: fino a 35 anni o 5 anni se più favorevole; tetto 30.000 euro; beni strumentali entro 15.000 euro nel triennio | Conferma annuale in LM; ricalcola ogni anno requisiti e durata residua |
| Partita IVA 2013, ricavi 36.000 euro nel 2025 | Esci dai minimi | Superato tetto 30.000 euro; verifica se puoi entrare nel forfettario | Dal 1° gennaio 2026 passi a forfettario o ordinario; adegua fatture e dichiarazioni |
| Professionista in minimi con assunzione di un dipendente | Perdi i minimi | Divieto di spese per lavoro dipendente nel regime di vantaggio | Passaggio al regime ordinario o, se possibile, al forfettario dall’anno successivo o secondo prassi applicabile |
| Forfettario 2026 con ricavi 92.000 euro | Resti forfettario fino a fine anno | Soglia 85.000 euro non determina uscita infra-annuale; ma attenzione alla soglia 100.000 euro | Se resti sotto 100.000 euro, esci dal 2027; oltre 100.000 uscita immediata nel 2026 |
| Nuova attività 2026, requisiti start-up rispettati | Forfettario 5% per 5 anni | Attività nuova, nessuna prosecuzione né continuità con ex datore | Applichi 5% per 5 periodi d’imposta; verifica cause ostative ogni anno |
FAQ
1) Ho aperto la Partita IVA nel 2015: come capisco se sono ancora nei minimi nel 2026?
Verifica tre cose. Primo: nel Modello Redditi 2025 (redditi 2024) hai compilato il quadro LM come regime di vantaggio? Se sì, è un buon indizio. Secondo: controlla i requisiti oggettivi 2025, perché la permanenza si valuta anno per anno. Devi avere incassi entro 30.000 euro, nessuna spesa per lavoro dipendente o collaboratori e beni strumentali nel triennio entro 15.000 euro. Terzo: controlla la durata. L’articolo 27 del Decreto-Legge 98/2011 prevede cinque anni di regime o, se più favorevole, fino al compimento dei 35 anni. Se nel 2026 hai già superato i 35 anni e hai terminato i cinque anni utili, la durata potrebbe essere finita. In caso di dubbio, consulta le istruzioni del Modello Redditi e le circolari dell’Agenzia delle Entrate, che spiegano come barrare i righi e quando dichiarare il cambio di regime.
2) Ho superato di poco i 30.000 euro di incassi: perdo subito i minimi o dall’anno dopo?
La regola base nei minimi lega la permanenza al rispetto del tetto di 30.000 euro. Se superi il limite, il regime non è più applicabile. La prassi dell’Agenzia delle Entrate distingue tra superamento del limite e casi di fuoriuscita immediata, secondo le norme originarie e i chiarimenti sul regime di vantaggio. In pratica, molti casi comportano l’uscita dal periodo d’imposta successivo; in situazioni di superamento rilevante possono esserci effetti nell’anno. Per evitare errori su IVA e ritenute, verifica la tua posizione con le istruzioni ufficiali e con la prassi più recente. Conserva un prospetto degli incassi mese per mese: ti aiuta a prevenire lo sforamento.
3) Ho costi alti: mi conviene restare nei minimi o passare al forfettario?
Se hai costi elevati e ricavi entro 30.000 euro, spesso i minimi sono migliori. Paghi il 5% su un reddito calcolato “per davvero”: ricavi meno costi meno contributi. Nel forfettario paghi il 15% (o 5% start-up) su un reddito forfettario definito da coefficienti. Se i tuoi costi reali superano la deduzione implicita del coefficiente, il forfettario può risultare più caro. Esempio: con ricavi 28.000 euro e costi 10.000 euro, l’imposta nei minimi spesso batte il forfettario al 15%. Fai però un confronto numerico su un anno tipo. Considera anche i vincoli operativi: nei minimi non puoi avere dipendenti e hai limiti sui beni strumentali; nel forfettario hai più libertà.
4) Se esco dai minimi, posso entrare nel forfettario subito?
Di norma il passaggio avviene dal 1° gennaio dell’anno successivo, se possiedi i requisiti del forfettario. Il forfettario richiede ricavi entro 85.000 euro, assenza di cause ostative (ad esempio partecipazioni in società di persone o controllo di S.r.l. con attività riconducibile) e rispetto delle regole dell’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014. Se superi i 100.000 euro in corso d’anno nel forfettario, scatta l’uscita immediata dal momento del superamento. Ricorda di aggiornare le fatture, le diciture e i registri secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Valuta anche l’impatto previdenziale, perché i contributi si calcolano sul reddito del nuovo regime.
5) Ho aperto dopo il 2016: i minimi sono del tutto preclusi? Esiste un’alternativa “under 35”?
Sì, i minimi sono chiusi ai nuovi ingressi dopo il 2016. L’alternativa è il forfettario. Non esiste nel 2026 un regime “minimi” per soli under 35. Tuttavia, il forfettario prevede l’aliquota ridotta 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni di start-up: attività realmente nuova, nessuna prosecuzione di attività precedente, nessuna continuità con il datore di lavoro degli anni recenti. Questa è la via attuale per chi inizia e vuole un’imposta molto bassa all’avvio. La disciplina è nella Legge 190/2014 e nei chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Pianifica prima di emettere la prima fattura: scegliere bene il regime dall’inizio evita rettifiche e sanzioni.
