Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Nel forfettario paghi l’imposta sostitutiva a saldo sull’anno precedente e in acconto per l’anno in corso, con metodo storico o previsionale; scadenze principali 30 giugno e 30 novembre; aliquote 15% o 5% start-up.
- Acconti imposta sostitutiva: 100% dell’imposta dell’anno precedente; soglie 51,65 e 257,52 euro; ripartizione 40% a giugno e 60% a novembre.
- Metodi di calcolo: storico (su imposta precedente) o previsionale (su stima 2026), con rischio sanzioni se l’acconto risulta carente.
- Aliquote: 15% standard; 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti di start-up previsti dalla L. 190/2014.
Cos’è il regime forfettario e come si calcola l’imposta
Il regime forfettario è un regime agevolato per persone fisiche titolari di partita IVA. Si applica fino a 85.000 euro di ricavi o compensi annui.
Reddito imponibile: ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività. Il coefficiente varia per codice ATECO. Esempio: servizi professionali 78%, commercio 40%.
Imposta sostitutiva: si applica sul reddito imponibile. L’aliquota è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up. L’imposta è “sostitutiva” perché sostituisce IRPEF, addizionali, e IRAP.
Principio di cassa: contano gli incassi effettivi dell’anno, non le fatture emesse non incassate.
Fonti normative: L. 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario); Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e 2024 (L. 213/2023) per soglia 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000 euro; documenti e circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Saldo e acconto nel forfettario: regole 2026
Paghi il saldo dell’imposta sostitutiva dell’anno precedente e gli acconti per l’anno in corso. Usi il modello F24 con codici tributo dedicati.
L’acconto complessivo è pari al 100% dell’imposta sostitutiva dovuta per l’anno precedente. Si applicano le stesse soglie e rate dell’IRPEF.
Scadenze e soglie
Scadenze generali: prima rata acconto e saldo entro il 30 giugno. È possibile pagare entro il 30 luglio con una maggiorazione dello 0,40%. Seconda rata acconto entro il 30 novembre.
Soglie: se l’imposta sostitutiva dell’anno precedente è pari o inferiore a 51,65 euro, nessun acconto è dovuto. Se supera 51,65 ma non 257,52 euro, l’acconto si versa in unica soluzione il 30 novembre. Oltre 257,52 euro, l’acconto si divide in due rate: 40% a giugno e 60% a novembre.
Fonti: D.P.R. 435/2001 per termini e rate; D.Lgs. 241/1997 per i versamenti; prassi Agenzia delle Entrate su codici e regole comuni alle imposte sostitutive.
Metodo storico: come si calcola
Il metodo storico usa l’imposta sostitutiva dovuta per l’anno precedente come base dell’acconto 2026.
Esempio: imposta 2025 pari a 1.000 euro. Acconto 2026 complessivo 1.000 euro. Paghi 400 euro al 30 giugno (40%) e 600 euro al 30 novembre (60%).
Se l’imposta 2025 fosse 200 euro, unico acconto 200 euro al 30 novembre, perché sotto 257,52 euro.
Metodo previsionale: quando conviene e rischi
Il metodo previsionale stima l’imposta 2026 in base a incassi attesi 2026. Può convenire se prevedi cali di ricavi, sospensioni o chiusura.
Rischio: se l’acconto versato risulta inferiore a quanto dovuto con il metodo storico, paghi la differenza e una sanzione per insufficiente versamento.
La sanzione base per carente versamento è il 30% (D.Lgs. 471/1997, art. 13). Puoi ridurla con il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997, art. 13) versando spontaneamente sanzioni ridotte e interessi legali.
Esempi rapidi
Imposta 2025 = 800 euro. Storico: acconto 2026 di 800 euro (320 + 480). Previsionale: prevedi imposta 2026 di 400 euro, versi 400 euro (160 + 240). A saldo 2027 si conguaglia: se hai versato meno del dovuto, paghi differenza e sanzioni/ interessi; se hai versato di più, maturi credito.
Imposta 2025 = 40 euro. Nessun acconto 2026. Imposta 2025 = 180 euro. Acconto unico 180 euro al 30 novembre.
Attenzione: verifica sempre i tuoi incassi trimestralmente per correggere la previsione con ravvedimento tempestivo.
Aliquota 15% o 5%: requisiti, durata e cause di uscita
Aliquota ordinaria 15%: si applica a tutti i forfettari senza agevolazione start-up. Aliquota 5%: si applica per i primi 5 anni se rispetti requisiti specifici.
Requisiti 5% (L. 190/2014, commi 65-69, come interpretati dalla prassi): non aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa anche in forma associata o familiare; attività non deve costituire mera prosecuzione di lavoro dipendente o assimilato svolto in precedenza, salvo periodo di pratica obbligatoria; se prosegui attività di altro soggetto, i ricavi di tale attività nell’anno precedente non devono superare 85.000 euro.
Durata: 5 periodi d’imposta dall’avvio. Se perdi i requisiti prima, passi al 15% dall’anno successivo.
Uscita dal forfettario: se superi 85.000 euro ma non oltre 100.000 euro, esci l’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci immediatamente nell’anno del superamento con applicazione dell’IVA dal momento del superamento (L. 197/2022, confermata da L. 213/2023). Verifica le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate aggiornate.
Versamenti, F24 e codici tributo
Usa F24 telematico. Codici tributo imposta sostitutiva forfettario: saldo 1790; acconto prima rata 1793; acconto seconda rata o unica soluzione 1794. Indica sempre l’anno di riferimento corretto.
Paga in un’unica soluzione o a rate quando consentito per saldo e prima rata di acconto. Le rate prevedono interessi calcolati al tasso legale vigente. La maggiorazione per pagamento entro il 30 luglio è dello 0,40%.
Compensazioni: puoi compensare crediti disponibili (per esempio IVA occasionalmente a credito per annualità pregresse o crediti INPS) nel rispetto dei limiti e dei controlli. Conserva deleghe F24 e quietanze per eventuali verifiche.
Ravvedimento operoso e gestione errori
Se sbagli importo o scadenza, puoi correggere con il ravvedimento operoso. Più sei tempestivo, più la sanzione si riduce.
Esempi: entro 14 giorni sanzione molto ridotta; entro 30 giorni riduzione intermedia; entro 90 giorni, entro la dichiarazione successiva o oltre, riduzione progressivamente minore. Devi versare imposta, sanzione ridotta e interessi legali.
Fonti: D.Lgs. 471/1997 (sanzioni per omesso o insufficiente versamento), D.Lgs. 472/1997 (ravvedimento), istruzioni Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Quando usare il metodo storico
Usalo se:
- Prevedi ricavi stabili o in crescita rispetto all’anno precedente.
- Hai margine di cassa per sostenere acconti pieni senza stress finanziario.
- Vuoi minimizzare il rischio sanzioni per acconto carente.
Quando usare il metodo previsionale
Usalo se:
- Prevedi cali di ricavi per contratti persi, maternità, malattia, o riduzione attività.
- Hai programmato la chiusura della partita IVA durante l’anno.
- Hai dati certi su incassi ridotti (ordini cancellati, agenda vuota, commesse rinviate).
Nesso logico
- Se incassi 2026 attesi < incassi 2025 in misura significativa, valuta previsionale.
- Se incassi 2026 attesi ≈ o > incassi 2025, resta sullo storico.
- Se scegli previsionale, monitora trimestralmente e ravvedi subito se la stima sale.
Esempi di calcolo completi
Esempio A (professionista, coefficiente 78%): incassi 2025 = 40.000. Reddito imponibile 31.200. Contributi previdenziali versati 2025 = 4.000. Base imposta 27.200. Aliquota 15% = 4.080 euro. Acconti 2026 storici: 1.632 euro al 30 giugno (40%) e 2.448 euro al 30 novembre (60%).
Esempio B (start-up 5%): stessi dati ma aliquota 5%. Imposta 2025 = 1.360 euro. Acconti 2026: 544 euro a giugno e 816 euro a novembre. Se prevedi incassi 2026 pari a 25.000 euro, puoi passare al previsionale e ridurre gli acconti in proporzione.
Esempio C (acconto sotto soglia): imposta 2025 = 200 euro. Acconto 2026 unico: 200 euro al 30 novembre. Se imposta 2025 = 45 euro, nessun acconto.
Tabella operativa scenari 2026
| Scenario | Requisiti principali | Versamenti e tempistiche | Rischi e note operative |
|---|---|---|---|
| Start-up 5% (primi 5 anni) | Nessuna attività simile nei 3 anni precedenti; non mera prosecuzione di lavoro dipendente; proseguimento di attività altrui con ricavi anno precedente ≤ 85.000 | Saldo 2025 e acconti 2026 con aliquota 5%; acconti: 40% 30/06 (o 30/07 +0,40%), 60% 30/11; soglie 51,65 e 257,52 | Perdita requisiti comporta 15% dall’anno successivo; conserva prove dei requisiti; fonte: L. 190/2014 |
| Aliquota ordinaria 15% | Ricavi/compensi 2025 ≤ 85.000; permanenza nel forfettario | Saldo 2025 e acconti 2026 come da regole generali; F24 codici 1790, 1793, 1794 | Controlla coefficienti di redditività e contributi deducibili per ridurre base imponibile |
| Metodo previsionale per forte calo incassi | Previsione documentabile di minori incassi 2026 rispetto al 2025 | Calcoli acconto su imposta 2026 stimata; rate come da regole; verifica trimestrale | Se acconto carente, sanzione 30% riducibile con ravvedimento; fonti: D.Lgs. 471/1997 e 472/1997 |
| Superamento 100.000 euro in corso d’anno | Ricavi/compensi 2026 > 100.000 | Uscita immediata dal forfettario; applicazione IVA dal superamento; conguagli a saldo | Regola introdotta da L. 197/2022 e confermata; attenzione alla numerazione e all’IVA dal momento del superamento |
| Ricavi tra 85.001 e 100.000 euro | Superi 85.000 ma non 100.000 | Rimani forfettario per l’anno in corso; esci dal periodo d’imposta successivo | Pianifica il passaggio per tempo (IVA, ritenute, adempimenti) |
| Imposta precedente sotto soglia | Imposta sostitutiva anno precedente ≤ 51,65 oppure ≤ 257,52 | Nessun acconto o acconto unico a novembre | Controlla sempre l’imposta netta dopo crediti; evita versamenti non dovuti |
FAQ
Come si calcola l’acconto con il metodo storico nel forfettario e quali soglie devo rispettare?
Prendi l’imposta sostitutiva dovuta per l’anno precedente, al netto di crediti e detrazioni spettanti. Quell’importo diventa l’acconto complessivo per l’anno in corso. Se l’imposta non supera 51,65 euro, l’acconto non è dovuto. Se è superiore a 51,65 ma non oltre 257,52 euro, versi tutto in un’unica soluzione il 30 novembre. Se supera 257,52 euro, dividi l’acconto in due rate: 40% entro il 30 giugno (o entro il 30 luglio con maggiorazione dello 0,40%) e 60% entro il 30 novembre. Le regole di scadenze e rate seguono la disciplina generale dei versamenti d’imposta prevista dal D.P.R. 435/2001 e dal D.Lgs. 241/1997, applicata all’imposta sostitutiva del forfettario. Usa i codici tributo corretti in F24: 1793 per la prima rata e 1794 per la seconda o per l’unica soluzione, e 1790 per il saldo dell’anno precedente.
Quando conviene il metodo previsionale e come gestisco il rischio di sanzione per acconto carente?
Conviene se hai una previsione seria e prudente di incassi più bassi rispetto all’anno precedente. È tipico in caso di cessazione o sospensione, perdita di clienti principali, riduzione pianificata dell’attività, o malattia prolungata. Se a consuntivo l’imposta 2026 risulta superiore a quella stimata, l’acconto versato potrebbe essere insufficiente. In quel caso devi integrare a saldo e si applica la sanzione per carente versamento, pari al 30% dell’imposta non versata nei termini (D.Lgs. 471/1997). Puoi attenuare l’impatto usando il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997): versi spontaneamente differenza, sanzione ridotta in base al ritardo e interessi legali. Consiglio operativo: aggiorna la previsione ogni trimestre e, se noti scostamenti, ravvedi subito l’eventuale carenza per ridurre le sanzioni.
Come incidono i contributi previdenziali nel calcolo dell’imposta sostitutiva e degli acconti?
I contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno sono deducibili dalla base imponibile dell’imposta sostitutiva. Esempio: incassi x coefficiente di redditività = reddito lordo; sottrai i contributi versati nell’anno; ottieni la base imponibile su cui applichi il 15% o il 5%. Di conseguenza, contributi più alti riducono l’imposta 2025 e, quindi, anche gli acconti 2026 se usi il metodo storico. Ricorda che anche i contributi hanno il loro sistema di saldo e acconto, con regole e minimali diversi a seconda della gestione (INPS Gestione Separata, artigiani/commercianti, casse professionali). Il pagamento dei contributi non si fa con gli stessi codici tributo dell’imposta sostitutiva e segue avvisi o F24 dedicati. In fase di pianificazione cassa, considera sia imposta sostitutiva sia contributi, perché spesso i contributi pesano più dell’imposta stessa.
Quali sono i requisiti precisi per l’aliquota al 5% e in quali casi perdo l’agevolazione?
L’aliquota al 5% dura al massimo cinque periodi d’imposta iniziali. Devi: non aver esercitato, nei tre anni precedenti, attività artistica, professionale o d’impresa anche in forma associata o familiare; l’attività non deve essere mera prosecuzione di lavoro dipendente o assimilato svolto in precedenza (fanno eccezione i periodi di pratica obbligatoria ai fini dell’abilitazione); se prosegui attività di un altro soggetto, i ricavi di tale attività nell’anno precedente non devono superare 85.000 euro. Se non rispetti uno di questi requisiti, non puoi applicare il 5% o lo perdi dall’anno successivo. Se durante i cinque anni superi il limite di 85.000 euro resti nel 5% per l’anno in corso e passerai al 15% l’anno successivo, salvo il superamento di 100.000 euro che fa uscire immediatamente dal forfettario con gli effetti IVA dal momento del superamento (norme introdotte dalla Legge di Bilancio 2023 e confermate). Le basi normative sono nella L. 190/2014 e nelle successive leggi di bilancio; puoi consultare i testi aggiornati su Normattiva.
Posso rateizzare i versamenti e usare crediti in compensazione? Quali codici tributo devo indicare?
Sì, puoi rateizzare il saldo e la prima rata di acconto nel rispetto delle finestre previste. Ogni rata oltre la prima sconta interessi calcolati al tasso legale vigente. Se versi dopo il 30 giugno ma entro il 30 luglio, applichi la maggiorazione dello 0,40% sull’importo dovuto e puoi comunque rateizzare da quella data. Puoi compensare crediti disponibili (tributari o previdenziali) nel modello F24, rispettando i limiti di compensazione e gli eventuali obblighi di visto di conformità per importi elevati. Per l’imposta sostitutiva del forfettario usa: 1790 per saldo, 1793 per acconto prima rata, 1794 per acconto seconda rata o acconto in unica soluzione. Indica sempre correttamente anno di riferimento e sezione Erario. Conserva ricevute F24 e calcoli a supporto, in caso di controlli dell’Agenzia delle Entrate.
