Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Il regime ordinario è il sistema “a deduzioni e IVA” per Partita IVA: paghi IRPEF a scaglioni, applichi e detrai l’IVA, deduci i costi reali e versi i contributi previdenziali.
- IRPEF 2026 a tre aliquote: 23% fino a 28.000 euro; 33% tra 28.000 e 50.000; 43% oltre 50.000, più addizionali regionali e comunali.
- IVA dovuta con liquidazioni mensili/trimestrali; detrazione sugli acquisti inerenti; possibile “IVA per cassa” sotto soglia.
- Accesso: scelta all’apertura o per superamento dei limiti del forfettario (85.000/100.000). Ritenuta d’acconto 20% per professionisti verso sostituti.
Cos’è il regime ordinario per Partita IVA nel 2026
Il regime ordinario è il regime “completo”. Paghi l’IRPEF sul reddito reale. Applichi l’IVA sulle fatture e puoi detrarre l’IVA sugli acquisti inerenti.
La base normativa sta nel TUIR (DPR 917/1986) per l’IRPEF, nel DPR 633/1972 per l’IVA, e nel DPR 600/1973 per ritenute e obblighi. Puoi verificare su Normattiva e sulle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Come funziona la tassazione IRPEF
L’IRPEF 2026 usa tre scaglioni: 23%, 33%, 43%. Si applicano per fasce di reddito, non in modo secco sul totale. A queste si sommano le addizionali regionali e comunali.
Il reddito professionale si calcola con il principio di cassa. Significa: incassi meno pagamenti, più o meno eventuali ratei previsti dalla legge. Per le imprese minori in contabilità semplificata vale il principio di cassa (art. 18 DPR 600/1973). In contabilità ordinaria vale il principio di competenza, cioè ricavi e costi per maturazione.
Non paghi più IRAP se sei persona fisica (impresa individuale o professionista). L’esclusione vale dal 2022 (Legge 234/2021), confermata nel 2026.
IVA: aliquote, detrazione e regimi particolari
Applichi l’IVA in fattura al 4%, 5%, 10% o 22% in base al servizio o bene. Versi l’IVA periodicamente e puoi detrarre l’IVA sugli acquisti inerenti.
La liquidazione può essere mensile o trimestrale. Versi con F24 entro il 16 del mese successivo (mensile) o entro il 16 del secondo mese successivo (trimestrale) con interesse dell’1% sul trimestre.
Puoi scegliere l’“IVA per cassa” se rispetti i limiti di volume d’affari previsti dalla legge. Con l’IVA per cassa versi l’IVA quando incassi e detrai quando paghi (art. 32-bis DL 83/2012 e provvedimenti attuativi del MEF).
Ritenuta d’acconto e contributi previdenziali
Se sei un professionista nel regime ordinario, il cliente sostituto d’imposta trattiene il 20% a titolo di ritenuta d’acconto (art. 25 DPR 600/1973). La ritenuta non si applica se il cliente è un privato o se vendi beni.
I contributi variano per gestione. Artigiani e commercianti pagano contributi fissi minimi più una percentuale sul reddito eccedente i minimi. I professionisti senza cassa pagano alla Gestione separata INPS con aliquote comunicate ogni anno da INPS. Le casse professionali seguono i propri regolamenti. I contributi sono deducibili dal reddito (art. 10 TUIR).
Molti professionisti in Gestione separata applicano la “rivalsa 4%” in fattura. Non è un’imposta: è un addebito convenzionale per condividere il costo previdenziale. Aumenta il compenso ma è fiscalmente un ricavo.
Contabilità: semplificata o ordinaria
Nel regime ordinario puoi stare in contabilità semplificata se non superi i limiti di ricavi: servizi fino a 500.000 euro e altre attività fino a 800.000 euro (art. 18 DPR 600/1973). Oltre i limiti passi alla contabilità ordinaria.
La semplificata richiede i registri IVA, il registro incassi/pagamenti e il registro dei beni ammortizzabili. L’ordinaria richiede libro giornale, inventari e scritture di competenza.
La fattura elettronica via Sistema di Interscambio è obbligatoria per tutti (DLgs 127/2015 e provvedimenti Agenzia delle Entrate). Anche le operazioni con l’estero passano tramite SdI con tracciati dedicati.
Come si entra (o si esce) dal regime ordinario
Apertura nuova Partita IVA
All’apertura indichi il regime fiscale nel modello AA9/12. Se non scegli il forfettario o non rispetti i suoi requisiti, sei nel regime ordinario.
Puoi scegliere l’IVA per cassa se rispetti i requisiti. L’opzione si comunica nei modi previsti dall’Agenzia delle Entrate e resta vincolante per un periodo minimo, salvo revoca.
Passaggio dal forfettario all’ordinario
Se superi 85.000 euro di ricavi o compensi, esci dal forfettario dall’anno successivo e passi all’ordinario (Legge 190/2014 e successive modifiche). Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata: da quel momento applichi l’IVA e segui le regole ordinarie per le operazioni successive.
Al passaggio gestisci l’eventuale magazzino e i beni ammortizzabili. Dal primo giorno nel regime ordinario inizi a registrare IVA, costi deducibili e ritenute secondo le regole del DPR 633/1972 e del DPR 600/1973.
Rientro nel forfettario
Se torni sotto 85.000 euro e rispetti tutti i requisiti soggettivi, puoi rientrare nel forfettario dall’anno successivo. Valuta l’impatto su ammortamenti, plafond per spese e IVA a credito residua.
Quanto costa davvero: simulazione pratica
Immagina un professionista in ordinario con 60.000 euro di incassi. Ha 20.000 euro di costi inerenti pagati nell’anno e 9.000 euro di contributi INPS pagati.
Reddito imponibile IRPEF = 60.000 − 20.000 − 9.000 = 31.000 euro. IRPEF lorda: 23% su 28.000 (= 6.440) + 33% su 3.000 (= 990) = 7.430 euro. Aggiungi addizionali regionali e comunali secondo le aliquote deliberate.
Se i clienti sono aziende, emette fatture con IVA al 22%. Se nell’anno incassa e paga in modo regolare, l’IVA da versare sarà l’IVA a debito sulle vendite meno l’IVA a credito sugli acquisti. Con l’“IVA per cassa” versi l’IVA solo quando incassi le fatture.
Se invece i costi annui fossero 10.000 euro, l’imponibile salirebbe a 60.000 − 10.000 − 9.000 = 41.000. L’IRPEF lorda crescerebbe: 23% su 28.000 + 33% su 13.000. La deduzione dei contributi resta cruciale nel contenere l’imponibile.
Conclusione semplice: più costi e investimenti reali hai, più il regime ordinario tende a essere conveniente rispetto al forfettario, perché deduci e detrai IVA.
Regola decisionale rapida
Se ti riconosci in questi punti, il regime ordinario è di solito la scelta giusta
- Prevedi costi deducibili oltre il 35% dei ricavi. Esempi: subappalti, acquisto attrezzature, team di collaboratori.
- Lavori soprattutto B2B con clienti che detrarrebbero l’IVA. L’IVA in fattura non ti penalizza nei prezzi.
- Superi o sfiori 85.000 euro di ricavi. Il forfettario rischia l’uscita o non lo consente.
- Hai investimenti importanti nel primo biennio. Ammortamenti e IVA a credito “pesano”.
- Hai detrazioni personali rilevanti (famiglia, mutuo). L’IRPEF “a scaglioni” ti permette di valorizzarle.
Se ti riconosci qui, valuta il forfettario (e monitora i limiti)
- Costi bassi e ricavi sotto 85.000 euro in modo stabile. La flat tax semplifica e spesso riduce l’imposta.
- Clienti principalmente privati B2C, sensibili al prezzo finale con IVA.
- Poche fatture, importi contenuti e nessun investimento rilevante nel breve.
Fonte logica: principi del TUIR (DPR 917/1986), disciplina IVA (DPR 633/1972), regime forfettario (Legge 190/2014 e successive). Conferme su Normattiva, Agenzia delle Entrate e MEF.
Adempimenti e scadenze operative nel regime ordinario
Adempimenti periodici
Fatturazione elettronica via SdI per tutte le operazioni. Registri IVA, liquidazioni periodiche (LIPE), versamenti IVA, e tenuta dei registri contabili in base al tipo di contabilità.
Versamenti IRPEF: saldo e primo acconto entro fine giugno (spesso con possibili proroghe), secondo acconto entro fine novembre. Le addizionali si versano con la dichiarazione.
Contributi: Gestione separata in dichiarazione dei redditi. Artigiani e commercianti pagano rate trimestrali sui minimi ed eccedenza a saldo e acconti.
Controlli e indicatori
ISA (Indici sintetici di affidabilità) per attività d’impresa e professionisti in ordinario o semplificata. Non si applicano ai forfettari. Gli ISA orientano il rischio di controllo fiscale.
Conservazione digitale delle fatture e dei registri secondo le regole tecniche dell’Agenzia delle Entrate. Periodo di conservazione fiscale: almeno 10 anni.
Fonti normative e prassi utili
TUIR, DPR 917/1986, per il reddito di lavoro autonomo e d’impresa. DPR 633/1972 per l’IVA. DPR 600/1973 per ritenute e accertamento. Legge 190/2014 per il forfettario e le modifiche delle leggi di bilancio recenti. DLgs 127/2015 per la fatturazione elettronica. Circolari INPS per aliquote contributive annuali. Chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate per liquidazioni IVA, LIPE e ISA. Verifiche possibili su Normattiva, Agenzia delle Entrate, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Ministero del Lavoro/INPS per la parte previdenziale.
| Scenario | Quando conviene il regime ordinario | Requisiti/limiti principali | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Professionista B2B con costi elevati | Se i costi superano il 30–40% dei ricavi e i clienti detrarrebbero l’IVA | Nessun limite di ricavi; ritenuta 20% verso sostituti; cassa previdenziale o Gestione separata | Fatture elettroniche continue; IVA mensile/trimestrale; saldo IRPEF giugno, acconti giugno/novembre |
| Commerciante con magazzino | Se hai investimenti e scorte; l’IVA a credito e gli ammortamenti aiutano il cash flow | Semplificata fino a 800.000 euro; oltre ordinaria; escluso IRAP come persona fisica | Registri IVA e magazzino; liquidazioni IVA; inventari a fine anno se ordinaria |
| Artigiano con dipendenti | Se sostieni molti costi (personale, attrezzature). Deduci tutto l’inerente | Semplificata fino a 500.000 euro servizi; contributi artigiani con minimi | F24 contributi trimestrali; IVA periodica; CU e modelli lavoro dipendente nei termini |
| Ex forfettario in crescita | Se superi 85.000 euro o investi molto nel biennio | Uscita dal forfettario: dall’anno dopo o immediata oltre 100.000 | Dal passaggio: IVA su fatture, registri e LIPE; gestisci cespiti e rimanenze |
| Consulente con clienti esteri | Se recuperi IVA su costi italiani e fai molte trasferte | Operazioni estere via SdI con tracciati; regole territorialità IVA | Integrazioni/autofatture nei termini; conservazione elettronica documenti |
| Startup individuale con investimenti | Se compri beni strumentali costosi e fai spese di avvio | Ammortamenti secondo TUIR; possibile IVA per cassa se in soglia | Scelta opzioni all’inizio; monitoraggio pro-rata IVA se uso promiscuo |
FAQ
Qual è la differenza pratica tra regime ordinario e forfettario nel 2026?
Nel forfettario applichi un coefficiente di redditività ai ricavi. Non detrai l’IVA e non deduci i costi reali, salvo contributi previdenziali. Paghi un’imposta sostitutiva unica. Nel regime ordinario calcoli il reddito reale: ricavi meno costi inerenti meno contributi. Applichi l’IVA, la versi periodicamente e detrai l’IVA a credito. Paghi l’IRPEF a scaglioni più le addizionali. Il forfettario conviene con pochi costi e ricavi sotto 85.000 euro. L’ordinario conviene se hai costi importanti, investimenti, clienti B2B o superi le soglie del forfettario. La contabilità è più semplice nel forfettario; l’ordinario richiede registri e scadenze IVA.
Quando il regime ordinario fa pagare meno tasse rispetto al forfettario?
Quando il rapporto costi/ricavi è alto e i costi sono inerenti, documentati e pagati. Esempi: subappalti, canoni software e cloud, consulenze, leasing, attrezzature, personale, trasferte. Se recuperi molta IVA a credito, il prezzo al cliente B2B non cambia perché il cliente detrae l’IVA. Con investimenti iniziali elevati, l’ammortamento riduce l’imponibile IRPEF e l’IVA sugli acquisti migliora il cash flow. Se superi 85.000 euro, il forfettario non è più accessibile dall’anno dopo (o subito oltre 100.000). In questi casi l’ordinario di solito è più efficiente.
Come si calcola correttamente l’IRPEF nel regime ordinario?
Parti dall’imponibile: ricavi incassati (o maturati in ordinaria) meno costi inerenti meno contributi previdenziali deducibili. Applica gli scaglioni IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% tra 28.000 e 50.000; 43% oltre. Somma le addizionali regionali e comunali deliberate ogni anno. Sottrai le detrazioni spettanti (per lavoro autonomo, carichi di famiglia, spese sanitarie, interessi mutuo entro i limiti, ecc.). Le regole sono nel TUIR (DPR 917/1986) e nelle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate. Se versi acconti durante l’anno, scomputali dall’imposta dovuta a saldo.
Cosa succede se durante l’anno supero 85.000 o 100.000 euro da forfettario?
Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, rimani forfettario fino a fine anno e passi all’ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata: dalle operazioni successive applichi l’IVA e tieni i registri dell’ordinario. Devi adeguare subito la fatturazione elettronica, la numerazione e la liquidazione IVA. A fine anno gestisci il trattamento dei beni strumentali e delle rimanenze secondo le regole del DPR 633/1972 e del TUIR. Le basi sono nella Legge 190/2014 e nelle leggi di bilancio successive, consultabili su Normattiva e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Quali errori evitare nel passare all’ordinario o nel gestirlo?
Errore 1: non aggiornare la fatturazione con IVA e ritenuta d’acconto dove dovuta. Errore 2: non impostare correttamente registri e liquidazioni IVA, con sanzioni per omesso versamento. Errore 3: sottovalutare gli acconti IRPEF e contributivi, con carichi a saldo elevati. Errore 4: perdere l’IVA a credito per tardiva registrazione o mancata conservazione. Errore 5: confondere uso personale e professionale (auto, telefono, casa-ufficio) senza pro-rata o limiti di deducibilità. Per evitarli, segui le norme del DPR 633/1972 e del DPR 600/1973, le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e le circolari INPS. Pianifica con un consulente prima del passaggio e simula cassa, imposte e contributi.
