Regime ordinario semplificato: quanto costa e come aprire P.IVA?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Aprire la Partita IVA in regime ordinario semplificato costa zero per i professionisti; per ditte individuali costa in media 88,50€ o 154,50€. Imposte: IRPEF a scaglioni 23%-33%-43%, IVA, contributi INPS.

  • Il regime semplificato usa il principio di cassa: conti i ricavi quando li incassi e i costi quando li paghi.
  • Soglie di accesso imprese minori: 500.000€ (servizi) e 800.000€ (altre attività), ai sensi dell’art. 18 DPR 600/1973.
  • Obblighi ridotti di contabilità, ma restano IVA, e-fatture via SDI e dichiarazioni periodiche.

Cos’è il regime ordinario semplificato e quando si applica

Il regime ordinario semplificato è un regime contabile. Riduce gli adempimenti rispetto all’ordinario “in contabilità ordinaria”. Non è un regime di favore come il forfettario.

Si applica a imprese individuali e società di persone che restano sotto specifiche soglie di ricavi. Le soglie sono 500.000€ per attività di servizi e 800.000€ per le altre attività. La norma è l’art. 18 del DPR 600/1973, aggiornato dalla legge di bilancio 2023.

I professionisti non hanno “contabilità semplificata” in senso tecnico. Per loro si applicano le regole del TUIR art. 54. Usano il principio di cassa in modo naturale. Tengono comunque registri IVA se soggetti a IVA.

Norme di riferimento essenziali

Determinazione del reddito: DPR 917/1986 (TUIR), art. 54 per professionisti e art. 66 per imprese minori a cassa. Scritture e accertamenti: DPR 600/1973, art. 18. IVA: DPR 633/1972. Fatturazione elettronica: D.Lgs. 127/2015 e Legge 205/2017. Per soglie e aggiornamenti, fare riferimento a Normattiva e ai portali dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro per i contributi.

Costi iniziali per aprire la Partita IVA in regime semplificato

Libero professionista

Apri la Partita IVA con il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Puoi inviarlo online o consegnarlo allo sportello. Il costo è zero. Non ti iscrivi alla Camera di Commercio.

Se la tua professione ha una cassa privata (es. Cassa Forense), ti iscrivi alla cassa. Se non hai cassa, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS.

Ditta individuale (commercio o artigianato)

Usi la pratica ComUnica. È una procedura unica. Con una sola pratica apri Partita IVA, Registro Imprese, INPS e, se serve, INAIL. La presenti tramite il portale del Registro Imprese o tramite intermediario.

I costi vivi variano per Camera di Commercio. In media paghi 88,50€ per l’iscrizione base. Se rientri anche nell’Albo Artigiani e hai adempimenti aggiuntivi, spesso la spesa sale a circa 154,50€. Gli importi variano per provincia e per diritti applicati.

Ricorda il diritto annuale della Camera di Commercio. Per le imprese individuali è fisso e si paga l’anno di apertura. L’importo è definito annualmente con decreto. Verifica sempre il valore aggiornato prima del versamento.

Imposte e contributi nel regime semplificato

IRPEF a scaglioni

L’IRPEF si calcola sul reddito imponibile. Per imprese minori in semplificata vale il principio di cassa. Per professionisti è già previsto dal TUIR. Reddito imponibile = incassi meno costi deducibili meno contributi previdenziali.

Scaglioni IRPEF 2026, come da TUIR aggiornato: fino a 28.000€ 23%. Da 28.001€ a 50.000€ 33%. Oltre 50.000€ 43%. Gli scaglioni sono progressivi. Paghi la percentuale su ciascuna fascia di reddito.

Le detrazioni riducono l’imposta finale. Esempi: detrazioni per lavoro autonomo o impresa, carichi di famiglia, spese detraibili come sanità. Le regole restano quelle del TUIR e dei decreti attuativi annuali.

IVA e adempimenti

In semplificata applichi l’IVA ordinaria, salvo esenzioni specifiche. Aliquote: 22% ordinaria, 10% e 5% ridotte per beni/servizi individuati, 4% super ridotta per casi particolari. La base è il DPR 633/1972.

Liquidazioni mensili o trimestrali. La trimestralità “per volume” segue l’art. 7 del DPR 542/1999. Soglie: 400.000€ per servizi, 700.000€ per altre attività. In trimestrale paghi l’1% in più a titolo di interesse.

Fatturazione elettronica obbligatoria via Sistema di Interscambio. Regole nel D.Lgs. 127/2015 e nelle specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. Per operazioni con estero usi i tipi documento TD17, TD18 e TD19 o la comunicazione transfrontaliera se prevista.

Contributi previdenziali

Professionisti con cassa privata: segui il regolamento della tua cassa. I minimi e le aliquote li stabilisce ciascuna cassa. Verifica il portale istituzionale della tua cassa per gli importi 2026.

Professionisti senza cassa: Gestione Separata INPS. Aliquota 2026 di riferimento 26,07% per i soggetti non assicurati altrove. La base è il reddito imponibile. Si paga con acconti e saldo come l’IRPEF.

Artigiani e commercianti INPS: contributi fissi annui circa 4.500€ nel 2026. Coprono il minimale di reddito. Se il reddito supera 18.808,00€ paghi anche contributi variabili. Aliquota indicativa 24% sulla quota che supera il minimale. Sopra 56.224,00€ l’aliquota sale al 25% sulla parte eccedente. I valori esatti si definiscono ogni anno con circolari INPS.

Contabilità semplificata: cosa tieni e cosa eviti

Registri obbligatori

Non redigi il bilancio d’esercizio. Non tieni libro giornale e inventari. Tieni invece i registri IVA. Puoi adottare registri incassi e pagamenti per ancorare il principio di cassa.

Alternative operative per l’impresa minore (art. 18 DPR 600/1973 e norme collegate): registri IVA integrati con incassi/pagamenti, oppure prospetti separati. L’obiettivo è dimostrare quando hai incassato e quando hai pagato.

Conserva le fatture elettroniche nel tempo. La conservazione digitale a norma segue le regole dell’Agenzia delle Entrate e del Codice dell’Amministrazione Digitale.

Spese deducibili e detraibili: esempi pratici

Spese deducibili riducono il reddito. Esempi: canoni di locazione dell’ufficio, utenze, beni strumentali con ammortamento, automezzi secondo regole del TUIR, carburante documentato, corsi e aggiornamenti.

Spese detraibili riducono l’imposta. Esempi: IVA sugli acquisti inerenti, oneri detraibili IRPEF previsti dal TUIR. Conserva sempre la documentazione. Applica il principio di inerenza: la spesa deve servire all’attività.

Ricorda il principio di cassa. Conta la data in cui paghi o incassi, non solo quando emetti la fattura. Fa eccezione l’IVA, che segue regole di esigibilità IVA.

Come aprire: flussi operativi e tempistiche

Professionista: modello AA9/12

Compila il modello AA9/12. Indica codice ATECO, domicilio fiscale e data inizio attività. Presentalo entro 30 giorni dall’inizio. Puoi inviarlo via servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o tramite intermediario abilitato.

Se sei in attività regolamentata, verifica l’iscrizione all’ordine o albo. Verifica anche l’obbligo di PEC e domicilio digitale.

Ditta individuale: ComUnica e SCIA

Predisponi la pratica ComUnica con modello I1. Indica ATECO, sede, dati INPS, eventuale INAIL. Allega la SCIA al SUAP del Comune se l’attività lo richiede. Esempi: commercio al dettaglio, somministrazione, artigianato alimentare.

La ComUnica è tempestiva. L’apertura IVA, l’iscrizione INPS e CCIAA avvengono in poche ore o pochi giorni. La SCIA consente l’avvio immediato, salvo controlli successivi.

Tempi medi

Professionista: 1-3 giorni lavorativi. Ditta individuale: 3-7 giorni lavorativi. SCIA: immediata, ma possono esserci richieste integrative. Le tempistiche dipendono dal carico degli uffici.

Regola decisionale rapida

Hai ricavi sotto 85.000€ e poche spese? Valuta il regime forfettario (L. 190/2014). È spesso più leggero. Niente IVA e niente contabilità IVA.

Hai spese rilevanti, beni strumentali costosi o margini stretti? Il semplificato può convenire. Deduci i costi reali. Recuperi l’IVA sugli acquisti.

Se superi 85.000€ ma resti sotto 500.000€ o 800.000€: semplificato naturale. Se superi le soglie semplificato: passi alla contabilità ordinaria.

Fai un test numerico. Simula incassi, costi, contributi. Confronta l’imposta nel forfettario e nel semplificato. Considera anche il cash flow IVA.

Esempi numerici sintetici

Professionista senza cassa

Incassi 40.000€. Costi deducibili 8.000€. Contributi Gestione Separata 26,07% su 32.000€ = 8.342€. Reddito imponibile IRPEF: 23.658€. IRPEF lorda: 23% sul primo scaglione, poi 33% sulla parte successiva. Applica detrazioni spettanti.

Ditta individuale commerciante

Incassi 120.000€ + IVA. Costi 70.000€ + IVA. Contributi fissi INPS ~4.500€. Eccedenza sopra 18.808€ soggetta a contributo variabile ~24%. Calcola l’IRPEF a scaglioni sul reddito dopo contributi. L’IVA si liquida periodicamente.

Scenario Adempimenti iniziali Requisiti/Soglie Tempistiche medie
Libero professionista (senza cassa) Modello AA9/12 all’Agenzia Entrate; apertura PEC; scelta codici ATECO Nessuna soglia per apertura; fattura elettronica obbligatoria; iscrizione Gestione Separata INPS 1-3 giorni
Ditta individuale commerciante ComUnica (IVA, CCIAA, INPS); eventuale SCIA al SUAP; INAIL se dovuta Semplificata se ricavi ≤ 700.000€ (fino al 2022) e oggi 800.000€; trimestrale IVA se ricavi ≤ 700.000€ 3-7 giorni (SCIA immediata)
Ditta individuale artigiana ComUnica + Albo Artigiani; INAIL; SCIA se richiesta Semplificata se ricavi ≤ 500.000€ per servizi o 800.000€ per altri 3-7 giorni
Professionista con cassa (es. avvocato) AA9/12; iscrizione Ordine e Cassa; PEC e firma digitale se richiesta Regole contributive della Cassa; e-fattura obbligatoria salvo esenzioni specifiche 2-5 giorni

FAQ

Quanto costa davvero aprire la Partita IVA in regime semplificato?

Se sei un libero professionista, l’apertura presso l’Agenzia delle Entrate non costa nulla. Non ti iscrivi alla Camera di Commercio e non paghi diritti di segreteria. Se apri una ditta individuale, presenti la ComUnica. Qui sostieni costi vivi variabili per la CCIAA. In media vedi importi come 88,50€ per l’iscrizione base. Se rientri anche nell’Albo Artigiani o se ci sono oneri aggiuntivi, la spesa può essere circa 154,50€. A parte, paghi il diritto annuale CCIAA fissato per legge ogni anno. A questi si sommano eventuali costi di consulenza e l’acquisto di firma digitale e PEC, se non le possiedi. Ricorda: l’IVA non si paga in apertura. L’IVA si paga durante la gestione, con liquidazioni periodiche. Le fonti principali sono il DPR 600/1973 per la contabilità, il DPR 633/1972 per l’IVA e le delibere CCIAA locali per diritti e bolli.

Quali tasse pago in semplificata e con quali aliquote nel 2026?

Paghi l’IRPEF a scaglioni, l’addizionale regionale e l’addizionale comunale. Gli scaglioni IRPEF 2026 sono: 23% fino a 28.000€, 33% da 28.001€ a 50.000€, 43% oltre 50.000€. L’imponibile si calcola con il principio di cassa: ricavi incassati meno costi pagati meno contributi previdenziali. Paghi anche l’IVA, salvo regimi di esenzione specifici. Le aliquote IVA più comuni sono 22%, 10%, 5% e 4%, secondo il DPR 633/1972. Se sei artigiano o commerciante, versi contributi INPS fissi annui (circa 4.500€ nel 2026) più contributi percentuali oltre 18.808,00€. Aliquota variabile intorno al 24% e 25% sopra 56.224,00€. Se sei professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS con aliquota di riferimento 26,07%. La normativa base è nel TUIR (DPR 917/1986), nel DPR 600/1973 e nelle circolari INPS annuali.

Qual è la differenza tra regime forfettario e semplificato? Come scelgo?

Il forfettario è un regime agevolato. Applichi un coefficiente di redditività ai ricavi. Non deduci i costi reali. Non applichi l’IVA. Paghi un’imposta sostitutiva del 15% o del 5% per i primi anni se rispetti i requisiti. La base normativa è la L. 190/2014. Il semplificato è un regime contabile ordinario. Deduci i costi effettivi. Applichi l’IVA e gestisci i registri IVA. Conviene se hai spese importanti o investimenti rilevanti. La scelta dipende da numeri concreti: se le tue spese reali superano la quota “implicita” del forfettario, spesso il semplificato fa risparmiare. Fai un confronto usando gli stessi incassi e stimando i costi annui, i contributi e l’IVA a credito. Considera anche la gestione finanziaria: nel semplificato puoi recuperare l’IVA sugli acquisti, utile se compri beni strumentali costosi.

Che libri contabili devo tenere in semplificata e quali posso evitare?

Non devi redigere bilancio d’esercizio, libro giornale e libro inventari. Devi tenere i registri IVA. Puoi usare i registri incassi e pagamenti o integrare i registri IVA con le annotazioni di incasso e pagamento. In questo modo rispetti il principio di cassa previsto per le imprese minori (TUIR art. 66 e art. 18 DPR 600/1973). Se sei professionista, tieni il registro delle fatture emesse e degli acquisti se sei soggetto a IVA. Devi anche conservare le fatture elettroniche secondo le regole di conservazione digitale a norma. Ricorda le scadenze: liquidazioni periodiche IVA (mensili o trimestrali), esterometro/e-fatture per operazioni transfrontaliere secondo le specifiche tecniche, dichiarazioni annuali IVA, IRAP se dovuta, Redditi e ISA quando applicabili.

Come funzionano gli acconti e il saldo per IRPEF, IVA e contributi?

Per IRPEF versi acconti e saldo. Il saldo si paga l’anno successivo al periodo d’imposta. L’acconto si calcola in base all’imposta dell’anno prima. Si versa in due rate: 40% a giugno e 60% a novembre, salvo variazioni normative annuali. Per l’IVA versi le liquidazioni periodiche mensili o trimestrali. Se trimestrale, aggiungi l’1% di interesse. L’acconto IVA di dicembre si calcola con uno dei tre metodi previsti dal DPR 633/1972 (storico, previsionale, analitico). Per i contributi INPS, imprenditori pagano i fissi con rate trimestrali. I variabili si versano con acconti e saldo insieme all’IRPEF. I professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata con le stesse scadenze di saldo e acconti IRPEF. Verifica ogni anno le scadenze aggiornate sul sito dell’Agenzia delle Entrate e nelle circolari INPS, perché i calendari possono variare in base ai provvedimenti di proroga.

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