Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Per vendere oggetti fatti a mano puoi operare come hobbista ai mercatini (occasionale) o come impresa artigiana con partita IVA (professionale), anche online, seguendo SCIA, iscrizioni e obblighi fiscali/IVA.
- La vendita occasionale senza partita IVA è ammessa solo ai mercatini e secondo regolamenti comunali/regionali; i proventi sono redditi diversi ex art. 67 TUIR.
- La vendita professionale richiede partita IVA, iscrizione all’Albo Artigiani, INPS e SCIA tramite SUAP; e-fattura obbligatoria.
- E-commerce e marketplace sono attività non occasionali: serve partita IVA e, per vendite UE B2C, valutare il regime OSS.
Quadro normativo essenziale e cosa significa “vendere handmade” oggi
Quando produci e vendi oggetti fatti a mano entri nel perimetro dell’impresa artigiana. L’impresa artigiana è definita dalla Legge 443/1985 (Normattiva) come attività che trasforma o produce beni con lavoro prevalentemente manuale.
Le vendite al dettaglio, anche su aree pubbliche e online, sono regolate dal D.Lgs. 114/1998 (commercio) e dalla normativa regionale/locale per i mercatini. L’avvio attività si notifica con SCIA, la Segnalazione Certificata di Inizio Attività prevista dall’art. 19 della Legge 241/1990, tramite lo Sportello Unico per le Attività Produttive (DPR 160/2010).
Per le imposte valgono il DPR 633/1972 (IVA) e il TUIR DPR 917/1986 (IRPEF). La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di partita IVA, inclusi i forfettari. L’obbligo di accettare pagamenti elettronici (POS) discende dal DL 36/2022, convertito in Legge 79/2022.
Se vendi a consumatori UE con spedizione, si applicano le regole del commercio a distanza introdotte dalla Direttiva 2006/112/CE e attuate in Italia dal D.Lgs. 83/2021 (regime OSS). Per la sicurezza dei prodotti si applica il Regolamento (UE) 2023/988 sulla sicurezza generale dei prodotti e le norme settoriali (es. REACH per sostanze chimiche).
Vendere senza partita IVA: quando è davvero “occasionale”
Chi è l’hobbista e dove può vendere
Hobbista è chi espone e cede oggetti fatti a mano in modo saltuario, senza organizzazione d’impresa. In parole semplici: non è il tuo lavoro, non investi stabilmente, non hai un canale stabile di vendita.
In genere puoi partecipare a mercatini locali, fiere del tempo libero e mostre scambio. Ogni Comune o Regione può chiedere documenti specifici. Di solito: una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà per esporre e il tesserino dell’hobbista. Chiedi sempre al Comune organizzatore: i moduli e le condizioni variano.
Documenti tipici richiesti
Dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà: è un’autocertificazione dove dichiari che esponi e vendi oggetti propri, senza attività professionale. Non esiste un modello unico nazionale.
Tesserino hobbista: molte Regioni o Comuni lo prevedono. Di solito limita il numero di presenze annue o l’incasso per evento. La fonte è il regolamento locale del commercio su aree pubbliche.
Fisco dell’hobbista: come si dichiarano i proventi
I ricavi della vendita occasionale rientrano nei “redditi diversi” (art. 67, comma 1, lett. i), TUIR). In pratica: li dichiari nel modello Redditi o 730. Non apri partita IVA e non versi IVA.
Non esiste una soglia nazionale “magica” che ti salva sempre dalla partita IVA. La famosa soglia 5.000 euro non riguarda il commercio: è una regola contributiva per il lavoro autonomo occasionale, che qui non si applica in modo automatico. Conta la sostanza: frequenza, organizzazione, continuità.
Ricevute e incassi da hobbista
Non emetti scontrini fiscali o fatture elettroniche. Puoi, se vuoi, rilasciare una ricevuta semplice non fiscale al cliente. Conserva un prospetto con date, luoghi, incassi e costi dei materiali: ti aiuta a ricostruire il reddito in dichiarazione.
Cosa non puoi fare da hobbista
Non puoi aprire un e-commerce né vendere in modo stabile sui marketplace. Questi canali implicano organizzazione e continuità, cioè attività d’impresa. Non puoi nemmeno avere un punto vendita fisso o un banco su posteggio assegnato: quello è commercio su aree pubbliche.
Vendere con partita IVA: artigiano e commerciante
Aperture e iscrizioni obbligatorie
Se la vendita è il tuo lavoro, apri partita IVA come ditta individuale. Devi anche:
Iscriverti al Registro delle Imprese e all’Albo delle Imprese Artigiane (Legge 443/1985) se produci a mano. Iscriverti alla Gestione Artigiani/Commercianti INPS. Attivare la posizione INAIL se svolgi lavorazioni manuali tutelate (DPR 1124/1965). Presentare la SCIA al SUAP del Comune per il punto vendita o il laboratorio con vendita.
Codici ATECO: produzione, vendita e online
Il codice ATECO identifica l’attività. Se realizzi oggetti, valuti un codice manifatturiero (serie 32). Per la vendita al dettaglio di artigianato, è tipico 47.78.22. Per e-commerce si usa 47.91.10.
Se produci e vendi, puoi indicare sia produzione sia commercio. La prevalenza guida il regime fiscale nel forfettario, perché cambia il coefficiente di redditività. Produzione ha di solito coefficiente diverso dal commercio.
SCIA: negozio, laboratorio e vendita a distanza
La SCIA si presenta al SUAP ai sensi dell’art. 19 L. 241/1990 e DPR 160/2010. Per un negozio fisico serve la SCIA di vendita al dettaglio. Per un laboratorio con vendita diretta serve la SCIA per esercizio di vicinato o assimilata, secondo il D.Lgs. 114/1998 e il regolamento comunale.
Per l’e-commerce devi presentare la SCIA per vendita al dettaglio via internet al Comune della sede legale o del laboratorio. Come regola, la vendita a distanza è commercio al dettaglio con specifiche informative al consumatore.
Regime fiscale: forfettario o ordinario
Regime forfettario: è un regime agevolato per persone fisiche con ricavi fino a 85.000 euro annui (soglia attuale). Applichi un coefficiente di redditività ai ricavi per calcolare il reddito. L’imposta sostitutiva è 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti della L. 190/2014 e modifiche (Normattiva). Si applica il principio di cassa: tassazione quando incassi, non quando emetti (principio di cassa significa che contano gli incassi effettivi).
Regime ordinario: deduci costi reali, detrai l’IVA, tieni la contabilità IVA. È utile se hai molti costi e investimenti.
Fattura elettronica: obbligatoria per tutti. Corrispettivi telematici: se vendi al dettaglio in negozio o al banco, devi emettere il documento commerciale e inviare i corrispettivi con registratore telematico. Per l’e-commerce indiretto (ordini online con spedizione di beni) non è obbligatorio lo scontrino; emetti fattura solo su richiesta del cliente e annoti nel registro corrispettivi. Questo orientamento deriva da prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi INPS e agevolazioni
Gli artigiani e commercianti versano contributi fissi sul minimale e contributi percentuali sul reddito eccedente, secondo le circolari INPS aggiornate ogni anno. Chi è in forfettario può chiedere la riduzione del 35% dei contributi (art. 1, comma 77, L. 190/2014), se ricorrono le condizioni.
Versi i contributi con F24 alle scadenze ordinarie. I contributi sono deducibili dal reddito.
Vendere online in modo corretto
IVA in Italia e in UE
Se spedisci a clienti italiani, applichi l’IVA italiana secondo il regime scelto. Nel forfettario non applichi IVA in fattura, ma indichi il riferimento di legge per l’esenzione (regime di vantaggio).
Se vendi a consumatori in altri Paesi UE con spedizione, devi monitorare la soglia unica UE di 10.000 euro annui per le vendite a distanza. Oltre la soglia, l’IVA si applica nello Stato del cliente. Per semplificare puoi aderire al regime OSS (One Stop Shop) previsto dal D.Lgs. 83/2021.
Informazioni al consumatore e privacy
Un e-commerce deve indicare in modo chiaro: identità del venditore, contatti, prezzi comprensivi di imposte, spese di spedizione, modalità di pagamento, tempi di consegna, diritto di recesso, procedure di reclamo. La base è il D.Lgs. 70/2003 (servizi della società dell’informazione) e il D.Lgs. 206/2005 (Codice del Consumo).
Tratti dati personali? Devi rispettare il GDPR (Reg. UE 2016/679) e i provvedimenti del Garante Privacy: informativa, base giuridica, misure di sicurezza e gestione dei cookie.
Garanzia legale, resi e logistica
La garanzia legale per prodotti difettosi è di due anni verso consumatori, con regole del Codice del Consumo. Prevedi una politica resi chiara. Organizza imballaggi sicuri e conformi, etichette e tracciabilità delle spedizioni.
Pagamenti elettronici e scontrini
Devi accettare pagamenti elettronici (DL 36/2022). Per le vendite in negozio o al banco, emetti documento commerciale e invii i corrispettivi telematici. Per e-commerce indiretto, come detto, non serve scontrino; conserva le evidenze contabili degli incassi.
Conformità del prodotto e dell’imballaggio
Sicurezza generale e norme di settore
Ogni prodotto immesso sul mercato deve essere sicuro (Reg. UE 2023/988). Se realizzi categorie particolari, si applicano norme specifiche: cosmetici (Reg. CE 1223/2009), giocattoli (Direttiva 2009/48/CE), articoli elettrici (Direttiva BT/EMC), articoli a contatto con alimenti (Reg. CE 1935/2004), sostanze chimiche e miscele (REACH e CLP).
Esempio pratico: candele profumate e saponi artigianali richiedono verifica degli ingredienti, etichettatura di sicurezza e, per i cosmetici, la notifica al portale europeo e il dossier PIF. Gioielli che rilasciano nichel devono rispettare i limiti REACH.
Etichettatura ambientale degli imballaggi
L’etichettatura ambientale degli imballaggi è obbligatoria (D.Lgs. 116/2020 e linee guida del Ministero dell’Ambiente). Indica i codici di materiale e le istruzioni di raccolta differenziata. Progetta l’imballo per ridurre impatti e costi.
Regola decisionale rapida
Decidi in 5 passaggi logici
1) Frequenza: vendi poche volte l’anno, solo a mercatini, senza canali stabili? Probabile attività occasionale. Valuta i regolamenti locali e prepara autocertificazione e tesserino.
2) Organizzazione: hai sito web, vetrina online, pubblicità, magazzino e attrezzature dedicate? È organizzazione d’impresa. Serve partita IVA, SCIA e iscrizioni.
3) Continuità: ricevi ordini tutte le settimane o pianifichi collezioni stagionali? La continuità indica attività professionale.
4) Clienti e canali: vuoi vendere online o su marketplace? È vendita non occasionale. Apri partita IVA e imposta correttamente IVA, fatture e privacy.
5) Proiezioni economiche: prevedi ricavi rilevanti o investimenti? Valuta il regime forfettario (85.000 euro soglia) o l’ordinario. Confronta imposte e contributi prima di partire.
Tabella scenari, requisiti e tempistiche
| Scenario | Requisiti amministrativi | Adempimenti fiscali/IVA | Tempistiche tipiche |
|---|---|---|---|
| Hobbista ai mercatini (occasionale) | Dichiarazione sostitutiva al Comune; tesserino hobbista se richiesto da regolamento locale; nessuna iscrizione a Registro Imprese | Nessuna partita IVA; proventi come redditi diversi (art. 67 TUIR) in dichiarazione; niente fattura/scontrino fiscale | 1-15 giorni per pratiche comunali, variabile in base all’evento |
| Artigiano con laboratorio e vendita diretta | Partita IVA; iscrizione Registro Imprese e Albo Artigiani (L. 443/1985); SCIA al SUAP; INPS; INAIL se dovuta | Forfettario o ordinario; e-fattura; documento commerciale e corrispettivi telematici; POS obbligatorio | 7-30 giorni per apertura e iscrizioni; SCIA efficace dalla presentazione |
| E-commerce di oggetti fatti a mano | Partita IVA; SCIA per vendita via internet; informativa e condizioni di vendita (D.Lgs. 70/2003 e 206/2005); privacy GDPR | E-fattura; no scontrino per e-commerce indiretto; monitoraggio soglia UE 10.000 euro; possibile OSS | 7-20 giorni per SCIA e assetto documentale; messa online subito dopo |
| Vendita su marketplace (non occasionale) | Partita IVA; comunicazioni fiscali; eventuale iscrizione al programma fiscale indicato dalla piattaforma; rispetto policy | Fatturazione elettronica; gestione IVA per vendite nazionali/UE; verifica ruolo del “facilitatore” per alcuni casi | 3-15 giorni per apertura e integrazione fiscale; avvio immediato dopo verifica account |
FAQ: domande frequenti sulla vendita di oggetti fatti a mano
1) Posso vendere ai mercatini senza partita IVA? Quali documenti devo avere con me e come gestisco le tasse?
Sì, se la vendita è davvero occasionale. Devi rispettare le regole del Comune o della Regione che ospita il mercatino. Di solito servono: una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà in cui indichi che esponi e vendi creazioni personali in modo non professionale, e il tesserino dell’hobbista se previsto. Porta con te un elenco dei prodotti e dei prezzi, e un documento d’identità.
Dal punto di vista fiscale, i proventi sono “redditi diversi” ai sensi dell’art. 67 del TUIR. Non apri partita IVA e non versi IVA. Non emetti scontrini fiscali o fatture elettroniche. Puoi rilasciare, se richiesto, una ricevuta non fiscale. A fine anno indichi gli incassi nella dichiarazione dei redditi. Non esiste una soglia nazionale fissa che ti autorizza a operare sempre senza partita IVA: conta la sostanza dell’attività (continuità, organizzazione e mezzi). Se inizi ad avere presenze frequenti, promozione costante, produzioni su ordinazione ricorrenti, stai entrando nell’impresa: valuta l’apertura della partita IVA.
2) Posso vendere online senza partita IVA se è solo per pochi pezzi?
No, in linea generale. L’e-commerce, anche se con pochi pezzi, implica canali di vendita stabili (sito, vetrina digitale, sistemi di incasso). Questo è indice di attività organizzata e non occasionale. La base normativa è nel D.Lgs. 114/1998 (commercio) e nell’art. 19 L. 241/1990 (SCIA), che presuppongono un’attività imprenditoriale per la vendita al dettaglio a distanza. Se pubblichi un annuncio sporadico per cedere un bene usato personale, è diverso: non è produzione artigianale e rientra nella sfera privata. Ma se realizzi prodotti per venderli online, devi aprire partita IVA, presentare la SCIA per vendita via internet al SUAP, gestire fatturazione elettronica e, se vendi verso altri Paesi UE, considerare il regime OSS. Inoltre, devi rispettare il Codice del Consumo e il D.Lgs. 70/2003 con informazioni chiare su venditore, prezzi, recesso e garanzie.
3) Quali sono i costi fissi principali per un artigiano con partita IVA che vende handmade?
I costi si dividono in amministrativi, fiscali e operativi. Amministrativi: diritto annuale camerale, pratiche di iscrizione al Registro Imprese e all’Albo Artigiani (Legge 443/1985), eventuale costo per pratiche SCIA al SUAP. Previdenza e assicurazione: contributi INPS Gestione Artigiani o Commercianti (quota fissa su minimale più quota percentuale oltre il minimale), con possibilità di riduzione del 35% se in forfettario (L. 190/2014); INAIL se svolgi lavorazioni tutelate (DPR 1124/1965). Fiscali: se in ordinario, liquidazioni IVA periodiche; se in forfettario, imposta sostitutiva e niente IVA in fattura. Operativi: registratore telematico e canone di connettività per corrispettivi (per negozio o vendita al banco), software di fatturazione elettronica, sistemi di pagamento POS (obbligatorio accettare pagamenti elettronici dal DL 36/2022). A questi aggiungi i costi del materiale, imballaggi a norma ambientale (D.Lgs. 116/2020), spedizioni, eventuale consulenza fiscale e assicurazioni RC professionale o del negozio.
4) Come scelgo il codice ATECO giusto e il regime fiscale più conveniente?
Il codice ATECO deve descrivere cosa fai davvero. Se crei gioielli artigianali a mano nel tuo laboratorio e li vendi in negozio e online, tipicamente indicherai un codice di produzione (serie 32) e uno di commercio: 47.78.22 per artigianato in negozio e 47.91.10 per e-commerce. La prevalenza dell’attività incide sul coefficiente di redditività del regime forfettario, che determina il reddito imponibile. Se acquisti materie prime importanti e fai investimenti (macchinari, attrezzature), il regime ordinario può convenire perché deduci i costi reali e detrai l’IVA. Se i costi sono contenuti e i ricavi sono entro 85.000 euro, il forfettario è spesso conveniente per semplicità e imposta sostitutiva al 15% (o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti della L. 190/2014). Valuta anche i contributi INPS: nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35%. Fai un business plan con 12 mesi di ricavi e costi attesi e confronta l’imposta in entrambi i regimi prima di decidere.
5) Vendo in tutta l’UE: come gestisco l’IVA, i resi e i marketplace?
Per vendite B2C con spedizione verso altri Paesi UE, controlli la soglia unica UE di 10.000 euro annui. Sotto soglia, puoi continuare ad applicare l’IVA italiana. Oltre soglia, l’IVA va applicata nel Paese del cliente. Per semplificare, puoi aderire al regime OSS (One Stop Shop) previsto dal D.Lgs. 83/2021: versi l’IVA estera con una dichiarazione unica trimestrale in Italia. Per i resi, applichi sempre il Codice del Consumo del cliente, con diritto di recesso standard di 14 giorni salvo eccezioni (ad esempio prodotti personalizzati). Se usi marketplace, verifica se la piattaforma ha obblighi come “facilitatore” in specifici casi previsti dal diritto VAT UE: in alcune situazioni, l’IVA può essere assolta dalla piattaforma per determinate transazioni, ma tu resti responsabile della corretta fatturazione elettronica e della tenuta contabile. Infine, cura le etichette di sicurezza e la conformità di prodotto: le autorità possono richiedere documentazione e tracciabilità secondo il Reg. (UE) 2023/988.
