False Partite IVA: come si riconoscono?

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Oggi proviamo a fare chiarezza sul tema delle false Partite IVA: cosa si intende con questa espressione? Come distinguere un vero freelancer da un dipendente “mascherato” da lavoratore autonomo? E ancora: è possibile aprire la Partita IVA per collaborare con un unico committente, attenendosi alle sue disposizioni in materia di orari, giorni e luoghi di lavoro? Esistono delle eccezioni e, se sì, in quali casi? Cerchiamo insieme le risposte!

Il fenomeno delle false Partite IVA

La Legge n.92/2012 ha definito due tipologie contrattuali di lavoro: subordinato ed autonomo.

Tale distinzione nasce dalla necessità di arginare un fenomeno in continua crescita: quello delle false Partite IVA che celano collaborazioni di tutt’altra natura, nelle quali si riscontra l’elemento della subordinazione.

Di norma, invece, il lavoro autonomo è caratterizzato dall’assoluta autonomia operativa e organizzativa nei confronti del committente. Dunque, se sei un lavoratore autonomo, puoi stabilire per tuo conto orari, tipologia, giorni e luogo di lavoro. L’unico obbligo, infatti, consiste nel raggiungimento degli obiettivi contrattuali.

Quindi, se collabori con una azienda e nel tuo contratto c’è scritto che ti devi occupare della realizzazione di cinque traduzioni, testi, grafiche, ecc. entro una certa scadenza, allora questo è l’unico obbligo da rispettare.

Lavoro subordinato vs lavoro autonomo

Con l’espressione “lavoro subordinato” si intende un rapporto con il quale il lavoratore si impegna a mettere a disposizione di un datore di lavoro il proprio lavoro in modo continuativo e subordinato, ricevendo in cambio una retribuzione per l’attività svolta, la tutela dei diritti sanciti per legge (es. ferie e malattie pagate, indennità in caso di licenziamento involontario, periodi di aspettativa per gravi motivi, ecc.) e una copertura previdenziale.

Esaminiamo il seguente caso: stringendo un rapporto di lavoro subordinato con un’azienda, il lavoratore intraprende una “relazione” vincolata da un contratto, volto a stabilire – tra le altre cose – il numero di ore di lavoro e la retribuzione percepita. Al contrario, se lo stesso soggetto decide di aprire una Partita IVA per collaborare con una ditta, un ente pubblico, ecc., ha pur sempre un contratto a regolamentare il suo lavoro, ma sarà libero di scegliere come e quando dedicarsi ad esso, con l’unico vincolo del raggiungimento degli obiettivi.

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Lavoro autonomo e libertà di organizzazione

Essere lavoratori autonomi è diverso da qualsiasi lavoro subordinato. Se decidi di intraprendere questa via nella tua carriera, allora sappi che nessuno ti potrà mai obbligare a seguire orari, giorni e luoghi di lavoro. Al massimo potranno suggerirti di scegliere un giorno utile da passare in azienda e/o indicarti delle consegne intermedie, grazie alle quali potrai organizzare meglio il tuo workflow. Lavorare in proprio significa avere la possibilità di stabilire gli orari, dettare le richieste economiche e scegliere la postazione più comoda. Difatti, è una scelta che in tanti fanno per avere maggiore flessibilità. Quando parliamo di false Partite IVA, invece, ogni eventuale distinzione diventa complessa: talvolta, chi sceglie di intraprendere la strada della libertà economica si trova, poi, a dover restare in ufficio per le otto ore lavorative “canoniche” o a rispettare regole molto stringenti.

Le eccezioni alle false Partite IVA

La Legge fa differenza tra coloro che possono essere considerati delle false Partite IVA e i soggetti che svolgono un lavoro autonomo “atipico”. Sono esentati dall’obbligo di identificare uno specifico progetto:

  • gli agenti di commercio;
  • i professionisti iscritti ad un Albo (es. avvocati, medici, psicologi, biologi, ecc.);
  • i componenti di organi di amministrazione (come i sindaci);
  • coloro che percepiscono pensioni di vecchiaia;
  • i collaboratori delle Pubbliche Amministrazioni;
  • chi svolge collaborazioni nei confronti di Associazioni.

Come riconoscere le false Partite IVA?

L’articolo n.69-bis del D.Lgs n.276/2003 permette di identificare le false Partite IVA. Infatti, salvo prova contraria da parte del committente, le prestazioni effettuate da lavoratori in possesso di Partita IVA sono riqualificate come rapporti di lavoro dipendente qualora ricorrano almeno due condizioni tra le seguenti:

  • la collaborazione duri per più di 8 mesi per due anni consecutivi (precisamente, 241 giorni anche non consecutivi);
  • il corrispettivo derivante da questa attività costituisca più dell’80% dei corrispettivi annui percepiti dal professionista;
  • il collaboratore disponga di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente;

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