Iscrizione Camera di Commercio: costi e istruzioni

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Oggi proviamo a rispondere ai vari dubbi che possono sorgere a proposito dell’iscrizione alla Camera di Commercio. Quanto costa? In quali casi è necessaria? Ma soprattutto: qual è l’iter da seguire?

Niente paura: ecco tutte le risposte!

Creare da zero un’attività è certamente una sfida emozionante ma, come spesso accade, vi è anche il rovescio della medaglia. Tra gli aspetti meno piacevoli, il doversi confrontare con decreti, normative e regolamenti, specialmente quelli relativi al proprio settore, e con tante incombenze burocratiche – come, appunto, l’iscrizione alla Camera di Commercio – che finiscono per sottrarre tempo alla pianificazione del nuovo business.

Cos’è la Camera di Commercio?

La Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura (o CCIAA) è l’ente di riferimento per le imprese – individuali e non – che operano nei settori menzionati.

Per chi non lo sapesse, infatti, per mettersi in proprio ed avviare un’attività, sono necessari due passaggi:

  1. Costituzione della nuova impresa;
  2. Inserimento nel Registro delle Imprese, gestito dalla sede provinciale delle Camere di Commercio.

L’obbligo sussiste per tutte le attività che si occupano della produzione di beni e servizi, per le attività bancarie ed assicurative, per le ditte di trasporti (sia di cose che di persone), per gli artigiani e per i piccoli commercianti. 

Sono esclusi, invece, i lavoratori inquadrati come liberi professionisti (iscritti all’Albo o meno).

Oltre a gestire il Registro delle Imprese, la CCIAA – con i suoi uffici ubicati nelle principali città – propone una molteplicità di servizi per il contribuente: fondi ed incentivi, corsi di formazione, consulenza, eventi, oltre ad agevolazioni per l’imprenditoria giovanile e/o femminile. Cliccando sui portali web delle varie sedi – vedi, ad esempio, quella di Milano, Lodi e Monza Brianza e la sede di Roma – puoi farti un’idea delle varie attività.

Iscrizione Camera di Commercio: quanto costa?

Il costo dell’iscrizione alla Camera di Commercio cambia a seconda del tipo di impresa: si parte da 44 euro per le imprese individuali inserite nella sezione speciale, per salire a 100 euro per le società di persone o di capitali, e si arriva a 200 euro per le imprese individuali commerciali (non piccole) inserite nella sezione ordinaria.

Alla suddetta quota – chiamata diritto camerale annuale, in quanto va versata una volta ogni anno – si aggiungono i diritti di segreteria (pari a 18 euro per le imprese individuali e a 90 euro per società ed enti collettivi) e l’imposta di bollo (pari a 17,50 euro per le imprese individuali, 59 euro per le società di persone, 65 euro per le società di capitali), che però si pagano una tantum al momento dell’iscrizione alla CCIAA.

Pertanto, se intendi aprire una ditta individuale, la spesa iniziale da preventivare per la sola iscrizione alla Camera di Commercio equivale a 79,50 euro. A questa cifra, però, bisogna aggiungere i costi per la firma digitale e per l’abbonamento ad una casella di Posta Elettronica Certificata, da utilizzare per lo scambio delle pratiche e, dal 01 ottobre 2021, anche con la funzione di “domicilio elettronico”.

Cos’è il Registro delle Imprese?

Come abbiamo anticipato, il Registro delle Imprese amministrato dalla CCIAA comprende una sezione ordinaria per le società, i consorzi e le imprese commerciali individuali (non piccole, come previsto dall’Art. 2082 del Codice Civile) ed una sezione speciale per le start-up, per le associazioni tra avvocati e per le piccole imprese individuali, tra cui quelle di stampo commerciale o iscritte all’Albo degli Artigiani.

Quindi, per comprendere la funzione del Registro delle Imprese, immagina una sorta di anagrafe pubblica che, al posto dei dati dei cittadini residenti, contiene informazioni sulle attività presenti in un determinato territorio.

Per accedere alla versione digitale del Registro delle Imprese, clicca su questo link.

Numero REA: cos’è?

Dopo aver presentato, in generale, il ruolo e le attività svolte dalla Camera di Commercio, specie quelle inerenti al Registro delle Imprese, vogliamo fare chiarezza su un altro elemento, ovvero il REA: cos’è?

Attraverso il numero REA, inviato dalla CCIAA ad ogni imprenditore al termine della procedura, presso la casella PEC indicata nella pratica di iscrizione, è possibile identificare le attività economiche, risalire ai loro dati e verificare che siano correttamente inserite all’interno del Registro della Camera di Commercio di riferimento.

Iscrizione CCIAA mediante ComUnica

L’apertura della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate e l’iscrizione al Registro delle Imprese della CCIAA sono due step fondamentali per aprire un’attività, che vengono assolti mediante un unico adempimento: la Comunicazione Unica – o ComUnica ossia la procedura adottata dalle categorie dei commercianti e degli artigiani.

Tuttavia, secondo la legislazione, sono escluse dall’obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio e al Registro Imprese, nonché dall’invio della ComUnica, sia le professioni dette “ordinistiche” (es. dentista, infermiere, psicologo, biologo, ecc.), sia tutte le altre professioni dette “senza Cassa”, che fanno capo alla Gestione Separata INPS: es. amministratori di condominio, sviluppatori, modelli/e, videomaker, logopedisti, istruttori cinofili, ecc.).

Professionista o artigiano?

Per individuare il corretto inquadramento di una Partita IVA, bisogna avere chiaro il significato dei termini:

  • Artigiano → Colui che esercita personalmente, professionalmente e in qualità di titolare, l’impresa artigiana, svolgendo in misura prevalente il proprio lavoro, anche manuale, nel processo produttivo.
  • Commerciante → In senso stretto, colui che ha per scopo l’acquisto e la rivendita di prodotti ad un prezzo maggiorato in modo da ricavarne un profitto. Più ampia, invece, è la definizione di “imprenditore commerciale” contenuta nel Codice Civile, ossia colui che, con l’obbligo di iscrizione al Registro delle Imprese presso la CCIAA, esercita professionalmente una delle seguenti attività: produzione di beni o servizi, distribuzione dei beni, trasporto, attività bancarie, assicurative o ausiliarie delle precedenti.
  • Libero professionista → Lavoratore autonomo, non dipendente o subordinato a nessuno, che presta in modo abituale, e a favore di terzi, servizi di natura prevalentemente intellettuale, non fa commercio e si auto-organizza senza particolare impiego di persone, mezzi o capitali.

Le definizioni riportate, tuttavia, non sono sempre sufficienti per orientarsi nel campo del lavoro autonomo, specialmente quando l’attività presa in esame non rientra tra quelle “tradizionali”. In altre parole, se è facile individuare la categoria giusta per un ingegnere – la libera professione, appunto – lo stesso non avviene per le figure emerse in tempi recenti, come il truccatore o l’influencer, possono sorgere, invece, dei dubbi. Di conseguenza, per eliminare ogni possibilità di errore, è sempre raccomandato il parere di un consulente, in modo da valutare al meglio il modello di business utilizzato e procedere, se necessario, con l’iscrizione alla Camera di Commercio.

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REA e SCIA: cosa sono?

Dopo aver risposto alle domande “Cos’è la Camera di Commercio?”, “Come iscriversi?” e “Quanto costa?”, vogliamo soffermarci su due sigle spesso ricorrenti, quando si parla dell’apertura di nuove imprese: REA e SCIA.

A cosa si riferiscono?

Il REA è il Repertorio Economico Amministrativo, ovvero un grande database che contiene le informazioni acquisite negli anni dalla Camera di Commercio, riguardanti le attività operative sul territorio.

Alcune di esse, infatti, sono tenute sia ad iscriversi al Registro delle Imprese, sia a fare denuncia al REA: una regola che vale, tra gli altri, per i laboratori di nail art o per i saloni di barbieri e coiffeur.

L’acronimo SCIA, invece, sta per Segnalazione Certificata di Inizio Attività e consiste in una pratica telematica indirizzata al SUAP del proprio Comune, da inviare per mezzo dell’apposita suite “Fare Impresa in un giorno”, allo scopo di dimostrare il possesso di uno o più requisiti. L’obbligo, infatti, interessa le imprese che appartengono a settori con particolari criteri da rispettare: un tipico esempio sono i requisiti tecnico-professionali, come nel caso dei titoli di studio, delle qualifiche e/o di attestati conseguiti mediante corsi di formazione, stage, ecc.. Oppure, ancora, i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza per gli esercizi aperti al pubblico, e via di seguito.

L’invio della SCIA va effettuato contestualmente all’apertura della Partita IVA e all’iscrizione alla Camera di Commercio, all’INPS e INAIL per mezzo della ComUnica. Scegliendo Fiscozen, al prezzo fisso di 200 euro + IVA, puoi ricevere assistenza anche per quest’ultimo adempimento e dare inizio al più presto alle tue attività.

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