Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
La nota di credito rettifica o annulla una fattura già emessa. Si emette per errori, sconti a posteriori, resi o insolvenza. È obbligatoriamente elettronica tramite SdI e segue l’art. 26 del DPR 633/1972.
- Base legale: art. 26 DPR 633/1972 per variazioni IVA; obbligo di fatturazione elettronica via SdI con “TipoDocumento” TD04 secondo le specifiche Agenzia delle Entrate.
- Quando: errori in fattura, sconti o abbuoni successivi, resi, annullamenti, procedure concorsuali o esecuzioni infruttuose del cliente.
- Effetti: rettifica imponibile e IVA; correzione della ritenuta d’acconto per professionisti; registrazione nei registri IVA e conservazione digitale per 10 anni.
Cos’è la nota di credito e perché esiste
La nota di credito è un documento fiscale che rettifica una fattura. Può ridurre l’importo o annullarlo del tutto. Serve a riallineare imponibile, IVA e altri elementi della fattura.
La base normativa è l’art. 26 del DPR 633/1972. Questa norma disciplina le variazioni dell’IVA quando cambiano i corrispettivi o quando la fattura contiene errori.
Oggi la nota di credito è elettronica. Devi trasmetterla al Sistema di Interscambio (SdI) con il TipoDocumento TD04. Le regole tecniche sono definite dall’Agenzia delle Entrate nelle specifiche della fattura elettronica.
Fonti ufficiali da consultare
Per i riferimenti di legge, usa il portale Normattiva per il DPR 633/1972 e il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019). Per gli aspetti operativi, consulta l’Agenzia delle Entrate e le sue specifiche tecniche sulla fattura elettronica.
Per il rapporto con la ritenuta d’acconto, fai riferimento al TUIR e alla prassi dell’Agenzia delle Entrate su Certificazione Unica e Modello 770. Per la conservazione digitale, vedi l’art. 2220 del Codice Civile e la normativa sulla conservazione elettronica dei documenti fiscali.
Quando si emette: casistiche tipiche e cosa dice la legge
Emetti la nota di credito quando la fattura va corretta. Ti elenco i casi più frequenti previsti dall’art. 26 DPR 633/1972.
Errori materiali: imponibile, aliquota IVA, descrizione, partita IVA del cliente, data o numero documento. Qui la rettifica è tecnica. La nota di credito riporta i dati corretti e richiama la fattura sbagliata.
Sconti o abbuoni concessi dopo la fattura. Per esempio uno sconto commerciale pattuito a consuntivo. Riduci imponibile e IVA con una nota di credito parziale.
Resi o difetti. Se il cliente restituisce beni o segnala vizi, puoi ridurre il corrispettivo. La norma ti consente la variazione in diminuzione dell’IVA.
Annullamento della fattura emessa per errore. Se la fattura non doveva proprio uscire (cliente errato, prestazione mai avvenuta), fai una nota di credito totale con causale chiara.
Insolvenza del cliente e procedure: quando puoi recuperare l’IVA
L’art. 26 regola anche l’inesigibilità del credito. Oggi si applicano le definizioni del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs. 14/2019).
Se si apre una procedura come liquidazione giudiziale, concordato preventivo o amministrazione straordinaria, puoi emettere la nota di credito. Il momento chiave è l’apertura della procedura.
Se l’esecuzione forzata è infruttuosa, puoi ridurre l’IVA. Devi avere documenti che lo provano. Per i piccoli importi, la prassi ha previsto soglie e tempi, ma verifica sempre l’interpretazione aggiornata dell’Agenzia delle Entrate.
In tutti questi casi, registra la nota di credito nella liquidazione IVA del periodo di emissione. Questo ti consente di recuperare l’imposta.
Come si compila: importi, segni, ritenuta d’acconto, bollo
Nella prassi “a video” molti software mostrano importi con segno negativo. In realtà, nel file XML della fattura elettronica non usi segni negativi. Usi il TipoDocumento TD04. È questo che dice al SdI che stai stornando.
IVA: indichi imponibile e aliquota da stornare. Il sistema calcola l’IVA “a rovescio” rispetto alla fattura. Se la fattura aveva natura non imponibile o esente, replichi la natura IVA con gli stessi riferimenti normativi.
Ritenuta d’acconto: per i professionisti in regime ordinario, la nota di credito riduce anche la ritenuta. In pratica, nella maschera la vedi come importo “positivo” perché compensi la ritenuta trattenuta dal cliente. Nel file XML inserisci i dati della ritenuta nella sezione corretta.
Regime forfettario: non applichi IVA e non subisci ritenuta d’acconto. La tua nota di credito rettifica solo l’imponibile e l’eventuale cassa professionale.
Imposta di bollo: di norma non si applica bollo sulle note di credito. Il bollo riguarda le fatture senza IVA sopra 77,47 euro. La nota di credito è un documento di rettifica e non genera nuovo corrispettivo.
Campi obbligatori nella nota di credito elettronica
Numero e data del documento, con numerazione propria e progressiva. Dati del cedente e del cessionario, come in fattura.
Riferimento puntuale alla fattura rettificata: numero e data. Inseriscilo nei blocchi dedicati del file XML. Indica la causale della variazione in modo chiaro.
Dettaglio delle linee con quantità, descrizione, aliquota e natura IVA coerenti con la fattura. Totali documento allineati alle linee. Dati della ritenuta e della cassa previdenziale, se presenti nella fattura originaria.
Fattura e nota di credito: differenze operative
La fattura certifica una cessione o un servizio. La nota di credito rettifica o annulla quella certificazione.
Nel tracciato elettronico usi TD01 per la fattura e TD04 per la nota di credito. Entrambi viaggiano via SdI e vanno conservati digitalmente per 10 anni.
A livello contabile, registri la nota di credito nel registro IVA vendite. Questa riduce imponibile e IVA a debito. Per il cliente, la nota riduce la sua IVA a credito.
Effetti su ritenute e adempimenti del cliente
Se il cliente è sostituto d’imposta, adegua la ritenuta nella Certificazione Unica. Deve anche aggiornare il Modello 770. In pratica, rettifica il lordo, la ritenuta e il netto pagato.
Con lo split payment della Pubblica Amministrazione, la nota di credito segue le stesse regole. Riduce l’IVA da versare dalla PA. Devi indicare correttamente la dicitura di scissione dei pagamenti e la PA registra la variazione.
Regola decisionale rapida
Se hai sbagliato importo, aliquota o dati del cliente, emetti una nota di credito. Fallo appena scopri l’errore.
Se concedi uno sconto dopo la fattura o ricevi un reso, emetti una nota di credito parziale. Richiama sempre la fattura originale.
Se la fattura è uscita per errore e l’operazione non esiste, emetti una nota di credito totale. Azzeri imponibile e IVA.
Se il cliente entra in una procedura concorsuale o un’esecuzione risulta infruttuosa, emetti la nota di credito per recuperare l’IVA. Documenta bene il presupposto.
Se sei in regime forfettario, emetti la nota di credito senza IVA né ritenuta. Correggi solo l’imponibile e gli eventuali contributi.
Procedura operativa: passo dopo passo
1) Identifica il motivo della rettifica e verifica che rientri nei casi dell’art. 26 DPR 633/1972. Decidi se la nota è totale o parziale.
2) Recupera la fattura da rettificare. Annota numero, data, imponibile, aliquote, natura IVA, ritenute e cassa.
3) Compila la nota di credito TD04. Inserisci anagrafica, riferimenti della fattura, causale, linee e aliquote. Presta attenzione a ritenute e casse.
4) Trasmetti la nota via SdI. Verifica la ricevuta di consegna o di scarto. In caso di scarto, correggi e reinvia entro 5 giorni per mantenere la data.
5) Registra la nota nel registro IVA vendite del periodo. Ribalta gli effetti in liquidazione IVA. Allinea la contabilità clienti e concorda con il cliente rimborso o compensazione.
Tempi e conservazione
Per variazioni in diminuzione (sconti, resi, errori), puoi emettere la nota entro il termine di presentazione della dichiarazione IVA dell’anno in cui si verifica la causa. Oltre quel termine, la variazione non produce effetti IVA.
Per procedure concorsuali, la variazione è possibile dalla data di apertura della procedura. Conserva i provvedimenti del tribunale e ogni prova dell’inesigibilità.
Conserva la nota di credito e le ricevute SdI per 10 anni. La conservazione deve essere digitale a norma, secondo la disciplina civilistica e fiscale vigente.
| Scenario | Base normativa | Cosa fare | Termine e impatti |
|---|---|---|---|
| Errore di importo o aliquota IVA | Art. 26 DPR 633/1972 (variazioni per errori) | Emetti nota di credito TD04 con riferimento alla fattura errata; indica causale “errore materiale”. | Entro dichiarazione IVA dell’anno della causa; riduce IVA a debito nel periodo di emissione. |
| Sconto o abbuono post-fattura | Art. 26 DPR 633/1972 (abbuoni e sconti) | Emetti nota di credito parziale; replica aliquote/nature della fattura originaria. | Stesso termine; riduzione proporzionale di imponibile e IVA. |
| Reso merce o difetto | Art. 26 DPR 633/1972 (resi) | Nota di credito parziale o totale secondo il reso; descrivi beni e motivazione. | Stesso termine; IVA a debito diminuisce nel periodo. |
| Annullamento fattura emessa per errore | Art. 26 DPR 633/1972 (annullamento/inesistenza) | Nota di credito totale; azzera imponibile e IVA; indica “emissione per errore”. | Il prima possibile; azzeramento effetti IVA e contabili della fattura. |
| Insolvenza cliente con procedura aperta | Art. 26 DPR 633/1972; D.Lgs. 14/2019 (CCII) | Emetti nota di credito al provvedimento di apertura; allega evidenze. | Dal momento dell’apertura; recuperi l’IVA nella liquidazione del periodo. |
| Esecuzione forzata infruttuosa | Art. 26 DPR 633/1972 (inesigibilità) | Nota di credito con prova dell’infruttuosità (atti esecutivi). | Alla maturazione del presupposto; riduci IVA a debito. |
| Professionista con ritenuta d’acconto | TUIR; prassi AE su CU/770 | Nota di credito con ritenuta esposta per rettificare il lordo trattenuto. | Cliente aggiorna CU e 770; tu allinei incassi e IVA. |
| Regime forfettario | Legge 190/2014 e succ. mod. | Nota di credito senza IVA e senza ritenuta; rettifica imponibile e cassa. | Nessun impatto IVA; solo ricavi e contributi previdenziali. |
FAQ: domande frequenti sulla nota di credito
Devo usare importi negativi nella nota di credito?
No. Nel tracciato elettronico FatturaPA non usi segni negativi. Selezioni il TipoDocumento TD04 e compili importi positivi. È il codice documento che indica lo storno. Alcuni software mostrano il segno meno a video per chiarezza, ma il file XML inviato al SdI riporta valori positivi. Controlla sempre i totali e la coerenza con aliquote e nature IVA della fattura originale.
Come gestisco la ritenuta d’acconto nella nota di credito di un professionista?
Se nella fattura c’era ritenuta d’acconto, la nota di credito la deve rettificare. In pratica, riduci il compenso lordo e “restituisci” la ritenuta proporzionale. Nella compilazione elettronica indichi i dati della ritenuta nel blocco dedicato. Il cliente, se è sostituto d’imposta, aggiorna la Certificazione Unica e il Modello 770. Se la fattura non è stata pagata, l’allineamento è più semplice. Se invece il pagamento è già avvenuto, concorda rimborso o compensazione del netto con il cliente. Chi è in regime forfettario non espone ritenuta, quindi non ha questa gestione.
Posso emettere una nota di credito oltre l’anno della fattura?
Sì, ma con un limite. Per l’IVA la variazione in diminuzione si può esercitare entro il termine di presentazione della dichiarazione annuale IVA dell’anno in cui si verifica la causa della variazione. Non conta l’anno della fattura, ma l’anno del presupposto (es. sconto concesso nel 2025). Oltre quel termine, la nota di credito non produce effetti IVA, ma resta valida ai fini civilistici e contabili tra le parti. Per insolvenze legate a procedure, la possibilità nasce alla data di apertura della procedura, anche se la fattura è di anni precedenti.
Come funziona la nota di credito con Pubblica Amministrazione e split payment?
Con la PA si applica lo split payment (art. 17-ter DPR 633/1972). La fattura espone l’IVA che versa la PA. La nota di credito segue lo stesso schema: riduce imponibile e IVA esposta, che la PA rettifica nei propri versamenti. Nel file XML indica il codice regime che identifica la scissione dei pagamenti. Richiama sempre la fattura originaria con numero e data. Per i tempi, valgono le regole dell’art. 26. La conservazione resta digitale e a norma come per ogni documento elettronico.
Meglio nota di credito o storno interno nei conti?
Se il documento errato è una fattura elettronica già transitata dal SdI, devi rettificarla con una nota di credito TD04. Lo storno contabile interno non è sufficiente. La nota di credito assicura allineamento fiscale e IVA per entrambe le parti. Usa lo storno solo per scritture gestionali senza effetti fiscali, ad esempio riconciliazioni provvisorie. In caso di fattura emessa per errore e non consegnata perché scartata dal SdI, non serve la nota di credito: correggi e rinvia la fattura corretta entro 5 giorni per mantenere la data e gli effetti.
