Partita IVA Dentista: come aprire e quanto costa?

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partita iva dentista

Oggi parleremo di una professione tanto antica quanto ampiamente diffusa, considerata tra le più remunerative in assoluto: vedremo, infatti, in che modo si apre una Partita IVA da dentista e quali adempimenti bisogna affrontare per cominciare a lavorare come libero professionista o per avviare un nuovo studio odontoiatrico.

Il dentista è un professionista che non ha bisogno di presentazioni. Tutti noi, almeno una volta nella vita, ci siamo sottoposti ad una visita odontoiatrica, ad una seduta di igiene orale o ad un trattamento contro la carie e, in quell’occasione, abbiamo imparato a conoscere le attrezzature e gli strumenti del “mestiere”.

D’altronde, la salute dentale è un aspetto che merita un’attenzione speciale, già a partire dai primissimi anni di età. Infatti, al primo accenno di carie o mal di denti, siamo pronti a telefonare al nostro dentista di fiducia, per prenotare un appuntamento e risolvere quanto più rapidamente il problema!

Per tutti questi motivi, oggi come in passato, molti giovani sognano di poter esercitare la professione odontoiatrica e di diventare, un giorno, titolari di uno studio dentistico di successo.

Pertanto, vediamo subito come muovere i primi passi nel settore e quali sono i requisiti richiesti per legge.

Come diventare dentista: requisiti professionali

Per esercitare la professione di dentista, occorre innanzitutto conseguire la Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria. Il corso, al quale ovviamente si può accedere soltanto se si è in possesso del diploma di scuola superiore, ha una durata di sei anni e include anche un periodo di tirocinio. Durante questi mesi di “apprendistato”, gli studenti, sotto la guida di un docente (o tutore), imparano ad operare direttamente sui pazienti e hanno modo di consolidare quelle doti ritenute indispensabili per ogni dentista: impegno, precisione, abilità manuale, ecc..

Dopo la laurea, è possibile ampliare ulteriormente la propria formazione con un Master di I o II Livello, oppure privatamente, presso una Scuola di Specializzazione. D’altronde, oggigiorno, l’odontoiatria non è più una scienza unitaria, ma si compone di varie discipline (come, ad esempio, l’ortodonzia, la pedodonzia, la chirurgia orale, l’implantologia, ecc.). Pertanto, sia per entrare a far parte del team di uno studio odontoiatrico, sia per esercitare come libero professionista, sono richieste competenze sempre più avanzate ed approfondite.

Ma non è tutto: prima di iniziare a lavorare come dentista, dovrai completare il tuo percorso di formazione, superare un Esame di Stato ed ottenere l’abilitazione professionale. Giunto a questo punto, potrai finalmente iscriverti all’Ordine degli Odontoiatri ed inserire il tuo nominativo nell’apposito Albo della tua provincia.

Terminato anche quest’ultimo passaggio, potrai esercitare come odontoiatra sia nel pubblico che nel privato. Oppure, se hai in mente una carriera da libero professionista, potrai scegliere di aprire la Partita IVA.

Prima di analizzare l’iter burocratico, elencare i passaggi necessari per aprire Partita IVA come dentista e parlare dei costi, vogliamo delineare l’inquadramento fiscale e contributivo previsto per questa attività.

La figura del dentista: qual è l’inquadramento?

La legislazione vigente considera il dentista, come anche il medico, l’infermiere, il fisioterapista, lo psicologo e molte altre figure dell’ambito medico-sanitario, un libero professionista, in quanto svolge un’attività prevalentemente intellettuale, per la quale è necessaria un’elevata preparazione tecnica e scientifica.

Passando all’ambito della fiscalità, ciò significa che, per aprire Partita IVA come dentista, potrai adottare una procedura completamente gratuita, più rapida e semplice rispetto al classico iter previsto per le ditte individuali.

Difatti, essendo fiscalmente inquadrato come libero professionista, il dentista non è tenuto ad iscriversi né alla Camera di Commercio, né al Registro delle Imprese. Potrà, invece, limitarsi a riempire e presentare il modulo AA9/12 (o Dichiarazione di inizio attività per le persone fisiche) all’Agenzia delle Entrate, operazione che ormai si svolge per via telematica, selezionando il Codice ATECO adatto ed il regime fiscale più conveniente.

Anche dal punto di vista previdenziale, il dentista riceve un trattamento analogo a quello dei medici, con i quali condivide la stessa Cassa Previdenziale, ovvero ENPAM. Dunque, il conteggio ed il versamento dei contributi previdenziali andranno effettuati secondo le regole stabilite da questo ente (delle quali parleremo più avanti).

Partita IVA da dentista: quando e come aprire?

L’apertura della Partita IVA è una tappa obbligatoria per coloro che intendono dedicarsi alla libera professione, ma non per tutti gli odontoiatri in assoluto: basti pensare ai dipendenti di cliniche, ambulatori e studi privati o ai dentisti che appartengono al settore pubblico (anche per eventuali prestazioni intramoenia).

Quali sono, al contrario, i casi in cui è richiesta la Partita IVA da dentista? Eccone alcuni:

  • prestazioni extramoenia, rese da dipendenti pubblici, ma all’interno di strutture o studi privati;
  • prestazioni rese nei confronti dei pazienti in strutture o studi privati (libera professione);
  • collaborazioni e consulenze rese nei confronti di strutture private o in convenzione con il SSN.

Inoltre, vogliamo sottolineare che quasi tutte le “professioni ordinistiche” (regolamentate, cioè, da un Ordine Professionale e riservate a soggetti abilitati e/o iscritti all’Albo), come quella del dentista e del medico, ma anche, tra le altre, dell’avvocato o dell’ingegnere, non sono compatibili con l’uso della prestazione occasionale.

Pertanto, se hai intenzione di offrire i tuoi servizi direttamente alla clientela, avviando uno studio odontoiatrico come titolare, o desideri instaurare un rapporto di collaborazione con una o più strutture private, senza che ciò si trasformi in un lavoro subordinato, dovrai deciderti ad aprire Partita IVA come dentista.

Si tratta di una scelta che, in quanto “obbligata”, può spaventare chi è ancora alle prime armi.

Niente paura, comunque: basta conoscere le opzioni fiscali disponibili e poter contare sul supporto di un esperto, per compiere le giuste decisioni e rendere più semplice, economica e gestibile la libera professione!

Riempi il seguente modulo con i tuoi dati e ti ricontatteremo per una prima consulenza gratuita!

a. Codice ATECO per i dentisti

Uno degli aspetti su cui bisogna riporre una certa attenzione, durante la procedura di apertura della Partita IVA, è la scelta del Codice ATECO più adatto per la professione di dentista. Fortunatamente, essendo un’attività diffusa su vasta scala e regolamentata ormai da tempo, è molto facile riconoscere il codice adatto, ovvero:

“86.23.00 – Attività degli studi odontoiatrici”.

b. Regime forfettario per i dentisti

In fase di apertura della Partita IVA da dentista, oltre a selezionare il tuo Codice ATECO, dovrai anche indicare il regime fiscale a cui intendi assoggettarti. Ormai da diversi anni, l’opzione più conveniente, per chi esercita la libera professione o gestisce una ditta individuale, si chiama regime forfettario.

Il forfettario è un regime agevolato, che nasce per venire incontro ai giovani che desiderano mettersi in proprio.

Optando per il regime forfettario, potrai dare un bel taglio alle imposte e versare solamente il 15% sul tuo reddito imponibile (ossia, in base al Codice ATECO associato alla tua Partita IVA da dentista, su una quota pari al 78% del fatturato incassato, meno i contributi ENPAM versati nello stesso periodo preso in esame).

Inoltre, se rientri anche nei requisiti dell’aliquota start-up, paghi solo il 5% per i primi cinque anni.

Se tutto ciò non dovesse bastare a convincerti, devi sapere che, per chi si avvale del regime forfettario, vige l’esonero da svariati adempimenti, tra cui esterometro e studi di settore. Non dovrai preoccuparti di registrare le fatture e tenere la contabilità, poiché l’unico “compito” consiste nella conservazione e numerazione progressiva.

Per essere sicuro di rientrare nei parametri del regime forfettario, ricorda di tenere a mente i seguenti limiti:

  • ricavi e compensi annui: max 65.000 euro
  • redditi da lavoro dipendente: max 30.000 euro
  • spesa massima per impiegati e collaboratori: 20.000 euro

Infine, vi sono ulteriori requisiti sia per l’accesso che per il mantenimento del regime: clicca qui per approfondire.

ENPAM: contributi previdenziali per il dentista

Scegliendo il regime forfettario, come abbiamo visto, il peso delle imposte si riduce sensibilmente. Tuttavia, a queste dovrai sommare anche i contributi previdenziali da versare all’ENPAM, che corrispondono a:

a. Contributi di Quota A

Obbligatori per tutti i dentisti, e non solo per i liberi professionisti, sono pari a:

  • 230,65 euro fino a 30 anni di età
  • 447,70 euro dal compimento dei 30 fino ai 35 anni
  • 840,14 euro dal compimento dei 35 fino ai 40 anni
  • 1551,59 euro dal compimento dei 40 anni fino all’età pensionabile

Inoltre, è previsto un contributo di maternità pari a 45 euro, anch’esso obbligatorio per tutti i dentisti.

b. Contributi di Quota B

Sono obbligatori solo per i dentisti che esercitano la libera professione e si calcolano sul reddito professionale (cioè al netto delle spese sostenute per produrlo), con aliquota intera al 17,50% che, in particolari casi, si riduce della metà (es. pensionati) o scende al 2% (es. tirocinanti). Tali norme valgono fino ad un tetto massimo di 101.427 euro, superato il quale si pagherà un contributo extra dell’1%, applicato solo sulla parte eccedente.

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