Partita IVA Dietista: come aprire e quanto costa?

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partita iva dietista

Con questo articolo vogliamo spiegarti, passo dopo passo, come si apre una Partita IVA da dietista e quali costi dovrai affrontare per iniziare la tua attività professionale nel campo della nutrizione.

Vedremo insieme quali requisiti professionali dovrai possedere per svolgere l’attività di dietista a norma di legge e qual è l’inquadramento fiscale e contributivo previsto per questa professione.

Se stai pensando di “metterti in proprio” con uno studio tutto tuo o se ti è stato richiesto di aprire la Partita IVA da dietista per collaborare continuativamente con una struttura del settore, ecco tutto ciò che devi sapere!

Chi è il dietista?

Quello delle professioni sanitarie è un ambito in continua espansione: accanto a quelle classiche, come l’infermiere, lo psicologo o il fisioterapista, stanno nascendo nuove figure specializzate o di supporto, come l’operatore socio-assistenziale, l’operatore socio-sanitario, l’osteopata, l’igienista dentale, oppure ancora il dietista.

Il dietista è un professionista laureato in Dietistica, corso di laurea triennale auto-abilitante, proprio come altri corsi appartenenti alle professioni sanitarie (da Infermieristica a Logopedia, e molti altri).

Il suo “campo d’azione” – come possiamo facilmente intuire – è quello dell’alimentazione e della nutrizione: il dietista, infatti, si occupa di elaborare diete su prescrizione del medico, collabora con altre figure per il trattamento dei disturbi alimentari e svolge attività di informazione e prevenzione in vari contesti.

Ad esempio, può tenere dei corsi di educazione alimentare nelle scuole, finalizzati a promuovere un’alimentazione sana e variegata già a partire dall’infanzia, oppure partecipare ad eventi di sensibilizzazione su problematiche, oggigiorno sempre più diffuse, come obesità e sovrappeso.

Dietista, biologo nutrizionista o dietologo?

Quando si parla di dieta e alimentazione, è facile fare confusione tra varie figure che, ad un occhio poco attento, possono apparire uguali e sovrapponibili: dietista, biologo nutrizionista e dietologo.

In realtà, si tratta di figure professionali che, sebbene appartengano al medesimo macro-settore, e cioè quello dell’alimentazione e della nutrizione umana, hanno formazione, ruoli e funzioni ben diversi tra loro.

Il dietista, infatti, appartiene alla categoria delle cosiddette “professioni sanitarie”, per le quali è richiesta soltanto una laurea triennale, generalmente auto-abilitante, che può essere completata con un corso di specializzazione biennale o con dei corsi di formazione e aggiornamento su ambiti di interesse (es. ristorazione collettiva).

Il biologo nutrizionista è, invece, un professionista iscritto all’Ordine Nazionale dei Biologi (sezione A), previo superamento di un esame di stato, che può svolgere attività di consulenza alimentare o nutrizionale ed elaborare diete per persone sane o (in collaborazione con il medico) con patologie.

Il dietologo, infine, è un professionista che ha conseguito, dapprima, la Laurea in Medicina e, in seguito, la specializzazione in Scienze dell’Alimentazione. Pertanto, tra le tre figure analizzate, è l’unica che detiene la responsabilità clinica dei pazienti e che può effettuare diagnosi e prescrizioni.

Come lavora il dietista?

Dopo aver chiarito le analogie e, soprattutto, le differenze tra la figura professionale del dietista e quella del biologo nutrizionista e del dietologo, vediamo come si svolge la sua attività lavorativa.

Il dietista può essere assunto come dipendente presso ospedali e strutture sanitarie, sia pubbliche che private, ma molto spesso preferisce lavorare da freelancer, o meglio da libero professionista, aprendo un proprio studio e, al contempo, collaborando con scuole, associazioni o comunità.

Per operare in regime di libera professione, occorre prima aprire Partita IVA come dietista: una scelta che, specialmente agli inizi, incute un certo timore, ma che offre anche interessanti vantaggi.

Dunque, scopriamo insieme come si apre la Partita IVA da dietista e quali costi bisogna mettere in conto.

Partita IVA da dietista: come aprire?

Prima di addentrarci tra i vari step necessari per l’apertura di una Partita IVA da dietista, vediamo un po’ come viene inquadrata, da un punto di vista fiscale e contributivo, questa attività.

L’attività di dietista, come tutte le professioni sanitarie o di supporto alla sanità, è inquadrata come libera professione – e non come attività artigianale o d’impresa – ma con alcune particolarità.

Infatti, pur essendo obbligato ad iscriversi all’Ordine dei Dietisti (istituito nel Luglio 2018), il dietista non ha una Cassa Previdenziale di riferimento, a differenza di altre professioni ordinistiche, come ad esempio il medico, l’avvocato o l’ingegnere. Vedremo meglio in seguito cosa comporta tutto ciò.

Per i liberi professionisti, tra i quali rientra, appunto, il dietista, l’apertura della Partita IVA richiede una procedura telematica completamente gratuita. Dunque, potrai rivolgerti ad un commercialista, ad un CAF o, meglio ancora, ad un consulente Fiscozen, per ricevere assistenza nelle prime fasi.

Se hai bisogno di aiuto per aprire Partita IVA da dietista, o se hai ancora dubbi a riguardo, compila il modulo sottostante. Sarai ricontattato, in tempi rapidi, da un nostro consulente esperto in materia fiscale, che ti guiderà nei vari passaggi e ti fornirà tutte le informazioni per cominciare al meglio!

a. Codice ATECO da dietista

Uno dei passaggi più delicati, durante la procedura online per aprire Partita IVA da dietista, ha a che fare con la scelta del Codice ATECO che meglio descrive l’attività che andrai a svolgere.

Si tratta, difatti, di una scelta da ponderare con attenzione, sia perché è facile, per i meno esperti, confondersi tra codici apparentemente “simili”, sia perché dal Codice ATECO dipendono svariati aspetti, tra cui il coefficiente di redditività, che condizioneranno l’attività nei prossimi mesi o anni.

Trattandosi di una professione “giovane”, e cioè nata e regolamentata solo in tempi recenti, non vi è un Codice ATECO “specifico” per l’attività di dietista. Pertanto, dovrai utilizzarne uno “generico”, ovvero:

  • 86.90.29 – Altre attività paramediche indipendenti

Da questo Codice ATECO dipende sia la percentuale che viene dedotta dal fatturato per le spese sostenute durante l’anno (ovvero il 22%), sia il reddito imponibile, ovvero la parte di fatturato che, tolte tali spese, effettivamente fa reddito (78%), sulla quale si calcolano imposte e contributi.

Tuttavia, ciò vale solamente per chi sceglie il regime forfettario, del quale parleremo a breve.

b. Regime forfettario per dietista

Un’altra scelta da valutare con accortezza riguarda il regime fiscale da adottare. Attualmente, per i liberi professionisti (e per le ditte individuali, ma non è questo il caso che ci interessa), la migliore opzione è il regime forfettario, che prevede una tassazione agevolata e tanti altri vantaggi.

Adottando il regime forfettario, infatti, potrai risparmiare sulle tasse e rendere più semplice, rapida ed economica la gestione della tua Partita IVA da dietista. Al posto dei vari tributi, avrai soltanto un’imposta sostitutiva con aliquota al 15% sul reddito imponibile (che, come abbiamo visto prima, corrisponde al 78% del tuo fatturato complessivo). Inoltre, se rientri anche nei parametri fissati per la cosiddetta “aliquota start-up”, l’imposta cala fino al 5% per i primi cinque anni di attività.

Oltre ad una tassazione che definire vantaggiosa è poco, potrai operare in franchigia IVA e, quindi, proporre delle tariffe più competitive, rispetto ai concorrenti che si avvalgono di un altro regime.

Potrai, in aggiunta, continuare ad utilizzare la fatturazione classica e non dovrai svolgere noiosi adempimenti burocratici, come gli studi di settore e l’esterometro. Per di più, non dovrai registrare le tue fatture, bensì solamente conservarle, numerarle con ordine progressivo e presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi.

Insomma, scegliendo il regime forfettario, avrai più tempo ed energie da dedicare al tuo lavoro e alla crescita professionale, e meno stress o spese di gestione da sostenere per la tua Partita IVA da dietista.

Come accedere al regime forfettario? In primo luogo, non dovrai superare la soglia massima di ricavi e compensi, che anche per il 2021 è fissata a 65.000 euro. Eventuali redditi da lavoro dipendente o assimilati, invece, dovranno essere inferiori a 30.000 euro. Dovrai prestare attenzione anche alla spesa complessiva per i compensi di impiegati e/o collaboratori, che dovrà rimanere al di sotto della soglia di 20.000 euro.

Altri requisiti di accesso e di mantenimento sono: la residenza in Italia o, per chi risiede in un Paese estero, la produzione di almeno il 75% del reddito su territorio italiano. Non potrai, inoltre, essere socio di società, né essere a capo di una società a responsabilità limitata del tuo stesso settore. Clicca qui per approfondire.

c. Gestione Separata INPS per dietista

Il terzo aspetto che vogliamo approfondire, a proposito della Partita IVA da dietista, è quello della contribuzione. Abbiamo già anticipato che, per questa “nuova” professione sanitaria, non esiste una Cassa Previdenziale apposita e, adesso, è il momento di scoprire quali sono le conseguenze.

Per i professionisti “senza Cassa” – e ce ne sono tantissimi: basti pensare alle numerose figure emerse in tempi recenti, come il social media manager, il formatore, il web designer, l’influencer o lo youtuber – è obbligatoria l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, nella sezione dedicata ai liberi professionisti.

Tutto ciò potrebbe apparire come uno svantaggio, ma in realtà non lo è: infatti, per gli iscritti alla Gestione Separata, non vi sono contributi fissi, da pagare a prescindere dal reddito, ma solo quelli calcolati a percentuale sul reddito imponibile, con aliquota, anche per il 2021, pari al 25,98%.

Concludendo…

In conclusione, per lavorare nel settore della nutrizione in regime di libera professione, è richiesta la Partita IVA da dietista (o da biologo nutrizionista, a seconda del percorso di formazione conseguito).

Come abbiamo visto nel corso di questa guida, i costi iniziali sono pressoché nulli, mentre quelli relativi a imposte e contributi dipenderanno dal fatturato (dunque, se fatturi zero, paghi zero).

Infine, puoi risparmiare anche sul costo del commercialista, senza rinunciare ad essere seguito da un consulente di fiducia, scegliendo un servizio online dal prezzo vantaggioso, come Fiscozen, pensato per i giovani professionisti!

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Fiscozen non è un commercialista. È un’azienda tecnologica che ti permette di gestire la tua Partita IVA attraverso una piattaforma software ed un servizio di consulenza generica con il supporto di consulenti fiscali specializzati. Tutte le attività riservate sono svolte da un commercialista partner iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti.

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