Partita IVA ecommerce: come aprire e quanto costa [Guida 2022]

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Partita iva ecommerce

E’ possibile iniziare un e-commerce senza partita IVA? 

Questa domanda nasce dal fatto che la diffusione di internet ha reso semplice la vendita occasionale di oggetti, soprattutto se consideriamo la crescita esponenziale delle piattaforme web, prima fra tutte ebay, che permettono di vendere le cose che non usiamo più.

E’ però necessario definire cosa prevede la legge in merito alla vendita online prima di poter  rispondere alla domanda che ci siamo posti all’inizio di questo paragrafo. 

L’attività di ecommerce si configura a tutti gli effetti come svolgimento di attività commerciale che secondo la legge italiana non rientra tra quelle che possono essere svolte come prestazioni occasionali. L’attività di ecommerce, infatti, equivale in tutti i sensi ad un’attività di vendita al dettaglio, ne conseguono quindi gli obblighi informativi, contabili, fiscali e previdenziali, primo fra tutti l’apertura della Partita IVA

Anche in presenza di bassi volumi di vendita e in assenza di stoccaggio della merce, questa attività viene identificata dalla legge come vera e propria attività commerciale svolta in modo stabile e continuativo. Le caratteristiche di stabilità e continuità sono rafforzate dal canale di vendita online che per definizione è sempre disponibile e fruibile dai potenziali acquirenti. 

Erroneamente molti tendono a confondere il limite dei 5.000€ come soglia per l’apertura della Partita IVA ma in realtà non è così. Questo limite riguarda quella soglia al di sotto del quale è permesso effettuare delle prestazioni di carattere occasionale senza dover versare i contributi previdenziali. La prestazione occasionale è priva delle caratteristiche di stabilità e di continuità che, invece, rappresentano, insieme all’organizzazione, i requisiti principali dell’attività di vendita online.

Tirando le somme, se hai intenzione di avviare la tua attività ecommerce, per essere in regola sei obbligato ad aprire la Partita IVA. Diverso è il caso in cui hai degli oggetti che non usi più e li vuoi vendere su Ebay o su Subito.it, in quel caso l’attività non si configura come attività di impresa prevalente.

Quanto costa aprire un ecommerce 

Prima di avviare un’attività di ecommerce è necessario identificare i costi necessari per l’apertura e la gestione dell’attività. 

Una componente molto importante che va ad incidere in modo significativo su questo elemento è la modalità con la quale hai intenzione di strutturare la tua attività. 

La modalità più classica consiste nell’aprire il tuo sito ecommerce creato ad hoc per la tua attività. Questa scelta permette maggiore personalizzazione della piattaforma di vendita ma anche costi maggiori. 

In questo caso infatti dovrai considerare il costo del web designer oltre a quelli legati all’acquisto e dello stoccaggio dei prodotti da vendere senza dimenticare quelli connessi al marketing per far conoscere il tuo sito e poter attirare i potenziali clienti. 

Una seconda modalità consiste nell’utilizzo di un Marketplace come Amazon FBA, Ebay o Etsy che ti danno la possibilità di vendere i tuoi prodotti online inserendoli nel tuo catalogo in cambio di una commissione sulla vendita. Questo metodo azzera i costi di creazione che avresti nel caso volessi utilizzare il tuo sito web e minimizza quelli di pubblicità permettendo così di investire tutte le risorse nei prodotti da vendere.

Gli altri costi da tenere in considerazione sono:

  • Costi iniziali 
    • Apertura della partita IVA
    • Pratica di iscrizione alla camera di commercio 
  • Costi ricorrenti 
    • Rinnovo del diritto camerale 
    • Pagamento delle tasse pagamento delle tasse 
    • Pagamento dei contributi 

I 3 step da affrontare per aprire Partita IVA ecommerce

Aprire Partita IVA

Entro 30 giorni dall’inizio della tua attività, è aprire la Partita IVA alla quale verrà abbinato il codice ATECO principale della tua attività che nel caso dell’ecommerce sarà 47.91.10

Effettuare le pratiche di registrazione alla Camera di Commercio

Per l’apertura di un ecommerce è richiesta la costituzione di una ditta individuale e l’iscrizione alla camera di commercio legata alla tua  provincia

Effettuare le comunicazioni per l’apertura della posizione previdenziale INPS presso la gestione Commercianti.

Queste operazioni vengono effettuate tramite la procedura denominata Comunica, ovvero una pratica telematica che permette la contemporanea trasmissione agli enti interessati e l’assolvimento delle relative pratiche burocratiche.  

E’ necessario inoltre invio della SCIA comunale ovvero la Segnalazione Certificata di Inizio attività indirizzata al SUAP (Sportello Unico Attività produttive) del proprio comune.

Tra le informazioni che ti verranno richieste per effettuare queste comunicazioni,  sarà necessario indicare:

  • l’indirizzo del sito internet tramite il quale intendi vendere i tuoi prodotti (nel caso del tuo sito ecommerce personale assicurati che sia online e funzionante)
  • l’indirizzo “fisico” in cui svolgerai la tua attività 
  • la categoria merceologica di cui fanno parte i prodotti che andrai a vendere nel tuo ecommerce
  • Un indirizzo PEC (posta elettronica certificata) al quale ti verranno inviate le comunicazioni ufficiali 

A questo proposito ti ricordiamo che Fiscozen è in grado di effettuare tutte le comunicazioni necessarie per aprire il tuo ecommerce e ti mette a disposizione un consulente dedicato da poter contattare ogni volta che hai dubbi per gli aspetti fiscali e previdenziali legati alla tua attività.

Ecommerce o Dropshipping? Ecco come scegliere il codice ATECO corretto

Queste due tipologie di vendita tramite web hanno modalità di svolgimento diverse e vengono classificate in modo diverso anche per quanto riguarda il codice ATECO per questo motivo è molto importante identificare l’esatta attività di vendita che vuoi effettuare, in modo da poterla classificare nel modo più corretto. 

Vediamo di seguito come vengono definite le due categorie di vendita:

  • Ecommerce: si parla di ecommerce quando il titolare propone i suoi prodotti tramite sito web di sua proprietà (vendita diretta) o attraverso portali o piattaforme commerciali di proprietà di grandi marketplace che mettono a disposizione una vetrina virtuale per la vendita (vendita indiretta)
  • Dropshipping: la caratteristica distintiva di questo metodo di vendita online è quella di evitare ogni costo di acquisto e stoccaggio della merce vendendo i prodotti messi a disposizione dei grandi siti specializzati in questo settore e facendoli spedire direttamente all’indirizzo del compratore finale in cambio di una commissione sul prezzo di vendita. Solitamente questo metodo viene attuato servendosi di grandi siti web come Ali Express, che hanno il vantaggio di proporre prezzi molto concorrenziali. 

L’ecommerce viene classificato con il codice ATECO 47.91.10 che corrisponde alla seguente attività: Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via Internet”, valido per vendere online ogni genere di articoli, sia fisici che digitali (es. applicazioni, videocorsi, ecc.)

Il Dropshipping invece viene classificato con il codice ATECO 73.11.02: Conduzione di campagne pubblicitarie, in quanto si differenzia dalla vendita vera e propria dei prodotti, che viene gestita in toto dalla piattaforma di riferimento.

Dato che la definizione dell’attività economica e il relativo codice ATECO sono due elementi di importanza fondamentale ti consigliamo di rivolgerti ad un professionista. Fiscozen ti offre una consulenza gratuita grazie alla quale potrai risolvere tutti i dubbi in merito alla classificazione della tua attività. 

Come scelgo il regime fiscale più vantaggioso per il mio ecommerce?

In Italia esistono attualmente 2 regimi fiscali, il regime Ordinario e il Regime Forfettario

Il regime ordinario si basa sulla tassazione IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche) con un sistema di tassazione progressiva a scaglioni, che prevede una percentuale di tassazione che varia a seconda del reddito, con un minimo del 23% e un massimo del 43%.

Questo regime rende possibile “scaricare” le spese documentate legate alla propria professione, il cui importo non sarà sottoposto a tassazione. E’ prevista inoltre l’applicazione dell’IVA e la tenuta della contabilità.

Per le attività con ricavi sotto i 700.000 € è possibile applicare la versione del regime ordinario in contabilità semplificata, che prevede delle semplificazioni in termini di tenuta e conservazione della contabilità.

Il regime forfettario è un regime agevolato che prevede una tassazione ridotta ed in particolare:

  • 5% per le nuove attività per i primi 5 anni 
  • 15% per le attività già esistenti. 

Un’altra caratteristica è la determinazione forfetaria dei costi attraverso il coefficiente di redditività che viene assegnato a seconda del codice ATECO di riferimento. 

Ad esempio al codice ATECO 47.91.10 dell’ecommerce è assegnato il coefficiente di redditività del 40%, ciò vuol dire che solo il 40% degli importi incassati con il tuo ecommerce verranno sottoposti a tassazione, mentre il 60% saranno considerati come costi, indipendentemente che tu li abbia sostenuti o meno. 

Altra caratteristica che lo contraddistingue è il non dover applicare l’IVA, ciò vuol dire che i clienti del tuo ecommerce non avranno ulteriori maggiorazioni rispetto al prezzo di vendita da te stabilito. Questo si traduce in un vantaggio concorrenziale rispetto ad altri competitor.

Essendo un regime agevolato prevede che possano accedervi solo i soggetti che rientrano in determinati limiti formali e reddituali che abbiamo analizzato nello specifico nel nostro articolo dedicato al regime forfettario.

 In conclusione, dopo aver analizzato le caratteristiche dei regimi fiscali applicabili, se rientri nei parametri di accesso, il Regime Forfettario è sicuramente quello più vantaggioso, soprattutto quando si parla di ecommerce, grazie al suo bassissimo coefficiente di redditività, la possibilità di avere un vantaggio competitivo sulle vendite non applicando l’IVA ai propri prodotti e la possibilità di risparmiare sui contributi previdenziali, come vedremo nello specifico nel prossimo paragrafo. 

Se hai ancora dubbi su quale sia il regime fiscale più adatto a te o se puoi aderire al regime forfettario approfitta della consulenza gratuita offerta da Fiscozen. Un esperto analizzerà il tuo caso specifico per risolvere tutti i tuoi dubbi e permetterti di decidere al meglio in merito alla tua nuova  attività.

Contributi previdenziali: i metodi per risparmiare

Tra i vantaggi del regime forfettario è possibile trovare anche la possibilità di risparmiare sui contributi previdenziali. 

I soggetti che applicano il regime forfettario e sono iscritti alla Gestione INPS Artigiani e Commercianti, possono richiedere la riduzione del 35% sui contributi da pagare, sia fissi, che calcolati sull’eccedenza del minimale.

Se hai un’attività di ecommerce e rientri nel regime forfettario richiedendo la riduzione, pagherai contributi fissi pari a 2.589,41€ anziché 3.983,72€ ovvero il 35% in meno.

Questa riduzione rappresenta un altro vantaggio da considerare in quanto permette di risparmiare annualmente 1.394€ di costi fissi che possono essere utilizzati per sviluppare la tua attività.

E’ importante sottolineare che la scelta di ridurre i contributi previdenziali va ad incidere in modo negativo sugli accantonamenti per la propria pensione quindi, è consigliabile approfittare di questa riduzione per il periodo necessario ad avviare l’attività e poi rinunciarvi tramite comunicazione all’INPS. 

Tasse e dei contributi da pagare: esempio di calcolo

Dopo aver visto nello specifico tutti gli aspetti teorici legati all’apertura e alla gestione di un’attività di ecommerce, vediamo un esempio pratico che possa far capire meglio di quali cifre stiamo parlando.

Elisa ha aperto un ecommerce nel gennaio 2022 in Regime Forfettario. Considerando che in tutto il 2022 incassa 40.000€, andiamo a calcolare quante tasse e contributi deve pagare.

Incassato: 40.000€

Codice ATECO: 47.91.10

Coefficiente di redditività: 40%

Reddito lordo: 40.00€*40%= 16.000€

Da pagare:

Tasse: 16.000€*5%= 800€

Contributi previdenziali (importo contributi fissi): 3.983,73€ 

Acconto tasse per l’anno successivo: 800€

Cosa devo sapere per vendere all’estero? 

In conclusione andiamo ad analizzare ciò che bisogna conoscere in merito alle vendite fuori dai confini italiani,in particolare verso i paesi dell’Unione europea effettuate tramite il nostro ecommerce. 

Se hai aperto un ecommerce in Italia e intendi puntare alla vendita verso i paesi dell’unione europea, devi sapere che una volta superata la soglia dei 10.000€ annui dovrai applicare alle tue vendite effettuate verso i paesi dell’Unione Europea, la percentuale di IVA del paese di destinazione, anche se hai adottato il regime forfettario

Questo meccanismo si chiama OSS (One Stop Shop) e prevede, oltre all’iscrizione tramite l‘Agenzia delle Entrate, anche una comunicazione online con cadenza trimestrale, tramite la quale andrai a dichiarare il valore delle vendite verso l’unione europea ed effettuerai il relativo versamento dell’IVA. 

Questa disposizione fa decadere, nelle vendite verso i clienti europei,  il vantaggio di non applicare l’IVA tipico del regime forfettario.

Per le vendite intracomunitarie bisogna inoltre sapere che è sempre necessario essere iscritti al VIES (Vat Information Exchange System). 

Nel caso di vendite verso gli USA, invece, potrebbe essere richiesta la compilazione del modello W8 Ben contro la doppia imposizione, soprattutto se ti servi di Marketplace americani.

Per approfondire meglio le tematiche relative alla vendita all’estero ti consigliamo di fissare una consulenza gratuita con un consulente Fiscozen che saprà riportare le regole generiche al tuo caso specifico indicandoti come organizzarti al meglio per affrontare gli adempimenti dovuti alle vendite al di fuori dai confini italiani effettuate con il tuo negozio online. 

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