Partita IVA e INPS: calcolo e totalizzazione contributi

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Gestione Separata INPS per liberi professionisti: come funziona?

La prima sezione della nostra guida “Partita IVA e INPS” sarà dedicata alla Gestione Separata INPS e, dunque, alla contribuzione per i liberi professionisti che non fanno capo ad un Ordine o ad una Cassa “di categoria”.

Come sappiamo, infatti, alcune professioni possono essere esercitate soltanto dai soggetti abilitati, che hanno superato l’Esame di Stato e risultano iscritti al relativo Ordine e/o Albo Professionale: basti pensare a figure come gli avvocati, i medici, gli ingegneri, gli architetti, gli psicologi e molte altre ancora.

Tutte queste figure, se esercitano in regime di libera professione, sono tenute ad iscriversi ad una specifica Cassa Previdenziale, alla quale, anno dopo anno, dovranno versare i propri contributi.

Al contrario, i liberi professionisti che non hanno né un Ordine/Albo, né una Cassa di riferimento – pensiamo, ad esempio, alle tante figure sorte in tempi recenti: consulenti web marketing, istruttori cinofili, rider, copywriter, social media manager, ecc. –  dovranno iscriversi alla Gestione Separata INPS.

Gli iscritti alla GS non versano contributi fissi o minimi, ma solo in proporzione al reddito (aliquota: 25,98%).

Ricordiamo, inoltre che, per i professionisti iscritti alla Gestione Separata che hanno optato per il regime fiscale forfettario, i contributi previdenziali rappresentano l’unica spesa deducibile in modalità analitica.

Gestione INPS Artigiani e Commercianti: come funziona?

Passiamo alla seconda macro-categoria interessata alla questione “Partita IVA e INPS”, ovvero i lavoratori autonomi inquadrati come ditte individuali, che svolgono attività di stampo artigianale o commerciale.

Costoro hanno bisogno di una procedura più complessa sia per l’apertura della Partita IVA, sia per il disbrigo dei successivi adempimenti fiscali: occorre, infatti, presentare la Comunicazione Unica per informare tutti gli enti – tra cui l’INPS – e inviare la SCIA al Comune di riferimento (se il tipo di attività prevede uno o più requisiti).

Se tale attività viene svolta in forma individuale, essi saranno inquadrati fiscalmente come ditte individuali (e non come liberi professionisti). Dovranno, pertanto, iscriversi ad una Cassa differente dalla Gestione Separata, conosciuta come Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Cosa comporta tutto questo?

La prima differenza tra la contribuzione dei professionisti e quella delle ditte individuali riguarda la modalità di calcolo dei contributi previdenziali. Come abbiamo visto, infatti, la cifra da versare è proporzionale al reddito per la prima categoria, mentre per la seconda vi è un importo minimo da corrispondere in ogni caso.

contributi previdenziali per artigiani e commercianti (ossia per le ditte individuali) si ripartiscono in:

  • Contributi fissi (artigiani):
    • 3.836,16 euro (per chi ha compiuto 21 anni)
    • 3.501,15 euro (per gli under 21)
  • Contributi fissi (commercianti):
    • 3.850,52 euro (per chi ha compiuto 21 anni)
    • 3.515,50 euro (per gli under 21)

Per gli artigiani e i commercianti che, con la Partita IVA, hanno prodotto un reddito pari o inferiore a quello indicato dall’INPS come “reddito minimo” (che, per l’anno 2022, è fissato a 15.953 euro), gli unici contributi previdenziali da versare sono quelli fissi o “minimi” (il cui importo è riportato qui sopra).

I soggetti che hanno superato tale soglia, invece, dovranno versare anche la seconda parte di contributi “a percentuale”, calcolata soltanto sulla quota eccedente il “reddito minimo”, mediante le seguenti aliquote:

  • Artigiani:
    • 24% (over 21)
    • 21,90% (under 21)
  • Commercianti:
    • 24,09% (over 21)
    • 21,99% (under 21)

Ricordiamo che le aliquote vengono maggiorate di un punto percentuale se il reddito supera 47.379 euro.

Infine, per chi non lo sapesse, le ditte individuali (artigiani e commercianti) assoggettate al regime forfettario possono fare domanda all’INPS per usufruire di una riduzione del 35% su tutti i contributi (fissi e variabili). Tuttavia, applicando tale “sconto”, vedranno riconosciute soltanto otto mensilità (e non l’intero anno).

Totalizzazione dei contributi: cos’è e come funziona

Per avere una visione più corretta dei contributi previdenziali, devi sapere che i versamenti non costituiscono una vera e propria “spesa”, ma andrebbero considerati come delle somme che il lavoratore “mette da parte” e che ritornano indietro sotto forma di trattamento pensionistico, una volta concluso il percorso lavorativo.

Pertanto, appare chiaro quanto sia importante, per chi desidera andare in pensione nel breve tempo e garantirsi una certa serenità economica, “recuperare” tutti i versamenti effettuati nel corso degli anni presso casse, gestioni o fondi previdenziali differenti, al fine di unificarli e ottenere un solo trattamento: questa operazione si chiama “totalizzazione dei contributi previdenziali” e riguarda varie categorie di lavoratori autonomi e non.

Ad esempio, se un artigiano (o un commerciante) ha alternato periodi di lavoro subordinato e periodi di lavoro autonomo, può totalizzare i contributi versati nelle gestioni speciali, come la suddetta Gestione Artigiani e Commercianti, sommandoli a quelli versati all’INPS presso il fondo pensioni per i lavoratori dipendenti.

Un altro esempio classico è quello dei lavoratori autonomi che hanno operato sia in Italia che all’estero, presso uno o più Paesi facenti parte dell’UE o che hanno stabilito altri accordi o convenzioni di natura economica. Anche costoro, infatti, possono totalizzare gratuitamente i contributi versati presso altri Stati e sommarli a quelli accreditati all’INPS, per perfezionare il diritto alla pensione.

Il terzo caso riguarda, invece, i liberi professionisti iscritti ad appositi albi o elenchi gestiti da Enti Previdenziali privati (costituiti ai sensi del Decreto Legislativo n. 103 del 10 febbraio 1996), che hanno versato parte dei contributi alla Gestione Separata INPS e che, con il sistema della totalizzazione, possono maturare il diritto ad un unico (e migliore) trattamento pensionistico.

A tal proposito, comunque, occorre ricordare tre cose essenziali:

  1. La totalizzazione dei contributi, a differenza della ricongiunzione, è completamente gratuita.
  2. È possibile totalizzare i contributi solamente se versati in casse, gestioni o fondi nei quali il lavoratore ha maturato un’anzianità contributiva pari o superiore a 3 anni.
  3. La pensione ottenuta tramite totalizzazione è reversibile ai superstiti, secondo le modalità e nei limiti stabiliti da ogni singola gestione.

Quando posso cominciare a pensare alla pensione?

Proseguendo con il tema “Partita IVA e INPS”, dopo aver analizzato il sistema di calcolo dei contributi previdenziali per professionisti e ditte individuali e trattato le recenti disposizioni riguardo alla totalizzazione, non ci rimane che un’ultima domanda: quando bisognerebbe iniziare a pensare alla pensione?

Non esiste una finestra temporale specifica né per i lavoratori autonomi, né per i dipendenti pubblici e privati. La risposta, infatti, dipende da vari fattori, tra cui l’anzianità contributiva, lo stipendio percepito o il volume di reddito prodotto negli anni con la Partita IVA, ma anche l’eventuale versamento di contributi volontari per integrare il futuro importo del trattamento pensionistico. Per di più, i lavoratori (autonomi e dipendenti) possono “riscattare”, versando delle quote “extra”, gli anni universitari e i periodi non coperti da contribuzione.

Dunque, alla luce di tutto ciò, il nostro consiglio è quello di cominciare a “pensare alla pensione” con il più largo anticipo possibile, in modo tale da non prolungare ulteriormente i tempi necessari per concludere l’attività lavorativa e utilizzare al meglio le risorse economiche per eventuali integrazioni o periodi da riscattare.

Conclusioni

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