Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
In regime forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15% (5% start-up). In regime ordinario applichi l’IRPEF a scaglioni 23%-33%-43%, più addizionali e contributi. Versamenti con saldi e acconti.
- Forfettario: imponibile = ricavi x coefficiente di redditività – contributi. Aliquota 15% o 5% start-up. Niente IVA e IRAP.
- Ordinario: imponibile = ricavi – costi deducibili – contributi. IRPEF 2026 a scaglioni 23%-33%-43% più addizionali.
- Versamenti: saldo anno precedente e acconti anno in corso tra giugno-luglio e 30 novembre, con F24 e regole del D.Lgs. 241/1997.
Come si calcolano le imposte nel 2026: quadro generale
Il fisco cambia in base al tuo profilo e al regime fiscale. Regime forfettario e regime ordinario seguono logiche diverse.
Nel forfettario paghi un’unica imposta sostitutiva. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. L’aliquota è 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività.
Nell’ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni, più addizionali regionali e comunali. Deduce i costi effettivi e i contributi. Applichi anche IVA se previsto.
Fonti e principi di base
Le regole del forfettario nascono con la Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, aggiornata da leggi successive, tra cui Legge 197/2022 per la soglia di 85.000 euro. Trovi i testi su Normattiva.
L’IRPEF è regolata dal TUIR, DPR 917/1986. Le addizionali regionali e comunali seguono il D.Lgs. 446/1997 e il D.Lgs. 360/1998. Per i versamenti con F24 si applica il D.Lgs. 241/1997.
I contributi previdenziali derivano da L. 335/1995 (Gestione separata), L. 233/1990 (artigiani e commercianti) e D.Lgs. 509/1994 e 103/1996 (casse professionali). Le aliquote annuali sono definite da circolari INPS e dagli enti.
Regime forfettario 2026: come funziona davvero
Il “regime forfettario” è un regime agevolato per partite IVA con ricavi entro 85.000 euro annui. Semplifica contabilità e calcolo imposte.
Il “coefficiente di redditività” è una percentuale fissata per codice ATECO. Trasforma i ricavi in reddito. Esempio: 78% per molte attività sanitarie.
L’imponibile fiscale nel forfettario si calcola così: ricavi x coefficiente – contributi previdenziali versati. L’imposta è il 15% su questo imponibile.
Aliquota al 5% per le nuove attività
L’aliquota scende al 5% per i primi 5 anni se apri una nuova attività. Devi rispettare le condizioni della Legge 190/2014: novità dell’attività, assenza di prosecuzione, limiti sui redditi da lavoro dipendente.
Se non rispetti più i requisiti, torni al 15% dal periodo in cui decade l’agevolazione.
Nel forfettario non applichi IVA sulle fatture e non versi IRAP. Restano dovuti i contributi previdenziali e l’imposta sostitutiva.
Regime ordinario 2026: scaglioni IRPEF e deduzioni
Nel regime ordinario calcoli l’imponibile così: ricavi – costi deducibili – contributi. Questo è il “reddito imponibile”, cioè la base su cui calcoli le imposte.
Per i professionisti si usa il principio di cassa. Significa che contano incassi e pagamenti effettuati. Per le imprese si usa spesso il principio di competenza. Contano ricavi e costi maturati nell’anno.
L’IRPEF 2026 si calcola per scaglioni: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Dopo l’IRPEF si calcolano addizionali regionali e comunali.
Costi, contributi, detrazioni
I costi deducibili sono le spese inerenti all’attività: affitti, utenze, materiali, servizi, ammortamenti. Devi conservarne la documentazione.
I contributi previdenziali sono interamente deducibili. Riducendo l’imponibile, abbassano l’IRPEF dovuta. È un passaggio sempre utile da verificare.
Le detrazioni riducono l’imposta netta. Esempi: spese sanitarie, interessi mutuo, assicurazioni, carichi di famiglia. Le regole sono nel TUIR.
Esempi pratici su 50.000 euro di incassi
Forfettario, fisioterapista con codice ATECO 86.95.00
Dati: incassi 50.000 euro; coefficiente di redditività 78%; contributi versati 10.230 euro; aliquota start-up 5%.
Calcolo imponibile: 50.000 x 78% = 39.000. Imponibile fiscale: 39.000 – 10.230 = 28.770 euro.
Imposta sostitutiva: 28.770 x 5% = 1.439 euro. Restano i contributi previdenziali, già considerati per la deduzione. Niente IRPEF a scaglioni, niente addizionali.
Ordinario, professionista con costi documentati
Dati: incassi 50.000 euro; costi deducibili 10.000 euro; contributi 10.230 euro.
Imponibile: 50.000 – 10.000 – 10.230 = 29.770 euro.
IRPEF: primo scaglione 28.000 x 23% = 6.440 euro; secondo scaglione 1.770 x 33% = 584 euro; totale IRPEF 7.024 euro. A questo si sommano addizionali regionali e comunali. Le detrazioni eventualmente le riducono.
Contributi previdenziali: cosa sapere
I contributi dipendono dalla gestione previdenziale. Ogni gestione ha aliquote e minimali propri.
Gestione separata INPS: di solito per professionisti senza cassa. Le aliquote sono fissate ogni anno da INPS con circolare.
Artigiani e commercianti: versano contributi fissi sui minimali e contributi eccedenti sul reddito. Le regole sono nella L. 233/1990 e nelle circolari INPS.
Professionisti con cassa: seguono i regolamenti della propria cassa (ingegneri, avvocati, medici, ecc.). Le delibere definiscono aliquote e scadenze.
Tutti i contributi obbligatori sono deducibili dal reddito. La deduzione riduce l’IRPEF (o l’imposta sostitutiva, nel forfettario) perché riduce l’imponibile.
Saldi e acconti: calendario e logica
I tributi sui redditi si pagano a saldo e acconto. La regola è nel D.Lgs. 241/1997 e nel DPR 435/2001.
A giugno-luglio versi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso. A fine novembre versi il secondo acconto.
Gli acconti si calcolano sull’imposta netta dovuta per l’anno precedente. La ripartizione tra primo e secondo acconto è fissata annualmente da provvedimenti del MEF. Verifica sempre l’anno corrente.
Se l’acconto dovuto è basso, puoi non versarlo o versarlo in unica soluzione, secondo soglie previste. Controlla i limiti nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Quando conviene il forfettario
Scegli il forfettario se:
- Ricavi prevedibili sotto 85.000 euro.
- Costi aziendali bassi. Il coefficiente di redditività ti favorisce.
- Pochi investimenti con IVA. Nel forfettario l’IVA non si detrae.
- Hai diritto al 5% start-up per 5 anni. Il risparmio è rilevante.
Quando conviene l’ordinario
Scegli l’ordinario se:
- Hai costi e investimenti elevati da dedurre e detrarre.
- Hai IVA a credito ricorrente. La detrazione IVA è utile.
- Prevedi oscillazioni di reddito. Puoi sfruttare detrazioni e strumenti di pianificazione.
- Hai più fonti di reddito che richiedono un calcolo IRPEF unico.
Nesso logico di calcolo
Stima forfettario: tassa = (ricavi x coefficiente – contributi) x 15% (o 5%).
Stima ordinario: tassa = IRPEF a scaglioni su (ricavi – costi – contributi) + addizionali – detrazioni.
Confronta i due risultati netti dopo contributi. Considera anche IVA e adempimenti.
Riferimenti normativi essenziali
Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89; aggiornamenti con Legge 208/2015 e Legge 197/2022 per soglia 85.000 euro. Testi consultabili sul portale Normattiva.
IRPEF e deduzioni/detrazioni: DPR 917/1986 (TUIR). Addizionali: D.Lgs. 446/1997 (regionale) e D.Lgs. 360/1998 (comunale).
Versamenti e compensazioni: D.Lgs. 241/1997; modalità F24 secondo provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi previdenziali: L. 335/1995 (Gestione separata), L. 233/1990 (artigiani e commercianti), D.Lgs. 509/1994 e 103/1996 (casse professionali). Aggiornamenti tramite circolari INPS e del Ministero del Lavoro.
Tabella comparativa 2026
| Scenario | Requisiti chiave | Base imponibile | Aliquote/Imposte 2026 | Tempistiche versamento |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario 5% start-up | Nuova attività, niente prosecuzione, ricavi ≤ 85.000 euro, requisiti Legge 190/2014 | Ricavi x coefficiente – contributi | Imposta sostitutiva 5% (niente IRPEF/addizionali/IRAP) | Saldo anno precedente e primo acconto a giugno-luglio; secondo acconto 30 novembre |
| Forfettario 15% | Ricavi ≤ 85.000 euro; requisiti ordinari del regime | Ricavi x coefficiente – contributi | Imposta sostitutiva 15% | Come sopra, con F24 e regole D.Lgs. 241/1997 |
| Ordinario professionista | Contabilità semplificata; principio di cassa; IVA se dovuta | Ricavi – costi deducibili – contributi | IRPEF a scaglioni 23%-33%-43% + addizionali | Saldo e acconti tra giugno-luglio e 30 novembre; liquidazioni IVA periodiche |
| Ordinario impresa | Contabilità in semplificata o ordinaria; principio di competenza | Ricavi – costi deducibili – contributi (e rimanenze/ammortamenti) | IRPEF a scaglioni 23%-33%-43% + addizionali; IRAP se dovuta | Saldo e acconti come da redditi; acconti/versamenti IVA e IRAP periodici |
| Lavoratore dipendente/pensionato | Reddito di lavoro/pensione; ritenute in busta o cedolino | Reddito lordo – oneri deducibili | IRPEF a scaglioni 23%-33%-43% + addizionali; tramite sostituto d’imposta | Mensile con conguaglio a fine anno o in dichiarazione |
FAQ
Qual è la differenza tra imposta sostitutiva e IRPEF a scaglioni?
L’imposta sostitutiva è un’unica tassa che sostituisce IRPEF, addizionali e spesso IRAP. Nel forfettario applichi il 15% o il 5% all’imponibile semplificato. La base è ricavi moltiplicati per il coefficiente di redditività, meno i contributi. È semplice da calcolare e prevedere. L’IRPEF a scaglioni, invece, si applica nel regime ordinario. Calcoli l’imponibile come ricavi meno costi e contributi. Poi applichi le aliquote per fascia di reddito: 23%, 33% e 43% nel 2026. Aggiungi le addizionali regionali e comunali. Infine sottrai le detrazioni. Il risultato è più preciso ma richiede contabilità completa e gestione IVA.
Posso passare dal forfettario all’ordinario o viceversa? Quando conviene?
Sì, puoi cambiare regime rispettando i termini di legge. Dal forfettario all’ordinario puoi passare per scelta o per superamento requisiti. Ad esempio superi la soglia di 85.000 euro o non rispetti le condizioni della Legge 190/2014. Dall’ordinario al forfettario puoi rientrare se torni sotto soglia e soddisfi di nuovo i requisiti. Conviene passare all’ordinario se i tuoi costi deducibili e gli investimenti con IVA aumentano. Conviene il forfettario se i costi sono bassi e il coefficiente è favorevole. Valuta anche l’IVA: nel forfettario non la detrai, quindi grandi acquisti potrebbero sconsigliarlo.
Come funzionano acconti e saldo? Posso ridurre l’acconto se prevedo un reddito più basso?
Paghi a giugno-luglio il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso. A novembre versi il secondo acconto. Gli acconti derivano dall’imposta netta dell’anno prima. Se prevedi un calo di reddito, puoi versare acconti ridotti, con il “metodo previsionale”. È lecito, ma serve prudenza: se poi l’imposta effettiva risulta più alta, maturano sanzioni e interessi per insufficiente versamento. Le regole generali sono nel D.Lgs. 241/1997 e nel DPR 435/2001. Prima di ridurre l’acconto, fai una stima realistica dei risultati e verifica eventuali novità normative dell’anno.
Nel forfettario posso dedurre i costi effettivi? E le spese mediche o gli interessi del mutuo?
No, nel forfettario i costi effettivi non entrano nel calcolo dell’imponibile. Usi il coefficiente di redditività per determinare il reddito in modo forfettario. L’unica deduzione ammessa in modo pieno sono i contributi previdenziali obbligatori versati. Le spese personali con detrazioni (sanitarie, interessi mutuo, assicurazioni) non riducono l’imposta sostitutiva. Agiscono sull’IRPEF. Quindi hanno effetto solo se hai altri redditi soggetti a IRPEF, come lavoro dipendente o fabbricati. In quel caso potresti recuperare parte delle detrazioni in dichiarazione, ma non riduci l’imposta sostitutiva sul reddito forfettario.
Quali documenti devo conservare e per quanto tempo?
Nell’ordinario conserva fatture emesse e ricevute, prima nota, registri IVA, contratti, estratti conto, ricevute di pagamento, documenti su cespiti e ammortamenti. Nel forfettario conserva comunque le fatture e la documentazione dei contributi previdenziali. Servono per controlli e per la dichiarazione. Il termine ordinario di accertamento è, in generale, il 31 dicembre del quinto anno successivo alla dichiarazione, secondo lo Statuto del contribuente e norme del DPR 600/1973. Per sicurezza conserva i documenti almeno sei anni. Se hai detrazioni particolari o beni ammortizzabili, mantienili più a lungo, fino a fine ammortamento più il termine di accertamento.
