Chiudere la Partita IVA: come fare e quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

La chiusura della Partita IVA è gratuita per i liberi professionisti; per le ditte individuali commerciali/artigiane si pagano oneri camerali di circa 35,50 euro. Si comunica entro 30 giorni con AA9/12 o ComUnica, secondo il caso.

  • Professionisti: chiusura gratuita con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, entro 30 giorni dalla cessazione (fonte normativa: DPR 633/1972, art. 35).
  • Ditte individuali commerciali/artigiane: chiusura via ComUnica con costi camerali (diritti e bollo) e cancellazione dal Registro Imprese (fonte: DPCM 6/5/2009, DPR 581/1995).
  • Eventuale indennizzo INPS per commercianti se ricorrono i requisiti di legge; misura e requisiti sono definiti da norme e circolari INPS vigenti (fonti: L. 662/1996; L. 145/2018).

Chiusura Partita IVA: quanto costa e quali norme si applicano

La spesa dipende dal tipo di attività, non dal regime fiscale. Un professionista non paga oneri amministrativi per chiudere la Partita IVA. Una ditta individuale commerciale o artigiana paga i costi di pratica al Registro Imprese.

Per le ditte individuali commerciali/artigiane gli importi tipici sono: 18 euro di diritti di segreteria e 17,50 euro di imposta di bollo, totale 35,50 euro. Alcune Camere di Commercio possono applicare micro-differenze in base alla delibera annuale. Verifica sempre il prospetto diritti e bolli della tua Camera.

Le basi normative principali sono: DPR 633/1972, art. 35 (apertura, variazione, cessazione Partita IVA); DPCM 6 maggio 2009 e art. 9, D.L. 7/2007 per la Comunicazione Unica; DPR 581/1995 per il Registro Imprese; DPR 642/1972 per l’imposta di bollo. I testi sono consultabili su Normattiva e sui portali istituzionali.

Scadenze e canali: 30 giorni e modulistica corretta

Hai 30 giorni dalla cessazione effettiva per comunicare la chiusura. È una scadenza fissa per tutti, sia professionisti che ditte. Il canale cambia in base al tipo di attività svolta.

Per i professionisti si usa il modello AA9/12. Per le ditte individuali commerciali/artigiane si usa la ComUnica, che invia in un colpo solo le comunicazioni a Agenzia delle Entrate, Registro Imprese, INPS e INAIL.

Attenzione alle sanzioni per tardiva comunicazione. L’art. 11 del D.Lgs. 471/1997 prevede sanzioni amministrative in caso di omissione o ritardo dei dati anagrafici fiscali. Evita rischi e rispetta i 30 giorni.

Professionisti: come si chiude senza costi

Professionista senza Albo (Gestione Separata INPS)

Se sei un libero professionista non iscritto a un Ordine (es. copywriter, consulente marketing, developer), la chiusura è semplice. Compili il modello AA9/12 indicando la data di cessazione. Presenti il modello in via telematica, a mano o per raccomandata all’Agenzia delle Entrate.

Non paghi nulla per la pratica. Non devi inviare una “chiusura” alla Gestione Separata INPS. La Gestione Separata non richiede una cancellazione formale: se non hai reddito, non maturano contributi. Resta l’obbligo di dichiarare i redditi dell’anno in cui cessi.

Base normativa: DPR 633/1972, art. 35 per la cessazione; modulistica AA9/12 secondo provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate (consultabili sul portale dell’Agenzia).

Professionista con Albo e Cassa

Se sei iscritto a un Ordine con Cassa (es. avvocato, psicologo, architetto), oltre all’AA9/12 devi comunicare la cessazione anche all’Ordine e alla Cassa Previdenziale. Senza la cancellazione dalla Cassa, i contributi minimi possono restare dovuti.

Ogni Ordine ha modulistica e tempi propri. Invia domanda di cancellazione entro i termini previsti e allega la ricevuta di cessazione della Partita IVA. Verifica anche eventuali regolamenti di restituzione o compensazione dei contributi anticipati.

Fonti: regolamenti delle singole Casse professionali e indicazioni del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali per la vigilanza sugli enti previdenziali privati.

Ditte individuali commerciali e artigiane: ComUnica obbligatoria

Cos’è la ComUnica e cosa contiene

La ComUnica è la pratica unica per imprese. Con un invio solo, comunichi la cessazione ad Agenzia delle Entrate, Registro Imprese, INPS e INAIL. È obbligatoria per le imprese individuali dal 2010.

La pratica include il modello I2 per il Registro Imprese, i moduli INPS e INAIL, e i dati fiscali per la chiusura della Partita IVA. Serve firma digitale e PEC dell’impresa, perché l’invio è telematico.

Fonti: DPCM 6/5/2009 e art. 9, D.L. 7/2007 (Comunicazione Unica), DPR 581/1995 (Registro Imprese), CAD per la firma digitale e PEC, nonché art. 16, comma 6, D.L. 185/2008 sull’obbligo di PEC per le imprese.

Costi, bolli e diritti camerali

Per la cancellazione di una ditta individuale commerciale o artigiana, il costo standard è di 18 euro di diritti di segreteria e 17,50 euro di imposta di bollo. Totale 35,50 euro. Tale importo è indicativo e si basa sugli schemi tariffari usuali delle Camere di Commercio.

Paghi tramite il sistema telematico camerale associato alla pratica ComUnica. Conserva la ricevuta di protocollazione e il dettaglio dei pagamenti. Serviranno in caso di controlli o per pratiche connesse (es. restituzione licenze comunali).

Fonti: DPR 642/1972 (imposta di bollo) e regolamenti camerali sui diritti di segreteria; atti consultabili sui portali delle Camere di Commercio e su Normattiva.

Impresa avviata prima del 2010: cosa cambia oggi

Se la tua ditta individuale è nata prima del 2010 ma è iscritta al Registro Imprese, oggi chiudi comunque con ComUnica. Il modello AA9/12 si usa per le persone fisiche non tenute al Registro Imprese (tipicamente i professionisti).

Usi l’AA9/12 solo se non sei mai stato iscritto al Registro Imprese. Se invece sei iscritto, la cessazione passa da ComUnica. Questo perché la normativa sulla ComUnica ha reso unico e digitale il canale per le imprese.

Ultimi adempimenti dopo la cessazione

IVA e imposte dirette

Se eri in regime IVA ordinario o semplificato, chiudi le liquidazioni IVA fino al mese o trimestre della cessazione. Presenta l’ultima dichiarazione IVA annuale, includendo le operazioni fino alla data di chiusura.

Per il regime forfettario (imposta sostitutiva), non c’è IVA. Ma devi comunque presentare la dichiarazione dei redditi con il quadro LM per i ricavi fino alla data di cessazione. Paga eventuale imposta sostitutiva dovuta.

Attenzione alla rettifica IVA su beni e servizi non ancora “consumati” fiscalmente (art. 19-bis2, DPR 633/1972). È un aggiustamento tecnico che può generare debito o credito IVA. Chiedi al consulente se hai beni strumentali importanti o rimanenze.

Fatture elettroniche e imposta di bollo

Emetti le ultime fatture fino alla data di cessazione. Regola l’imposta di bollo sulle e-fatture relative ai trimestri interessati. Chiudi l’anagrafica nel portale “Fatture e Corrispettivi” dopo la protocollazione della cessazione.

Se usi un canale privato o un gestionale, disattiva l’invio dopo la cessazione per evitare errori. Ricorda di conservare a norma i documenti per i termini di accertamento.

INPS, INAIL e SUAP

Con ComUnica la cessazione invia anche la chiusura delle posizioni INPS commercianti/artigiani e INAIL. Se gestisci attività soggette a SCIA o autorizzazioni comunali, notifica al SUAP la cessazione se richiesta dal regolamento locale.

Per i professionisti con Cassa, la cancellazione dalla Cassa non è automatica. Va chiesta con la modulistica dell’Ente, di solito allegando visura aggiornata e ricevuta di cessazione IVA.

Indennizzo per cessazione definitiva dell’attività commerciale

Esiste un indennizzo economico per chi cessa definitivamente un’attività commerciale al dettaglio o pubblici esercizi, se rispetta requisiti anagrafici e contributivi. La misura è storicamente prevista dall’art. 1, commi 202-203, L. 662/1996 e da successive leggi di rifinanziamento e proroga, tra cui L. 145/2018. Nel tempo l’accesso, l’importo e la durata sono stati aggiornati da norme e circolari INPS.

Requisiti tipici: iscrizione alla Gestione Commercianti INPS da almeno un certo periodo, cessazione e cancellazione dal Registro Imprese, requisiti anagrafici (in passato 62 anni uomini e 57 anni donne), assenza di altre attività. Verifica ogni anno i requisiti vigenti nelle circolari INPS e nelle leggi di bilancio.

L’importo è definito annualmente dall’INPS. La decorrenza dura fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, se previsto dalla norma rifinanziata per l’anno in corso. La domanda si presenta online sul portale INPS, allegando prova della cessazione.

Fonti: Normattiva per L. 662/1996 e L. 145/2018; portale INPS e Ministero del Lavoro per circolari e istruzioni operative.

Regola decisionale rapida

Segui questo schema per decidere come chiudere in modo corretto e veloce.

  • Sei un professionista non iscritto a un Ordine? Usa AA9/12 entro 30 giorni. Nessun costo amministrativo. Fine.
  • Sei un professionista con Ordine e Cassa? AA9/12 entro 30 giorni + cancellazione da Ordine e Cassa. Nessun costo all’Agenzia Entrate, ma possono esserci oneri dell’Ente.
  • Sei ditta individuale commerciale/artigiana? Fai ComUnica entro 30 giorni. Paga diritti e bollo (circa 35,50 euro). Attiva firma digitale e PEC.
  • Hai requisiti per l’indennizzo commercianti? Verifica rifinanziamento e requisiti INPS dell’anno. Presenta domanda INPS dopo la cancellazione.
  • Partita IVA senza operazioni da 3 anni? L’Agenzia può chiuderla d’ufficio senza sanzioni (art. 35, DPR 633/1972 e provvedimenti attuativi). Se vuoi chiudere prima, segui le regole sopra.

Errori frequenti e sanzioni: come evitarli

Errore 1: superare i 30 giorni. Rischi sanzione ai sensi dell’art. 11, D.Lgs. 471/1997. Pianifica la data di cessazione e prepara subito la pratica.

Errore 2: usare il canale sbagliato. Le ditte iscritte al Registro Imprese devono usare ComUnica. L’AA9/12 non sostituisce la ComUnica per imprese.

Errore 3: dimenticare la Cassa professionale. Senza cancellazione, i contributi minimi possono restare dovuti anche se hai chiuso la Partita IVA.

Errore 4: ignorare la rettifica IVA. Se hai beni strumentali o rimanenze, fai valutare la rettifica IVA (art. 19-bis2, DPR 633/1972).

Errore 5: tralasciare SUAP, licenze e autorizzazioni. Restituisci licenze e comunica la cessazione se richiesto. Eviti canoni o imposte locali non dovuti.

Scenario Adempimento principale Moduli/Canali Costi stimati Tempistiche e scadenze
Libero professionista senza Albo (Gestione Separata INPS) Cessazione Partita IVA Modello AA9/12 presso Agenzia Entrate (telematico, front-office o raccomandata) 0 euro per la pratica Entro 30 giorni dalla cessazione; chiusura anagrafica in pochi giorni lavorativi
Professionista con Albo e Cassa AA9/12 + cancellazione Ordine/Cassa AA9/12 + modulistica dell’Ordine e della Cassa 0 euro all’Agenzia; possibili oneri di Ente AA9/12 entro 30 giorni; cancellazione dall’Ordine secondo regolamento
Ditta individuale commerciale o artigiana Comunicazione Unica di cessazione ComUnica con modello I2, INPS, INAIL; invio telematico con firma digitale e PEC Circa 35,50 euro (18 diritti + 17,50 bollo) Entro 30 giorni; protocollazione immediata, cancellazione RI in 1-5 giorni
Partita IVA inattiva da 3 anni Chiusura d’ufficio da Agenzia Entrate Provvedimento dell’Agenzia; nessun adempimento attivo richiesto 0 euro; nessuna sanzione Dopo 3 anni senza operazioni IVA (art. 35 DPR 633/1972; provv. attuativi)

FAQ

1) Posso “sospendere” la Partita IVA invece di chiuderla per qualche mese?

La normativa IVA non prevede una sospensione formale. O lavori oppure no. Se non emetti fatture e non registri operazioni, resti “inattivo”, ma gli obblighi restano: dichiarazioni, comunicazioni e contributi minimi se il tuo Ente li richiede. Per le imprese, anche se non fatturi, il Registro Imprese ti considera attivo finché non fai la cessazione con ComUnica. Se la tua inattività dura tre anni consecutivi senza operazioni, l’Agenzia delle Entrate può chiudere d’ufficio la Partita IVA, senza sanzioni, in base all’art. 35 del DPR 633/1972 e provvedimenti attuativi. Se pensi di riprendere entro pochi mesi, verifica i costi amministrativi e l’impatto su INPS e adempimenti. A volte conviene chiudere e riaprire; in altri casi è meglio restare attivi. Dipende da licenze, canoni, Cassa e costi fissi.

2) Ho chiuso la Partita IVA a metà anno: quali dichiarazioni devo presentare e quando?

Devi presentare la dichiarazione IVA dell’anno successivo, includendo le operazioni fino alla data di cessazione. Se sei in regime ordinario o semplificato, devi chiudere anche le liquidazioni IVA fino al mese o trimestre della cessazione. Presenti la dichiarazione dei redditi (PF) per l’anno di cessazione, indicando ricavi e costi maturati fino alla chiusura. Se eri in forfettario, compili il quadro LM con l’imposta sostitutiva dovuta. Se hai rimanenze o beni strumentali, valuta la rettifica IVA ex art. 19-bis2 del DPR 633/1972. Infine, regola l’imposta di bollo sulle fatture elettroniche dell’ultimo trimestre interessato. Le scadenze seguono il calendario fiscale dell’anno successivo; verifica sul portale dell’Agenzia delle Entrate i termini aggiornati.

3) Sono un commerciante: come funziona l’indennizzo per cessazione? L’importo è fisso?

L’indennizzo per cessazione dell’attività commerciale è una misura prevista dalla L. 662/1996 e rifinanziata da provvedimenti successivi, tra cui la L. 145/2018. I requisiti storici includono: età minima, iscrizione pluriennale alla Gestione Commercianti INPS, cessazione definitiva con cancellazione dal Registro Imprese e assenza di altre attività. L’indennizzo decorre fino alla pensione di vecchiaia se la norma vigente lo prevede per l’anno della domanda. L’importo non è “fisso per sempre”: viene aggiornato da circolari INPS e può variare nel tempo. Prima di fare domanda, controlla le istruzioni INPS dell’anno in corso e verifica che il Fondo sia rifinanziato. La domanda si presenta online sul portale INPS allegando la documentazione di cessazione. Se stai valutando la chiusura proprio per accedere all’indennizzo, definisci la sequenza corretta: prima ComUnica e cancellazione, poi domanda INPS, così eviti respinte per documentazione incompleta.

4) Ho beni strumentali e rimanenze: cosa succede all’IVA quando chiudo?

In caso di cessazione, può scattare la rettifica IVA di cui all’art. 19-bis2 del DPR 633/1972. In parole semplici, l’IVA che hai detratto su beni e servizi pluriennali va “aggiustata” per le quote non ancora maturate. Esempio: se hai acquistato un macchinario con IVA detratta e lo dismetti perché chiudi, devi ricalcolare la parte di IVA relativa agli anni mancanti. Lo stesso vale per immobili con periodi di rettifica più lunghi. Per le rimanenze, verifica se è dovuta l’IVA su autoconsumo o destinazione a finalità estranee all’impresa. È una materia tecnica: raccogli le fatture dei beni principali, i registri IVA e calcola con precisione l’eventuale debito o credito. Un errore qui può costare più della pratica di chiusura.

5) Ho aperto la ditta prima del 2010: devo davvero usare ComUnica per chiudere?

Sì, se la tua ditta individuale è iscritta al Registro Imprese, oggi la chiusura corretta passa dalla ComUnica, a prescindere da quando l’hai aperta. La ComUnica è il canale unico per le imprese dal 2010, in base al DPCM 6/5/2009 e all’art. 9 del D.L. 7/2007. Il modello AA9/12 resta il modulo di riferimento per persone fisiche non iscritte al Registro Imprese, come i liberi professionisti. In pratica: impresa individuale commerciale o artigiana uguale ComUnica; professionista uguale AA9/12. Se hai dubbi sulla tua posizione storica (iscrizione artigiani, REA, autorizzazioni), richiedi una visura aggiornata al Registro Imprese e chiarisci prima di inviare la pratica.

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