Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Per ottenere 1.500€ netti al mese, in media servono 1.950–2.150€ in forfettario e 2.600–3.000€ in ordinario, a seconda di contributi, coefficiente di redditività, costi e scaglioni IRPEF.
- Il “netto” dipende da tre leve: regime fiscale, contributi previdenziali e struttura dei costi deducibili.
- Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva (5% o 15%) sul reddito calcolato con il coefficiente; nel ordinario applichi gli scaglioni IRPEF e le addizionali.
- I contributi INPS (Gestione separata o Artigiani/Commercianti) incidono molto e si deducono prima delle imposte.
Capire il risultato netto: cosa significa davvero “1.500€ al mese”
Per “1.500€ netti al mese” intendiamo il compenso che ti rimane dopo aver pagato tasse e contributi. Parliamo quindi di incassi al netto dell’IVA, cioè senza considerare l’imposta che eventualmente addebiti in fattura.
La tua filiera economica funziona così: incassi, paghi i contributi previdenziali, calcoli le imposte sul reddito al netto dei contributi, e ciò che resta è il “netto”. Nel forfettario non addebiti l’IVA (salvo eccezioni), nell’ordinario di solito sì, ma qui ragioniamo sui valori “senza IVA”.
Per stimare quanto fatturare per tenere 1.500€ fissi ogni mese, servono alcune ipotesi tecniche: il tuo regime fiscale, il tipo di previdenza e il tuo profilo di costi.
Regimi fiscali a confronto: forfettario e ordinario
Regime forfettario: è il regime “semplificato” introdotto dalla Legge 190/2014 e modificato nel tempo (tra cui Legge 145/2018 e Legge 197/2022). Prevede un’imposta sostitutiva al 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività. Il reddito imponibile non è dato dai ricavi meno costi reali, ma da ricavi moltiplicati per un coefficiente di redditività, diverso per gruppi di attività (esempi diffusi: 78% per professionisti; 67% per molti artigiani/servizi; 40% per commercio al dettaglio). Fonti: Normattiva e guide dell’Agenzia delle Entrate.
Regime ordinario: applichi l’IRPEF a scaglioni previsti dal TUIR (D.P.R. 917/1986) e le addizionali regionale e comunale. I costi inerenti si deducono. I contributi si deducono prima del calcolo dell’imposta. Per professionisti si usa il principio di cassa (tassi e regole nel TUIR e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate). Le aliquote IRPEF sugli scaglioni vanno verificate anno per anno su Normattiva e documenti MEF; negli esempi sotto assumiamo, per semplicità, 23% fino a 28.000€, 33% tra 28.001–50.000€, 43% oltre 50.000€, oltre alle addizionali.
Contributi previdenziali: perché incidono così tanto
Se non hai una Cassa professionale, ti iscrivi alla Gestione separata INPS. L’aliquota per professionisti senza altra tutela è intorno al 26,07% sull’imponibile previdenziale (verifica ogni anno sulle circolari INPS e sul portale INPS).
Se sei Artigiano o Commerciante, versi contributi fissi più una parte variabile oltre una soglia di reddito. Per il 2026, i fissi annui sono indicativamente 4.521,36€ artigiani e 4.611,64€ commercianti. La parte variabile, se superi 18.808€ di imponibile previdenziale, è circa 24%–24,48% e cresce ulteriormente oltre 56.224€. Fonti: circolari INPS e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Se hai una Cassa professionale (ingegneri, architetti, avvocati, medici, ecc.), segui regole e aliquote proprie della Cassa. In ogni caso, i contributi obbligatori si deducono prima di calcolare le imposte.
Come si calcola la base imponibile: coefficienti, cassa e costi
Forfettario: imponibile fiscale e previdenziale = incassi annui × coefficiente di redditività. Esempi tipici: 78% per attività professionali, 67% per molti servizi artigiani, 40% per commercio. Questi coefficienti sono elencati nella disciplina del forfettario (Normattiva e documenti Agenzia Entrate). L’imposta sostitutiva (5% o 15%) si applica sull’imponibile al netto dei contributi versati.
Ordinario: imponibile fiscale = incassi annui meno costi deducibili (canoni, software, consulenze, beni strumentali ammortizzabili, ecc.) meno contributi previdenziali. L’imposta si calcola con gli scaglioni IRPEF e le addizionali.
Professionisti in ordinario applicano il principio di cassa: tassano quanto incassano nell’anno, non quanto fatturano se non incassato. Le imprese in semplificata seguono regole specifiche. Fonti: TUIR (D.P.R. 917/1986), e prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Esempi numerici trasparenti
Nota metodo: tutti gli esempi sono al netto dell’IVA. Le cifre sono stime utili per pianificare. Il dato reale può variare con scaglioni, addizionali, deduzioni particolari e situazioni personali. Riferimenti: Normattiva per leggi primarie, circolari INPS per aliquote, documenti MEF e Agenzia Entrate per IRPEF e addizionali.
1) Forfettario, professionista in Gestione separata, coefficiente 78%, imposta 5%
Su 1€ incassato, il reddito forfettario è 0,78€. I contributi sono circa 26,07% di 0,78€ (pari a 0,2033€). L’imposta è 5% di (0,78€ − 0,2033€) = circa 0,0288€. Il netto per 1€ è quindi 1 − 0,2033 − 0,0288 = 0,7679€.
Per ottenere 1.500€ netti/mese, servono circa 1.500 / 0,7679 ≈ 1.950–1.960€ al mese. Con imposta 15% nello stesso scenario sali a circa 2.100–2.120€.
2) Forfettario, artigiano con contributi fissi INPS e coefficiente 67%, imposta 15%
I contributi fissi annui 2026 sono circa 4.521,36€ (376,78€ al mese). L’imposta si calcola sul reddito forfettario (0,67 × incassi) meno contributi.
Stima: il netto mensile è circa 0,8995 × incassi − 320€. Per avere 1.500€ netti servono ~2.020€ al mese. Con imposta al 5% scendi attorno a ~1.920–1.930€.
3) Ordinario, professionista in Gestione separata, costi deducibili 10%, IRPEF marginale 33% + addizionali 2%
Reddito prima dei contributi: 0,90 × incassi. Contributi: circa 26,07% di 0,90 × incassi = 0,2346 × incassi. Imponibile IRPEF: 0,6654 × incassi. Imposte: circa 35% effettivo su quell’imponibile (33% + 2% addizionali ipotetiche) = 0,232 × incassi. Totale prelievo: ~0,467 × incassi.
Netto per 1€ ≈ 0,533€. Per 1.500€ netti servono circa 2.800€ se sei nello scaglione del 33%; se resti nel 23% e con addizionali più basse, possono bastare 2.400–2.600€.
4) Ordinario, commerciante con costi 20%, contributi fissi + variabili
Qui il peso dei contributi fissi incide molto alle basse soglie. Con costi al 20% e incassi attorno al target, spesso resti vicino alla soglia per i contributi variabili. In pratica, per 1.500€ netti, servono spesso 2.600–2.900€ al mese. La forbice dipende da addizionali e da quanta parte variabile dei contributi scatta.
Regola decisionale rapida
In 5 passaggi logici
1) Sei in forfettario o in ordinario?
– Se forfettario: vai al passaggio 2. Se ordinario: vai al passaggio 3.
2) Forfettario: identifica coefficiente e aliquota imposta.
– Professionista tipico (coeff. 78%) con Gestione separata: per 1.500€ netti considera circa 1.950€ (aliquota 5%) o 2.100€ (aliquota 15%).
– Artigiano/servizi (coeff. 67%) con contributi fissi: per 1.500€ netti valuta 1.920–2.050€ in base all’aliquota (5% o 15%). Se superi circa 2.340€ al mese rischi di attivare la parte variabile INPS.
3) Ordinario: stima i costi annui e verifica in che scaglione IRPEF finirai.
– Costi bassi e scaglione 33%: per 1.500€ netti pianifica 2.700–3.000€ mensili.
– Costi medi e scaglione 23%: possono bastare 2.400–2.600€.
4) Previdenza: identifica la gestione.
– Gestione separata: aliquota intorno al 26% sull’imponibile. Impatta molto i conti, soprattutto in ordinario.
– Artigiani/Commercianti: contributi fissi annui + variabili oltre soglia. Sotto soglia, il “pavimento” fisso pesa; sopra, pesa anche la variabile.
5) Verifica la cadenza dei versamenti.
– Tasse: saldo e primo acconto in estate, secondo acconto a novembre (verifica ogni anno su Agenzia delle Entrate/MEF). Contributi: Gestione separata insieme a imposte; INPS Art./Comm. in rate trimestrali. Tieni un cuscinetto di cassa.
Riferimenti normativi essenziali
Le basi da consultare quando vuoi validare i numeri
– Regime forfettario: Legge 190/2014 e successive modifiche (tra cui Legge 145/2018 e Legge 197/2022); coefficienti di redditività per gruppi ATECO. Fonte: Normattiva e guide dell’Agenzia delle Entrate.
– IRPEF e addizionali: TUIR (D.P.R. 917/1986) e leggi di bilancio annuali; per le addizionali consulta i provvedimenti di Regioni e Comuni. Fonti: Normattiva, MEF e Agenzia delle Entrate.
– IVA: D.P.R. 633/1972 (nel forfettario di regola non si applica l’IVA in fattura, salvo casi particolari). Fonte: Normattiva e prassi dell’Agenzia delle Entrate.
– Previdenza: circolari INPS su Gestione separata e su Artigiani/Commercianti (aliquote, minimali, massimali, contributi fissi e variabili). Fonti: INPS e Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
| Scenario | Ipotesi tecniche | Fatturato mensile necessario per 1.500€ netti (senza IVA) | Tempistiche versamenti 2026 (indicative) |
|---|---|---|---|
| Forfettario – Professionista (coeff. 78%), Gestione separata, imposta 5% | Contributi 26,07% su reddito forfettario; imposta 5% su (reddito – contributi) | ≈ 1.950–1.960€ | Saldo e 1° acconto imposte in estate; 2° acconto a novembre; contributi con F24 alle stesse scadenze |
| Forfettario – Professionista (coeff. 78%), Gestione separata, imposta 15% | Come sopra ma imposta 15% | ≈ 2.100–2.120€ | Come sopra (Agenzia Entrate/MEF per calendario ufficiale) |
| Forfettario – Artigiano (coeff. 67%), INPS Artigiani, imposta 15% | Contributi fissi 2026 ≈ 4.521,36€/anno; nessuna variabile se imponibile previdenziale sotto 18.808€ | ≈ 2.000–2.050€ | Contributi fissi in 4 rate trimestrali; imposte con saldo/acconti |
| Ordinario – Professionista, costi 10%, IRPEF marginale 33% + addizionali 2% | Contributi 26,07% su reddito; imposte su (reddito – contributi); criteri IRPEF TUIR | ≈ 2.700–2.900€ (in media ≈ 2.800€) | Saldo e acconti imposte (giugno-luglio e novembre); contributi con F24 alle scadenze imposte |
| Ordinario – Commerciante, costi 20%, INPS Commercianti | Contributi fissi 2026 ≈ 4.611,64€/anno; variabili oltre 18.808€; IRPEF per scaglioni | ≈ 2.600–2.900€ (ampia variabilità per soglia variabile) | Contributi fissi in 4 rate; imposte con saldo/acconti; verifica addizionali regionali/comunali |
FAQ
1) Nel regime ordinario ho molti costi: come cambia il “lordo necessario” per tenere 1.500€ netti?
Nel regime ordinario i costi deducibili riducono l’imponibile prima di calcolare i contributi e le imposte. Più costi hai, minore è il reddito tassato e contributivo. Quindi a parità di netto desiderato, il fatturato necessario scende. Facciamo un confronto semplificato su base mensile, con Gestione separata e addizionali moderate.
– Costi 10%: servono spesso 2.700–2.900€ per tenere 1.500€ netti se ti trovi nello scaglione del 33%.
– Costi 30%: il reddito imponibile si riduce molto; possono bastare circa 2.300–2.500€, se resti nello scaglione del 23% e con addizionali contenute.
Attenzione: il beneficio dei costi dipende anche dalla natura del costo (interamente deducibile, in percentuale, o da ammortizzare). Inoltre contano deduzioni specifiche (ad esempio, contributi previdenziali, previdenza complementare entro limiti, ecc.). Per un calcolo preciso conviene simulare l’anno intero tenendo conto di acconti, saldi e scaglioni effettivamente attraversati. Le regole IRPEF e le percentuali si trovano nel TUIR (D.P.R. 917/1986) e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
2) Come incidono acconti e saldi sul flusso di cassa? Rischio di “falso netto” durante l’anno?
Sì, se spendi tutto il “netto” mensile rischi tensioni di cassa a giugno-luglio e novembre. In Italia, il meccanismo di saldo/acconto ti chiede di versare il saldo dell’anno precedente e gli acconti dell’anno in corso in due tranche. Contributi della Gestione separata si pagano con le stesse scadenze fiscali. Gli Artigiani/Commercianti pagano i contributi fissi in rate trimestrali e la parte variabile a saldo.
Due regole pratiche:
– Metti da parte ogni mese una percentuale degli incassi (ad esempio 30–40% in ordinario; 20–30% in forfettario). La percentuale esatta dipende dal tuo profilo.
– Anticipa gli acconti: usa la previsione aggiornata a metà anno per ridurre l’effetto sorpresa a novembre.
Le scadenze ufficiali si verificano ogni anno su Agenzia delle Entrate, MEF e INPS. Pianifica su 12 mesi, non su base mensile “pura”.
3) Ho anche un reddito da lavoro dipendente: quanto devo fatturare per tenere 1.500€ netti?
Il secondo reddito si somma all’IRPEF. Se sei in ordinario, lo scaglione marginale potrebbe salire e alzare l’imposta sui redditi d’impresa o professionali. Se sei in forfettario, l’imposta sostitutiva resta fissa (5% o 15%) a prescindere dagli altri redditi, ma potresti perdere o non maturare alcune detrazioni nella tua dichiarazione complessiva.
Effetti tipici:
– Ordinario: il “lordo necessario” per tenere 1.500€ può aumentare di 100–300€ mensili se il reddito da lavoro dipendente ti porta nello scaglione superiore o fa crescere le addizionali.
– Forfettario: il lordo necessario per 1.500€ cambia poco, perché l’aliquota sostitutiva non dipende dagli altri redditi. Restano però le interazioni con detrazioni e assegni familiari.
La base normativa è nel TUIR (D.P.R. 917/1986) per l’IRPEF a scaglioni e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate sulla compilazione della dichiarazione.
4) Fatturo all’estero (UE/extra UE): cambia qualcosa nel calcolo?
Il calcolo delle imposte dirette e dei contributi non cambia: contano sempre regime fiscale e previdenziale. Cambia però la gestione dell’IVA e degli adempimenti. In forfettario, in molte prestazioni a clienti esteri continui a non addebitare IVA italiana, ma devi rispettare regole specifiche su territorialità e fatturazione. In ordinario, l’IVA può essere non imponibile, fuori campo o con inversione contabile a seconda del servizio e della controparte. Questi aspetti non alterano l’IRPEF o l’imposta sostitutiva, ma impattano gli adempimenti e la cassa se anticipi imposte o includi oneri di intermediazione.
Le regole IVA sono nel D.P.R. 633/1972 e nelle direttive UE recepite. Per prestazioni transfrontaliere verifica sempre le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e i documenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
5) Devo includere l’IVA nei prezzi per garantirmi 1.500€ netti?
Se sei in forfettario, di norma non addebiti l’IVA: il prezzo che indichi al cliente è l’incasso “puro” su cui poi applichi coefficiente, contributi e imposta sostitutiva. Quindi per raggiungere 1.500€ netti ragioni direttamente sui numeri della tabella e degli esempi.
Se sei in ordinario, addebiti l’IVA al cliente. L’IVA non è un ricavo per te: la versi allo Stato, al netto dell’IVA sugli acquisti detraibile. Quando calcoli il prezzo, costruisci così: costo + margine desiderato + stima contributi e imposte = imponibile; poi aggiungi l’IVA in fattura. Il “lordo necessario” per i 1.500€ netti si riferisce sempre all’imponibile, non al totale con IVA. Le regole IVA sono nel D.P.R. 633/1972 e nelle prassi dell’Agenzia delle Entrate.
