Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Ogni autonomo paga imposte (forfettario 15% o 5%) e contributi previdenziali (INPS artigiani/commercianti, casse professionali o Gestione Separata 26,07%). Nel regime ordinario si applica l’IRPEF 2026 a scaglioni 23%-33%-43%.
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% per start-up, base calcolata con coefficiente di redditività e principio di cassa. Soglia ricavi 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000.
- Ordinario: IRPEF 2026 a scaglioni 23%-33%-43%, addizionali, IVA e deducibilità dei contributi. Calcolo analitico su costi reali.
- Contributi: artigiani/commercianti (fissi + percentuali, con riduzione 35% per forfettari), casse professionali secondo regolamenti, Gestione Separata 26,07% su incassi.
Tasse e contributi per autonomi: quadro di riferimento 2026
Ogni lavoratore autonomo paga due voci: imposte e contributi. Le imposte finanziano lo Stato. I contributi finanziano la pensione e le tutele previdenziali.
Il regime fiscale scelto incide sul calcolo delle imposte. Il tipo di attività e l’iscrizione previdenziale incidono sui contributi. Conviene valutare entrambi insieme.
Le basi normative sono nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) per l’IRPEF, nella Legge 190/2014 per il forfettario, nelle circolari INPS per le aliquote contributive e nei regolamenti delle casse professionali. Trovabili su Normattiva, Agenzia delle Entrate e Ministero del Lavoro.
Che cos’è il regime forfettario e come si calcola l’imposta
Regime forfettario: è il regime agevolato per persone fisiche con ricavi o compensi fino a 85.000 euro. Rientra chi rispetta requisiti e non ha cause di esclusione. Norme: art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014 e successive modifiche.
Base imponibile forfettaria: si applica un coefficiente di redditività al fatturato. Il coefficiente dipende dal codice ATECO. Esempio: servizi professionali spesso 78%. Principio di cassa: contano gli incassi effettivi nell’anno.
Imposta sostitutiva: 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se si rispettano le condizioni start-up (nuova attività, nessuna continuazione, altri requisiti). L’imposta sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Fonte: Legge 190/2014; prassi Agenzia delle Entrate.
Soglie 2026: accesso fino a 85.000 euro. Uscita immediata se si superano 100.000 euro nel corso dell’anno. Il superamento tra 85.001 e 100.000 comporta l’uscita dall’anno successivo. Fonte: Legge di Bilancio 2023 e seguenti.
Contributi nel forfettario: si versano comunque, secondo la gestione previdenziale di appartenenza. Per artigiani e commercianti è possibile chiedere la riduzione del 35% dei contributi IVS. Fonte: Legge 208/2015, comma 111, e istruzioni INPS.
Regime ordinario: IRPEF 2026 e deduzioni
Regime ordinario: è il regime “a costi reali”. Si pagano le imposte sul reddito netto, cioè ricavi meno costi deducibili. Qui contano le spese effettive e i criteri di deducibilità del TUIR.
IRPEF 2026: tre scaglioni nazionali 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Le aliquote si applicano per scaglioni. Fonte: TUIR art. 11, come modificato dalla Legge di Bilancio 2026.
Si aggiungono le addizionali regionali e comunali, determinate dagli enti locali. I contributi previdenziali sono deducibili dal reddito complessivo. Eventuali detrazioni spettano in base a norme specifiche del TUIR.
Contributi previdenziali: come scegliere la gestione corretta
Tre casistiche:
1) Artigiani o commercianti: iscrizione alle gestioni speciali INPS. Si pagano contributi fissi su un reddito minimale annuo e contributi percentuali sulla parte eccedente. I valori di minimale e le aliquote vengono aggiornati ogni anno da INPS con circolare.
2) Liberi professionisti con cassa: si versano contributi alla propria cassa (esempio: Inarcassa, Cassa Forense, ENPAV, ecc.). Ogni cassa ha regole su minimi, aliquote, scadenze e possibili riduzioni. Fare sempre riferimento al regolamento della cassa e alle delibere annuali.
3) Liberi professionisti senza cassa: iscrizione alla Gestione Separata INPS. Aliquota 2026 per professionisti privi di cassa: 26,07% sull’imponibile a cassa (incassi meno eventuali abbattimenti previsti dal regime). Fonte: circolare INPS aliquote Gestione Separata 2026 e Legge 335/1995.
Riduzione contributi 35% per artigiani e commercianti in forfettario
Chi è nel forfettario ed è artigiano o commerciante può chiedere la riduzione del 35% sui contributi fissi e variabili. L’agevolazione non riduce l’anzianità contributiva accreditata.
Come si ottiene: si presenta domanda telematica all’INPS. La riduzione decorre dall’anno della richiesta. Per le nuove aperture si può optare già in fase di iscrizione. Fonte: Legge 208/2015 e istruzioni INPS.
Attenzione alla pianificazione: il minor versamento riduce l’onere finanziario nell’anno, ma può incidere sulle deduzioni IRPEF se si è nel regime ordinario. Valutare gli effetti complessivi.
Regola decisionale rapida
Se devo scegliere tra forfettario e ordinario, seguo questi passaggi logici
1) Stimo i ricavi 2026. Se prevedo oltre 85.000 euro, l’ordinario è obbligato. Se rischio di superare 100.000, il forfettario diventa inapplicabile in corso d’anno.
2) Valuto i costi. Se i costi reali sono bassi, il forfettario è spesso più conveniente grazie al coefficiente di redditività. Se ho costi alti, l’ordinario può ridurre l’imponibile più del coefficiente.
3) Considero i contributi. Se sono artigiano o commerciante e sfrutto la riduzione del 35%, il forfettario guadagna valore. Se ho una cassa con minimi elevati, verifico il peso dei minimi.
4) Analizzo la prospettiva. Prevedo investimenti e assunzioni? L’ordinario consente ammortamenti e deduzioni puntuali. Vendo all’estero con IVA complessa? L’ordinario offre gestione IVA completa.
5) Controllo i requisiti start-up. Se li ho, l’imposta al 5% per 5 anni nel forfettario può essere decisiva. Confermo i requisiti previsti dalla Legge 190/2014 e prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Esempi pratici di calcolo semplificato
Esempio A: professionista senza cassa in forfettario
Compensi incassati: 40.000 euro. Coefficiente redditività: 78% (tipico dei servizi professionali). Reddito forfettario: 31.200 euro.
Contributi Gestione Separata 26,07% su 31.200: 8.137,84 euro (valore orientativo). Imposta sostitutiva 15% su (31.200 – 8.137,84) = 3.453,33 euro circa. Totale fiscale-previdenziale: circa 11.591 euro.
Nota: se si ha diritto al 5%, l’imposta scende a circa 1.151 euro, e il totale a circa 9.289 euro. Fonte: Legge 190/2014 e circolari INPS annuali.
Esempio B: commerciante in forfettario con riduzione 35%
Ricavi incassati: 60.000 euro. Coefficiente redditività ipotetico: 40%. Reddito forfettario: 24.000 euro.
Contributi IVS: si sommano contributi fissi su minimale INPS e contributi percentuali sull’eccedenza. Applicando la riduzione 35% (se richiesta), l’onere si abbassa su entrambe le componenti. Imposta sostitutiva 15% sul reddito al netto dei contributi effettivamente pagati.
Fonte: istruzioni INPS su minimali e aliquote; Legge 208/2015 sulla riduzione.
Esempio C: professionista in ordinario
Compensi: 70.000 euro. Costi deducibili: 25.000 euro. Reddito ante contributi: 45.000 euro.
Contributi previdenziali: secondo gestione di appartenenza. Tali contributi si deducono dal reddito. IRPEF 2026 per scaglioni: 23% fino a 28.000 e 33% sulla parte tra 28.001 e 45.000. Si sommano eventuali addizionali.
Fonte: TUIR art. 10 per deduzione contributi e art. 11 per scaglioni; circolari INPS e regolamenti delle casse.
Scadenze 2026 e adempimenti ricorrenti
Versamenti imposte e contributi
Saldo 2025 e primo acconto 2026: ordinariamente entro fine giugno, con eventuale rateazione e interessi. Secondo acconto: di norma entro fine novembre. Le scadenze possono subire proroghe con provvedimenti annuali.
I contributi artigiani/commercianti seguono gli stessi appuntamenti F24 di saldo e acconti, oltre alle rate dei contributi fissi trimestrali stabilite da INPS. La Gestione Separata si versa con F24 alle scadenze imposte.
Fonti: provvedimenti Agenzia delle Entrate, circolari INPS sulle rate e scadenze, documenti ufficiali del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
| Scenario | Requisiti di accesso | Aliquote/Regole 2026 | Scadenze e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Regime forfettario | Ricavi/compensi fino a 85.000 euro; assenza cause di esclusione; rispetto cause di permanenza e decadenza | Imposta sostitutiva 15% o 5% start-up; base con coefficiente ATECO e principio di cassa; uscita immediata oltre 100.000 euro | Imposta con saldo e acconti a giugno/novembre; eventuali rate; monitorare superamento soglie durante l’anno |
| Regime ordinario | Nessuna soglia di accesso; contabilità semplificata o ordinaria in base a ricavi e attività | IRPEF 23%-33%-43% per scaglioni; addizionali; deduzione contributi; IVA ordinaria; costi reali deducibili | Liquidazioni IVA periodiche; imposte a giugno/novembre; adempimenti contabili continuativi |
| INPS artigiani/commercianti | Iscrizione attività artigianale o commerciale presso INPS | Contributi fissi su minimale + percentuali su eccedenza; per forfettari riduzione 35% previa domanda | Contributi fissi con rate trimestrali INPS; saldo ed acconti percentuali con F24 a giugno/novembre |
| Gestione Separata INPS | Liberi professionisti senza cassa; collaborazioni coordinate e continuative con regole diverse | Aliquota 26,07% per professionisti senza cassa; imponibile a cassa; possibile rivalsa 4% in fattura | Versamenti con F24 a giugno/novembre in sede di saldo/acconti; acconti calcolati sul contributo dovuto |
FAQ
Qual è la differenza pratica tra imposte e contributi per un autonomo?
Le imposte sono tributi dovuti allo Stato e agli enti locali in base al reddito. Nell’ordinario parliamo di IRPEF a scaglioni e addizionali. Nel forfettario parliamo di un’imposta sostitutiva fissa del 15% o ridotta al 5% per i primi 5 anni, se si rispettano le condizioni. I contributi sono versamenti alla previdenza. Servono a coprire pensione, malattia e altre tutele. Dipendono dall’iscrizione a INPS artigiani/commercianti, a una cassa professionale, oppure alla Gestione Separata INPS. I contributi si calcolano su basi diverse: per artigiani e commercianti c’è una quota fissa più una percentuale sull’eccedenza; per i professionisti senza cassa l’aliquota 2026 è 26,07% sull’imponibile determinato a cassa. Le norme principali sono nel TUIR per le imposte e nelle leggi previdenziali e circolari INPS per i contributi.
Come funziona la riduzione del 35% dei contributi per artigiani e commercianti nel forfettario?
La riduzione del 35% è un’agevolazione contributiva riservata a chi applica il regime forfettario ed è iscritto alle gestioni artigiani o commercianti. Riduce sia i contributi fissi sul minimale sia quelli percentuali sulla parte di reddito eccedente. Non riduce i mesi di contribuzione accreditati. Per ottenerla bisogna presentare una domanda telematica all’INPS. La riduzione decorre dall’anno di presentazione, anche in caso di nuova iscrizione. La base normativa è nella Legge 208/2015, integrata da istruzioni operative INPS pubblicate annualmente. È utile confrontare l’agevolazione con l’impatto fiscale: nel regime ordinario i contributi sono deducibili dall’IRPEF, quindi una riduzione dei contributi può ridurre le deduzioni disponibili. Nel forfettario invece l’imposta è sostitutiva e si calcola sul reddito forfettario al netto dei contributi versati.
Quando conviene il forfettario rispetto all’ordinario nel 2026?
Il forfettario conviene di frequente quando i costi reali sono bassi rispetto ai ricavi. In quel caso, il coefficiente di redditività porta a un reddito imponibile inferiore a quello che risulterebbe in ordinario. Conviene anche quando si rientra nel 5% per start-up, che riduce molto l’imposta. Se sei artigiano o commerciante, la riduzione contributiva del 35% rafforza il vantaggio. L’ordinario può risultare preferibile con costi elevati, investimenti importanti, beni ammortizzabili rilevanti, gestione IVA articolata o necessità di detrazioni e deduzioni non applicabili nel forfettario. Ricorda le soglie: oltre 85.000 euro non puoi entrare nel forfettario; oltre 100.000 euro ne esci subito. Le regole derivano dalla Legge 190/2014 e successive modifiche e dalla Legge di Bilancio 2026 che ha confermato l’IRPEF a tre scaglioni 23%-33%-43%.
Come si calcola il contributo alla Gestione Separata INPS nel 2026? Posso applicare la rivalsa 4%?
Per i professionisti senza cassa l’aliquota 2026 è 26,07%, definita ogni anno dall’INPS con circolare. La base è il reddito a cassa: incassi dell’anno meno le eventuali riduzioni previste dal regime fiscale. Nel forfettario, per esempio, si applica prima il coefficiente di redditività e poi si calcola il contributo sul reddito forfettario. In ordinario si parte dagli incassi e si sottraggono i costi secondo le regole del TUIR. La rivalsa del 4% in fattura è una maggiorazione facoltativa che molti professionisti applicano. Non è un’imposta, ma una clausola contrattuale. Se incassata, entra comunque nel reddito e quindi nella base contributiva. Le fonti sono le circolari INPS sull’aliquota e la Legge 335/1995; le regole fiscali di deducibilità seguono il TUIR art. 10.
Quali sono le scadenze principali 2026 per imposte e contributi? Ci sono adempimenti extra da ricordare?
In via ordinaria, il saldo delle imposte 2025 e il primo acconto 2026 scadono a fine giugno. Il secondo acconto scade a fine novembre. Sono possibili proroghe e rateazioni con interessi stabiliti annualmente. I contributi artigiani e commercianti hanno rate trimestrali per i fissi, oltre ad acconti e saldo sulla parte percentuale alle stesse scadenze dell’IRPEF con F24. La Gestione Separata si versa con F24 alle scadenze delle imposte. In ordinario, aggiungi gli adempimenti IVA (liquidazioni periodiche, esterometro se dovuto, dichiarazioni). In forfettario, l’IVA non si applica, salvo casi particolari previsti dalla normativa unionale e nazionale. Le fonti sono i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate, il calendario fiscale annuale, e le circolari INPS su minimali, massimali e rate. Per la corretta applicazione delle regole, si consultano Normattiva, Ministero del Lavoro e documenti ufficiali dell’INPS.
