Regime dei minimi o regime forfettario: quale scegliere?

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Regime dei minimi

Nel seguente articolo analizzeremo nello specifico le caratteristiche del regime dei minimi confrontandole con quello forfettario. E’ da premettere che non è più possibile accedere al regime dei minimi in quanto è stato abolito nell’ottobre del 2015. Coloro che l’avevano adottato prima di tale data possono continuare ad utilizzarlo fino al compimento dei 35 anni.

Cos’è il regime dei minimi

Il regime dei minimi è un regime fiscale agevolato introdotto nel 2008, al quale non è più possibile accedere dal 1 novembre 2015. Coloro che hanno aderito al regime dei minimi possono mantenerlo fino al compimento dei 35 anni.

Il regime dei minimi ha molte caratteristiche in comune col regime forfettario come ad esempio la presenza di una tassazione agevolata e la semplificazione amministrativa e contabile dellaPartita IVA.

Differenza tra regime dei minimi e regime forfettario

Il regime dei minimi e il regime forfettario sono entrambi regimi fiscali agevolati ma presentano alcune differenze sostanziali. Andiamo a vederle nel dettaglio. 

Limite di fatturato 

La prima differenza si concretizza nel limite di fatturato che:

  • per il regime dei minimi è di 30.000€
  • per il regime forfettario è di 65.000€

Beni strumentali 

I beni strumentali, sono beni della durata pluriennale, utili allo svolgimento dell’attività economica. Ad esempio: i mobili,  pc, stampanti, macchine fotografiche..

  • Nel regime dei minimi il limite di acquisto per i beni strumentali è massimo di 15.000€ per ogni triennio. Il costo dei beni strumentali è deducibile andando ad abbattere l’imponibile sul quale vengono calcolate le tasse. 
  • Nel regime forfettario: non esiste limite relativo all’acquisto di beni strumentali 

Possibilità di avere collaboratori

E’ possibile che durante lo svolgimento dell’attività economica si abbia necessità di supporto da parte di collaboratori. 

  • Il regime dei minimi non prevede la possibilità di avere dei collaboratori subordinati, parasubordinati o autonomi 
  • Il regime forfettario prevede la possibilità di avere dei collaboratori rimanendo nei limiti del compenso lordo annuo di 20.000€

Esportazioni – vendite fuori dall’Unione Europea

E’ importante determinare il proprio mercato di riferimento quando si ha intenzione di aprire un attività di vendita. 

  • Il regime dei minimi non permette la vendita al di fuori dell’Unione Europea.
  • Nel regime forfettario è possibile, invece, effettuare esportazioni e vendere i propri prodotti in tutto il mondo senza limitazioni.

Limiti temporali di applicazione

Il regime dei minimi prevede un limite temporale di applicazione diverso a seconda dell’età di chi vi aderisce, in particolare:

  • 5 anni per chi, al momento dell’adesione aveva più di 35 anni
  • gli anni che mancano al compimento dei 35 anni per coloro che al momento dell’adesione avevano meno di 35 anni. Quindi potenzialmente se hai aderito al regime dei minimi all’età di 25 anni puoi mantenerlo per un massimo di 10 anni

Il regime forfettario non prevede alcun limite temporale per la sua applicazione. Tale limite può essere imposto solo nel caso di abrogazione del regime.

Determinazione dei costi 

Una delle differenze più importanti è la determinazione dei costi e di conseguenza dell’imponibile sul quale verranno calcolate le tasse. 

  • Nel regime dei minimi, i costi legati all’attività vengono individuati sulla base della documentazione delle spese effettivamente sostenute. Questi costi documentati possono essere scaricati prima dell’applicazione delle tasse.
  • Nel regime forfettario, i costi legati all’attività vengono determinati forfettariamente, sulla base di una percentuale chiamata coefficiente di redditività, che cambia a seconda del codice ATECO di riferimento. 

I costi possono essere scaricati, indipendentemente dal fatto che siano stati o meno sostenuti e dalla loro effettiva entità.

Agevolazioni contributive 

Per quanto riguarda le agevolazioni contributive abbiamo una marcata differenza tra i due regimi fiscali: 

  • Il regime dei minimi non prevede alcuna agevolazione per il pagamento dei contributi per nessuna cassa. 
  • Per chi aderisce al regime forfettario è previsto un abbattimento del 35% dei contributi da versare alla gestione commercianti e artigiani. I contributi versati alle altre casse rimangono invariati. 

In entrambi i casi i contenuti pagati sono deducibili quindi vanno a ridurre l’imponibile.

Imposta sostitutiva

Questo è un elemento comune per i due regimi in questione ma presenta delle differenze nella misura di applicazione.

  • Nel regime dei minimi la percentuale di imposta sostitutiva da applicare è del 5% per tutta la durata di applicazione del regime senza distinzione delle caratteristiche dei soggetti interessati. 
  • Il regime forfettario invece prevede che le nuove attività, che possono applicare la percentuale del 5% per i primi 5 anni e successivamente quella del 15%, che dovranno applicare anche le attività preesistenti che passano al regime forfettario.

Passaggio dal regime dei minimi al regime forfettario

Anche se non è più possibile scegliere di aderire al regime dei minimi, ci sono ancora dei lavoratori autonomi che hanno il diritto di continuare ad adottare questo regime poiché non hanno raggiunto i 35 anni di età. 

E’ possibile passare dal regime dei minimi al regime forfettario scegliendo di effettuare il cambio all’inizio dell’anno e comunicandolo, per tempo, al proprio commercialista.

Conviene cambiare regime per passare dai minimi al forfettario?

Non vi è una risposta univoca, ma dipende dalla situazione in cui ci si trova. 

Il primo elemento da considerare è che adottando il regime forfettario con un’attività già aperta, l’imposta sostitutiva sarà del 15% in confronto a quella applicata con il regime dei minimi del 5%.

Il secondo luogo, bisogna considerare che il regime forfettario determina i costi relativi all’attività attraverso il meccanismo del coefficiente di redditività, che assegna una specifica percentuale di imponibile da considerare ai fini delle tasse a seconda del codice ATECO adottato. 

In relazione a questo elemento è necessario valutare i costi effettivi e documentati derivanti dalla propria attività e confrontarli con la percentuale del coefficiente di redditività collegata al proprio codice ATECO

Se i costi effettivi sono più bassi allora è conveniente passare al regime forfettario.

Inoltre un possibile elemento che può incentivare il passaggio al regime forfettario può essere costituito dalla riduzione, nella misura del 35%, dei contributi previdenziali, per artigiani e commercianti, in caso di adozione del regime forfettario.  

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