Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per un social media manager, il forfettario conviene sotto 85.000 euro di incassi annui e spese sotto il 22%. Oltre, il regime ordinario spesso riduce l’IRPEF grazie alle deduzioni e alla gestione IVA.
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up) su reddito calcolato con coefficiente 78%, senza IVA; soglia 85.000 euro, uscita immediata oltre 100.000.
- Ordinario: IRPEF per scaglioni, IVA su vendite, costi e contributi deducibili, ritenuta d’acconto al 20% per clienti business.
- Collaboratori: in forfettario costo annuo massimo 20.000 euro; oltre, scatta l’ordinario dall’anno successivo.
Regimi fiscali per social media manager: quadro operativo
Il social media manager che apre partita IVA sceglie tra regime forfettario e regime ordinario. La scelta incide su imposte, contributi, IVA e adempimenti.
Le regole base derivano da norme consolidate. Il forfettario è regolato dalla Legge 190/2014, commi 54-89, come modificata da successive Leggi di Bilancio. Le soglie 85.000/100.000 sono state introdotte dalla Legge 197/2022. Le imposte dirette seguono il TUIR, DPR 917/1986. L’IVA è nel DPR 633/1972. Le ritenute nei DPR 600/1973. I contributi INPS Gestione Separata nella Legge 335/1995, art. 2, comma 26. I riferimenti sono reperibili su Normattiva e sui portali dell’Agenzia delle Entrate, del Ministero dell’Economia e dell’INPS.
Come professionista, il social media manager applica in ordinario il principio di cassa. Significa che contano gli incassi e i pagamenti effettivi, non le date di emissione o ricezione delle fatture. In forfettario il reddito si calcola in modo standard, senza analisi puntuale dei costi.
Codice ATECO e coefficiente
Molti social media manager usano codici ATECO nell’area dei servizi di marketing e comunicazione. Ai fini del forfettario rientrano nel gruppo “attività professionali, scientifiche e tecniche”. Il coefficiente di redditività è 78%. In pratica, il 78% degli incassi è considerato reddito lordo su cui calcolare imposta e contributi.
Il restante 22% degli incassi è trattato come spese forfettarie. Se le spese reali superano spesso il 22%, il regime ordinario può risultare più efficiente.
Regime forfettario: come funziona davvero
Imposta sostitutiva 15% e aliquota start-up 5%
In forfettario applichi un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito forfettario. Se rispetti i requisiti “start-up”, paghi il 5% per i primi 5 anni. I requisiti start-up derivano dalla Legge 190/2014: non avere esercitato nei 3 anni precedenti la stessa attività; la nuova attività non deve essere semplice prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo svolto prima (salvo praticantati obbligatori); non devi aver proseguito attività altrui ceduta o confluente nella tua.
Il reddito imponibile si calcola così: incassi annui x 78% = reddito lordo forfettario. Da questo importo sottrai i contributi previdenziali versati. La base residua sconta l’imposta sostitutiva (5% o 15%).
Soglie 85.000 e 100.000 euro
Se incassi fino a 85.000 euro, resti nel forfettario l’anno dopo. Se incassi tra 85.000 e 100.000 euro, resti forfettario nell’anno in corso, ma passi all’ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci subito: da quella fattura scatta l’IVA e l’ordinario per il resto dell’anno. Queste regole sono state introdotte dalla Legge 197/2022.
Collaboratori e dipendenti
Il forfettario consente collaboratori, ma con un tetto di costo complessivo annuo di 20.000 euro. Si considerano dipendenti, collaboratori anche occasionali, co.co.co. e compensi a collaboratori familiari. Se superi il tetto, esci dal forfettario dall’anno successivo (Legge 190/2014, causa di esclusione).
IVA, ritenute e bollo
Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti (art. 1, commi 54-57, Legge 190/2014 e DPR 633/1972). Non subisci ritenuta d’acconto del 20% e inserisci in fattura la dicitura di esclusione ritenute (DPR 600/1973).
Se acquisti servizi pubblicitari da fornitori esteri (esempio: piattaforme non stabilite in Italia), devi applicare il reverse charge: integri o autofatturi, versi l’IVA con F24 e comunichi l’operazione nei canali dell’e-fattura. Questa eccezione discende dall’art. 17 del DPR 633/1972, che resta applicabile anche ai forfettari per gli acquisti da non residenti.
Per ogni fattura senza IVA superiore a 77,47 euro applichi marca da bollo da 2 euro. La base giuridica è nel DPR 642/1972.
E-fattura ed estero
L’e-fattura è ormai obbligatoria anche per i forfettari. La disciplina nasce dal D.Lgs. 127/2015, poi estesa con il D.L. 36/2022. Per operazioni con clienti o fornitori esteri, usi i tipi documento dedicati e le integrazioni previste dal Sistema di Interscambio.
Regime ordinario: quando conviene e cosa comporta
IRPEF per scaglioni e addizionali
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF per scaglioni di reddito e le addizionali regionale e comunale. Le percentuali e le soglie sono fissate annualmente dalla Legge di Bilancio e dal TUIR. Verifica sempre le aliquote in vigore nell’anno: consulta Normattiva o l’Agenzia delle Entrate. L’ordinario conviene quando i costi reali incidono molto e riducono fortemente il reddito.
Deduzioni, detrazioni e ritenute
In ordinario deduci i costi inerenti all’attività (software, strumenti, formazione, consulenze). Dedurre significa togliere spese dal reddito prima di calcolare l’imposta. Applichi inoltre detrazioni d’imposta personali (familiari a carico, spese sanitarie, ecc.) secondo TUIR.
Le fatture a clienti titolari di partita IVA espongono ritenuta d’acconto del 20%, trattenuta e versata dal cliente. La ritenuta riduce gli acconti dovuti e si scontra nel saldo.
IVA e detrazione
In ordinario addebiti l’IVA sulle vendite e detrai l’IVA sugli acquisti inerenti. Se compri strumenti e servizi per la tua attività, l’IVA diventata detraibile riduce il costo effettivo. Gestisci liquidazioni mensili o trimestrali, con interessi se trimestrali, come da DPR 633/1972.
Contabilità e principio di cassa
Come lavoratore autonomo professionista applichi il principio di cassa (art. 54 TUIR). Registri incassi e pagamenti. Conservi fatture elettroniche e documenti. Valuta la contabilità semplificata ove applicabile per ridurre adempimenti, nel rispetto del DPR 600/1973.
Contributi INPS: come si calcolano
Il social media manager senza albo versa alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995). L’aliquota è fissata annualmente dall’INPS. Si calcola sulla base imponibile previdenziale.
In forfettario, la base previdenziale è il reddito forfettario (incassi x 78% – eventuali perdite pregresse, di norma non presenti) prima di togliere i contributi stessi. I contributi versati si deducono poi dal reddito fiscalmente imponibile. In ordinario, la base è il reddito netto effettivo.
Gli acconti e saldi dei contributi seguono il calendario delle imposte dirette: saldo e primo acconto a fine giugno, secondo acconto a fine novembre, salvo proroghe. Verifica ogni anno le aliquote e le scadenze sul portale INPS.
Cause di esclusione e incompatibilità del forfettario
Oltre ai limiti di ricavi e al tetto collaboratori, esistono altre cause. Non puoi accedere se controlli direttamente o indirettamente una SRL che svolge attività riconducibile alla tua e la SRL fattura anche grazie alla tua attività. Non puoi accedere se fatturi prevalentemente all’ex datore di lavoro o a un soggetto a lui riconducibile, in presenza delle condizioni previste dalla Legge 145/2018 e successive modifiche. Consulta sempre il testo aggiornato su Normattiva per i dettagli puntuali.
Queste regole evitano abusi, come la trasformazione “fittizia” di lavoro dipendente in lavoro autonomo per ridurre il carico fiscale.
Regola decisionale rapida
Tre soglie pratiche per scegliere
Applica questa sequenza logica per una prima valutazione:
1) Incassi previsti. Se sotto 85.000 euro, il forfettario è possibile. Se tra 85.000 e 100.000, forfettario solo per quest’anno e poi ordinario. Se oltre 100.000, ordinario subito.
2) Incidenza delle spese. Confronta le spese annue stimate con i tuoi incassi. Se superano il 22% degli incassi, l’ordinario spesso conviene, perché deduci i costi reali e recuperi IVA.
3) Collaboratori. Se pensi di superare 20.000 euro annui di costo del personale, l’ordinario diventa necessario dall’anno successivo.
Controlla inoltre: requisiti per l’aliquota 5% start-up, eventuali partecipazioni in SRL correlate, prevalenza di fatturato verso ex datore di lavoro. Se uno di questi elementi è critico, valuta l’ordinario o riorganizza l’assetto.
Esempi numerici semplificati
Caso A: incassi 40.000 euro, spese reali 6.000 euro
Forfettario: reddito lordo 40.000 x 78% = 31.200. Contributi INPS su 31.200 (aliquota INPS da verificare ogni anno). Imposta 15% (o 5% se start-up) sulla base al netto dei contributi. Niente IVA sulle vendite.
Ordinario: reddito netto 40.000 – 6.000 = 34.000 meno contributi; IRPEF per scaglioni; IVA a debito su vendite e IVA detraibile su acquisti. Con spese del 15% circa, il forfettario tende a vincere.
Caso B: incassi 70.000 euro, spese reali 20.000 euro
Spese al 28,6% degli incassi. In forfettario “contano” solo al 22%. Potresti pagare più imposte rispetto all’ordinario. L’IVA detraibile inoltre riduce il costo reale. Ordinario probabilmente più conveniente.
Caso C: incassi 90.000 euro, spese 10.000 euro
Forfettario valido per l’anno in corso, ma ordinario obbligatorio dal prossimo anno. Valuta se anticipare il passaggio per sfruttare deduzioni e detrazioni, specie se prevedi investimenti importanti con IVA elevata.
| Scenario | Requisiti/Soglie | Effetti fiscali | Tempistiche/Adempimenti |
|---|---|---|---|
| Forfettario “pieno” | Incassi ≤ 85.000; collaboratori ≤ 20.000; nessuna causa di esclusione | Imposta 15% (o 5% start-up); niente IVA su vendite; bollo 2€; no ritenuta | E-fattura; acconti/saldi imposte e INPS a giugno/novembre; reverse charge su acquisti esteri |
| Forfettario con supero 85k-100k | Incassi tra 85.000 e 100.000 nell’anno | Rimani forfettario nell’anno; ordinario obbligatorio dall’anno successivo | Programma passaggio a IVA/IRPEF ordinaria dal 1° gennaio successivo; aggiorna listini e contratti |
| Forfettario con supero ≥ 100k | Incassi ≥ 100.000 nell’anno | Uscita immediata; da quella fattura applichi IVA; tassazione ordinaria pro rata | Emetti fatture con IVA dal supero; comunica cambio al consulente; ricalcola acconti |
| Ordinario | Spese reali alte; collaboratori > 20.000; cause di esclusione; scelta volontaria | IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA detraibile; ritenuta 20% in fattura | Liquidazioni IVA periodiche; registri IVA; dichiarazioni con quadro RE/LM; acconti/saldi |
FAQ
Quali sono oggi le aliquote IRPEF in ordinario e come incidono su un social media manager?
Le aliquote IRPEF e gli scaglioni possono essere modificati dalle Leggi di Bilancio. Per questo, prima di stimare il carico fiscale, consulta i testi aggiornati su Normattiva o le schede dell’Agenzia delle Entrate. In ogni caso, il meccanismo resta progressivo: ogni fascia di reddito paga l’aliquota corrispondente solo sulla parte di reddito che vi ricade. Per un social media manager in ordinario, la progressività si combina con le deduzioni (costi e contributi) e con le detrazioni (familiari, spese sanitarie e altre voci del TUIR). Il risultato è che due professionisti con uguali incassi possono pagare IRPEF molto diversa, a seconda del livello di spese reali e della situazione personale. Un esempio pratico: se prevedi molti investimenti, corsi, strumenti e servizi con IVA rilevante, l’ordinario ti lascia dedurre i costi e detrarre l’IVA, riducendo la base IRPEF effettiva.
In forfettario posso davvero ignorare tutte le spese? Cosa succede con i contributi INPS?
In forfettario non “ignori” le spese, ma usi un proxy: il coefficiente di redditività. Per le attività professionali simili al social media management, il coefficiente è 78%. Significa che la legge presume che il 22% degli incassi copra le spese. Non rilevano quindi le spese reali riga per riga. Fanno eccezione i contributi INPS: quelli versati sono deducibili dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo passaggio è previsto dalla Legge 190/2014. In pratica, versi i contributi calcolati sul reddito previdenziale e poi abbatti l’imponibile fiscale della stessa cifra. Questo meccanismo spesso riduce l’imposta effettiva, soprattutto nel primo anno in cui i contributi pesano di più rispetto al reddito prodotto.
Come funziona l’IVA se compro servizi pubblicitari da piattaforme estere (es. Meta, Google) in forfettario?
Anche se in forfettario non addebiti IVA ai clienti e non detrai l’IVA degli acquisti, resti soggetto agli obblighi per gli acquisti di servizi da fornitori esteri. L’articolo 17 del DPR 633/1972 impone il reverse charge: integri la fattura estera con l’IVA italiana, versi l’imposta con F24 e invii il documento al Sistema di Interscambio con il corretto tipo documento. Non puoi detrarre quell’IVA, quindi l’IVA versata diventa un costo. Per questo, se le spese pubblicitarie estere sono consistenti durante l’anno, l’ordinario può diventare più conveniente perché in ordinario quell’IVA è detraibile e il costo netto si riduce. Ricorda di attivare correttamente l’identificazione IVA della tua partita IVA nelle piattaforme per gestire correttamente la fatturazione.
Quali sono le principali cause che mi impediscono l’accesso o la permanenza nel forfettario?
Le cause di esclusione più ricorrenti sono tre. Primo: supero delle soglie di ricavi, con le regole 85.000/100.000 introdotte dalla Legge 197/2022. Secondo: costo di personale e collaboratori oltre 20.000 euro lordi annui, come definito dalla Legge 190/2014. Terzo: partecipazioni e controlli in SRL che svolgono attività riconducibile alla tua, specie se la società fattura grazie alla tua attività. Inoltre, fai attenzione ai rapporti con l’ex datore di lavoro: la normativa, a partire dalla Legge 145/2018, scoraggia il ricorso al forfettario quando vi è continuità sostanziale con un precedente rapporto di lavoro dipendente. Queste regole mirano a evitare usi elusivi del regime agevolato. Verifica sempre i testi aggiornati su Normattiva o con un consulente prima di aprire la partita IVA.
Quando conviene passare volontariamente all’ordinario anche se potrei restare nel forfettario?
Conviene valutare il passaggio volontario in tre casi tipici. Primo: prevedi investimenti importanti con IVA elevata (attrezzature, software costosi, formazione qualificata), e vuoi recuperare l’IVA e dedurre integralmente i costi. Secondo: le tue spese operative medie superano stabilmente il 22% degli incassi; in questo caso il forfettario “sovrastima” il tuo reddito imponibile. Terzo: hai o avrai collaboratori oltre 20.000 euro l’anno, oppure stai strutturando un team con contratti continuativi. Il passaggio all’ordinario richiede pianificazione: adegua listini per tenere conto dell’IVA, spiega ai clienti la ritenuta d’acconto se sono soggetti con partita IVA, organizza la contabilità per liquidazioni IVA e registri. Ricorda che la scelta del regime vincola per un periodo minimo e che il rientro nel forfettario è possibile solo se torni a rispettare tutti i requisiti. Verifica le finestre e le regole di opzione annuali nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
