Parrucchiere in regime forfettario: come accedere e quali vantaggi?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Un parrucchiere in regime forfettario tassa il 67% dei ricavi al 15% (5% start-up), deduce i contributi INPS artigiani e può chiedere la riduzione contributiva del 35%, entro il limite di 85.000 euro di ricavi.

  • Coefficiente di redditività parrucchiere: 67% (settore servizi alla persona). Base imponibile = ricavi x 67% – contributi previdenziali versati.
  • Imposta sostitutiva: 15% ordinario o 5% per i primi 5 anni se si rispettano i requisiti “start-up”. Niente IVA e IRAP.
  • INPS artigiani: contributi fissi + variabili sull’eccedenza oltre il minimale; opzionale riduzione del 35% per i forfettari.

Parrucchiere in regime forfettario nel 2026: come funziona

Cos’è il regime forfettario e come si calcola il reddito

Il regime forfettario è il regime fiscale “semplificato” per le partite IVA persone fisiche. Determina il reddito in modo forfettario, cioè con una percentuale fissa sui ricavi. Non deduci i costi reali. Applichi un’aliquota unica al risultato.

Per i parrucchieri il coefficiente di redditività è 67%. Significa che il fisco presume che il 67% degli incassi sia reddito. La differenza copre i costi. Dal reddito forfettario puoi dedurre solo i contributi previdenziali effettivamente pagati.

La base di calcolo è semplice: Base imponibile = Ricavi/compensi incassati x 67% – Contributi previdenziali. Si applica il principio di cassa. Vuol dire che contano gli incassi effettivi dell’anno, non le fatture emesse e non incassate.

Aliquote: 15% o 5% per le nuove attività

L’imposta è “sostitutiva” di IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. L’aliquota è 15% in via ordinaria. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni start-up: nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, nuova attività che non è mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo altrui, e rispetto degli altri requisiti del forfettario.

Queste regole sono fissate dalla Legge 190/2014, articoli 1, commi 54-89 (fonti consultabili su Normattiva e guida dell’Agenzia delle Entrate).

Requisiti di accesso ed esclusioni

Limite di ricavi e fuoriuscita immediata

Puoi restare nel forfettario se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito dal forfettario per quell’anno stesso e applichi l’IVA dal momento del superamento. Questa regola è stata introdotta dalla Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023) e risulta tuttora vigente.

Se resti tra 85.001 e 100.000 euro, il regime cessa dall’anno successivo. Esegui sempre controlli periodici sui ricavi per non sforare.

Altri requisiti chiave e cause di esclusione

  • Residenza: devi essere residente in Italia. È ammesso anche chi è residente in UE/SEE se produce almeno il 75% del reddito in Italia.
  • Niente regimi IVA speciali: non puoi aderire a regimi speciali IVA (per esempio agenzie viaggio, tabacchi, editoria).
  • Partecipazioni: vietate quote in società di persone o in associazioni professionali. Vietato il controllo diretto o indiretto di SRL che svolgono attività riconducibile alla tua.
  • Lavoro dipendente: se nell’anno precedente hai ricevuto redditi di lavoro dipendente e assimilati oltre 30.000 euro, non puoi usare il forfettario, salvo che il rapporto sia cessato.
  • Spese per personale: i compensi a collaboratori, dipendenti e lavoro accessorio non devono superare 20.000 euro lordi nell’anno.

Questi vincoli sono previsti dalla Legge 190/2014 e successive modifiche (L. 208/2015, L. 145/2018, L. 197/2022). Le interpretazioni operative sono riportate nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.

Contributi INPS artigiani per parrucchieri: regole 2026

Fissi e variabili: le due componenti

Il parrucchiere iscritto all’INPS Gestione Artigiani paga contributi IVS in due parti: una quota fissa annua, dovuta a prescindere dal reddito, e una quota variabile applicata sulla parte di reddito che supera il minimale.

Il reddito previdenziale per i forfettari coincide con il reddito determinato forfettariamente (ricavi x 67%), non con i ricavi interi. Il minimale di reddito e le aliquote si aggiornano ogni anno con circolare INPS (di regola a inizio anno). Per il 2026 usa i valori indicati nella circolare INPS specifica per Artigiani e Commercianti.

A titolo didattico, useremo in esempio valori indicativi molto diffusi nelle annualità recenti: minimale 18.808 euro, aliquota 24% sulla quota che supera il minimale fino a una soglia intermedia, e 25% oltre. Verifica sempre i numeri ufficiali nella circolare INPS 2026.

Riduzione del 35% per i forfettari

Chi adotta il regime forfettario e versa alla Gestione Artigiani può chiedere la riduzione del 35% dei contributi, sia sulla quota fissa sia su quella variabile. È un’agevolazione prevista dalla Legge 190/2014 e attuata dalle circolari INPS. La domanda si presenta telematicamente all’INPS e, salvo rinuncia, vale anche per gli anni successivi.

La riduzione incide subito sui minimali trimestrali e sulla quota variabile in sede di saldo. Attenzione: lo sconto riduce anche la deducibilità, perché deduci solo quanto paghi davvero. Meno versi, meno deduci dal reddito forfettario.

Fatture, corrispettivi e adempimenti tipici

Fatturazione elettronica e marca da bollo

Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, senza più soglie. Emissione e conservazione devono rispettare le specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate. Nelle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro si applica l’imposta di bollo da 2 euro, in modo virtuale. La base normativa è nel DPR 642/1972 e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

In forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai quella sugli acquisti. Inserisci la dicitura di esonero IVA secondo Legge 190/2014. Non subisci ritenuta d’acconto e, se un cliente te la applica per errore, va regolarizzata.

Corrispettivi telematici e documenti commerciali

Il parrucchiere lavora spesso con consumatori finali. Deve emettere documento commerciale tramite registratore telematico e inviare i corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate. Restano gli obblighi sull’uso del registratore e sulla trasmissione, secondo il DM 7 dicembre 2016 e provvedimenti successivi dell’Agenzia.

La fattura si emette solo su richiesta del cliente o quando la prestazione è resa verso soggetti IVA. In caso di anticipo o caparra, si applicano le ordinarie regole di esigibilità per i corrispettivi.

Confronto con il regime ordinario nel 2026

Quando conviene il forfettario

Il forfettario conviene quando i costi reali sono bassi rispetto ai ricavi. Il coefficiente del 67% è favorevole se le spese effettive sono inferiori al 33% degli incassi. Contribuisce anche la riduzione del 35% INPS.

Nel regime ordinario pagheresti l’IRPEF a scaglioni, le addizionali e l’IRAP (se dovuta), con IVA e contabilità piene. Per il 2026 le aliquote IRPEF sono: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro, come da comunicazioni MEF e Agenzia delle Entrate per l’anno 2026. La nuova aliquota intermedia al 33% è inferiore al 35% del 2025.

Quando valutare l’ordinario

L’ordinario può convenire se hai spese documentate alte, investimenti rilevanti con IVA detraibile o se sfrutti deduzioni e detrazioni personali elevate. Serve un confronto numerico serio, soprattutto se prevedi di superare presto la soglia 85.000 euro.

Regola decisionale rapida

Scelta del regime in 5 passaggi logici

  • Stima ricavi: se prevedi meno di 85.000 euro, il forfettario è ammissibile; oltre 85.000 valuta ordinario; oltre 100.000, forfettario escluso già in corso d’anno.
  • Confronta costi: se i costi reali superano il 33% dei ricavi, l’ordinario potrebbe essere migliore; se sono inferiori, il forfettario tende a vincere.
  • Calcola INPS: nel forfettario i contributi si calcolano su ricavi x 67% e puoi chiedere il -35%. Considera anche la deduzione dei contributi.
  • Valuta oneri e IVA: niente IVA e meno adempimenti nel forfettario; ordinario utile se detrai molta IVA su acquisti e investimenti.
  • Verifica requisiti ed esclusioni: partecipazioni, lavoro dipendente oltre 30.000 euro, spese per personale entro 20.000 euro, residenza. Se fallisci un requisito, scegli l’ordinario.

Esempi numerici 2026: metodo di calcolo

Ipotesi didattiche per i numeri

Per gli esempi usiamo valori ipotetici frequenti nelle annualità recenti, utili a comprendere il meccanismo: minimale INPS 18.808 euro; aliquote variabili 24% e 25%; contributo fisso annuo 4.521,36 euro; riduzione contributiva 35% attivata. Verifica sempre le cifre nella Circolare INPS “Artigiani e Commercianti” dell’anno 2026.

Esempio 1: ricavi 20.000 euro. Reddito forfettario = 20.000 x 67% = 13.400 euro. È sotto il minimale 18.808. Contributi dovuti solo fissi: 4.521,36 x 65% = 2.938,88 euro. Base imponibile imposta = 13.400 – 2.938,88 = 10.461,12 euro. Imposta 15% = 1.569,17 euro (oppure 5% = 523,06 euro).

Esempio 2: ricavi 30.000 euro. Reddito forfettario = 20.100 euro. Eccedenza previdenziale = 20.100 – 18.808 = 1.292 euro. Quota variabile lorda 1.292 x 24% = 310,08 euro; netta con -35% = 201,55 euro. Contributi totali = 2.938,88 + 201,55 = 3.140,43 euro. Base imponibile imposta = 20.100 – 3.140,43 = 16.959,57 euro. Imposta 15% = 2.543,94 euro (oppure 5% = 847,98 euro).

Esempio 3: ricavi 50.000 euro. Reddito forfettario = 33.500 euro. Eccedenza = 33.500 – 18.808 = 14.692 euro. Variabile lorda = 14.692 x 24% = 3.526,08 euro; netta = 2.291,95 euro. Contributi totali = 2.938,88 + 2.291,95 = 5.230,83 euro. Base imponibile imposta = 33.500 – 5.230,83 = 28.269,17 euro. Imposta 15% = 4.240,38 euro (oppure 5% = 1.413,46 euro).

Esempio 4: ricavi 80.000 euro. Reddito forfettario = 53.600 euro. Eccedenza = 53.600 – 18.808 = 34.792 euro. Tutta in prima fascia: 34.792 x 24% = 8.350,08 euro; netta = 5.427,55 euro. Contributi totali = 2.938,88 + 5.427,55 = 8.366,43 euro. Base imponibile imposta = 53.600 – 8.366,43 = 45.233,57 euro. Imposta 15% = 6.785,04 euro (oppure 5% = 2.261,68 euro).

Scadenze e versamenti

Contributi INPS e imposta sostitutiva

I contributi fissi si versano di norma in 4 rate trimestrali (maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo). La quota variabile si paga a saldo con la dichiarazione, con acconti per l’anno successivo se dovuti. Le scadenze seguono i termini fiscali ordinari con F24.

L’imposta sostitutiva si versa come IRPEF: saldo dell’anno entro il 30 giugno (o luglio con maggiorazione), primo acconto entro giugno/luglio, secondo acconto entro il 30 novembre. I codici tributo e le istruzioni sono indicati dall’Agenzia delle Entrate.

Fonti normative e prassi amministrativa

Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89; successive modifiche con Legge 208/2015, Legge 145/2018, Legge 197/2022. Consultabili su Normattiva e guida dell’Agenzia delle Entrate.

Riduzione contributiva 35% per forfettari artigiani: prevista dalla Legge 190/2014 e disciplinata operativamente dalle circolari INPS annuali dedicate ad Artigiani e Commercianti.

INPS Artigiani: aliquote, minimale e massimale aggiornati ogni anno con circolare INPS. Verifica i valori 2026 nella circolare pubblicata dall’Istituto.

Fatturazione elettronica obbligatoria: provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e normativa di riferimento sul Sistema di Interscambio. Imposta di bollo: DPR 642/1972 e prassi attuative dell’Agenzia.

IRPEF 2026: scaglioni e aliquote come da documentazione MEF e Agenzia delle Entrate per l’anno d’imposta 2026.

Scenario Reddito forfettario (67%) Contributi INPS dopo riduzione 35% (ipotesi 2026) Imposta sostitutiva 15% (oppure 5%) Tempistiche principali
Ricavi 20.000 € 13.400 € 2.938,88 € (solo fissi) 1.569,17 € (523,06 € al 5%) INPS fissi: maggio, agosto, novembre, febbraio; imposta: saldo 30/6, acconti 30/6 e 30/11
Ricavi 30.000 € 20.100 € 3.140,43 € (fissi + variabili) 2.543,94 € (847,98 € al 5%) Variabili INPS a saldo con dichiarazione; imposta con saldo/acconti ordinari
Ricavi 50.000 € 33.500 € 5.230,83 € 4.240,38 € (1.413,46 € al 5%) Stesse scadenze; verifica eventuali acconti elevati per anno successivo
Ricavi 80.000 € 53.600 € 8.366,43 € 6.785,04 € (2.261,68 € al 5%) Attenzione a soglia 85.000 € per permanenza nel forfettario

FAQ

Se apro la partita IVA come parrucchiere a metà anno, come si applica il limite degli 85.000 euro e i contributi INPS?

Il limite degli 85.000 euro non si “pro-rata”. È annuale e vale per i ricavi reali dell’anno, anche se inizi a giugno. Se incassi 60.000 euro da giugno a dicembre, resti nel limite e il forfettario si applica. Per i contributi INPS, la quota fissa è dovuta per intero anche se operi per pochi mesi, salvo specifiche riduzioni per inizio attività che l’INPS talvolta riconosce solo in casi particolari. La quota variabile si determina sul reddito forfettario effettivo dell’anno (ricavi x 67% meno minimale), anche se l’attività è iniziata in corso d’anno. Verifica nella circolare INPS 2026 se sono previste riduzioni pro-quota dei minimali per aperture infra-annuali e attivati per tempo sul cassetto previdenziale.

Posso applicare il 5% per i primi 5 anni se ho lavorato prima come dipendente in un salone?

Sì, a condizione che la tua attività autonoma non sia mera prosecuzione del lavoro dipendente precedente. Prosecuzione significa stessa mansione, stesso cliente principale, continuità sostanziale senza elementi di novità imprenditoriale. Se, ad esempio, apri un tuo salone con clientela propria e organizzazione autonoma, di regola il 5% è applicabile. Devi anche non aver esercitato attività artistica o professionale simile nei 3 anni precedenti. Queste condizioni sono previste dalla Legge 190/2014. In caso di dubbio, documenta le differenze organizzative e commerciali (nuovi fornitori, nuovo canale clienti, capitale proprio investito) e conserva le prove, perché l’Agenzia delle Entrate può verificare la reale discontinuità.

Come funziona la deduzione dei contributi INPS nel calcolo dell’imposta sostitutiva?

I contributi previdenziali versati all’INPS si deducono integralmente dal reddito forfettario. La sequenza corretta è: calcoli il reddito presunto con il coefficiente (ricavi x 67%). Sottrai i contributi pagati nell’anno (fissi + eventuali variabili, al netto della riduzione 35% se l’hai richiesta). Sul risultato applichi l’aliquota 15% o 5%. Se versi contributi dopo la chiusura dell’anno ma entro la scadenza del saldo, puoi imputarli al periodo d’imposta corretto secondo le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Ricorda che la riduzione del 35% riduce anche la deduzione, perché deduci l’importo effettivamente pagato. È un trade-off: versi meno ma deduci meno.

Devo applicare l’IVA o la ritenuta d’acconto nelle fatture del mio salone?

In forfettario non addebiti l’IVA e non detrai quella sugli acquisti. Inserisci in fattura la dicitura di non applicazione dell’IVA ai sensi dell’articolo 1, commi 54-89, Legge 190/2014. Non subisci ritenuta d’acconto perché l’imposta sostitutiva sostituisce l’IRPEF ordinaria. Se un committente la applica per prassi, segnalagli la tua posizione forfettaria e chiedi la riliquidazione. Se emetti fattura a un privato, di norma generi un documento commerciale tramite registratore telematico; la fattura si emette su richiesta. Per importi senza IVA superiori a 77,47 euro si applica il bollo da 2 euro in modo virtuale, come previsto dal DPR 642/1972 e dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sulla fatturazione elettronica.

Cosa succede se supero i 100.000 euro di ricavi a novembre? E come gestisco corrispettivi e acconti?

Se superi i 100.000 euro in corso d’anno, la decadenza dal forfettario è immediata dal momento del superamento. Da quel giorno devi applicare l’IVA sulle operazioni successive e tenere gli adempimenti dell’ordinario. Le operazioni precedenti restano in forfettario. Dovrai quindi gestire un anno “misto” con doppio regime: forfettario fino al superamento, ordinario dopo. Gli acconti dell’imposta sostitutiva già versati si considerano in compensazione nel conguaglio di fine anno. Per i corrispettivi telematici, da quando scatta l’IVA dovrai configurare il registratore telematico per esporre l’imposta nelle vendite successive. Questa disciplina deriva dalla Legge 197/2022 che ha introdotto la fuoriuscita immediata oltre 100.000 euro e dalle prassi operative dell’Agenzia delle Entrate. Pianifica in anticipo con il tuo consulente per evitare errori su aliquote IVA, dichiarazioni e liquidazioni a cavallo dei due regimi.

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