Una delle domande più frequenti che ci si pone in fase di apertura di partita IVA è: quanti costi potrò “scaricare” dal calcolo delle tasse? Avrai sentito parlare di costi deducibili e costi detraibili. Qual è la differenza? I costi deducibili si sottraggono dalla base imponibile prima del calcolo delle tasse I costi detraibili si sottraggono dall’importo delle tasse, dopo il calcolo In questo articolo andremo a dare ad analizzare come si identificano i costi deducibili in caso di adesione al regime forfettario. Cosa si intende per spese deducibili Per spese deducibili si intende quelle spese che possono essere sottratte dal proprio reddito allo scopo di ridurre la base imponibile per il calcolo delle tasse.Abbassando la base imponibile anche l’importo delle tasse si ridurrà di conseguenza. Le spese deducibili possono dividersi in: Personali e familiari che fanno parte di un determinato elenco di spese deducibili Contributi previdenziali e assistenziali Contributi e premi per forme pensionistiche complementari e individuali; Assegni periodici corrisposti all’ex coniuge; Contributi previdenziali per gli addetti ai servizi domestici e familiari; Contributi ed erogazioni a favore di istituzioni religiose; Spese mediche e di assistenza specifica per le persone con disabilità; Contributi versati ai fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale; Contributi alle ONG riconosciute idonee che operano con i paesi in via di sviluppo; Spese legate all’attività di lavoro autonomo, come ad esempio: spese di cancelleria attrezzature informatiche (pc e stampanti) acquisto di attrezzature e materiali necessari per lo svolgimento dell’attività corsi di formazione libri e riviste professionali software gestionali e specifici per la propria attività Affinché possano essere dedotte, le suddette spese professionali devono presentare i seguenti requisiti: Effettività: presenza delle prove del sostenimento dei costi Inerenza: si intende che i costi siano direttamente connessi all’attività Congruità: si intende che l’ammontare della spesa indicata sia congrua al valore del bene o del servizio acquistato In caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, spetta al lavoratore autonomo presentare le fatture attestanti il relativo acquisto e provare che abbiano i requisiti sopra elencati. Spese deducibili: differenza tra regime forfettario e regime ordinario La deducibilità delle spese non viene applicata allo stesso modo in tutti i regimi fiscali. Nel regime ordinario le spese possono essere “scaricate” seguendo i parametri che abbiamo visto nel paragrafo precedente. Per chi aderisce al regime forfettario, invece, non è possibile determinare le spese da poter “scaricare”, ma queste vengono determinate sulla base della tipologia di attività svolta applicando il cosiddetto coefficiente di redditività. Cos’è e come funziona il coefficiente di redditività Il concetto di coefficiente di redditività, è strettamente correlato alla caratteristica del Regime Forfettario, che prevede la definizione forfettaria dei costi per ogni tipologia di attività. Il Coefficiente di Redditività, si configura come una percentuale fissa per ogni tipologia di attività, che va a determinare quale parte dell’incassato sia da sottoporre a tassazione, e quale invece da considerare come costo correlato all’attività. Il vantaggio di questo sistema è che, indipendentemente che tu abbia sostenuto o meno le spese, queste vengono ugualmente dedotte dal tuo reddito, riducendo l’importo che sarà sottoposto a tassazione. Ad esempio: al codice ATECO 86.90.30, che identifica l’attività di Psicologo, corrisponde un coefficiente di redditività del 78%. Ciò significa che svolgendo questa attività in regime forfettario pagherai le tasse solo sul 78% dell’incassato e i restanti 22% saranno considerati come costi. Quali spese sono deducibili in regime forfettario Nonostante la presenza del coefficiente di redditività, il regime forfettario prevede la deducibilità “analitica” di una sola tipologia di spesa. Si tratta dei costi legati al versamento dei contributi previdenziali. Nella determinazione del reddito imponibile, è possibile sottrarre i contributi versati alla propria cassa previdenziale, in modo da ridurre ulteriormente l’importo che deve essere sottoposto a tassazione. Calcolo della base imponibile per le tasse in regime forfettario Alla luce di tutto ciò che abbiamo visto nei paragrafi precedenti, possiamo ricostruire praticamente come viene calcolata la base imponibile in regime forfettario. Facciamo un esempio pratico: Attività svolta: Avvocato Codice ATECO 69.10.10 Coefficiente di redditività: 78% Contributi previdenziali: 350€ Incassato: 10.000€ Moltiplichiamo l’incassato per il coefficiente di redditività per ottenere il reddito netto Reddito netto : 10.000€*78%=7.800€ Dal reddito netto sottraiamo i contributi versati alla cassa previdenziale per ottenere la base imponibile Base imponibile: 7.800€-350€= 7.450€ Sull’importo della base imponibile possiamo calcolare le tasse che in questo caso sono del 5% Tasse: 7.450€*5%= 372,50€ Scopri se ti conviene applicare il regime forfettario Il meccanismo legato alla determinazione dei costi tramite il coefficiente di redditività, potrebbe far sì che per alcuni contribuenti, il regime forfettario non risulti conveniente. Tale metodo, infatti, permette di scaricare una parte dei costi legati all’attività, ma non è detto che riesca a coprire interamente le spese sostenute. Per capire se il regime forfettario è davvero conveniente, pertanto, è necessario confrontare la percentuale ottenuta, in base al codice ATECO utilizzato, con la somma delle spese effettivamente affrontate nel corso dell’anno. Facciamo qualche esempio pratico: Giuseppe, consulente web marketing, 29 anni Incassato: 25.000€ Coefficiente di redditività: 78% Percentuale costi forfettari: 22% Reddito imponibile: (25.000€*78%)=19.500€ Costi forfettari “scaricati”: (25.000*22%)= 5.500€ Spese effettive sostenute per la sua attività: 4.800 euro In questo caso è conveniente applicare il regime forfettario perché Giuseppe potrà “scaricare” 700€ in più di quanto ha effettivamente speso per la sua attività. Diverso è il caso di: Marika, Make-up Artist, 34 anni Incassato: 15.000 euro Coefficiente di redditività: 67% Percentuale costi forfettari: 33% Reddito imponibile: (15.000*78%)=10.050€ Costi forfettari “scaricati”: 4.950€ Spese effettivamente sostenute per la sua attività: 8.000€ Marika, a differenza di Giuseppe, è costretta a sostenere una quantità maggiore di spese. Per lei il regime forfettario non sarà conveniente, perché 3.000 euro circa rimarranno “scoperti”. Fiscozen, è in grado di consigliarti al meglio per la scelta del regime fiscale più adatto alle tue esigenze. Richiedi una consulenza gratuita compilando il form che trovi qui sotto. Un esperto ti contatterà per rispondere alle tue domande e ai tuoi dubbi.

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Regime forfettario spese deducibili: cosa si può scaricare?

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In questo articolo andremo a dare ad analizzare come si identificano le spese deducibili  nel regime forfettario.

Una delle domande più frequenti che ci si pone in fase di apertura di partita IVA è: quanti costi potrò “scaricare” dal calcolo delle tasse? 

Avrai sentito parlare di costi deducibili e costi detraibili. Qual è la differenza?

  • I costi deducibili si sottraggono dalla base imponibile prima del calcolo delle tasse
  • I costi detraibili si sottraggono dall’importo delle tasse, dopo il calcolo 

Cosa si intende per spese deducibili

Per spese deducibili si intende quelle spese che possono essere sottratte dal proprio reddito allo scopo di ridurre la base imponibile per il calcolo delle tasse.Abbassando la base imponibile anche l’importo delle tasse si ridurrà di conseguenza.

Le spese deducibili possono dividersi in:

  • Personali e familiari che fanno parte di un determinato elenco di spese deducibili 
    • Contributi previdenziali e assistenziali
    • Contributi e premi per forme pensionistiche complementari e individuali;
    • Assegni periodici corrisposti all’ex coniuge;
    • Contributi previdenziali per gli addetti ai servizi domestici e familiari;
    • Contributi ed erogazioni a favore di istituzioni religiose;
    • Spese mediche e di assistenza specifica per le persone con disabilità;
    • Contributi versati ai fondi integrativi del Servizio Sanitario Nazionale;
    • Contributi alle ONG riconosciute idonee che operano con i paesi in via di sviluppo;
  • Spese legate all’attività di lavoro autonomo, come ad esempio: 
    • spese di cancelleria 
    • attrezzature informatiche (pc e stampanti) 
    • acquisto di attrezzature e materiali  necessari per lo svolgimento dell’attività
    • corsi di formazione
    • libri e riviste professionali
    • software gestionali e specifici per la propria attività

Affinché possano essere dedotte, le suddette spese professionali devono presentare i seguenti requisiti: 

  • Effettività: presenza delle prove del sostenimento dei costi 
  • Inerenza: si intende che i costi siano direttamente connessi all’attività
  • Congruità: si intende che l’ammontare della spesa indicata sia congrua al valore del bene o del servizio acquistato 

In caso di accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, spetta al lavoratore autonomo presentare le fatture attestanti il relativo acquisto e provare che abbiano i requisiti sopra elencati.

Spese deducibili: differenza tra regime forfettario e regime ordinario

La deducibilità delle spese non viene applicata allo stesso modo in tutti i regimi fiscali. 

Nel regime ordinario le spese possono essere “scaricate” seguendo i parametri che abbiamo visto nel paragrafo precedente.

Per chi aderisce al regime forfettario, invece, non è possibile determinare le spese da poter “scaricare”, ma  queste vengono determinate sulla base della  tipologia di attività svolta applicando il cosiddetto coefficiente di redditività.

Cos’è e come funziona il coefficiente di redditività

Il concetto di coefficiente di redditività, è strettamente correlato alla caratteristica del Regime Forfettario, che prevede la definizione forfettaria dei costi per ogni tipologia di attività. Il Coefficiente di Redditività, si configura come una percentuale fissa per ogni tipologia di attività, che va a determinare quale parte dell’incassato sia da sottoporre a tassazione, e quale invece da considerare come costo correlato all’attività.  

Il vantaggio di questo sistema è che, indipendentemente che tu abbia sostenuto o meno le spese, queste vengono ugualmente dedotte dal tuo reddito, riducendo l’importo che sarà sottoposto a tassazione.

Ad esempio: al codice ATECO 86.90.30, che identifica l’attività di Psicologo, corrisponde un coefficiente di redditività del 78%. Ciò significa che svolgendo questa attività in regime forfettario pagherai le tasse solo sul 78% dell’incassato e i restanti 22% saranno considerati come costi.

Quali spese sono deducibili in regime forfettario

Nonostante la presenza del coefficiente di redditività, il regime forfettario prevede la deducibilità “analitica” di una sola tipologia di spesa. Si tratta dei costi legati al versamento dei contributi previdenziali.

Nella determinazione del reddito imponibile, è possibile sottrarre i contributi versati alla propria cassa previdenziale, in modo da ridurre ulteriormente l’importo che deve essere sottoposto a tassazione.

Calcolo della base imponibile per le tasse in regime forfettario 

Alla luce di tutto ciò che abbiamo visto nei paragrafi precedenti, possiamo ricostruire praticamente come viene calcolata la base imponibile in regime forfettario.

Facciamo un esempio pratico:

Attività svolta: Avvocato 

Codice ATECO 69.10.10

Coefficiente di redditività: 78%

Contributi previdenziali: 350€

Incassato: 10.000€

Moltiplichiamo l’incassato per il coefficiente di redditività per ottenere il reddito netto

Reddito netto : 10.000€*78%=7.800€

Dal reddito netto sottraiamo i contributi versati alla cassa previdenziale per ottenere la base imponibile

Base imponibile: 7.800€-350€= 7.450€

Sull’importo della base imponibile possiamo calcolare le tasse che in questo caso sono del 5%

Tasse: 7.450€*5%= 372,50€

Scopri se ti conviene applicare il  regime forfettario

Il meccanismo legato alla determinazione dei costi tramite il coefficiente di redditività, potrebbe far sì che per alcuni contribuenti, il regime forfettario non risulti conveniente. 

Tale metodo, infatti, permette di scaricare una parte dei costi legati all’attività, ma non è detto che riesca a coprire interamente le spese sostenute.

Per capire se il regime forfettario è davvero conveniente, pertanto, è necessario confrontare la percentuale ottenuta, in base al codice ATECO utilizzato, con la somma delle spese effettivamente affrontate nel corso dell’anno.

Facciamo qualche esempio pratico: 

Giuseppe, consulente web marketing, 29 anni

Incassato: 25.000€

Coefficiente di redditività: 78% 

Percentuale costi forfettari: 22%

Reddito imponibile:  (25.000€*78%)=19.500€

Costi forfettari “scaricati”: (25.000*22%)= 5.500€

Spese effettive sostenute per la sua attività: 4.800 euro

In questo caso è conveniente applicare il regime forfettario perché Giuseppe potrà “scaricare” 700€ in più di quanto ha effettivamente speso per la sua attività.

Diverso è il caso di:

Marika, Make-up Artist, 34 anni

Incassato: 15.000 euro

Coefficiente di redditività: 67% 

Percentuale costi forfettari: 33%

Reddito imponibile: (15.000*78%)=10.050€ 

Costi forfettari “scaricati”: 4.950€

Spese effettivamente sostenute per la sua attività: 8.000€

Marika, a differenza di Giuseppe, è costretta a sostenere una quantità maggiore di spese. Per lei il regime forfettario non sarà conveniente, perché 3.000 euro circa rimarranno “scoperti”.

Fiscozen, è in grado di consigliarti al meglio per la scelta del regime fiscale più adatto alle tue esigenze. Richiedi una consulenza gratuita compilando il form che trovi qui sotto. Un esperto  ti contatterà per rispondere alle tue domande e ai tuoi dubbi.

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