Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
I ricavi sono i corrispettivi che contano per le tasse; il fatturato è il totale delle fatture emesse. I ricavi si calcolano al netto di IVA, rimborsi ex art. 15 e contributo integrativo ordinistico.
- I ricavi seguono il principio di cassa per professionisti e imprese semplificate; il principio di competenza per le imprese in ordinaria (TUIR artt. 54, 66, 83).
- Il fatturato è la somma delle fatture emesse nell’anno, di norma al netto dell’IVA e delle partite escluse (DPR 633/1972, art. 15).
- Non rientrano nei ricavi: IVA, rimborsi in nome e per conto ex art. 15, contributo integrativo delle casse professionali; attenzione alla rivalsa INPS 4% che spesso è imponibile.
Definizioni operative: ricavi, fatturato e compensi
Che cosa sono i ricavi ai fini fiscali
I ricavi sono i corrispettivi che formano la base per calcolare le imposte dirette. Per le imprese, il TUIR li definisce all’art. 85 come i proventi da vendite e prestazioni tipiche, oltre ad altri componenti assimilati.
Per i professionisti si parla tecnicamente di compensi, cioè i corrispettivi per l’attività svolta. Sono tassati secondo l’art. 54 TUIR. In pratica, “ricavi” e “compensi” sono entrate operative, ma cambiano le regole temporali e i dettagli.
Quando in questa guida diciamo “ricavi” ci riferiamo, in senso pratico, alle entrate che contano per le imposte. Quindi al netto dell’IVA e delle partite escluse.
Che cosa significa “fatturato”
Il fatturato è la somma delle fatture emesse nel periodo. Di solito si considera al netto dell’IVA, perché l’IVA non è un tuo ricavo. In molte analisi gestionali si usa come misura del volume d’affari.
Nel bilancio civilistico, la voce di riferimento è “Ricavi delle vendite e delle prestazioni” (Codice civile, art. 2425). I principi contabili nazionali OIC 12 spiegano come rilevarli per competenza.
In sintesi: il fatturato misura “quanto hai fatturato”; i ricavi misurano “quanto tassabile hai generato”, secondo il criterio temporale applicabile.
Criterio temporale: cassa vs competenza
Professionisti e imprese in semplificata: principio di cassa
I professionisti tassano i compensi quando incassano (principio di cassa, art. 54 TUIR). Conta il momento dell’incasso, non quando hai emesso la fattura.
Le imprese in contabilità semplificata usano, di regola, il criterio improntato alla cassa (art. 66 TUIR, come modificato dal 2017; disciplina dei registri di incassi e pagamenti). La semplificata è ammessa ai limiti dell’art. 18 DPR 600/1973.
Con cassa puoi avere fatturato alto a fine anno ma ricavi tassabili più bassi, se gli incassi slittano all’anno dopo.
Imprese in ordinaria: principio di competenza
Le imprese in contabilità ordinaria applicano il principio di competenza economica (art. 83 TUIR, OIC 12). Rilevano i ricavi quando la prestazione è eseguita o il bene è ceduto, anche se non hai incassato.
Qui i ricavi d’esercizio non coincidono con gli incassi. Il fatturato spesso è vicino ai ricavi, ma potrebbero esserci differenze per fatture da emettere o da storno.
Questa distinzione è centrale per capire il flusso di cassa e le imposte dovute.
Cosa escludere da ricavi e fatturato
IVA: imposta indiretta fuori dai ricavi
L’IVA non è un tuo ricavo. La riscuoti per conto dello Stato e poi la versi (DPR 633/1972). Perciò ricavi e fatturato si considerano al netto dell’IVA.
Attenzione però al regime IVA per cassa: posticipa il momento della detrazione/versamento, ma non trasforma l’IVA in ricavo.
Rimborsi spese: quando sono esclusi e quando no
I rimborsi in nome e per conto del cliente, documentati e previsti dall’art. 15 DPR 633/1972, sono esclusi sia dall’IVA sia dai ricavi. Esempio: paghi un bollo per conto del cliente e glielo riaddebiti uguale.
Se invece acquisti un servizio a tuo nome e lo riaddebiti, quel riaddebito è un ricavo. Vale l’IVA ordinaria e concorre al reddito. Serve distinguere bene le due casistiche.
Per chiarezza operativa: conserva sempre la documentazione che prova il “nome e per conto”, altrimenti il rimborso rischia di essere trattato come ricavo.
Contributo integrativo e rivalsa INPS 4%: non sono la stessa cosa
Il contributo integrativo delle casse professionali ordinistiche (per avvocati, ingegneri, ecc.) si addebita in fattura ai clienti. È finalizzato al finanziamento della cassa. Fiscalmente ha una disciplina speciale.
Per i professionisti in regime forfettario, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il contributo integrativo ordinistico non concorre al reddito (Circolare 9/E del 2019). Nei regimi ordinari, entra e poi esce come costo contributivo, a effetto netto.
La rivalsa INPS 4% dei professionisti iscritti alla Gestione Separata è diversa: di regola costituisce un maggior compenso imponibile. Quindi, salvo specifiche eccezioni, entra nei ricavi/compensi tassabili.
Impatto su imposte e contributi
Regime forfettario
Nel forfettario il reddito si calcola applicando un coefficiente di redditività ai ricavi/compensi incassati (principio di cassa), poi si sottraggono i contributi previdenziali obbligatori (Legge 190/2014, commi 54-89; soglia di accesso e cause di uscita aggiornate dalle leggi di bilancio 2023 e 2024).
Contano gli incassi dell’anno. Sono esclusi dal reddito forfettario: l’IVA, i rimborsi ex art. 15 e il contributo integrativo delle casse ordinistiche (Circolare 9/E del 2019). La rivalsa INPS 4% normalmente è imponibile.
L’imposta sostitutiva è in genere al 15%, o 5% per le start-up che rispettano i requisiti. Le verifiche sui limiti avvengono su ricavi/compensi, non sul fatturato lordo di IVA.
Imprese in semplificata e ordinaria
In semplificata, i ricavi tassabili seguono la cassa (art. 66 TUIR). In ordinaria, la competenza (art. 83 TUIR). In entrambi i casi l’IVA resta fuori dai ricavi.
Gli imprenditori individuali e le società di persone pagano IRPEF o IRES/IRAP secondo i casi. I contributi previdenziali (artigiani/commercianti) sono deducibili dal reddito (art. 10 TUIR) e calcolati anche su minimali fissi INPS.
Per i costi: in semplificata valgono incassi/pagamenti; in ordinaria valgono le regole di competenza. Questo incide sul margine imponibile, non sul concetto base di ricavi vs fatturato.
IVA per cassa: effetto finanziario, non reddituale
Il regime IVA per cassa rinvia il versamento dell’IVA all’incasso della fattura e la detrazione all’effettivo pagamento (DPR 633/1972, art. 32-bis). Utile per la liquidità, ma non cambia il calcolo dei ricavi ai fini delle imposte dirette.
Quindi non confondere: IVA per cassa incide sui flussi IVA. Il principio di cassa per le imposte dirette incide su quando tassare i ricavi.
Puoi adottare IVA per cassa anche se sei in ordinaria per le imposte dirette, rispettando i requisiti di legge.
Regola decisionale rapida
Se… allora… per distinguere ricavi e fatturato
Usa queste regole pratiche quando hai un dubbio.
- Se sei un professionista o un’impresa in semplificata, allora conta come ricavo ciò che hai incassato nell’anno, al netto di IVA e art. 15.
- Se sei un’impresa in ordinaria, allora i ricavi seguono la competenza: quando consegni il bene o completi la prestazione, anche senza incasso.
- Se il cliente ti rimborsa una spesa in nome e per conto (art. 15), allora escludila da ricavi e fatturato.
- Se addebiti contributo integrativo della tua cassa ordinistica, allora in forfettario escludilo dal reddito; in ordinaria lo compensi con il relativo costo contributivo.
- Se applichi la rivalsa INPS 4% Gestione Separata, allora in genere entra nei compensi tassabili.
- Se emetti fattura a dicembre ma incassi a gennaio e sei a cassa, allora è fatturato dell’anno N ma ricavo tassabile dell’anno N+1.
- Se hai IVA per cassa, allora posticipi il versamento/detrazione IVA, ma non cambi la definizione di ricavi ai fini IRPEF/IRES.
Esempi numerici essenziali
Professionista forfettario
Emetti 50.000 euro di fatture a dicembre (imponibile), incassi 30.000 a dicembre e 20.000 a gennaio. Ricavi tassabili anno N: 30.000. Escludi IVA, rimborsi art. 15 e contributo integrativo ordinistico (se presente). La rivalsa INPS 4% concorre.
Impresa in semplificata
Vendite imponibili 120.000. Incassi 100.000 entro il 31/12, 20.000 a febbraio. Ricavi tassabili anno N: 100.000. IVA esclusa. Riaddebiti non art. 15 inclusi nei ricavi.
Impresa in ordinaria
Consegni merci per 300.000 entro il 20/12, incassi 240.000 entro l’anno e 60.000 a marzo. Ricavi d’esercizio anno N: 300.000 per competenza. L’IVA è fuori. I crediti verso clienti rilevano in bilancio.
Fonti normative e prassi da consultare
Riferimenti utili (testuali)
TUIR: artt. 53-54 (lavoro autonomo), 66 (semplificata per cassa), 83 (competenza), 85 (ricavi d’impresa), 10 (deducibilità contributi). DPR 633/1972: art. 15 (rimborsi in nome e per conto), art. 32-bis (IVA per cassa).
DPR 600/1973: art. 18 (contabilità semplificata). Codice Civile: art. 2423 e 2425 (bilancio e conto economico). OIC 12 (criteri di rilevazione dei ricavi). Circolare Agenzia delle Entrate 9/E del 2019 (forfettario e contributo integrativo).
Per i testi aggiornati consulta il portale Normattiva. Per aspetti previdenziali consulta INPS e le Casse professionali. Per chiarimenti operativi consulta l’Agenzia delle Entrate.
| Scenario | Che cosa rientra nei ricavi | Che cosa conta nel fatturato | Criterio temporale | Voci escluse/attenzioni |
|---|---|---|---|---|
| Professionista forfettario | Compensi incassati nell’anno; rivalsa INPS 4% di norma inclusa | Fatture emesse nell’anno (al netto IVA e art. 15), anche non incassate | Cassa (L. 190/2014; art. 54 TUIR) | Escludi IVA; rimborsi art. 15; contributo integrativo ordinistico escluso dal reddito (Circ. 9/E 2019) |
| Professionista ordinario | Compensi incassati (art. 54 TUIR); contributo integrativo entra e si neutralizza con costo | Totale fatture emesse al netto IVA e art. 15 | Cassa | Rivalsa INPS 4% in genere imponibile; rimborsi non art. 15 sono ricavi |
| Impresa in semplificata | Corrispettivi incassati (art. 66 TUIR) | Somma fatture/ corrispettivi emessi (netto IVA) nell’anno | Cassa (registri incassi/pagamenti) | Art. 15 escluso; riaddebiti normali inclusi; IVA fuori |
| Impresa in ordinaria | Ricavi per competenza (art. 83 TUIR; OIC 12) | Fatture emesse (netto IVA); possibili differenze per fatture da emettere | Competenza | IVA fuori; contributi deducibili come costo previdenziale |
| Regime IVA per cassa | Non cambia la definizione di ricavi ai fini IRPEF/IRES | Fatture emesse restano tali; l’IVA si versa/incassa al pagamento | IVA a cassa; imposte dirette secondo il proprio regime | È un effetto finanziario sull’IVA, non sui ricavi imponibili |
| Rimborsi spese | Esclusi se art. 15 (nome e per conto); inclusi se riaddebiti ordinari | Fatturato al netto dei rimborsi art. 15; altrimenti inclusi | Segue il criterio del soggetto (cassa/competenza) | Documentazione essenziale per qualificare l’art. 15 |
FAQ
Qual è la differenza pratica tra ricavi e fatturato per una partita IVA individuale?
Il fatturato è la somma delle fatture emesse nel periodo, di solito al netto dell’IVA e delle partite escluse dall’art. 15 DPR 633/1972. I ricavi sono ciò che conta per le imposte dirette. Se sei un professionista o in semplificata, i ricavi seguono il principio di cassa: contano gli incassi, non le emissioni. Se sei in ordinaria, contano i ricavi per competenza: quando la prestazione è eseguita o la merce consegnata. Perciò potresti avere fatturato elevato a dicembre e ricavi tassabili più bassi se gli incassi slittano a gennaio (cassa) oppure identici se sei in ordinaria (competenza). L’IVA è sempre fuori dai ricavi. I rimborsi in nome e per conto ex art. 15 non entrano né nei ricavi né, correttamente, nel fatturato al netto IVA.
Come tratto un acconto fatturato a dicembre e incassato a gennaio?
Dipende dal regime. Se segui la cassa (professionista o impresa in semplificata), l’acconto incassato a gennaio è ricavo dell’anno successivo. Rimane parte del fatturato dell’anno precedente, perché la fattura è stata emessa a dicembre. Se sei in ordinaria (competenza), l’acconto di regola si rileva per competenza in base allo stato di avanzamento: se rappresenta corrispettivo per prestazioni già rese entro dicembre, concorre ai ricavi dell’anno; se è un anticipo per prestazioni future, rileverai un debito verso cliente e lo sconterai a competenza quando esegui la prestazione. In ogni caso l’IVA segue le regole di esigibilità, salvo opzione per IVA per cassa, che sposta il versamento all’incasso.
I rimborsi spese sono sempre esclusi dai ricavi?
No. Sono esclusi solo se rientrano nell’art. 15 DPR 633/1972: spese sostenute in nome e per conto del cliente, documentate e riaddebitate pari importo. Esempio: marche da bollo, diritti, imposte anticipate per il cliente. In questo caso non applichi l’IVA sul rimborso e non lo consideri ricavo. Se invece acquisti un servizio a tuo nome (es. biglietto treno) e lo riaddebiti, quel riaddebito è un ricavo a tutti gli effetti, con IVA ordinaria e imponibile ai fini delle imposte dirette. Conserva sempre le pezze giustificative e indica chiaramente in fattura le partite ex art. 15 per non confonderle con i riaddebiti ordinari.
Il contributo integrativo della cassa e la rivalsa INPS 4% entrano nei ricavi?
Vanno distinti. Il contributo integrativo delle casse professionali ordinistiche, addebitato al cliente, ha una disciplina peculiare. Per i forfettari, l’Agenzia delle Entrate (Circolare 9/E del 2019) ha chiarito che non concorre al reddito forfettario. Nei regimi ordinari entra tra i compensi ma viene neutralizzato dal costo contributivo, con effetto economico nullo. La rivalsa INPS 4% dei professionisti in Gestione Separata, invece, è di norma un maggior compenso imponibile: concorre ai ricavi/compensi, è soggetta a IVA e rileva per le imposte dirette. Ricorda che in ogni caso i contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 TUIR).
Come impatta la scelta tra cassa e competenza sull’importo delle imposte e sulla liquidità?
Con la cassa (professionisti e semplificata) paghi le imposte quando incassi. Questo allinea la tassazione alla liquidità: utile se i clienti pagano tardi. Può però creare picchi fiscali se concentri molti incassi a fine anno. Con la competenza (ordinaria) paghi in base a quanto hai realizzato economicamente, anche senza incasso. Questo è più fedele alla performance, ma può generare tensioni di cassa se i clienti ritardano i pagamenti. L’IVA per cassa allevia il versamento IVA, ma non sposta la tassazione diretta. Per pianificare, controlla sempre: scadenze, incassi previsti, crediti in bilancio e acconti IRPEF/IRES/INPS. Consulta Normattiva per i testi aggiornati del TUIR e del DPR 633/1972 e le circolari dell’Agenzia delle Entrate per i chiarimenti applicativi.
