Ricevuta senza Partita IVA: conviene davvero?

 4.9/5 (8)
Tempo di lettura: 4 minuti
ricevuta senza partita iva

Esiste la possibilità di emettere ricevuta senza Partita IVA? Se sì, in quali circostanze?

Continua a leggere per scoprire di più su questo argomento!

Chi può rilasciare ricevuta senza partita IVA?

Le attività di lavoro autonomo svolte in maniera occasionale non necessitano di Partita IVA. Questa formula, però, non è sempre utilizzabile ed esistono delle restrizioni da rispettare. Per capire quali sono le regole alla base della ricevuta senza partita IVA, è necessario inquadrare, innanzitutto, la tipologia di lavoratore che ne può usufruire: il lavoratore autonomo occasionale. Chi rientra in questa fattispecie? Te lo spieghiamo nel paragrafo seguente!

Chi è un lavoratore autonomo occasionale?

I lavoratori autonomi occasionali sono disciplinati nel Codice Civile, dall’articolo 2222, che regola il contratto d’opera. Si definisce un lavoro autonomo occasionale quello svolto da un professionista che, a fronte di un compenso, si impegna a svolgere un’opera o un servizio senza vincolo di subordinazione verso il committente.

Principali caratteristiche del lavoro autonomo

È chiaro, come si evince dalla legge citata, che il lavoro autonomo occasionale rispetta l’autonomia del lavoratore nei confronti del committente: tempi, modalità ed esecuzione sono ad esclusivo appannaggio del professionista.

Il committente non può, dunque, richiedere il controllo totale delle fasi di produzione del servizio o dell’opera, come accade nel caso di un lavoro dipendente. Il secondo, e più importante punto, è l’occasionalità. Si tratta, infatti, di un lavoro sporadico, dove manca completamente il requisito della continuità e/o della ripetizione nel tempo.

Il soggetto non è tenuto ad identificarsi all’interno dell’organico aziendale, mantenendo la propria classificazione di lavoratore autonomo, e non potrà collaborare in modo continuativo con il committente: anzi, è previsto un limite temporale per ciascuna collaborazione, che non potrà durare per più di trenta giorni per anno solare.

La Legislazione italiana non tiene in considerazione solo l’occasionalità del rapporto lavorativo tra professionista e committente, ma vi sono altre regole che impediscono di trattare l’attività occasionale come libera professione.

I limiti della ricevuta senza partita IVA

Lo Stato italiano ha definito un’alternativa per tutti coloro che desiderano sfruttare occasionalmente una propria competenza, mettendola al servizio di vari committenti per aumentare gli introiti. Ovviamente esistono delle regole da rispettare piuttosto limitati, per cui in molti propendono per l’attività da libero professionista o ditta individuale.

Nei prossimi paragrafi vedremo meglio perché la ricevuta senza partita IVA non è conveniente sia da un punto di vista fiscale, sia da un punto di vista di prospettive per la tua attività.

Limite di ricavi annui della ricevuta senza partita IVA

Una delle principali regole da rispettare, secondo l’errata opinione comune, è quella del ricavato annuo derivante dallo svolgimento dell’attività occasionale. Tale reddito, si dice, non deve essere superiore ai 5.000 €.

In realtà è possibile superare tale soglia di reddito annuo, a patto che si tratti di una singola prestazione occasionale di compenso superiore rispetto al limite. Per comprendere meglio, immagina di ottenere una collaborazione con un’azienda per un totale di 7.000 €. Se si tratta dell’unica volta nel corso dell’anno che collabori con tale azienda attraverso la prestazione occasionale, allora potrai fare ricevuta senza partita IVA pari ad un importo di 7.000 €.

Avendo, però, superato la soglia di reddito annuo, sarà obbligatorio versare i contributi previdenziali sull’eccedenza. Ma se tu volessi effettuare un’altra prestazione nel corso dello stesso anno, allora dovresti aprire Partita IVA.

Limite mensile di collaborazione e pubblicità

Sempre per rispettare le regole definite dalla Legislazione in materia di collaborazioni occasionali, non è possibile superare la soglia di 30 giorni di collaborazione per ciascun committente. Inoltre, la tua attività non deve assolutamente essere pubblicizzata o promossa, sia online che offline, perché questo è indice di continuità e, dunque, sarebbe obbligatorio aprire la Partita IVA. Di conseguenza, se il tuo desiderio è quello di avviare un’attività libero professionale, artigiana o commerciale, la prestazione occasionale con ritenuta d’acconto non può essere il mezzo da utilizzare. Meglio, piuttosto, aprire Partita IVA e iniziare “con il piede giusto”, per poter operare senza limiti e restrizioni di alcun genere. E le tasse? Scegliendo il regime fiscale giusto sono più basse di quanto pensi!

Hai bisogno di una consulenza a riguardo? Stai per superare i limiti temporali o di reddito? Contattaci e ti aiuteremo, passo dopo passo, ad aprire la tua Partita IVA e ad individuare le opzioni fiscali per te più vantaggiose!

Ricevuta senza partita IVA: come rilasciare?

A seguito della stipula di un contratto di lavoro autonomo occasionale, occorre emettere, all’atto dell’incasso, una ricevuta a quietanza dell’importo percepito. La ricevuta per la prestazione occasionale prevede una ritenuta fissa del 20% sul compenso. Ma come si compila la ricevuta di prestazione occasionale con ritenuta d’acconto?

Come si versa la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto, segnata nella ricevuta senza Partita IVA che devi rilasciare al committente, non verrà versata dal te ma da colui che ha richiesto la prestazione. Sarà il cliente, se si tratta di un professionista o di un’azienda italiana, a ricoprire il ruolo di sostituto d’imposta e, quindi, a versare al fisco quanto dovuto dal lavoratore autonomo occasionale. Ai fini fiscali, infine, il lavoratore autonomo riceve una certificazione dei compensi corrisposti, utile a compilare la dichiarazione dei redditi o modello 730.

Come si compila la ricevuta per prestazione occasionale?

Nella ricevuta con ritenuta d’acconto dovrai indicare:

  • i dati dell’impresa committente;
  • i tuoi dati anagrafici e il tuo codice fiscale;
  • marca da bollo da 2 €, se il compenso è superiore a 77,47 €;
  • la tipologia di prestazione svolta;
  • il periodo e la durata dello svolgimento;
  • la somma ricevuta e il calcolo dell’imponibile con ritenuta d’acconto (20%);
  • il netto da pagare.

La ricevuta, così compilata, andrà controfirmata dal committente e conservata.

Ricevuta senza Partita IVA: conviene?

A questa domanda, noi di Fiscozen, ti rispondiamo subito di no. Oltre ai già citati limiti di ricavi, di tempo e di collaborazione, infatti, occorre considerare la spesa fiscale della prestazione occasionale con ritenuta d’acconto.

La trattenuta per ogni tuo compenso sarà del 20%. Se realizzi una collaborazione di 1.000 €, dovrai pagare 200 € di ritenuta d’acconto e percepirai solo 800 € netti. I 200 € vanno considerati esclusivamente come tasse e nient’altro.

Se tu decidessi, al contrario, di aprire Partita IVA, sappi che le spese totali, per un libero professionista in regime forfettario, sarebbero globalmente del 20-23% (con una lieve variazione in base al Codice ATECO) dei ricavi.

In questa percentuale, però, sono incluse sia le tasse che i contributi. Dunque, con qualche punto percentuale in più, ti assicuri anche il versamento dei contributi previdenziali e la tua futura pensione!

Aderendo al regime forfettario, infatti, potrai beneficiare di una tassazione ridotta al 15% sul reddito imponibile (e non sulla totalità di ciò che percepisci, come accade con la ritenuta d’acconto), che scende addirittura al 5% nel caso in cui possiedi anche i requisiti per l’aliquota start-up.

I contributi, invece, per le professioni non ordinistiche (le uniche per cui è prevista la possibilità di utilizzare la ricevuta senza Partita IVA), sono pari al 25,72%, da versare annualmente alla Gestione Separata INPS.

Inoltre, non poter pubblicizzare l’attività pregiudica la sua stessa crescita. Se davvero vuoi lavorare in proprio, dovrai deciderti a compiere il passo e… aprire la tua Partita IVA!

Vuoi saperne di più?

Inserisci i tuoi dati e ti contatteremo per una consulenza gratuita:
Fiscozen non è un commercialista. È un’azienda tecnologica che ti permette di gestire la tua Partita IVA attraverso una piattaforma software ed un servizio di consulenza generica con il supporto di consulenti fiscali specializzati. Tutte le attività riservate sono svolte da un commercialista partner iscritto all’Albo dei Dottori Commercialisti.

L'articolo ti è stato utile?