Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Nel regime forfettario non scarichi le spese: applichi il coefficiente di redditività ai ricavi e deduci solo i contributi previdenziali obbligatori; sul risultato paghi l’imposta sostitutiva (15% o 5% start-up).
Punti chiave
- Il coefficiente di redditività dipende dal tuo codice ATECO. Traducendo: è la percentuale dei ricavi che il Fisco presume come utile.
- In forfettario deduci soltanto i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno (INPS o Cassa professionale).
- L’imposta sostitutiva è 15% (5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti). Si applica al reddito forfettario calcolato per cassa.
Cos’è il regime forfettario e perché non “scarichi” le spese
Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per titolari di partita IVA persone fisiche. La regola base: niente contabilità analitica dei costi.
Il Fisco stima i costi con un coefficiente di redditività. Questo coefficiente varia per settore economico. Lo aggancia al tuo codice ATECO.
La norma di riferimento è l’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014 e successive modifiche. Puoi verificare il testo su Normattiva e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.
Il limite ordinario di accesso e permanenza è fissato a 85.000 euro di ricavi o compensi annui. Questa soglia discende dalla Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023). Resta centrale nell’operatività 2026.
Se superi 100.000 euro in corso d’anno, l’uscita è immediata per le operazioni successive. Questa regola è stata introdotta dalle modifiche della Legge 197/2022 e chiarita dall’Agenzia delle Entrate.
Il principio di cassa, spiegato semplice
Il principio di cassa vuol dire che contano gli incassi effettivi dell’anno. Non rilevano le fatture non ancora incassate al 31 dicembre.
Per i professionisti si parla di compensi. Per imprese individuali si parla di ricavi. La logica non cambia: rileva il denaro entrato nel periodo d’imposta.
Questa impostazione è prevista dalla Legge 190/2014 e ribadita nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfettario.
Coefficienti di redditività: come trovarli e usarli bene
Il coefficiente di redditività indica la quota dei ricavi che diventa reddito imponibile. È fissato per gruppi di attività economiche legati ai codici ATECO.
Trovi i coefficienti nella disciplina del regime forfettario della Legge 190/2014, con allegati che suddividono i settori. Le guide dell’Agenzia delle Entrate riportano le tabelle aggiornate.
Esempio. Commercio al dettaglio di abbigliamento e calzature: spesso 40%. Se incassi 1.000 euro, il reddito forfettario è 400 euro. L’ipotesi è che 600 euro coprano i costi tipici del settore.
Altro esempio. Web designer con ATECO 74.10.21 o 74.10.29 o 74.10.30 a seconda dei casi simili, o grafica web 74.12.01: di solito coefficiente 78%. Se incassi 1.000 euro, il reddito forfettario è 780 euro.
Queste differenze riflettono la struttura dei costi media dei settori. Mestieri con spese vive alte hanno coefficienti più bassi. Professioni con costi ridotti hanno coefficienti più alti.
Esempi numerici concreti
Negozio di scarpe (ipotesi coefficiente 40%). Incassi annui 50.000 euro. Reddito forfettario lordo: 20.000 euro (50.000 x 40%).
Web designer (ipotesi coefficiente 78%). Incassi annui 40.000 euro. Reddito forfettario lordo: 31.200 euro (40.000 x 78%).
Ricorda: questi sono valori lordi prima della deduzione dei contributi previdenziali. Dopo, si applica l’imposta sostitutiva.
Contributi previdenziali: l’unico costo che “abbatte” il reddito
Nel forfettario deduci solo i contributi previdenziali obbligatori che paghi nell’anno. Parliamo di INPS Artigiani e Commercianti, Gestione Separata, o Casse professionali ordinistiche.
La Legge 190/2014 (comma 64) stabilisce che il reddito imponibile è dato dal prodotto ricavi x coefficiente, al netto dei contributi previdenziali versati. Vale il principio di cassa dei contributi: deduci quelli effettivamente pagati nell’anno, anche se riferiti ad anni precedenti.
Esempio. Incassi 40.000 euro. Coefficiente 78%. Reddito lordo 31.200 euro. Durante l’anno versi 10.000 euro di contributi. Reddito imponibile: 21.200 euro (31.200 – 10.000). Poi calcoli l’imposta.
Aliquota imposta sostitutiva: 15% ordinaria. 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up (commi 65 e seguenti della Legge 190/2014). I requisiti richiedono, tra l’altro, di non aver esercitato attività simili nei tre anni precedenti e di non proseguire, di fatto, una precedente attività svolta da altri.
Artigiani e commercianti possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS. È un’agevolazione prevista dalla normativa sul forfettario (art. 1, comma 77, Legge 190/2014 e prassi INPS). Attenzione però: versi meno contributi, ma deduci anche meno. Il beneficio può ridurre la deduzione e, di riflesso, aumentare l’imposta sostitutiva. Va simulata con cura.
Quando e come si paga: scadenze e acconti
Paghi l’imposta sostitutiva con F24. Versi saldo e primo acconto normalmente entro il 30 giugno dell’anno successivo (salvo proroghe). Il secondo acconto cade al 30 novembre.
L’acconto si calcola di solito con il metodo storico: una percentuale dell’imposta dell’anno precedente. In alternativa puoi usare il metodo previsionale. In quel caso stimi l’imposta dell’anno in corso. Rischi interessi se sbagli al ribasso.
I contributi si versano con scadenze e codici propri (INPS o Cassa). I saldi e gli acconti pagati nell’anno sono deducibili nell’anno. Verifica annualmente la pianificazione con il tuo consulente.
Regola decisionale rapida
Dal codice ATECO al calcolo finale, passo per passo
1) Identifica il tuo ATECO. È il codice a 6 cifre che descrive l’attività. Serve per trovare il coefficiente di redditività nelle tabelle del regime forfettario.
2) Verifica i limiti. Resta sotto 85.000 euro per l’anno. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito per le operazioni successive. Queste regole discendono dalla Legge 197/2022 e dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate.
3) Applica il coefficiente. Moltiplica gli incassi/compensi per la percentuale. Ottieni il reddito lordo forfettario.
4) Sottrai i contributi. Deduci i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno (INPS o Cassa). Ottieni il reddito imponibile.
5) Applica l’aliquota corretta. Usa il 15%. Se hai i requisiti di start-up, usa il 5% per i primi 5 anni.
6) Confronta la convenienza. Se i tuoi costi reali superano, in modo stabile, la quota “costi presunti” (100% – coefficiente), forse il regime ordinario sarebbe più conveniente. Fai una simulazione con scenari di 2-3 anni.
Errori comuni da evitare
Scambiare il regime forfettario per un regime con “spese scaricabili”. Non è così. Solo i contributi riducono il reddito.
Usare un ATECO sbagliato o troppo generico. Potresti applicare un coefficiente non corretto. Rischi sanzioni per errata determinazione del reddito.
Dimenticare il principio di cassa. Le fatture non incassate a fine anno non entrano nel calcolo. Gli incassi contano, non l’emissione.
Ignorare l’uscita immediata oltre 100.000 euro. È una soglia delicata. Oltre quella, scattano effetti nell’anno stesso.
Richiedere la riduzione contributiva del 35% senza simulare. Potresti pagare meno contributi ora ma più imposta. La scelta va pesata anche sul lungo periodo pensionistico.
Riferimenti normativi e prassi da conoscere
Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89: istituisce il regime forfettario, definisce coefficienti, base imponibile e imposta sostitutiva.
Legge 208/2015 e Legge 145/2018: modifiche e ampliamenti del regime, con impatto su soglie e requisiti.
Legge 197/2022: eleva la soglia a 85.000 euro e introduce l’uscita immediata oltre 100.000 euro.
Agenzia delle Entrate: guide e circolari sul regime forfettario, sul principio di cassa e sulle modalità di versamento di imposta e acconti.
INPS e Ministero del Lavoro: regole su qualificazioni previdenziali, contributi minimi, riduzione del 35% per artigiani e commercianti.
Tabella pratica: scenari, coefficienti, deduzioni e scadenze
| Scenario (ATECO esemplificativo) | Coefficiente di redditività | Incassi annui ipotizzati | Reddito lordo (incassi x coeff.) | Contributi deducibili ipotizzati | Reddito imponibile | Imposta sostitutiva | Tempistiche chiave |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Commercio al dettaglio calzature 47.72.10 | 40% | 50.000 € | 20.000 € | 4.800 € (INPS IVS) | 15.200 € | 2.280 € (15%) | Saldo/imposta e contributi: 30/6; 2° acconto: 30/11 |
| Web designer / grafica web 74.12.01 | 78% | 40.000 € | 31.200 € | 10.000 € (Gestione separata) | 21.200 € | 3.180 € (15%) o 1.060 € (5%) | Saldo/imposta e contributi: 30/6; 2° acconto: 30/11 |
| Artigiano parrucchiere 96.02.01 | 67% (ipotesi di settore) | 35.000 € | 23.450 € | 3.900 € (INPS IVS con rid. 35%) | 19.550 € | 2.933 € (15%) | Verifica acconti INPS trimestrali e imposta 30/6 e 30/11 |
| Consulente marketing 70.22.09 | 78% (tipico per professioni) | 60.000 € | 46.800 € | 12.000 € (Gestione separata) | 34.800 € | 5.220 € (15%) | Attenzione ad acconti elevati con metodo storico |
| E-commerce generico 47.91.10 | 40% (commercio) | 80.000 € | 32.000 € | 5.500 € (INPS IVS) | 26.500 € | 3.975 € (15%) | Monitora soglia 85.000 € e uscita immediata oltre 100.000 € |
FAQ: domande frequenti sul coefficiente di redditività e le spese in forfettario
1) Posso dedurre o detrarre spese specifiche (auto, telefono, affitto, software) nel forfettario?
No, nel forfettario non deduci costi analitici. Non detrai l’IVA, perché il regime non consente la detrazione dell’imposta sul valore aggiunto e, di norma, non la addebiti ai clienti. La struttura del regime sostituisce i costi reali con i costi “presunti” calcolati tramite coefficiente di redditività. Fanno eccezione solo i contributi previdenziali obbligatori, che riducono il reddito imponibile perché sono oneri necessari e obbligatori per l’attività. Se acquisti un’auto, paghi canoni telefonici o affitti un ufficio, queste spese non cambiano il tuo reddito in forfettario. Possono però essere utili per l’organizzazione del lavoro. Valuta la convenienza del regime considerando i tuoi costi reali: se sono molto alti in modo stabile, il regime ordinario potrebbe essere più efficiente.
2) Come trovo il mio coefficiente di redditività e cosa succede se sbaglio ATECO?
Parti dal tuo codice ATECO. È indicato nell’apertura della partita IVA e nelle comunicazioni fiscali. Con l’ATECO identifichi il gruppo di attività e, quindi, il coefficiente previsto dalla Legge 190/2014. Puoi leggere la normativa su Normattiva e le tabelle commentate nelle guide dell’Agenzia delle Entrate. Se scegli un ATECO errato o generico, rischi di applicare un coefficiente sbagliato. Questo può portare a un reddito imponibile calcolato male, con imposte non corrette e possibili sanzioni. Inoltre, l’ATECO sbagliato può inquadrare male la posizione previdenziale (INPS o Cassa). In caso di attività miste, individua il codice prevalente in base ai ricavi. Se cambi operatività, valuta una variazione dell’ATECO con un’istanza all’Agenzia delle Entrate.
3) Quali contributi posso dedurre e in quale anno li porto in deduzione?
Deduci i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno. Rientrano i contributi INPS Gestione Separata, i contributi fissi e percentuali di Artigiani e Commercianti, e i contributi alle Casse professionali (ingegneri, avvocati, commercialisti, architetti, ecc.). Vale il principio di cassa dei contributi: deduci quanto versi nel periodo d’imposta, anche se si riferisce a un’altra annualità (ad esempio il saldo dell’anno precedente pagato a giugno). Se versi acconti INPS a maggio e novembre, li deduci nell’anno in cui paghi. Attenzione: se opti per la riduzione del 35% per Artigiani e Commercianti, dedurrai importi più bassi. Questo può aumentare l’imposta sostitutiva. Pianifica i pagamenti per non perdere deduzione in anni con redditi bassi o esoneri contributivi.
4) Come si calcolano saldo e acconti dell’imposta sostitutiva? E se l’anno dopo prevedo meno incassi?
Il saldo si calcola sul reddito imponibile effettivo dell’anno: ricavi per coefficiente meno contributi versati, moltiplicato per l’aliquota (15% o 5%). Gli acconti per l’anno successivo si determinano, di regola, con il metodo storico: una percentuale dell’imposta dovuta quest’anno (di solito 100% diviso in 40% a giugno e 60% a novembre, salvo eventuali norme transitorie). Se l’anno successivo prevedi meno incassi, puoi usare il metodo previsionale. In quel caso versi acconti in base alla tua stima. È utile quando sai che caleranno ricavi o contributi aumenteranno molto. Ma se prevedi troppo al ribasso e versi meno del dovuto, potresti pagare interessi e sanzioni. Per evitare errori, prepara uno scenario trimestrale e aggiorna la previsione a settembre-ottobre.
5) Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro? E come valuto la convenienza del forfettario nel lungo periodo?
Se superi 85.000 euro, verifichi due effetti: la permanenza nel forfettario e gli acconti futuri. La soglia di 85.000 euro è il limite di accesso e permanenza annuale. Se però superi 100.000 euro durante l’anno, scatta l’uscita immediata per le operazioni successive, come previsto dalla Legge 197/2022 e dai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. In pratica, dopo il superamento, passi al regime ordinario con IVA per le operazioni seguenti e applicherai le regole ordinarie nell’anno successivo. Per la convenienza, confronta tre grandezze: il tuo coefficiente (che indica i “costi presunti”), i tuoi costi reali medi e l’impatto dei contributi. Se i costi reali superano stabilmente la percentuale di costi presunti, il regime ordinario potrebbe farti pagare meno imposte nel tempo. Considera anche la riduzione contributiva del 35%: taglia la spesa oggi, ma riduce i contributi accreditati e la deduzione. Simula 2-3 anni, inclusi investimenti futuri, prima di decidere.
