Sconto in fattura: cosa significa, chi può farlo e come funziona?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Lo sconto in fattura è una riduzione del prezzo indicata in fattura. Tutti i titolari di Partita IVA possono applicarlo. Va riportato come importo negativo e incide su imponibile IVA, ritenute e contributi.

  • Lo sconto commerciale riduce base imponibile IVA se incondizionato; se successivo o condizionale richiede nota di credito (art. 26 DPR 633/1972).
  • Nella fattura elettronica si usa Sconto/Maggiorazione a riga o a documento, con descrizione chiara.
  • Attenzione a non confondere lo sconto commerciale con lo “sconto in fattura” dei bonus edilizi (art. 121 DL 34/2020), oggi fortemente limitato.

Cos’è lo sconto in fattura: definizione, tipi e quadro normativo

Lo sconto in fattura è una riduzione del corrispettivo indicata direttamente nel documento fiscale. Può essere percentuale (es. -10%) o in valore assoluto (es. -50 euro).

Due categorie guidano il trattamento IVA: sconto incondizionato e sconto condizionato. Incondizionato significa certo e definitivo al momento dell’emissione. Condizionato dipende da un evento futuro, come il pagamento entro una data o il superamento di una quantità.

La disciplina IVA è nel DPR 633/1972: l’art. 13 stabilisce la base imponibile, al netto degli sconti incondizionati; l’art. 26 regola le variazioni dell’imponibile e dell’imposta tramite note di credito per riduzioni successive. Il riferimento civilistico al prezzo e alle riduzioni deriva dagli articoli 1467 e seguenti del Codice Civile per la disciplina contrattuale. Per i professionisti, la ritenuta d’acconto è nel DPR 600/1973, art. 25.

Fonti da consultare: portale Normattiva per DPR 633/1972 e DPR 600/1973; documenti di prassi dell’Agenzia delle Entrate; per i bonus edilizi, DL 34/2020 art. 121 e successivi interventi normativi (come DL 11/2023 e leggi di bilancio).

Tipi di sconto: percentuale, in valore assoluto, condizionale

Sconto percentuale: applichi una percentuale al prezzo. Se vendi a 100 euro e sconti il 20%, l’imponibile diventa 80 euro. L’IVA si calcola su 80.

Sconto in valore assoluto: togli un importo fisso. Se vendi a 150 euro e sconti 20 euro, la base imponibile diventa 130 euro. L’IVA si calcola su 130.

Sconto condizionale: lo vincoli a una condizione, come pagamento anticipato o quantità. Se la condizione si verifica dopo la fattura, emetti nota di credito per ridurre imponibile e IVA. Se è certo all’atto dell’emissione, puoi applicarlo subito come incondizionato.

Come indicarlo nella fattura elettronica (FatturaPA)

Nella FatturaPA hai due strade:

– Sconto a livello di riga: usa l’elemento ScontoMaggiorazione nella singola linea. Così l’IVA segue l’aliquota della riga.

– Sconto sull’intero documento: usa ScontoMaggiorazione a livello di TotaliDocumento. Domanda utile: le righe hanno aliquote diverse? Se sì, preferisci sconti a riga per evitare ripartizioni errate.

In entrambi i casi inserisci una descrizione chiara: “Sconto incondizionato 10%” o “Sconto condizionale per pagamento entro 10 giorni”. Indica gli importi come valori negativi. Se lo sconto matura dopo, genera una Nota di Credito con riferimento alla fattura originaria, secondo l’art. 26 DPR 633/1972.

Effetti fiscali: IVA, ritenute, contributi e imposta di bollo

IVA: lo sconto incondizionato riduce la base imponibile. Quindi versi meno IVA. Lo sconto successivo riduce l’IVA tramite nota di credito. In regime forfettario non applichi IVA; lo sconto riduce solo il corrispettivo.

Ritenuta d’acconto dei professionisti (DPR 600/1973, art. 25): si calcola sul compenso netto di sconti incondizionati. Esempio: compenso 1.000, sconto 100, imponibile ritenuta 900. Per i forfettari, se inseriscono la dicitura di esonero, la ritenuta non si applica.

Contributi previdenziali: se applichi il contributo integrativo della cassa professionale (es. 4%), in genere lo calcoli sul compenso al netto dello sconto. Verifica lo statuto della tua Cassa, perché le regole possono variare. Per la Gestione Separata, il contributo si calcola sul reddito e non si espone in fattura come integrativo.

Imposta di bollo: se la fattura è senza IVA e supera la soglia di 77,47 euro, applichi 2 euro di bollo. Lo sconto può farti scendere sotto soglia. Verificalo dopo aver applicato lo sconto. Per la fattura elettronica, il bollo è virtuale e lo versi trimestralmente secondo i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Corrispettivi e scontrini: se emetti documento commerciale e applichi uno sconto, indicalo chiaramente. Gli sconti incondizionati riducono i corrispettivi giornalieri e l’IVA.

Sconto commerciale vs “sconto in fattura” dei bonus edilizi

Non confondere due concetti diversi:

– Sconto commerciale: riduci il prezzo della tua vendita o del tuo servizio. Riguarda ogni attività economica. Lo disciplini con DPR 633/1972 per l’IVA e con il DPR 600/1973 per ritenute.

– Sconto in fattura per bonus edilizi: è l’opzione alternativa alla detrazione in dichiarazione, introdotta dall’art. 121 del DL 34/2020. L’impresa pratica uno sconto al committente e riceve un credito d’imposta pari alla detrazione.

Dal 2023 in avanti il legislatore ha ristretto molto questa seconda opzione. A oggi (agosto 2026) l’opzione di sconto in fattura/cessione del credito per nuovi interventi è preclusa nella generalità dei casi, salvo eccezioni tassative fissate dalla legge. Tipicamente riguardano edilizia residenziale pubblica, aree colpite da eventi sismici, soggetti del Terzo Settore e specifici interventi come l’abbattimento delle barriere architettoniche, secondo gli ultimi aggiornamenti normativi.

Per verificare se rientri nelle eccezioni, consulta su Normattiva l’art. 121 del DL 34/2020 con le modifiche del DL 11/2023 e delle Leggi di Bilancio più recenti. In caso di ammissibilità, servono asseverazioni tecniche di congruità prezzi, visto di conformità e trasmissione della comunicazione all’Agenzia delle Entrate entro i termini vigenti. Senza tali adempimenti, il credito è a rischio di recupero.

Come si gestisce operativamente lo sconto dei bonus edilizi (se ammesso)

La fattura espone l’intero corrispettivo e lo sconto praticato al cliente. L’IVA segue le regole ordinarie dell’operazione. L’impresa matura un credito d’imposta pari alla detrazione teorica. Per acquisire e cedere il credito occorre inviare la comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate entro la scadenza prevista, spesso fissata a marzo dell’anno successivo alle spese, con deroghe per stati avanzamento lavori (SAL) e per specifiche norme transitorie.

Serve anche il visto di conformità di un professionista abilitato e le asseverazioni tecniche previste dai decreti attuativi del Ministero competente. In assenza di tali documenti, l’opzione è invalida o contestabile. Le sanzioni seguono il Testo Unico sulle imposte e le norme speciali richiamate dalle circolari dell’Agenzia.

Regola decisionale rapida

Quando applicare lo sconto direttamente in fattura

– Se la riduzione è certa e definitiva al momento dell’emissione, trattala come sconto incondizionato. Riduci imponibile e IVA subito.

– Se lo sconto dipende da un evento futuro, attendi che si verifichi. Poi emetti una nota di credito.

– Se sei in regime forfettario, lo sconto riduce solo il corrispettivo. Controlla la soglia del bollo dopo lo sconto.

– Se sei un professionista con ritenuta, calcola la ritenuta sull’imponibile già scontato. Applica l’eventuale contributo integrativo secondo il regolamento della tua Cassa.

– Se pensi allo “sconto in fattura” dei bonus edilizi, verifica prima se rientri nelle eccezioni ancora ammesse. Senza base normativa attuale, non è praticabile.

Compilazione pratica: esempi e insidie

Esempio 1: sconto percentuale in contesto IVA

Prezzo 1.000 euro, sconto 10% = 100. Imponibile 900. IVA 22% = 198. Totale 1.098. Se sei professionista con ritenuta al 20%, base ritenuta 900 (salvo spese anticipate escluse). Ritenuta 180. Netto a pagare 918, al lordo di eventuale contributo integrativo.

Esempio 2: sconto condizionale per pagamento entro 10 giorni

Emetti fattura a 1.000 euro più IVA. Il cliente paga entro 10 giorni, hai promesso 2% di sconto cassa. Emmetti nota di credito per 20 euro imponibile più relativa IVA. Riduci il saldo o rimborsi l’eccedenza se già incassata.

Insidie comuni

– Sconto a documento con aliquote diverse: rischi ripartizioni errate dell’IVA. Preferisci sconto a riga.

– Dimentichi la nota di credito per sconti maturati dopo: l’IVA rimane errata. Correggila appena scatta la condizione.

– Bollo virtuale calcolato prima dello sconto: potresti versare 2 euro inutilmente. Verifica l’importo finale.

Scenario Base normativa/limiti Compilazione FatturaPA Tempistiche/adempimenti
Sconto percentuale immediato (incondizionato) Art. 13 DPR 633/1972: base imponibile al netto degli sconti incondizionati ScontoMaggiorazione a riga con Tipo “SC”; descrizione “Sconto 10%” Subito in fattura; nessuna nota di credito
Sconto condizionale per pagamento anticipato Art. 26 DPR 633/1972: variazioni in diminuzione successive Fattura a prezzo pieno; poi Nota di Credito al verificarsi della condizione Emetti nota di credito appena matura la condizione; registra IVA
Abbuono commerciale dopo la consegna Art. 26 DPR 633/1972; regole contrattuali Codice Civile Nota di Credito con riferimento alla fattura originaria Entro i termini ordinari di registrazione IVA; conserva accordi
“Sconto in fattura” per bonus edilizi (se ammesso) Art. 121 DL 34/2020 e successive modifiche; requisiti stringenti Fattura con sconto e adempimenti telematici per il credito Comunicazione all’Agenzia delle Entrate entro i termini; visto e asseverazioni

FAQ

Come si calcola correttamente l’IVA quando applico uno sconto in fattura?

Se lo sconto è incondizionato e lo applichi in fattura, riduci prima l’imponibile e poi calcoli l’IVA sulla base ridotta. Esempio: prezzo 1.000, sconto 50, imponibile 950, IVA 22% = 209. Se lo sconto scatta dopo l’emissione, non tocchi la fattura originaria. Emmetti una nota di credito per 50 imponibile più 11 di IVA, e registri la variazione secondo l’art. 26 DPR 633/1972. In regime forfettario non applichi IVA: lo sconto riduce solo il corrispettivo. In caso di più aliquote in fattura, applica lo sconto sulle singole righe per evitare calcoli errati. Se usi lo sconto a documento, riparti lo sconto proporzionalmente tra le basi imponibili delle diverse aliquote, per mantenere corretto il calcolo dell’imposta.

Come gestisco uno sconto maturato dopo l’emissione della fattura? Quali registrazioni devo fare?

Usi la nota di credito. Richiama la fattura originaria, indica la causa (abbuono, sconto condizionale maturato, reso) e specifica importi e IVA. Registra la nota di credito nel registro IVA vendite per ridurre l’imposta a debito. Se il cliente non ha ancora pagato, puoi scalare l’importo dal saldo. Se ha già pagato, rimborsa o concorda una compensazione con forniture future. Conserva la documentazione contrattuale o l’accordo commerciale che motiva lo sconto. Le tempistiche seguono l’art. 26 del DPR 633/1972: la variazione in diminuzione è ammessa quando l’operazione viene meno in tutto o in parte, o si riduce l’imponibile per cause sopravvenute, e va registrata nell’esercizio in cui si verifica la causa.

Lo sconto incide su ritenuta d’acconto, contributi e imposta di bollo?

Sì. Per i professionisti con ritenuta d’acconto (20% ordinaria), la base della ritenuta è il compenso al netto degli sconti incondizionati e al netto delle spese escluse per legge. Il contributo integrativo della Cassa professionale, di regola, si calcola sul compenso dopo lo sconto, salvo diverse previsioni statutarie della singola Cassa. Verifica sempre le istruzioni della tua Cassa. L’imposta di bollo di 2 euro scatta per fatture senza IVA oltre 77,47 euro. Se lo sconto fa scendere sotto soglia, il bollo non è dovuto. Se hai già conteggiato il bollo e poi scendi sotto soglia con una nota di credito, valuta la correzione secondo i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sul bollo virtuale. In regime forfettario la ritenuta non si applica se inserisci la dicitura di esonero prevista dalla legge (art. 1, comma 67, L. 190/2014). In tal caso lo sconto incide solo su corrispettivo e, se presente, sul contributo integrativo della Cassa.

Qual è la differenza tra sconto, abbuono, reso e omaggio ai fini fiscali?

Sconto: riduzione del prezzo concordata con il cliente. Se incondizionato e in fattura, riduce base imponibile e IVA subito. Se successivo, nota di credito. Abbuono: riduzione concessa dopo per ragioni commerciali (es. difformità minori). Si tratta con nota di credito e riduce IVA ai sensi dell’art. 26. Reso: restituzione del bene. Emetti nota di credito per stornare in tutto o in parte la vendita e l’IVA. Omaggio: cessione gratuita. Ha regole IVA specifiche, diverse dallo sconto. Se omaggi beni oggetto dell’attività, potresti dover assoggettare ad IVA la cessione gratuita salvo i casi di modico valore. Gli omaggi seguono regole particolari anche per la deducibilità del costo ai fini reddituali. In sintesi: sconto e abbuono riducono il corrispettivo; il reso annulla la vendita; l’omaggio è una cessione gratuita con proprie regole IVA e reddituali.

Posso ancora usare lo “sconto in fattura” dei bonus edilizi nel 2026? Quali documenti servono e quali rischi corro?

Nel 2026 l’opzione di sconto in fattura/cessione del credito prevista dall’art. 121 del DL 34/2020 resta fortemente limitata per i nuovi interventi. Sono ammesse eccezioni tassative stabilite dal legislatore, come alcune opere per edilizia residenziale pubblica, interventi in aree terremotate, attività del Terzo Settore e specifici bonus come l’abbattimento delle barriere architettoniche, secondo le ultime modifiche normative (in primis DL 11/2023 e successive leggi di bilancio). Se rientri nelle eccezioni, ti servono: titolo edilizio adeguato o CILA-S/SCIA secondo i termini di legge; asseverazioni tecniche di congruità dei prezzi ricavate dai prezzari pubblici; attestazioni dei requisiti energetici o sismici quando richieste; visto di conformità fiscale; comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate dell’opzione entro i termini vigenti, spesso nel mese di marzo dell’anno successivo alle spese, con eccezioni per SAL. I rischi principali sono il recupero del credito d’imposta, sanzioni e interessi se mancano i requisiti sostanziali o formali, o se i prezzi superano i massimali. Consulta le norme su Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate prima di assumere impegni economici.

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