Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Un avvocato paga imposte diverse in base al regime fiscale: forfettario (5% o 15% sul 78% dei ricavi) oppure ordinario (IRPEF a scaglioni 23%-33%-43%). I contributi alla Cassa Forense si sommano alle imposte.
- Regime forfettario: ricavi fino a 85.000 euro; imposta sostitutiva 5% start-up o 15% sul 78% dei compensi; esclusioni specifiche.
- Regime ordinario: IRPEF 2026 23%-33%-43% sul reddito netto; IVA ordinaria; spese deducibili secondo il TUIR.
- Cassa Forense: contributo soggettivo percentuale, integrativo 4% in fattura, maternità fisso; regole da Regolamento di Previdenza.
Come funziona la tassazione per gli avvocati nel 2026
Il fisco degli avvocati segue due binari: il regime forfettario e il regime ordinario. La scelta incide su imposte, adempimenti e cassa previdenziale.
Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva unica. Nel regime ordinario paghi IRPEF a scaglioni, addizionali e IVA. In ogni caso versi i contributi alla Cassa Forense.
La base normativa è pubblica. Puoi verificare su Normattiva: Legge 190/2014, DPR 917/1986 (TUIR), DPR 633/1972 (IVA), DPR 600/1973 (ritenute). Per i contributi, consulta lo Statuto e il Regolamento di Previdenza di Cassa Forense approvati dal Ministero del Lavoro e dal MEF.
Quadro normativo di riferimento
Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89 (Normattiva). La soglia ricavi 85.000 euro deriva dalla Legge di Bilancio 2023. È prevista l’uscita immediata se superi 100.000 euro nell’anno.
IRPEF: DPR 917/1986 (TUIR), art. 11 per gli scaglioni e le aliquote. Per il 2026 gli scaglioni sono 23% fino a 28.000, 33% da 28.000,01 a 50.000, 43% oltre 50.000.
IVA: DPR 633/1972. I forfettari sono esonerati da IVA per legge speciale (Legge 190/2014). Gli ordinari applicano l’aliquota ordinaria salvo eccezioni.
Ritenute: DPR 600/1973, art. 25. I forfettari non subiscono ritenuta d’acconto (Legge 190/2014, comma 67). Gli ordinari sì, salvo casi particolari.
Cassa Forense: Regolamento di Previdenza e Statuto (atti approvati dal Ministero del Lavoro e dal MEF). L’iscrizione segue la Legge 247/2012 sull’ordinamento forense.
Regime forfettario per avvocati: requisiti, calcolo ed esempi
Il regime forfettario è un regime agevolato. Calcoli il reddito con un coefficiente fisso e paghi un’imposta unica.
Coefficiente di redditività: 78% per i professionisti. Significa che il fisco presume costi pari al 22% dei compensi.
Aliquote: 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni “start-up” (nuova attività, nessuna mera prosecuzione, niente subentro a parente stretto). Dopo, 15% (fonte: Legge 190/2014).
Requisiti e cause di esclusione
- Ricavi/compensi dell’anno non oltre 85.000 euro.
- Spese per dipendenti/collaboratori non oltre 20.000 euro lordi annui.
- Niente controllo diretto o indiretto di SRL con attività riconducibile.
- Se nell’anno precedente hai redditi da lavoro dipendente oltre 30.000 euro e il rapporto non è cessato, sei escluso.
- Attenzione ai rapporti prevalenti con l’ex datore di lavoro recente: possono integrare causa di esclusione.
Principio di cassa: paghi le imposte sui compensi incassati. È una regola semplice: conta quando entra il denaro, non quando emetti la fattura.
Ritenute: non subisci ritenuta d’acconto. Indica in fattura il riferimento di legge che esonera la ritenuta (comma 67, Legge 190/2014).
Calcolo pratico nel forfettario
Passi logici:
- Compensi incassati dell’anno.
- Reddito forfettario = compensi x 78%.
- Base imponibile imposta sostitutiva = reddito forfettario – contributi previdenziali effettivamente versati.
- Imposta sostitutiva = base imponibile x 5% o 15%.
Esempio A (start-up, 5%): incassi 60.000 euro. Reddito forfettario 60.000 x 78% = 46.800. Ipotizziamo contributi soggettivi 7.488 (vedi sezione Cassa). Base imposta 46.800 – 7.488 = 39.312. Imposta 5% = 1.965,60.
Esempio B (aliquota 15%): stessi dati. Imposta 15% su 39.312 = 5.896,80. Il contributo integrativo 4% che addebiti al cliente è un componente del compenso e quindi rientra nei “compensi” del forfettario; non applichi IVA ma applichi la marca da bollo da 2 euro sopra 77,47 (DPR 642/1972).
Regime ordinario: IRPEF, IVA, deduzioni e ritenute
Nel regime ordinario paghi IRPEF a scaglioni, addizionali regionali e comunali e gestisci l’IVA.
Deduzioni e detrazioni riducono l’imposta. Puoi dedurre le spese inerenti all’attività (affitto studio, utenze, software, formazione, trasporti), secondo le regole del TUIR.
Principio di cassa per i professionisti: conteggi con gli incassi e i pagamenti effettivi (art. 54 TUIR). È una regola coerente con l’attività professionale.
Aliquote IRPEF 2026 e calcolo
Scaglioni 2026:
- Fino a 28.000: 23%.
- Da 28.000,01 a 50.000: 33%.
- Oltre 50.000,01: 43%.
Esempio: incassi netti da IVA 60.000, costi deducibili 10.000. Reddito 50.000. IRPEF: 28.000 x 23% = 6.440; 22.000 x 33% = 7.260. Totale 13.700, a cui sommi addizionali e sottrai detrazioni. I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito.
IVA e ritenute
IVA: applichi l’aliquota ordinaria alle prestazioni imponibili (DPR 633/1972). La rivalsa previdenziale 4% di Cassa Forense concorre di norma alla base imponibile IVA nelle fatture del regime ordinario.
Ritenuta d’acconto: i clienti sostituti d’imposta trattengono il 20% sul compenso professionale e lo versano per tuo conto (DPR 600/1973). Ricevi una certificazione nel CU; conguagli in dichiarazione.
Contributi Cassa Forense: soggettivo, integrativo, maternità
L’iscrizione alla Cassa Forense è obbligatoria per chi esercita la professione forense ed è iscritto all’Albo (Legge 247/2012 e Regolamento Cassa Forense).
Tipologie di contributo
- Contributo soggettivo: percentuale sul reddito professionale dichiarato ai fini IRPEF. È previsto un minimale annuo. La percentuale ordinaria è comunemente il 16% (verifica ogni anno nel Regolamento 2026).
- Contributo integrativo: 4% da addebitare in fattura al cliente su tutti i compensi professionali. È dovuto anche in forfettario.
- Contributo di maternità/paternità: importo fisso annuo deliberato dalla Cassa e approvato dai Ministeri vigilanti.
I contributi previdenziali versati sono deducibili dal reddito. Nel forfettario li sottrai dalla base della sostitutiva. Nell’ordinario li deduci dal reddito complessivo (TUIR).
Scadenze: la Cassa stabilisce rate e saldo ogni anno con circolare. In genere richiede acconti e un conguaglio dopo la dichiarazione reddituale. Controlla il Regolamento e le istruzioni annuali della Cassa Forense.
Fatturazione elettronica e adempimenti
Dal 2024 l’e-fattura è obbligatoria per tutti i forfettari. Nel 2026 continui a usare il Sistema di Interscambio. Conserva le fatture a norma.
Forfettario: niente IVA, niente ritenuta. Inserisci la rivalsa 4% Cassa Forense e la marca da bollo da 2 euro oltre 77,47 euro.
Ordinario: IVA, ritenuta d’acconto quando il cliente è sostituto, rivalsa 4% soggetta a IVA. Ricordi i registri IVA e le liquidazioni periodiche.
Imposte dirette: saldo e primo acconto di norma entro il 30 giugno; secondo acconto entro il 30 novembre. Possibili proroghe e maggiorazioni, secondo i decreti annuali.
Regola decisionale rapida
Usa questa regola pratica per scegliere:
- Se prevedi ricavi sotto 85.000, costi bassi (meno del 20%-25% dei ricavi) e nessuna esclusione, il forfettario conviene spesso.
- Se hai costi alti, personale, leasing, affitti e formazione rilevanti, l’ordinario può farti risparmiare grazie alle deduzioni IVA e ai costi deducibili.
- Se rischi di superare 100.000, evita il forfettario: potresti uscire in corso d’anno e dover applicare IVA e IRPEF subito.
- Se hai redditi da lavoro dipendente sopra 30.000 e il rapporto prosegue, il forfettario non è accessibile.
- Se lavori quasi solo per il tuo attuale/ex datore, il forfettario può non essere ammesso: valuta l’ordinario.
Esempi comparati
Esempio 1, forfettario 5%: ricavi 60.000; reddito forfettario 46.800; contributi ipotetici 7.488; base 39.312; imposta 1.965,60. Oltre a ciò versi i contributi dovuti e il contributo integrativo incassato in fattura.
Esempio 2, ordinario: compensi 60.000 + IVA; costi 10.000; reddito 50.000; IRPEF 13.700 (senza addizionali). Detrai eventuali ritenute subite. Deduci i contributi versati. Gestisci l’IVA con detrazione su acquisti inerenti.
Gli esempi sono semplificati. Le cifre reali variano con addizionali, detrazioni, acconti e regolamenti Cassa Forense dell’anno.
| Scenario | Requisiti/criticità | Calcolo imposte (schema) | Tempistiche e adempimenti |
|---|---|---|---|
| Neo-avvocato, ricavi 60.000, costi bassi | Ricavi <= 85.000; nessuna esclusione; start-up ammessa (5 anni) | Reddito = 60.000 x 78% = 46.800; Base = 46.800 – contributi; Imposta = Base x 5% | E-fattura senza IVA; rivalsa 4%; bollo 2€; saldo+acconti imposte 30/6 e 30/11; scadenze Cassa secondo circolare |
| Avvocato con costi rilevanti (affitto alto, praticante retribuito) | Spese personale >= 20.000? Forfettario escluso; altrimenti valuta ordinario per deduzioni | Reddito = incassi – costi; IRPEF a scaglioni 23-33-43; contributi deducibili; IVA con detrazione | Registri IVA; liquidazioni IVA mensili/trimestrali; ritenute 20% subite; CU/770 del cliente |
| Avvocato che supera 100.000 in corso d’anno | Forfettario: uscita immediata dall’anno stesso (regola dei 100.000) | Da uscita: IRPEF ordinaria e IVA da applicare; acconti ricalcolati; conguagli | Fatture post-uscita con IVA; adeguamento registri; comunicazioni AE se richieste |
| Avvocato con lavoro dipendente stabile e redditi > 30.000 | Forfettario non accessibile salvo cessazione rapporto; ordinario obbligato | IRPEF su reddito professionale netto; addizionali; contributi deducibili; ritenute d’acconto dai clienti | Dichiarazione dei redditi unificata; gestione acconti bilanciando due redditi |
| Studio con ricavi 80.000 e costi 25.000 | Forfettario possibile ma costi alti: valutare ordinario per risparmio | Forfettario: imposta su 80.000 x 78%; Ordinario: IRPEF su 55.000 con costi effettivi; confronto | Simula entrambe le ipotesi prima della scelta; opzione vincolante per un triennio se scegli ordinario |
FAQ
Posso scegliere liberamente tra forfettario e ordinario se apro ora la partita IVA come avvocato?
Puoi scegliere se possiedi i requisiti del forfettario. Il forfettario richiede ricavi non oltre 85.000, spese per personale non oltre 20.000, nessun controllo di SRL riconducibile, rispetto delle regole su lavoro dipendente e rapporti con ex datore. Se manchi un requisito, resti nell’ordinario. Se rientri nel forfettario ma sai di sostenere costi alti e di acquistare beni/servizi con IVA significativa, valuta l’ordinario comunque: dedurrai i costi reali e detrarrrai l’IVA. Ricorda che l’opzione per il regime ordinario è vincolante per almeno un triennio per gli adempimenti IVA e contabili, salvo revoca nei termini previsti. La base normativa sta nella Legge 190/2014 per il forfettario e nel DPR 917/1986 per il TUIR.
Come funziona il 4% di Cassa Forense in fattura? È imponibile IVA? Incide sul calcolo delle imposte?
Il 4% è la rivalsa previdenziale integrativa. È obbligatoria per legge e si espone in fattura su tutti i compensi professionali. Nel regime ordinario, la prassi fiscale considera la rivalsa parte del corrispettivo e quindi la include di norma nella base imponibile IVA. Nel forfettario non applichi IVA, quindi la rivalsa non genera IVA ma rientra tra i “compensi” ai fini del calcolo del reddito forfettario. Attenzione: la rivalsa integrativa che incassi non riduce automaticamente l’imposta. Entra tra i compensi, mentre i contributi previdenziali che versi (soggettivo e maternità) sono deducibili. Le regole sulla rivalsa discendono dal Regolamento Cassa Forense e dalla disciplina IVA del DPR 633/1972.
Supero 85.000 ma rimango sotto 100.000: quando esco dal forfettario?
Se chiudi l’anno tra 85.001 e 100.000, perdi il forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 durante l’anno, esci subito dal mese successivo, devi applicare IVA e passare al regime ordinario sin da quell’anno, secondo la regola introdotta con la Legge di Bilancio 2023. In entrambi i casi, occorre riallineare gli adempimenti: fatturazione con IVA, liquidazioni IVA, registri, acconti e conguagli IRPEF. È prudente monitorare i ricavi mese per mese e predisporre simulazioni per non farti sorprendere da scadenze e versamenti inaspettati.
Come si calcola e quando si paga il contributo soggettivo alla Cassa Forense?
Il contributo soggettivo è una percentuale sul reddito professionale dichiarato ai fini IRPEF. Per i forfettari il reddito di riferimento è il reddito forfettario. Esiste un minimale annuo: se il reddito è basso, versi comunque almeno quel minimo; se è alto, versi la percentuale dovuta sulla base effettiva. La misura percentuale ordinaria è comunemente il 16%, ma ogni anno la Cassa conferma aliquote e minimi con circolare. Le scadenze le fissa la Cassa: in genere prevede acconti e un conguaglio successivo alla dichiarazione. Le norme sono nel Regolamento di Previdenza della Cassa Forense approvato dal Ministero del Lavoro e dal MEF. I contributi versati sono deducibili dal reddito ai sensi del TUIR.
Quali diciture devo inserire in fattura nei due regimi? E la marca da bollo quando si applica?
Forfettario: indica che l’operazione è in franchigia da IVA ai sensi della Legge 190/2014, che non si applica ritenuta d’acconto per il comma 67 della stessa legge, e inserisci la rivalsa Cassa Forense 4%. Applica la marca da bollo da 2 euro se il totale documento supera 77,47 euro (DPR 642/1972). Ordinario: inserisci imponibile, rivalsa Cassa 4%, IVA, ritenuta d’acconto se il cliente è sostituto d’imposta, e il totale. Nelle note richiama le norme di riferimento quando necessario. In ogni caso emetti fattura elettronica tramite il Sistema di Interscambio e conserva a norma. Se operi con clienti esteri, verifica regole su territorialità IVA e adempimenti (esterometro, intrastat) secondo DPR 633/1972 e prassi dell’Agenzia delle Entrate.
