Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Le tasse di una ditta individuale dipendono dal regime fiscale: ordinario (IRPEF a scaglioni e addizionali), oppure forfettario (imposta sostitutiva 15% o 5%). In ogni caso paghi anche i contributi INPS e, se dovuta, l’IVA.
- La scelta del regime incide su imposte, adempimenti e liquidità: forfettario semplifica e tassa il reddito forfettario; ordinario tassa il reddito effettivo.
- I contributi INPS sono sempre dovuti: fissi e a percentuale per artigiani/commercianti; a percentuale per professionisti senza Cassa.
- Le scadenze seguono saldo e acconti: imposte a giugno/novembre; contributi secondo gestione; IVA mensile o trimestrale in ordinario.
Ditta individuale e tasse: quadro d’insieme
La ditta individuale è un’impresa con una sola persona titolare. Fiscalmente non è una società: il reddito si somma a quello personale del titolare.
Puoi scegliere due strade:
- Regime forfettario: paghi un’imposta sostitutiva fissa (15% o 5%). Non applichi l’IVA. Il reddito è calcolato in modo forfettario.
- Regime ordinario: paghi l’IRPEF a scaglioni, le addizionali regionali e comunali e, se c’è autonoma organizzazione, anche l’IRAP. Applichi e versi l’IVA.
Le basi normative di riferimento sono nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986), nel DPR IVA (DPR 633/1972), nell’IRAP (D.Lgs. 446/1997) e nella disciplina del regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, come modificata). Per versamenti e compensazioni si applica il D.Lgs. 241/1997. Consulta Normattiva, Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero dell’Economia per i testi ufficiali aggiornati.
Regime forfettario: come funziona davvero
Requisiti di accesso e limiti
Il regime forfettario è pensato per piccole attività. Il requisito principale è il limite di ricavi/compensi annui fissato dalla legge. Dal 2023 la soglia è stata elevata a 85.000 euro; verifica gli aggiornamenti annuali su Normattiva e Agenzia delle Entrate.
Esistono cause di esclusione, ad esempio partecipazioni in società di persone o controllo di SRL collegata con attività riconducibile, o prevalenza di lavoro dipendente oltre soglie previste. Anche queste regole possono essere aggiornate con la Legge di Bilancio: controlla sempre i testi ufficiali.
Reddito, coefficiente di redditività e imposta sostitutiva
Il “reddito forfettario” non è la differenza tra incassi e costi reali. Si calcola applicando un coefficiente di redditività agli incassi. Il coefficiente dipende dal codice ATECO e dalle tabelle allegate alla Legge 190/2014.
Imposta sostitutiva significa che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. L’aliquota ordinaria è il 15%. Se avvii una nuova attività e rispetti i requisiti dei commi 65 e seguenti della Legge 190/2014 (nessuna attività simile nei tre anni precedenti, niente prosecuzione di attività altrui, altri paletti), puoi applicare il 5% per i primi cinque anni.
Contributi INPS e deducibilità
I contributi si pagano sempre. Se sei artigiano o commerciante, versi i contributi alla Gestione Inps Artigiani/Commercianti: una quota fissa “minimale” e una quota percentuale sul reddito eccedente il minimale. Se sei un professionista senza Cassa, versi alla Gestione Separata con un’aliquota solo percentuale sul reddito.
Nel forfettario, i contributi previdenziali obbligatori si deducono dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questa regola è cruciale per stimare correttamente le imposte.
IVA, fatture e semplificazioni
Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non hai diritto alla detrazione dell’IVA sugli acquisti. Indichi in fattura la dicitura di operazione in franchigia da IVA per regime forfettario.
Dal 2024 la fatturazione elettronica è generalizzata anche per il forfettario, con esoneri specifici solo per i soggetti che inviano i dati al Sistema Tessera Sanitaria secondo le regole vigenti. Applica l’imposta di bollo di 2 euro sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro.
Esempio pratico forfettario
Incassi annui: 40.000 euro. Coefficiente di redditività ipotizzato: 40% (tipico del commercio, verifica sempre il tuo coefficiente in tabella). Reddito forfettario: 40.000 x 40% = 16.000 euro.
Contributi INPS versati: 4.000 euro. Base per imposta sostitutiva: 16.000 – 4.000 = 12.000 euro. Imposta sostitutiva: 15% di 12.000 = 1.800 euro (oppure 5% = 600 euro se hai diritto all’aliquota start-up).
Regime ordinario: IRPEF a scaglioni, costi reali e IVA
Reddito, principio di cassa/competenza e deduzioni
In ordinario, il reddito d’impresa è calcolato con costi e ricavi effettivi. Per le imprese minori in semplificata si applica il “principio di cassa”: contano gli incassi e i pagamenti. Per la contabilità ordinaria conta il “principio di competenza”: ricavi e costi si imputano all’esercizio di maturazione.
I contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 del TUIR). Inoltre applichi ammortamenti, accantonamenti e altre regole tecniche previste dal TUIR.
IRPEF a scaglioni e addizionali
L’IRPEF si calcola per scaglioni di reddito con aliquote fissate annualmente dalla Legge di Bilancio. Negli ultimi anni gli scaglioni sono stati oggetto di riforma. Per il 2026 verifica sempre le aliquote vigenti su Normattiva e sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Alle imposte statali si sommano le addizionali regionali e comunali, determinate dagli Enti locali entro i limiti di legge. Anche queste variano per territorio e anno d’imposta.
IVA e IRAP
In ordinario addebiti l’IVA in fattura, versi l’IVA a debito al netto di quella sugli acquisti (detraibile) e presenti le liquidazioni periodiche. Le periodicità possono essere mensili o trimestrali secondo i requisiti. È previsto l’acconto IVA di dicembre.
L’IRAP si applica solo se c’è “autonoma organizzazione” secondo la giurisprudenza. La disciplina è nel D.Lgs. 446/1997. Molte ditte individuali, specie professionali, non sono soggette, ma serve una valutazione caso per caso.
Esempio pratico ordinario (primo scaglione)
Ricavi: 35.000 euro. Costi deducibili: 7.000 euro. Contributi versati: 5.000 euro. Reddito d’impresa: 35.000 – 7.000 – 5.000 = 23.000 euro.
Se il reddito rientra nel primo scaglione IRPEF vigente, l’imposta lorda si calcola con l’aliquota di quel primo scaglione. Con un’aliquota al 23%: 23.000 x 23% = 5.290 euro. A questa si aggiungono le addizionali, se dovute, e si applicano detrazioni spettanti.
Contributi INPS: come stimarli senza sorprese
Artigiani e commercianti
Pagano contributi fissi sul minimale di reddito e contributi percentuali sulla parte eccedente. Il minimale, le aliquote e gli scaglioni sono fissati annualmente dall’INPS. Attendi ogni circolare INPS di inizio anno per i valori ufficiali.
I contributi si versano tipicamente in quattro rate per i minimali e a saldo/acconto per la parte eccedente, con F24. I contributi riducono l’imponibile IRPEF (ordinario) o la base dell’imposta sostitutiva (forfettario).
Professionisti senza Cassa
Versano alla Gestione Separata INPS con un’aliquota percentuale sul reddito. L’aliquota può variare ogni anno. Anche qui la fonte è la circolare INPS. I versamenti seguono le scadenze di saldo e acconti delle imposte dirette.
Scadenze e versamenti: saldo e acconti
Imposte dirette (IRPEF o imposta sostitutiva)
Saldo anno precedente e primo acconto entro fine giugno (con consuete possibili proroghe, ad esempio per soggetti ISA). Secondo acconto entro fine novembre. Puoi rateizzare nei limiti previsti con interessi legali.
Contributi INPS
Per artigiani/commercianti: minimali in quattro rate durante l’anno; eccedenza a saldo e acconti insieme alle imposte. Per Gestione Separata: saldo e acconti in linea con IRPEF/imposta sostitutiva.
IVA (solo regime ordinario)
Liquidazioni mensili o trimestrali con versamenti entro il 16 del mese successivo (o del secondo mese successivo per i trimestrali con interessi). Dichiarazione annuale IVA e acconto di dicembre.
Regola decisionale rapida
Come scegliere il regime fiscale in modo logico
Se i tuoi ricavi previsti sono entro la soglia del forfettario e hai pochi costi reali, il forfettario tende a convenire. Paghi un’aliquota fissa (5% o 15%) su un reddito forfettario, senza IVA.
Se i tuoi costi reali sono elevati, se devi investire molto con IVA detraibile, se hai margini bassi o se superi la soglia del forfettario, l’ordinario può essere migliore. Deduci i costi effettivi e recuperi l’IVA sugli acquisti.
Nessi logici veloci:
- Ricavi previsti bassi + costi bassi → Forfettario.
- Ricavi medio-alti + costi alti + forte IVA a credito → Ordinario.
- Clienti B2B che vogliono IVA detraibile → Ordinario spesso più fluido.
- Accesso a incentivi legati a investimenti e ammortamenti → Ordinario.
- Avvio nuova attività e requisiti start-up → Forfettario al 5% per 5 anni.
Prima di scegliere, verifica: requisiti legali (Legge 190/2014), impatto dei contributi INPS, addizionali locali, e aliquote IRPEF vigenti per l’anno d’imposta su Normattiva e Ministero dell’Economia.
Fonti normative e prassi da consultare
Riferimenti essenziali
- DPR 917/1986 (TUIR): regole sul reddito d’impresa, deduzioni, detrazioni.
- DPR 633/1972: disciplina IVA, fatturazione, detrazione, adempimenti.
- D.Lgs. 446/1997: IRAP e definizione di autonoma organizzazione.
- Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89: regime forfettario e imposta sostitutiva, con modifiche delle successive Leggi di Bilancio (es. Legge 197/2022 per la soglia degli 85.000 euro).
- D.Lgs. 241/1997: versamenti e compensazioni tramite F24, scadenze e sanzioni.
- Circolari annuali INPS: aliquote e minimali per artigiani/commercianti e Gestione Separata.
Esempi comparati e pianificazione
Come evitare errori di cassa
Stima subito il carico contributivo, perché inizia a correre anche senza utili elevati (minimali INPS). Accantona ogni mese una quota per saldo e acconti di imposte e contributi.
In ordinario calcola l’IVA da versare, prevedendo l’acconto di dicembre. Nel forfettario, ricorda che l’imposta sostitutiva richiede gli acconti come l’IRPEF.
| Scenario | Requisiti di accesso | Imposte dovute | Contributi INPS | Scadenze principali |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario – Commercio (coefficiente ipotizzato 40%) | Ricavi entro soglia forfettario; assenza cause ostative secondo Legge 190/2014 | Imposta sostitutiva 15% (o 5% start-up) sul reddito forfettario al netto dei contributi; no IVA; no addizionali; no IRAP | Gestione Artigiani/Commercianti: minimali + percentuale su eccedenza; deducibili dalla base | Saldo e 1° acconto a giugno; 2° acconto a novembre; contributi in 4 rate + saldo/acconti su eccedenza |
| Forfettario – Professionista senza Cassa | Compensi entro soglia; rispetto cause ostative; dichiarazione per evitare ritenute d’acconto | Imposta sostitutiva 15%/5%; no IVA; no addizionali; no IRAP | Gestione Separata INPS: aliquota percentuale annuale; deducibile dalla base | Saldo/1° acconto a giugno; 2° acconto a novembre; nessuna liquidazione IVA |
| Ordinario semplificato – Impresa minore | Ricavi entro limiti di semplificata; contabilità semplificata; principio di cassa | IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA con liquidazioni periodiche; IRAP solo se autonoma organizzazione | Artigiani/Commercianti o Gestione Separata a seconda dell’attività | IVA mensile/trimestrale; saldo/1° acconto imposte a giugno; 2° acconto a novembre; acconto IVA a dicembre |
| Ordinario in contabilità ordinaria | Ricavi oltre i limiti della semplificata o scelta volontaria; principio di competenza | IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA periodica; IRAP se dovuta | Contributi in base alla gestione previdenziale | Scadenze come per semplificata; adempimenti contabili più strutturati |
FAQ: domande frequenti sulla tassazione della ditta individuale
1) Nel primo anno quanto pago tra imposte e contributi?
Nel primo anno paghi i contributi INPS e, a fine esercizio, versi il saldo delle imposte sul reddito prodotto. Inoltre scatta l’obbligo degli acconti per l’anno successivo. Questo vale sia in forfettario che in ordinario.
In pratica: a giugno dell’anno successivo versi saldo imposte e primo acconto; a novembre versi il secondo acconto. I contributi INPS si pagano con rate fisse (artigiani/commercianti) e con saldo/acconti sull’eccedenza, oppure solo a saldo/acconti se sei in Gestione Separata. Tieni un fondo cassa mensile per evitare carenze di liquidità.
2) Posso stare in forfettario se ho anche un lavoro dipendente?
Dipende da come sono scritte le regole dell’anno. La Legge 190/2014 prevede cause ostative collegate al lavoro dipendente. In alcuni anni la norma ha limitato l’accesso se il reddito da lavoro dipendente supera una certa soglia e se l’attività autonoma non è prevalente. Poiché le Leggi di Bilancio possono cambiare i requisiti, devi controllare i commi aggiornati su Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate prima di aprire la partita IVA o confermare il regime.
In ogni caso, ai fini previdenziali, se il lavoro dipendente è a tempo pieno e prevalente, alcune gestioni escludono o riducono l’obbligo contributivo aggiuntivo; serve una verifica pratica con l’INPS sulla tua posizione.
3) Come scelgo correttamente tra forfettario e ordinario se ho molti investimenti con IVA?
Se prevedi investimenti importanti (macchinari, attrezzature, marketing) con IVA rilevante e un’incidenza costi alta, l’ordinario spesso conviene perché consente di detrarre l’IVA sugli acquisti e di dedurre i costi effettivi, riducendo la base IRPEF.
Se invece i costi sono leggeri e i margini ampi, il forfettario semplifica gli adempimenti e applica un’aliquota fissa sul reddito forfettario. Confronta due business plan: uno con coefficienti forfettari e uno con bilancio economico reale. Considera anche i contributi INPS e le addizionali locali. La decisione corretta nasce dai numeri, non solo dall’aliquota.
4) Devo pagare l’IRAP come ditta individuale?
La regola generale dice che l’IRAP colpisce l’autonoma organizzazione. Molte ditte individuali, soprattutto professioni senza struttura, non la pagano. Per le attività d’impresa con personale, capitali impiegati e organizzazione stabile, l’IRAP può invece essere dovuta.
La base giuridica è nel D.Lgs. 446/1997, e l’interpretazione è stata affinata dalla giurisprudenza. Serve una verifica concreta: numero di dipendenti, entità dei beni strumentali, organizzazione dei processi. Se l’IRAP è dovuta, si aggiunge all’IRPEF o all’imposta sostitutiva (se sei in ordinario o altri regimi), con regole e scadenze proprie.
5) Come funzionano acconti e saldo dell’imposta sostitutiva del forfettario?
L’imposta sostitutiva segue lo stesso meccanismo dell’IRPEF: versi il saldo dell’anno precedente e due acconti sull’anno in corso. Il saldo e il primo acconto cadono a giugno; il secondo acconto a novembre. Gli acconti si calcolano di solito con il metodo storico (in percentuale sull’imposta dovuta l’anno prima) o con il metodo previsionale, se prevedi un reddito in calo.
Ricorda che in forfettario l’imposta si calcola dopo aver dedotto i contributi previdenziali obbligatori. Se vuoi ridurre gli acconti perché l’anno in corso andrà peggio, puoi usare il metodo previsionale, ma se sbagli al ribasso rischi sanzioni. Trovi le regole generali sui versamenti nel D.Lgs. 241/1997 e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
