Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Un interior designer con Partita IVA paga: forfettario (coefficiente 78%) con imposta sostitutiva 5% o 15%; oppure regime ordinario con IRPEF 23%-33%-43%, IVA e contributi INPS, in base a ricavi, costi e clienti.
- Regime forfettario: soglia 85.000 euro, coefficiente di redditività 78%, imposta 5% o 15%, niente IVA e IRAP, semplificazioni contabili.
- Regime ordinario: IVA obbligatoria, IRPEF a scaglioni 23%-33%-43%, deduzione dei costi reali e dei contributi previdenziali.
- Contributi INPS: di norma Gestione Separata per professionisti senza cassa; i contributi si sottraggono dal reddito prima delle imposte.
Regimi fiscali per interior designer: panoramica 2026
La scelta del regime fiscale guida quanto paghi e quali adempimenti rispetti. Le regole base sono fissate dal TUIR (DPR 917/1986), dall’IVA (DPR 633/1972) e dal regime forfettario (Legge 190/2014, commi 54-89, e successive modifiche).
Come interior designer operi di solito come professionista. Usi quindi il principio di cassa. Significa che contano incassi e pagamenti effettivi, non le fatture emesse o ricevute ma non saldate.
Regime forfettario: requisiti e vantaggi
Il forfettario è un regime semplificato. Vale se i ricavi dell’anno non superano 85.000 euro. La norma è nella Legge 190/2014, aggiornata dalle leggi di bilancio successive. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito e applichi l’IVA dal momento del superamento.
Paghi un’imposta sostitutiva. È una tassa che rimpiazza IRPEF, addizionali e IRAP. Aliquote: 15%, oppure 5% per i primi 5 anni se avvii una nuova attività e rispetti i requisiti (assenza di attività simile recente, ecc.).
Per calcolare il reddito imponibile applichi il coefficiente di redditività. Per le professioni è 78%. Vuol dire che il 22% dei ricavi è trattato come “costo forfettario” automatico. Non serve conservare costi per dedurli, ma devi comunque tenere le fatture per legge.
I contributi previdenziali versati all’INPS si sottraggono dall’imponibile prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo abbassa la base su cui paghi la tassa.
Nel forfettario non applichi l’IVA in fattura. Sei in franchigia IVA. Non subisci ritenute d’acconto. Devi emettere fattura elettronica e assolvere l’imposta di bollo quando dovuta. Le regole sulla e-fattura sono nel D.Lgs. 127/2015 e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Regime ordinario: quando conviene
L’ordinario si applica se superi le soglie del forfettario o se lo scegli per convenienza. Paghi l’IRPEF a scaglioni. Nel 2026 gli scaglioni sono 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000, 43% oltre 50.000. Lo scaglione intermedio è ridotto rispetto al 35% del 2025 secondo la normativa vigente nel 2026.
Come professionista in ordinario usi il principio di cassa (art. 54 TUIR). Deduce i costi effettivi inerenti l’attività e i contributi previdenziali. Questo può convenire se hai molte spese reali oltre il 22% dei ricavi.
Applichi l’IVA in fattura. Versi l’IVA periodica e presenti le comunicazioni e la dichiarazione IVA. Le regole stanno nel DPR 633/1972 e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Sui compensi verso clienti sostituti d’imposta subisci la ritenuta d’acconto del 20% (DPR 600/1973, art. 25).
Calcolo delle imposte: esempi pratici
Esempio 1: Forfettario con incassi di 40.000 euro
Coefficienti e contributi:
– Ricavi incassati: 40.000 euro.
– Coefficiente di redditività professioni: 78%.
– Contributi INPS versati anno precedente: 4.000 euro.
Calcolo dell’imponibile: 40.000 x 78% = 31.200. Poi 31.200 – 4.000 = 27.200 euro.
Imposta sostitutiva: 27.200 x 15% = 4.080 euro. Se hai i requisiti “start” al 5%: 27.200 x 5% = 1.360 euro.
Nota: nel forfettario non deduci i costi reali. Lo sconto del 22% è automatico. I contributi si sottraggono sempre prima della tassa.
Esempio 2: Ordinario con incassi 30.000 euro e costi 2.000 euro
Dati:
– Ricavi incassati: 30.000 euro.
– Costi inerenti pagati: 2.000 euro.
– Contributi INPS versati: 5.000 euro.
Reddito imponibile: 30.000 – 2.000 – 5.000 = 23.000 euro.
IRPEF: rientra tutto nel primo scaglione. 23.000 x 23% = 5.290 euro. Le addizionali regionali e comunali si sommano all’IRPEF e variano per territorio.
Ricorda: le ritenute d’acconto subite riducono il saldo da versare. Sono acconti pagati dai tuoi clienti sostituti.
Contributi INPS per interior designer
Se sei un professionista senza cassa dedicata versi alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995). L’aliquota varia ogni anno per decreto e circolare INPS. Si applica ai compensi incassati al netto dell’IVA (se dovuta) e al lordo delle ritenute.
I contributi della Gestione Separata non hanno minimali fissi. Paghi in percentuale su quanto incassi. Per questo il forfettario è spesso efficiente: prima sottrai i contributi e poi applichi l’imposta sostitutiva.
In alcuni casi l’attività può essere in parte “d’impresa” (per esempio produzione e installazione di arredi su misura con organizzazione stabile). In quel caso potresti rientrare negli Artigiani/Commercianti INPS, con minimali fissi e contributi percentuali oltre il minimale. Le regole sono fissate ogni anno dall’INPS.
Verifica sempre l’inquadramento ATECO e la natura prevalente dell’attività. Questo incide su contributi, coefficiente forfettario e IVA.
Regola decisionale rapida
Come scegliere tra forfettario e ordinario in modo razionale
– Se i tuoi costi reali superano stabilmente il 22% dei ricavi, l’ordinario tende a convenire. Deduci più spese del forfettario.
– Se lavori con clienti business che vogliono detrarre l’IVA, l’ordinario aiuta la trattativa. Il prezzo “più IVA” risulta neutro per loro.
– Se hai costi bassi, ricavi entro 85.000 euro e contributi rilevanti, il forfettario è spesso migliore. L’imposta 5%/15% si calcola su base ridotta.
– Se rischi di superare 100.000 euro in corso d’anno, valuta l’ordinario dall’inizio. Eviti l’uscita immediata e la gestione mista dell’IVA.
– Se hai forti detrazioni personali (mutuo, figli, ristrutturazioni), l’ordinario è più sfruttabile. L’imposta sostitutiva del forfettario non assorbe queste detrazioni.
Adempimenti e scadenze 2026
Fatturazione e IVA
La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i forfettari. La base è nel D.Lgs. 127/2015 e nei provvedimenti successivi. Per ogni fattura oltre 77,47 euro, se senza IVA, si applica l’imposta di bollo.
Nel regime ordinario effettui liquidazioni IVA periodiche (mensili o trimestrali) e presenti la dichiarazione IVA annuale. Le regole sono nel DPR 633/1972 e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Imposte dirette, acconti e saldi
Paghi saldo e primo acconto a metà anno e il secondo acconto in autunno. Le scadenze sono fissate dal DPR 435/2001 e dai provvedimenti annuali. Gli importi dipendono dal metodo storico o previsionale.
Il forfettario compila il quadro LM del Modello Redditi. Il professionista in ordinario usa il quadro RE. Le ritenute d’acconto riducono il saldo IRPEF.
Ritenute e certificazioni
Se paghi compensi a professionisti o dipendenti, potresti diventare sostituto d’imposta. Devi operare ritenute, versarle con F24 e rilasciare le certificazioni. La base è nel DPR 600/1973.
Fonti normative e prassi di riferimento
– Regime forfettario: Legge 190/2014, commi 54-89, come modificata dalle leggi di bilancio 2019 e 2023. Consulta il portale Normattiva e le circolari dell’Agenzia delle Entrate.
– IRPEF e principi di determinazione del reddito: DPR 917/1986 (TUIR). Aggiornamenti delle aliquote tramite leggi di bilancio vigenti nel 2026.
– IVA: DPR 633/1972, regole su territorialità dei servizi (artt. 7 e seguenti) e adempimenti.
– Ritenute d’acconto: DPR 600/1973, art. 25.
– Fatturazione elettronica: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
– Contributi INPS: Legge 335/1995 e circolari annuali INPS su aliquote e minimali.
| Scenario | Requisiti 2026 | Come si calcola l’imponibile | Imposte e contributi dovuti | Tempistiche chiave |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario nuova attività (aliquota 5%) | Ricavi fino a 85.000 euro; rispetto condizioni “start” previste dalla Legge 190/2014 | Ricavi x 78% – contributi INPS | Imposta sostitutiva 5%; contributi INPS Gestione Separata su incassi | Saldo e acconti imposta sostitutiva e INPS secondo calendario fiscale |
| Forfettario ordinario (aliquota 15%) | Ricavi fino a 85.000 euro; nessuna causa di esclusione | Ricavi x 78% – contributi INPS | Imposta sostitutiva 15%; niente IVA e IRAP; contributi INPS | Fattura elettronica, bollo; dichiarazione Redditi quadro LM |
| Regime ordinario professionisti | Scelta volontaria o uscita dal forfettario | Ricavi incassati – costi pagati – contributi INPS (principio di cassa) | IRPEF 23%-33%-43% + addizionali; IVA periodica; ritenute su compensi | Liquidazioni IVA; LIPE/dichiarazione IVA; Redditi quadro RE |
| Impresa artigiana/commerciante (caso particolare) | Attività prevalente d’impresa (produzione/installazione arredi) | Ricavi – costi – contributi (principio di competenza) | IRPEF a scaglioni; IVA; contributi INPS Artigiani/Commercianti con minimali | Scritture contabili; inventari; adempimenti IVA e previdenziali |
| Superamento 100.000 euro in corso d’anno | Ricavi oltre 100.000 euro | Forfettario fino al superamento; da quel momento imponibile IVA ordinario | Uscita immediata dal forfettario; applicazione IVA e regime ordinario | Variazione in corso d’anno; adegua fatture e versamenti |
FAQ
Qual è il codice ATECO più usato per l’interior designer e cosa comporta?
Molti interior designer usano un codice ATECO della sezione “Attività di design”, spesso inquadrato come professione intellettuale. In pratica lavori come professionista senza albo. Questo incide su tre aspetti chiave. Primo: in forfettario si applica il coefficiente di redditività delle professioni (78%). Secondo: la previdenza è di norma in Gestione Separata INPS, senza cassa privata. Terzo: in regime ordinario applichi il principio di cassa e compili il quadro RE. Se però la tua attività include produzione, vendita e installazione di arredi con organizzazione d’impresa, potresti usare un codice ATECO commerciale o artigianale. In quel caso cambiano contabilità, IVA e contributi (Artigiani/Commercianti con minimali). È sempre consigliabile verificare l’ATECO in base all’attività prevalente e alla documentazione contrattuale.
Se supero 85.000 euro di ricavi cosa succede? E se supero 100.000?
Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, in linea generale esci dal forfettario dall’anno successivo e passi all’ordinario. Questo è quanto previsto dalla Legge 190/2014, come modificata dalle leggi di bilancio recenti. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, la fuoriuscita è immediata. Da quel momento devi applicare l’IVA e adempiere come in ordinario. La gestione “mista” richiede attenzione: fatture emesse prima del superamento restano senza IVA, quelle dopo vanno con IVA. I contributi INPS si calcolano sempre sugli incassi. Tieni un controllo puntuale dei ricavi progressivi per evitare errori di fatturazione.
Come funziona la ritenuta d’acconto per un interior designer?
Nel forfettario non subisci ritenute d’acconto. Devi indicare in fattura la causa di esclusione prevista dalla legge. In regime ordinario, quando fatturi a soggetti che operano come sostituti d’imposta (imprese, professionisti, enti), si applica la ritenuta del 20% sui compensi al netto di rivalse e spese escluse. La base giuridica è nel DPR 600/1973, art. 25. Il cliente trattiene la ritenuta e la versa allo Stato. A fine anno ricevi la certificazione con gli importi trattenuti. Queste ritenute riducono il tuo saldo IRPEF. Se fatturi a privati consumatori o a soggetti esteri senza stabile organizzazione in Italia, in genere non c’è ritenuta. Conserva tutte le certificazioni per chiudere correttamente il modello Redditi.
Fatturo servizi a clienti UE o extra-UE: che IVA applico?
Conta la territorialità del servizio. Per servizi generici B2B, la regola base è l’imponibilità nel Paese del committente (art. 7-ter del DPR 633/1972). In pratica, verso un’azienda estera non addebiti l’IVA italiana e indichi il meccanismo del reverse charge. Per clienti privati B2C, di norma applichi l’IVA italiana, salvo eccezioni specifiche. Se sei in forfettario, resti senza IVA anche con clienti esteri, ma devi comunque rispettare le regole di fatturazione elettronica e le comunicazioni previste per le operazioni transfrontaliere secondo i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Verifica sempre il tipo di servizio reso (progettazione, consulenza, direzione lavori) e dove si considera “utilizzato”. In alcuni casi particolari possono valere regole diverse. Documenta il rapporto contrattuale e l’identità IVA del cliente UE.
Quali costi posso dedurre e come cambia tra forfettario e ordinario?
Nel forfettario non deduci i costi reali. Lo sconto è automatico: 22% dei ricavi come spesa forfettaria. Deduce solo i contributi previdenziali. Questo rende il regime semplice ma meno flessibile. In ordinario deduci i costi inerenti e documentati. Parliamo di software di progettazione, canoni di coworking o studio, consulenze, attrezzature, formazione, spese di viaggio legate ai cantieri, utenze e telefonia. Alcune spese hanno limiti o percentuali (ad esempio uso promiscuo di telefono o auto). La regola chiave è l’inerenza: il costo deve essere collegato all’attività. Conserva fatture e contratti, paga con metodi tracciabili quando richiesto. La scelta del regime influisce molto: se i tuoi costi superano spesso il 22% dei ricavi, l’ordinario può farti risparmiare imposte grazie alle deduzioni e alle detrazioni IRPEF sulle spese personali ammesse.
