Regime forfettario: cos’è, come funziona e quanto si paga?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Il regime forfettario tassa una quota fissa del tuo incassato (coefficiente di redditività). Imposta sostitutiva 15% o 5% start-up, senza IVA. Conviene se i costi reali sono bassi rispetto alla quota forfettaria.

  • Base normativa: Legge 190/2014 (art. 1, commi 54-89) e successive modifiche; Legge 197/2022 su soglie 85.000/100.000; D.Lgs. 127/2015 su fatturazione elettronica; DPR 633/1972 per l’IVA.
  • Reddito imponibile = incassi x coefficiente ATECO; principio di cassa: contano gli incassi effettivi nell’anno.
  • Imposta sostitutiva 15% (5% per nuove attività con requisiti); IVA non si applica; contributi INPS dovuti e deducibili dal reddito forfettario.

Cos’è il regime forfettario e su quali leggi si basa

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per persone fisiche con partita IVA. Semplifica contabilità e calcolo delle imposte. Non applichi l’IVA e paghi un’unica imposta sostitutiva.

La base delle regole è nella Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, consultabile su Normattiva. La disciplina è stata ritoccata da varie Leggi di Bilancio, in particolare la Legge 197/2022 per soglie e uscita immediata oltre 100.000 euro. Per la fatturazione elettronica si applica il D.Lgs. 127/2015 e i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

L’IVA è regolata dal DPR 633/1972. Nel forfettario sei “in franchigia IVA”: non addebiti l’imposta in fattura e non detrai quella sugli acquisti.

Principio di cassa

Il forfettario segue il principio di cassa. Significa che tassazione e contributi si calcolano su ciò che incassi nel periodo d’imposta, non sulle semplici fatture emesse ma non incassate.

Coefficienti di redditività: come funzionano davvero

Il coefficiente di redditività è una percentuale legata al tuo gruppo ATECO. Indica qual è la parte degli incassi che lo Stato considera “reddito”. La parte residua è il tuo “costo forfettario” stimato.

Esempio semplice: sei copywriter (attività professionale). Il coefficiente tipico è 78%. Con 30.000 euro incassati, la base imponibile forfettaria è 23.400 euro (30.000 x 78%). La differenza, 6.600 euro, è un costo forfettario stimato.

I coefficienti sono indicati nelle tabelle allegate alla Legge 190/2014 (consultabili su Normattiva), organizzate per gruppi ATECO. Non serve ricordarle a memoria: conta associare correttamente il tuo codice ATECO al gruppo giusto.

Come trovare il tuo coefficiente

Identifica il tuo codice ATECO. Cerca il gruppo di appartenenza nelle tabelle della Legge 190/2014. Verifica eventuali aggiornamenti nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. Se svolgi più attività, conta quella prevalente per ricavi.

Attenzione alle attività miste

Se hai attività con codici diversi, usa il coefficiente dell’attività prevalente. La prevalenza si misura sui ricavi di fine anno. Se sbagli codice o prevalenza, rischi calcoli errati e sanzioni.

Requisiti, esclusioni e soglie 2026

Requisito principale: ricavi/compensi dell’anno precedente non oltre 85.000 euro. È la soglia di accesso e permanenza standard vigente. La fonte è la Legge 197/2022.

Uscita immediata: se in corso d’anno superi 100.000 euro di incassi, esci subito dal regime. Da quell’operazione scatta l’IVA e si passa all’ordinario. È una regola anti-elusiva introdotta dalla stessa Legge 197/2022.

Cause di esclusione ricorrenti (Legge 190/2014): partecipi a società di persone o associazioni professionali? Sei escluso. Controlli una SRL con attività riconducibile alla tua? Sei escluso. Sei non residente fuori UE/SEE o non produci almeno il 75% del reddito in Italia? Escluso.

Rapporti con ex datore di lavoro

Se fatturi in modo prevalente al tuo attuale datore di lavoro, o a chi lo è stato nei due periodi d’imposta precedenti, non puoi usare il forfettario. La norma evita false partite IVA mascherate.

Nuove attività e aliquota 5%

Aliquota al 5% per i primi 5 anni se rispetti tre condizioni: non hai svolto attività simile nei tre anni prima; non prosegui un’attività altrui tramite trasferimento; l’attività non è mera continuazione di lavoro dipendente o autonomo salvo il caso di praticantato obbligatorio. Le condizioni sono nella Legge 190/2014.

Imposta sostitutiva, contributi e deduzioni

L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. È al 15% in via ordinaria, o al 5% se rientri nel regime start-up. Si applica sulla base forfettaria al netto dei contributi previdenziali versati.

I contributi previdenziali si deducono prima di calcolare l’imposta. Se versi 4.000 euro di contributi e il tuo reddito forfettario è 23.400 euro, l’imponibile scende a 19.400 euro.

Quale gestione previdenziale? Dipende dall’attività. Professionisti senza cassa pagano alla Gestione Separata INPS. Artigiani e commercianti pagano alla Gestione Artigiani/Commercianti INPS con contributi fissi minimi e percentuali sul reddito eccedente. Le aliquote sono aggiornate annualmente da INPS e Ministero del Lavoro.

Riduzione contributi del 35%

Se sei ditta individuale iscritta ad Artigiani/Commercianti puoi chiedere, su opzione, la riduzione del 35% dei contributi. L’opzione si esercita telematicamente presso INPS ed è valida finché resti nel forfettario.

Ritenute d’acconto e bollo

Nel forfettario non subisci ritenute d’acconto. Per evitarle, inserisci in fattura la dicitura di legge prevista dall’articolo 1, comma 67, Legge 190/2014. Applichi l’imposta di bollo se la fattura senza IVA supera 77,47 euro. In fattura elettronica lo SDI conteggia i bolli dovuti.

Adempimenti 2026: fatturazione elettronica, operazioni estere e sanzioni

Dal 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. La base normativa è il D.Lgs. 127/2015 e i successivi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Emessi i documenti via Sistema di Interscambio, anche verso privati.

Operazioni estere: usa i documenti elettronici con codici TD dedicati (ad esempio, integrazione per acquisti esteri). Le comunicazioni transfrontaliere passano attraverso lo SDI. Rispetta i termini mensili fissati dalle specifiche tecniche dell’Agenzia delle Entrate.

Sanzioni: ritardi nella fatturazione o nel bollo generano sanzioni amministrative. L’Agenzia delle Entrate pubblica annualmente le regole operative. Verifica sempre le scadenze su fonti ufficiali.

Regola decisionale rapida

Questa regola pratica ti aiuta a capire quando conviene il forfettario rispetto all’ordinario. Usa logiche semplici, poi verifica con un calcolo puntuale.

  • Se i tuoi costi reali sono bassi o medi, spesso conviene il forfettario. Paghi il 15% (o 5%) su una base stimata e non gestisci l’IVA.
  • Se i tuoi costi reali superano stabilmente la quota “non tassata” del forfettario (100% – coefficiente), l’ordinario può convenire grazie alla deduzione di tutti i costi e alla detrazione dell’IVA sugli acquisti.
  • Se compri molti beni e servizi con IVA rilevante (macchinari, software, advertising), l’ordinario recupera l’IVA e può diventare più conveniente.
  • Se prevedi incassi vicini o superiori a 100.000 euro, considera il rischio di uscita immediata e la gestione dell’IVA in corso d’anno.
  • Se puoi accedere al 5% start-up per 5 anni, il forfettario tende a vincere, salvo costi eccezionalmente alti o forti investimenti con IVA.

Come applicarla in 3 mosse

1) Stima incassi annui e costi reali. 2) Confronta i costi reali con la quota non tassata del tuo coefficiente. 3) Valuta l’IVA sugli acquisti: se è tanta, l’ordinario guadagna punti.

Esempi numerici comparativi (solo imposte, senza contributi)

Professionista ATECO con coefficiente 78%. Incassi 30.000 euro. Forfettario: base 23.400 euro. Imposta 15% = 3.510 euro. Ordinario: ipotizza costi reali 10.000 euro. Reddito 20.000 euro, tassato con aliquote IRPEF progressive e addizionali. Qui, senza IVA, il forfettario può essere vicino o più favorevole.

Stesso caso ma con costi reali 15.000 euro. Ordinario: reddito 15.000 euro più recupero IVA su spese. L’ordinario potrebbe superare il forfettario in convenienza, specie se l’IVA detraibile è alta.

Questi sono esempi semplificati. I contributi previdenziali incidono molto e sono deducibili. Serve sempre una simulazione completa.

Errori comuni e controlli

Errore 1: usare il coefficiente sbagliato per un ATECO errato. Correggi subito il codice e ricalcola. Errore 2: scambiare fatture non incassate per ricavi tassabili. Nel forfettario contano gli incassi.

Errore 3: dimenticare l’uscita immediata oltre 100.000 euro. Se la superi, attiva subito l’IVA dalle operazioni successive. Errore 4: ignorare il bollo elettronico sulle fatture senza IVA oltre 77,47 euro.

Fonti utili da consultare: Normattiva per i testi di legge aggiornati; Agenzia delle Entrate per provvedimenti e guide; INPS e Ministero del Lavoro per contributi e aliquote annuali.

Scenario Requisiti chiave Adempimenti principali Tempistiche/Scadenze Effetti fiscali
Libero professionista senza cassa Ricavi anno precedente ≤ 85.000; nessuna partecipazione in società/associazioni; niente prevalenza verso ex datore ultimi 2 anni Fattura elettronica; marca da bollo; nessuna ritenuta d’acconto con dicitura in fattura Emissione fatture via SDI entro termini; versamenti imposta e contributi con saldo e acconti Imposta 15% (o 5% start-up) su base forfettaria; contributi alla Gestione Separata deducibili
Commerciante (ditta individuale) Ricavi ≤ 85.000; iscrizione INPS Artigiani/Commercianti; possibile riduzione contributi 35% Corrispettivi telematici; fattura elettronica quando richiesta; opzione riduzione contributi Invio corrispettivi giornaliero; liquidazione imposta sostitutiva a saldo/acconti; contributi mensili/trimestrali Niente IVA in vendita; imposta sostitutiva su base forfettaria; contributi minimi più percentuali deducibili
Nuova attività con aliquota 5% Requisiti start-up Legge 190/2014: no attività simile negli ultimi 3 anni; no prosecuzione; no trasferimento d’azienda Apertura partita IVA; verifica requisiti; fatturazione elettronica Aliquota 5% per 5 periodi d’imposta; controlla ogni anno la permanenza Forte risparmio d’imposta; stessi obblighi IVA/franchigia e contributi ordinari
Superamento 100.000 in corso d’anno Incassi cumulati > 100.000 Passaggio immediato all’IVA dall’operazione che supera la soglia; aggiornare diciture in fattura Da subito per le operazioni successive; adeguare registri e adempimenti Perdi la franchigia IVA; entri nell’ordinario con detrazione IVA e contabilità più complessa

FAQ

1) Nel forfettario non “scarico” i costi: come incide sui miei conti rispetto all’ordinario?

Nel forfettario i costi sono stimati in modo fisso dal coefficiente di redditività. Non deduci i costi reali, salvo i contributi previdenziali. Questo semplifica la vita, ma può penalizzarti se sostieni spese elevate o investimenti con molta IVA. Nell’ordinario deduci i costi effettivi e detrai l’IVA sugli acquisti. Quindi, se il tuo lavoro richiede acquisti importanti (attrezzature, software costosi, pubblicità, consulenze), l’ordinario può risultare più conveniente. La regola pratica: confronta i tuoi costi reali con la quota “non tassata” implicita nel coefficiente. Se li batti spesso, l’ordinario merita una simulazione. Ricorda che i contributi previdenziali, in entrambi i regimi, restano deducibili dal reddito.

2) Posso applicare il 5% per le nuove attività? Quali sono i tre requisiti da non sbagliare?

Sì, se rispetti le condizioni della Legge 190/2014. Primo: nei tre anni precedenti non devi aver svolto un’attività d’impresa, arte o professione uguale o simile. “Uguale o simile” significa attività riconducibile allo stesso mercato o prestazioni con lo stesso contenuto economico. Secondo: l’attività non deve essere una prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo. Fa eccezione il praticantato obbligatorio per le professioni ordinistiche. Terzo: non devi subentrare per trasferimento d’azienda o di ramo d’azienda. Se sbagli anche solo un requisito, perdi il 5% e applichi il 15%. La durata è di cinque periodi d’imposta, a prescindere dalla data di apertura in corso d’anno. Verifica sempre su Normattiva il testo aggiornato e, in caso di dubbi, chiedi un parere qualificato prima di emettere la prima fattura.

3) Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro di incassi? IVA e decorrenze pratiche

85.000 euro è la soglia di accesso e permanenza: se la superi in un anno ma rimani entro 100.000, perdi il forfettario dall’anno successivo. Continui però senza IVA fino al 31 dicembre. Se superi 100.000 in corso d’anno, scatta l’uscita immediata: dall’operazione che fa superare la soglia devi applicare l’IVA e tenere la contabilità ordinaria. Questo richiede di monitorare gli incassi cumulati e di avere procedure pronte al cambio. Inoltre, dalla fuoriuscita dovrai liquidare l’IVA periodica, registrare acquisti e vendite, e applicare le ritenute nei casi previsti. La regola è nella Legge 197/2022 e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

4) Fatturazione elettronica, bollo e operazioni estere: quali regole devo seguire nel 2026?

La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. Usa un software abilitato allo SDI e rispetta i termini di emissione. Inserisci la dicitura di operazione in franchigia IVA, con riferimento alla Legge 190/2014. Applica il bollo sulle fatture non soggette a IVA sopra 77,47 euro; il sistema calcola i bolli dovuti e ti chiede il versamento periodico. Per le operazioni estere, utilizza i documenti elettronici con i codici corretti (ad esempio, integrazioni per acquisti di servizi dall’estero o reverse charge). Le comunicazioni transfrontaliere transitano tramite SDI secondo le specifiche tecniche aggiornate. Le sanzioni per errori formali esistono ma si possono ridurre se sani spontaneamente. Consulta sempre i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate per i dettagli operativi vigenti.

5) Contributi INPS: come si calcolano e come riducono l’imposta nel forfettario?

I contributi dipendono dalla gestione previdenziale. Professionisti senza cassa versano alla Gestione Separata su percentuale del reddito forfettario. Artigiani e commercianti versano contributi fissi minimi più una percentuale sulla parte eccedente il minimale. Le aliquote e i minimali cambiano ogni anno per effetto di circolari INPS e atti del Ministero del Lavoro. Nel forfettario i contributi sono deducibili dal reddito prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo abbassa l’imponibile e l’imposta dovuta. Se versi contributi elevati, il beneficio fiscale cresce. Se aderisci alla riduzione del 35% (per artigiani/commercianti), paghi meno contributi ma deduci anche meno. Va simulato: a volte conviene ridurre, altre volte no. In ogni caso, conserva le ricevute dei versamenti perché servono per dedurre correttamente.

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